Non avrai la mia compassione. Ma avrai il mio Vaffanculo.

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Non avrai la mia compassione. Ma avrai il mio Vaffanculo.

In questo piccolo spazio personale, che ogni mese ho l’onore di riempire con alcune mie riflessioni, spunti ed osservazioni, mi sento come fossi ormai a casa mia.

Quindi ora mi toglierò le scarpe della quotidianità, mi metterò una bella tuta comoda del mio io reale e mi svaccherò sul divano delle riflessioni in compagnia dei miei gatti pensieri. E a loro dirò queste esatte parole: ma perché la gente è stupida, mentre la persona no?

Mi spiego meglio.

Mi capita di osservare innumerevoli esemplari, di quelli che sono comunemente definiti “esseri umani”, durante lo svolgimento dei miei lavori; in particolare, durante uno di questi vengo a contatto con soggetti che hanno bisogno del mio aiuto o che magari necessitano anche di un consiglio e di un parere. Ma allora perché, mi domando, perché devi essere così stronzo?

Per contestualizzare meglio la situazione e quindi spiegare meglio anche il titolo, mi sono ritrovato ad avere a che fare con persone che tornavano dalle ferie, belle abbronzate, in infradito (o quasi), palesemente reduci dalla vacanza se non addirittura con magari la macchina nel parcheggio ancora carica di borse e valigie.

Si presuppone che queste persone, che nel 2014 purtroppo, hanno avuto la fortuna di andarci in vacanza, siano rilassate, siano ritemprate o che almeno siano di buon umore, in fondo servono proprio a questo le ferie: scaricare parte dello stress, ricaricarci e tornare pronti e un po’ più sereni.

Eppure, ho potuto osservare che queste persone (non tutte grazie al cielo), non solo erano palesemente incazzate, ma pure peggio di come erano partite.

 

“SIETE IN CERCA DI COMPASSIONE? VI DEVO COMPATIRE PERCHE’ TORNATE DALLE FERIE??????? VAFFANCULO!!”

 

Ecco, questo è quello che la mia mente gridava in faccia con rabbia a queste persone, mentre la mia faccia restava impassibile a queste incredibili scene di ordinaria follia.

Non è possibile godersi le ferie in santa pace e tornare un po’ sereni, o come minimo, trattare bene le persone che stanno lavorando e le ferie magari non le hanno ancora fatte o peggio ancora, magari non le faranno proprio?

Ovviamente vi prego di capire che la mia riflessione non va applicata a tutti quelli che vanno in vacanza, ma solo a quelli della categoria sopra citata.

 

Vi invito a ricordare questo la prossima volta che andrete  in un esercizio commerciale: quella gente non è lì per divertimento e generalmente siete voi ad aver bisogno di aiuto, non viceversa. Sarebbe tutto più bello, tutto migliore se invece di esordire con una richiesta, si esordisse con un saluto, un atto di gentilezza o semplicemente con un atto di normale cortesia.

Ma questa come sempre è l’opinione di un cretino, che non è andato in ferie!

Al mese prossimo!

 

Mattia Corbetta

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La Sartoria

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La Sartoria

Ebbene si! Avete letto bene!! Sartoria, molti giovani non sanno neanche cosa sia una sartoria, o al massimo pensano che sia un posto dove si portano i vestiti ad aggiustare, non gliene faccio una colpa, effettivamente  al giorno d’oggi poche persone vanno dalla sarta o dal sarto!

Cos’è una sartoria??

Una sartoria è il laboratorio dove si realizzano abiti; dove lavora il sarto. Vi si preparano abiti su misura o si fanno modifiche personalizzate su capi preconfezionati.

Prima del prêt-à-porter le sartorie erano diffusissime, ma, per l'aumento del prezzo della manodopera e la concorrenza dei capi confezionati, dal dopoguerra sono andate via via diminuendo. Oggi il termine sartoria è collegato all'alta moda.

Si intende con il termine sartoria, oltre che il luogo fisico in cui vengono realizzati gli abiti, anche l'arte stessa del creare abbigliamento su misura con perizia artigianale.

