Con questo articolo vorrei presentarvi brevemente i requisiti per poter ideare un efficace quartiere ecosostenibile, che preservi la qualità di vita sociale e tuteli allo stesso tempo la qualità ambientale del nostro pianeta.

Vorrei incuriosirvi proponendo una visione nuova di progettazione indirizzata ad un accrescimento  futuro del territorio in modo da contrastare il fenomeno della dispersione urbana, che piano piano ha portato con il passare degli anni, ad un eccessivo consumo del suolo e a un elevato tasso di inquinamento dell’aria.

Questo fenomeno, è dovuto soprattutto a una progettazione poco pensata su carta che ha portato di conseguenza,  all’utilizzo incontrollato da parte degli utenti dei mezzi privati per effettuare gli spostamenti dal luogo di lavoro ai servizi ed infine alle proprie abitazioni.

Percui armatevi di carta e penna e segnatevi qualche appunto. Siete pronti? Partenza… Via!

Per prima cosa, per poter intervenire con un metodo valido e funzionale per la creazione di uno spazio sostenibile è necessario conoscere in modo approfondito l’oggetto di intervento e il suo inseparabile contesto, seguendo  passo dopo passo tutte le fasi di progettazione in modo da apportare al prototipo di progetto eventuali migliorie in corso d’opera;  in un secondo momento, bisogna individuare una serie di parametri essenziali che creino una pianificazione coordinata tra urbanizzazione e mobilità, ma cosa significa???  significa pensare a un quartiere funzionale in cui l’accesso immediato ai trasporti pubblici renda  possibile lo spostamento e la comunicazione dei cittadini in modo da poter sfavorire l’utilizzo dell’automobile; significa  prevedere degli spazi abitati “intelligenti” connessi  a servizi di vicinato in modo da non creare aree monofunzionali che si svuotino completamente in certi momenti della giornata; significa pensare a un quartiere con un’alta qualità ambientale adottando soluzioni architettoniche performanti che  valorizzino le energie rinnovabili come quella solare, geotermica della biomassa; significa integrare e migliorare il rapporto di un abitante con un altro, in modo da creare una mescolanza intergenerazionale che faciliti il crearsi di relazioni di qualità fra gli utenti.

L’architetto in questo frangente deve riflettere e pensare a una diversificazione  degli alloggi in base alla dimensione, tipologia e a un target che permetta di rivolgersi a un vasto pubblico ( es. studenti, coppie, anziani, giovani in carriera, famiglie e persone con mobilità ridotta), ma soprattutto la base di una buona progettazione è quella di favorire la convivenza fra generazioni e culture diverse.

Una posizione di notevole pregio è occupata dalla gestione dei costi globali su lungo termine ovvero una programmazione pensata non solo in fase di edificazione ma anche in quella di utilizzo e manutenzione in modo da dare continuità al progetto senza creare, con il tempo, delle forme di degrado.

Ho lasciato per ultimo il fattore più importante che secondo me caratterizza in particolar modo un edificato ecosostenibile da uno classico, ovvero l’adozione di un processo partecipativo da parte degli abitanti di quel luogo ( sicuramente avrete capito perché nel titolo ho usato il termine “progettiamo insieme” ).

Questo procedimento permette di valutare consapevolmente le esigenze dei residenti che risultano essere elementi chiave del progetto coinvolgendo allo stesso tempo soggetti amministrativi, rappresentanti di quartiere, partner privati e associazioni. In questo modo, grazie ad assemblee e a dibattiti, si riescono a capire i reali problemi della comunità e ciò di cui ha veramente in modo da garantire tramite la progettazione, i servizi richiesti.

In Europa, esistono ormai da alcuni decenni quartieri pensati e progettati a misura d’uomo che tengono in considerazione questi criteri che vi ho appena elencato, infatti ne sono prova vivente il quartiere Bedzed di Londra, Vauban di Friburgo, Hammarby Sjostad di Stoccolma, Kronsberg di Hannover(Germania),  Solar city di Linz (Austria) e Bo01 Malmo (Svezia).