Questa definizione presa pari pari da Wikipedia, come avete potuto notare nell’ultima frase è presente il termine arte, vi state chiedendo il perchè?? Ecco la mia risposta:

un'abito sartoriale ha un gran valore, prima di tutto il modello dell’indumento viene studiato sulla forma fisica della persona, perchè non siamo tutti uguali e anche se il mercato ci porta a pensare che ad esempio lo stesso vestito può essere indossato e stare bene da una ragazza che porta la taglia 40 come ad un’altra ragazza che ha la taglia 46, fidatevi...la maggior parte delle volte non è verità!!

Nasconde i difetti fisici, o almeno li attenua ad esempio una persona che presenta la gobba, con una giacca fatta su misura che segue la forma della persona non fa difetto, cade in modo perfetto senza “segnare”, accentuare ancor di più quella parte del fisico, di conseguenza la vestibilità della giacca sarà perfetta e la persona si potrà sentire a proprio agio e muoversi senza avere costrizione nel movimento che invece avrebbe in una giacca con taglia standard.

Non fraintendetemi, l’abito sartoriale va bene anche per chi ha un fisico perfetto, poichè il sarto è come se fosse uno scultore, modella la stoffa secondo chi ha davanti!

Unicità: un abito sartoriale  molto spesso è unico, si può scegliere stoffa e modello, cosa che nei negozzi della grande distribuzione non si può fare!

Durata media del capo realizzato....una vita intera!!! Beh senza scherzi una decina di anni può durare e in base alla frequenza dell’uso e la moda che cambia ma spesso le linee dei modelli tornano,  può durare anche molto di più di 10 anni!

Nelle sartorie la maggior parte dei passaggi della costruzione di un capo d’abbigliamento e le cuciture vengono fatte a mano, ad esempio nella costruzione di una giacca propriamente detta: “giacca sartoriale” non si utilizza la tela adesiva per rinforzare il davanti, ma viene utilizzato il crine di cavallo e il canvas. Per abbassare le tempistiche di lavoro e quindi i costi, molte sartorie usano la tela adesiva, c’è differenza, ma ammetto che il risultato finale comunque di una giacca su misura intelettata con l’adesivo è buono se non ottimo!!

Parlando di costi non tutti possiamo permetterci un armadio pieno di abiti sartoriali, ed è bello anche variare, ma consiglio per qualche occasione speciale come ad esempio un matrimonio, una cerimonia, di farvi fare un abito su misura!

La sartoria è un'arte che sta sparendo pochi giovani si avvicinano a questo mondo, che in realtà potrebbe aprire porte immense...fateci un pensierino!

Curiosità:

In passato il sarto era la figura principale di questo lavoro, le donne facevano per lo più ricami e cose semplici, successivamente le due figure presero due clientele differenti, l’uomo andava dal sarto e la donna dalla sarta, oggi spesso non c’è più questa differenza.

Ci sono differenti scuole di sartoria, la scuola americana, la morbidezza ha sempre governato questa scuola. Lo stile di vita sportivo della nazione ha influenzato il vestire formale. Spalla morbida, linee dritte, hanno dato origine alla sack-coat; dove la line vita viene annullata, il pantalone é senza pinces, stretto e corto. Il gilet è indossato solo negli ambienti d'ufficio. La massima espressione si ha intorno alla metà degli anni '50, ben visibile nei film. La scuola inglese, da sempre la sartoria Inglese é lo pseudonimo del vestire tradizionale. Basta pensare alla stimata Savile Row concentrato di sartorie in una unica strada londinese, immaginaria sede di un club sartoriale, in cui l'unico dubbio è la scelta della boutique , per gusto, simpatia e carnet clienti. Spalla poco imbottita, linee sobrie. Il pantalone prevede due pince con tasche tagliate lungo la cucitura. Colori tendenzialmente scuri negli abiti formali; mentre un armonia di colori naturali, sono per gli spezzati e sportivi. La scuola italiana, per tradizione è la scuola napoletana che estende, successivamente, la sua storia anche alle città di Roma e Milano.
La regola fondamentale della scuola italiana è la naturalità: spalla imbottita, linea vita aderente e giro manica alto per consentire maggior libertà al movimento del braccio. Il pantalone ha le tasche tagliate diagonalmente; la vita molto bassa che appoggia il più possibile sulle anche, dando, così, più slancio alla figura e correggere eventuali difetti.
In fase di lavorazione è anche la linea che richiede più tempo e destrezza sartoriale, ma è anche quella che esalta maggiormente l'eleganza del fisico maschile. L'attenzione alle rifiniture e agli accessori è un'altra particolarità della scuola italiana, che consente di dare un tocco di colore e fantasia finale. Tipicamente napoletana è l'abilità di saper abbinare ed indossare, con nobile superiorità, colori forti e solari ad abiti chiari e tipicamente estive. La linea milanese, invece, apprezza i virtuosismi dei grigi ed colori più scuri.


link:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sartoria

http://www.sartoriaorefice.com/pagina/arte-della-sartoria.html

http://www.santarellisartoria.com/img_ENTRY.jpg

http://www.sanjacoposhow.com/zenphoto/albums/manichini-e-busti-sartoriali/Busti-in-Stile.jpg

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Seconda stella a destra..

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Seconda stella a destra..

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Robin Williams è scomparso poco più di un mese fa.

Se n'è andato nel pieno delle vacanze estive, quasi a non farsi notare, lui che era sempre al centro di ogni film che interpretava, forse non del tutto consapevole dell'impronta lasciata sugli spettatori: Robin aveva questa rara capacità di entrare nella tua vita e di rimanerci, come un amico di famiglia che viene spesso a cena e ti risolve la serata.

Grande improvvisatore, aveva raggiunto la notorietà sul piccolo schermo nel 1977 con il saluto-tormentone "Na-no Na-no" nella serie Mork & Mindy (che gli regalerà il Golden Globe come migliore attore televisivo), per passare al grande schermo con Popeye (Robert Altman, 1980) e Il mondo secondo Garp (George Roy Hill, 1982). Una delle sue migliori interpretazioni cinematografiche fu tuttavia in Good morning, Vietnam (Barry Levinson, 1987) dove interpretava Adrian Cronauer, lo speaker radiofonico che durante la guerra del Vietnam diventò popolarissimo per la sua conduzione fuori dagli schemi: un film che ho amato moltissimo, ma che ho visto solo qualche anno più tardi.

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Il film che mi ha fatto conoscere Robin, infatti, è stato L'attimo fuggente (Peter Weir, 1989): avevo solo sette anni, ma mi ha davvero lasciato un segno. Ad ogni visione mi immedesimavo in un personaggio differente, guidata dal motto Carpe diem: quel professore era un'ispirazione profonda per un sano desiderio di ribellione, una conferma per coltivare la mia sete di sapere. C'ero anch'io tra i suoi allievi in piedi sui banchi ad urlare "Capitano, mio capitano!", rapita dal fascino di quell'uomo che, senza che me ne rendessi conto, era entrato a far parte della mia vita.

Non avevo ancora dieci anni quando uscì Hook – Capitano Uncino (Steven Spielberg, 1991), ma ricordo come fosse ieri la meraviglia per quel mondo fatto di pirati e bambini che non volevano diventare grandi. "Solo una persona al mondo ha quell'odore, l'odore di chi ha cavalcato sulle ali del vento, di cento estati da favola passate a dormire sugli alberi, delle avventure con indiani e pirati" diceva Trillie interpretata da una Julia Roberts ventiquattrenne: era la sua epoca d'oro, quella di Risvegli (Penny Marshall, 1990), La leggenda del re pescatore (Terry Gilliam, 1991), Mrs Doubtfire (Chris Columbus, 1993) e Jumanji (Joe Johnston, 1995). Anni in cui ha avuto la fortuna di sperimentarsi in ruoli molti diversi tra loro: una sorta di "schizofrenia legalizzata", come definiva lui la recitazione.