L’anno scorso ho avuto l’occasione di passare una piccola giornata a Malmo e ho potuto vedere con i miei occhi l’assetto urbanistico di questo particolare eco-quartiere.

Bo01 Veduta d'insieme

Bo01 Veduta d'insieme

Bo01  Planimetria del quartiere

Bo01  Planimetria del quartiere

Bo01 nacque intorno al 2001 quando il Governo svedese decise di elaborare un piano ventennale per la riqualificazione e il recupero di cantieri navali e di zone industriali dismesse, l’amministrazione pensò così di stanziare dei fondi per la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale non molto lontano dal centro di Malmo ( infatti Bo01 deriva dalla parola svedese bonollet che significa abitare). Esso è costituito da 800 abitazioni di 4 o 5 piani, ideati con un architettura tipicamente nordica costituita da grosse vetrate esposte a sud in modo da catturare all’interno dell’involucro edilizio la luce naturale del sole.

Santiago Calatrava - Turning Torso

Santiago Calatrava - Turning Torso

Tutti gli alloggi sono pensati nel pieno rispetto di elevati standard energetici e tecnologici, infatti producono da fonti rinnovabili tutta l’energia che consumano.

La Turning Torso di Santiago Calatrava corona l’edificato circostante caratterizzandolo e dandogli un’ impronta forte e precisa; il grattacielo risulta essere l’edificio più alto di tutta la Svezia  ed è costituito da una forma a spirale che gli conferisce una verticalità rivolta all’infinito.

Gli spazi esterni sono formati da una fitta rete di marciapiedi e piste ciclabili in modo da dare libera circolazione a pedoni e ciclisti a discapito delle automobili private; il quartiere comunica con il resto della città  tramite la linea bus che ne circonda e ne delimita il perimetro.

Ho potuto appurare che la mobilità sostenibile è un fattore peculiare per Bo01, infatti i residenti grazie a un servizio di car sharing possono condividere auto concesse dal comune di Malmo e usufruire  di macchine elettriche, ibride, a gas  o a metano semplicemente prenotandole via internet tramite un pc.

L’Italia (come sempre) è ancora indietro rispetto alle concorrenti nazioni nord europee, ma in questi ultimi anni le amministrazioni stano muovendo i primi passi per adottare un approccio simile, basti pensare ai nuovi progetti di quartieri intelligenti a Trento ( vedi articolo di marzo: una fabbrica che diventa città) o a Napoli che pongono come obiettivo principale un’alta qualità ambientale e tecnologica.

Questi piccoli esempi di agglomerati urbani "intelligenti" fanno molto riflettere; da architetto penso che la progettazione debba avvalersi della collaborazione di colleghi professionisti e non solo, essa  deve saper sapientemente tenere in considerazione le problematiche che ognuno di noi riscontra  nelle nostre città in modo da migliorare piano piano la qualità della  nostra vita e degli ambienti in cui viviamo, trovo che qualsiasi persona con le proprie idee, le proprie caratteristiche e i propri gusti personali possa dare il proprio contributo per poter assemblare e migliorare un piccolo frammento di città.

  " - E voi a questo punto, quali soluzioni adottereste per migliorare il vostro quartiere? "

 


FONT IMMAGINI:

http://www.fmj.co.uk/wp-content/uploads/2013/10/Green_city_illustration_201206.jpg

http://karkula.com/bo01/

http://www.malmo.se/Medborgare/Stadsplanering--trafik/Stadsplanering--visioner/Malmos-stadsmiljo/Arkitektur-i-Malmo/Alla-byggnader/Bo01.html

http://www.urbangreenbluegrids.com/uploads/

http://lab3.se/flygfoto/bo01/

http://www.dennisrhollowayarchitect.com/





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