Gli anni Novanta sono una vera rampa di lancio per l'istrionico attore, che torna a vestire i panni di un professore "ispirato" e ispirante in Will Hunting – Genio Ribelle (Gus Van Sant, 1997) che gli varrà un Oscar come miglior attore non protagonista, poi di un vedovo che trova pace nella poesia in Al di là dei sogni (Vincent Ward, 1998), un medico alternativo in Patch Adams (Tom Shadyac, 1998) che non posso evitare di guardare senza un pacchetto di fazzoletti accanto, un ebreo polacco ai tempi del nazismo in Jakob il bugiardo (Peter Kassovits, 1999), un robot in L'uomo bicentenario (Chris Columbus, 1999) fino ad interpretare ruoli a lui nuovi come in Insomnia (Christopher Nolan, 2002) o in One hour photo (Mark Romanek, 2002).

Anche Carlo Valli, il doppiatore che ha dato la voce all'attore nella maggior parte dei suoi film, lo definiva un fiume in piena: "La prima volta che mi proposero un suo film mi spaventai". Non era perfetto, ma forse era proprio questo a farcelo amare ancora di più: era capace di arrivare dritto all'emotività della gente, provocando un sorriso, una risata o una lacrima con un solo sguardo.

Aveva tre film in uscita (The angriest man in Brooklyn, Boulevard e l'annunciato Una notte al museo 3 – Il segreto del faraone), mentre la serie tv The Crazy ones (con Sarah Michelle Gellar) era stata cancellata dopo la prima stagione. Grande amante di videogiochi (la figlia, non a caso, si chiama Zelda), nel 2011 era stato testimonial del videogioco The legend of Zelda: su World of Warcraft dovrebbe apparire un personaggio a lui dedicato, Robin the entertainer.

La comicità per Williams, che soffriva di depressione, era un'alleata nell'esorcizzare le sue paure: "Pensavo che la cosa peggiore nella vita fosse restare solo. No, non lo è. Ho scoperto invece che la cosa peggiore nella vita è quella di finire con persone che ti fanno sentire veramente solo."  Parole che hanno stupito me, come tanti altri: ingenuamente, nella mia testa avevo unito l'attore con l'uomo, immaginandolo senza pensieri, incapace di essere depresso. Quel sorriso malinconico, divenuto una sorta di marchio di fabbrica, ora prende un significato tutto particolare: la vita in fondo è un ruolo per il quale non siamo mai realmente preparati.

Bentornato all'isola che non c'è, Robin.

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Credits images:

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Una passeggiata di emozioni…

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Una passeggiata di emozioni…

Quale sarà la ragione prima ed essenziale per cui Venezia appare diversa da tutte le altre città della terra, ed è di fatto l’unica Venezia?

Per rispondere a questo interrogativo, per rintracciare questa ragione, forse non occorre scavare a fondo, come tanti han fatto e van facendo, nel sottosuolo fisico e storico della contrada. Forse basta, e serve di più, aprir bene gli occhi; guardare con attenzione amorosa quel che agli occhi è dato di vedere, e desumerne immediatamente qualche conoscenza o ipotesi ragionevole.

(Diego Valeri, Tempo veneziano, Italsider, 1973).

 

“Lo scopo è emozionare le persone…” queste parole sono del  Veneziano Daniele Tonello, proprietario dell’AREA CAMPER VENEZIA PORTA OVEST (www.veneziaportaovest.it ), che con la collaborazione di sua moglie ha creato in tre anni un  sito molto particolare www.camminandoaVENEZIA.com.

Daniele, una volta aperta l’area camper, si è posto la domanda: cosa offrire ai clienti che non possano già trovare sui vari siti internet?

Venezia è raggiunta in un anno da 18 milioni di turisti e moltissime sono le visite sui numerosissimi siti web che parlano di questa città…quindi cosa creare di particolare?

Per un Veneziano, racconta Daniele, Venezia è una città sospesa nel tempo, in quanto la viabilità è rimasta quella di 2000 anni fa, un semplice esempio? non troveremo mai qualcuno che va a fare la spesa in auto.

È una città “ferma”…perché il Veneziano si sposta a piedi con il significativo risvolto di conoscere la maggior parte delle persone e vivere la città.

Tutto questo per il turista è tanto affascinante, quanto disorientante…da qui nasce la loro straordinaria idea: Venezia è formata da una moltitudine di isolette collegate da ponti…che una volta fotografati sono stati collegati tra loro mappando la città e creando un percorso emozionale, in modo da rendere speciale il tragitto e non solo la meta, lasciando la possibilità al turista di vivere la città con la libertà di scegliere tra la Venezia turistica guidata e quella da vivere, scoprendo luoghi che un GPS o una qualsiasi guida turistica non possono regalare.

Il bello di quest’iniziativa tanto curata nei dettagli, è il rendere alla portata di tutti una "città gioiello" famosa in tutto il mondo per la sua straordinaria bellezza ma anche per i sui caffè e ristoranti lussuosi dalle cifre esorbitanti, mostrando una Venezia che solo gli abitanti hanno il privilegio di  conoscere.

Uscendo dagli schemi prestabiliti della City monumentale, scoprirete angoli nascosti e sconosciuti agli occhi del turista, capaci di sorprendervi più di quanto solitamente è in grado di fare!

Sul sito sono presenti moltissimi itinerari studiati con accurata precisione, assolutamente gratuiti da scaricare su Tablet, Smartphone e pc o alla necessità stampabili da pdf, con tutte le indicazioni per non perdervi.

È un sito ben strutturato e organizzato, con moltissime informazioni generali,  non riscontrerete alcun problema nel consultarlo e per qualsiasi chiarimento potrete contattare i gestori che vi risponderanno prontamente.

È un enorme piacere per me parlare di questa bellissima iniziativa, e aver conosciuto persone tanto innamorate della propria città da includerla in un sogno…   

 

Giorgia Fusi

                                                     

 

“Il mondo non è perfetto. Scegliere come vederlo è l’unico vero potere che abbiamo.” (Torey L. Hayden)

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Il colore: importanza vitale negli ambienti

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Il colore: importanza vitale negli ambienti

Quali sono i colori più adatti per la nostra casa? Quando si tratta di arredare o dipingere casa, la domanda nasce spontanea.

Il colore ha un enorme potere a livello fisico, emozionale e psicologico.

Crea atmosfere, influisce sul nostro stato d’animo e, dicono gli esperti, anche sulla nostra salute.

Al di là del gusto personale, su cui non si discute, esistono accorgimenti e regole oggettive di cui è importante tener conto quando si scelgono i colori di casa.

I colori permettono di valorizzare il nostro ambiente, hanno il potere di farlo sembrare più grande, caldo, luminoso, accogliente.

Ci possono ispirare, riempire d’energia e di vibrazioni positive, ma possono anche influenzarci in maniera negativa, pessimistica.

Per questo è molto importante la scelta del colore giusto per ogni ambiente, se desideriamo sentirci a proprio agio a casa, sul posto di lavoro o in vacanza.

Ogni individuo ha la capacità di riconoscere ad occhio nudo oltre 2000 differenti tonalità di colore, mentre l’immagine dell’insieme e la sinergia degli spazi sono create dalla combinazione di esse.

È un dato di fatto che circa l’87 % di tutte le impressioni percepite le otteniamo attraverso il mondo dei colori.

 

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I colori hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita perché esercitano una forte influenza sul nostro umore e sulle nostre sensazioni. Ognuno di noi ha un suo spettro di colori preferito ed ha anche una serie di colori che non apprezza particolarmente.

Comunque, l’apprezzamento o meno di un colore dipende da molti fattori: la tonalità del colore, il tipo di luce (naturale o artificiale, marcata o soffusa…), il nostro umore momentaneo, il ritmo biologico ecc.

Ecco l’influenza dei principali colori sul nostro umore:

Il rosso

Il rosso è ottimista, è un colore vitale, attivo, che simboleggia il calore, il movimento, una battaglia, una vita appassionata. È il colore che più di altri rappresenta l’essere umano, è estravagante e collega la pienezza della vita con il coraggio, al sacrificio, alla gentilezza, ai sentimenti forti e agli impeti di passione. Il colore rosso suscita sempre qualche sensazione dentro di noi. Può piacere oppure no, ma sicuramente nessuno può rimanere indifferente.

L'arancione
L’arancione è un colore fulgido, luminoso, caldo, il colore del sole e del fuoco.

Non è un colore cosi aggressivo e passionale come il rosso, rimane però uno stimolante emozionale, è un colore allegro e confortante, che aiuta a migliorare l’umore. Per le sue numerose e positive caratteristiche, rappresenta un nuovo elemento coadiuvante nella cura della depressione. Il colore arancione rappresenta il calore, la generosità, la spensieratezza e la giocosità. Stimola l’appetito e, si dice, aiuta a svegliarsi bene la mattina.

Il giallo
Il giallo è il colore del sole, della luce e dell’ottimismo, che rivitalizza, riattiva e libera dalle paure. Fa rimanere svegli e favorisce la concentrazione, simboleggia la creatività e la saggezza.

Migliora l’umore se utilizzato per pitturare le pareti o altre zone dell’ambiente.
Le tonalità più frequenti di giallo sono: giallo pallido (effetto calmante e riflessivo), giallo squillante (vitalità, spavalderia, rilassamento), giallo olivastro (umore crepuscolare) e giallo limone (una sensazione di vitalità, di freschezza, di completezza).

Il verde
Viene considerato il colore della salute. Con questo colore cerchiamo di curare i nervosismi e le isterie perchè ha un effetto calmante sul sistema nervoso ed è inoltre un simbolo di equilibrio.
Visto il suo effetto rilassante, se ne consiglia l’utilizzo per le stanze da letto e i bagni, anche con l’uso di piante.

Il blu
Il colore blu appartiene alla categoria dei colori primari. Il suo contrario è il colore giallo, e la miscela di questi due colori dà come risultato il verde, che accomuna le caratteristiche di entrambi i colori.

Il blu simboleggia: la saggezza, l’intelligenza, l’immortalità, l’infinito, la profondità, la sublimità e la spiritualità.
E' inoltre noto come il colore della quiete e del riposo.

Il viola
Il colore viola è una miscela dei colori blu e rosso. A secondo della quantità dei due colori presenti nella miscela, creeremo diverse tonalità di colore, e riusciremo perciò ad evidenziare maggiormente gli effetti conseguenti del colore predominante – con più blu avremo pace, lontananza, spiritualità, con più rosso otterremo movimento, passione, forza vitale, calore dell’energia.


Il bianco
Il bianco è il colore della chiarezza. È il risultato della miscela dei tre colori primari: giallo, rosso e blu. Per questo di solito rispondiamo positivamente al colore bianco. Simboleggia la chiarezza, l’innocenza e la purezza, la nascita e perciò un nuovo inizio.
Un appartamento dipinto di bianco è luminoso, appare spazioso, ma se il bianco abbonda può sembrare sterile, abbandonato, quasi ospedaliero, per questo si consiglia di decorare le pareti dipinte di bianco con quadri, poster o fotografie.

Viste queste caratteristiche, al momento di scegliere i colori da usare per dipingere il nostro ambiente, cerchiamo di combinare i colori che meglio esprimono il nostro carattere, perché in questo modo potremo creare un luogo dove sentirci a nostro agio.

Sotto il profilo più tecnico, i colori forti e intensi riducono visivamente gli spazi, mentre i colori tenui e neutrali danno ariosità all'ambiente.

I colori freddi (blu, bianco, viola, alcune tonalità di verde…) sono neutrali perciò, se vogliamo “allargare lo spazio” li preferiamo ai colori caldi (rosso, giallo, arancione, marrone…).

Grazie ai colori ed a differenti punti di luce possiamo creare un’atmosfera particolare per ogni ambiente.

Possiamo quindi, per esempio, “accorciare” un lungo corridoio, oppure “allargare” una camera stretta e cosi via.

È possibile ottenere questo risultato in diversi modi: con un soffitto bianco che conferisce un’impressione di ampiezza; con tonalità molto chiare e fredde come l’azzurro chiaro, il verde chiaro, il giallo chiaro ecc.; con superfici monocolore o con piccole decorazioni sulle pareti; con l’uso di specchi possiamo allargare gli spazi e dare una nuova dimensione all’ambiente.

Basta poco quindi per creare l'atmosfera più adatta a noi nella nostra casa, magari divertendosi nel tempo libero sperimentando colori e tecniche.

Valentina Poerio

 

Credits:

www.arredamentocasablog.it

www.galleryhome.it

www.frasiaforismi.it



 

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Immagini, Paure.. ed Emozioni!

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Immagini, Paure.. ed Emozioni!

Come si fa a distinguere la realtà dall’immaginazione? Quale è il confine che le separa?

 

Vi è mai capitato, di svegliarvi da un sogno, particolarmente intenso o carico di significati, da renderlo quasi reale e portarvi dietro quella sensazione, quel senso di inspiegabilmente reale che vi può condizionare l’umore per tutto il giorno?

Ma cosa distingue un artista, o comunque una persona dotata di talento ed immaginazione, da una persona che subisce passivamente le emozioni? La capacità di trasporre quelle emozioni, sensazioni qualunque esse siano, in un’opera o, come in questo caso, una serie di opere di una bellezza sconvolgente.

Nel mese di marzo, il portale Dailybest ha redatto un articolo molto bello riguardo questo argomento, nello specifico su di una sola persona: Nicolas Bruno, statunitense poco più che teenager, che ha trasformato i suoi incubi in fotografie da mozzare il fiato.

Queste immagini sono permeate di emozioni, scivolano come seta sulle emozioni, rivelandone i tratti di angoscia e paura che ne hanno alla realizzazione.

Ogni scatto, a prescindere dalla maestria con cui sono state composte ed elaborate in post produzione, sono splendidi esempi di come un artista usa quello che prova come arma per esorcizzarle ed in questo modo regalarle al mondo.

Una eredità fatta di vissuto personale che l’artista imprime per sempre.

Da questa serie di opere mi sono ritrovato a riflettere sui significati che può assumere una fotografia e su quale sia il metro di giudizio con cui ci approcciamo ad esse.

Una fotografia che per me può avere un significato, per qualcun altro ne avrà uno magari del tutto diverso.

Non parlo ovviamente di alcune tipologie di fotografie, paesaggio, architettura o beauty per esempio, nei quali possiamo ammirare il soggetto e la tecnica di ripresa, ma di fotografie più “intime” nelle quali, per forza di cose, l’artista vi riversa le proprie emozioni.

Vi chiedo di osservare questa foto.

Cosa notiamo a parte l’ovvietà (è un treno, c’è un effetto stile nostalgico e virato sul seppia)?

Quali emozioni vi suscita? Quali idee?

Vi lascio il tempo di formulare le vostre sensazioni…

 

 

 

 

 

 

 

Io ho provato a chiederlo a persone completamente diverse tra loro e queste sono state le risposte:

- una domenica al limite della noia, qualcosa deve accadere ma non accade

- serenità e relax

- un tempo vicino, ma che si porta addosso il peso del viaggio

- l’arrivo a destinazione

- la riscoperta dei valori, il treno come mezzo di trasporto alternativo

 

Queste sono state le sensazioni, come dicevo, che senza una chiave di lettura dall’autore, porta ognuno all’esprimere una rosa di pensieri ed emozioni.

Ognuno di essi è giusto e sbagliato, offre punti di vista alternativi ed in definitiva ci permette di osservare l’arte, qualunque essa sia, sotto più punti di vista, in modo libero.

L’arte è vita, osservazione e condivisione.

 

La mia domanda, che ora scrivo direttamente a voi che leggete questo articolo e che, sicuramente, avrete maturato una vostra opinione a riguardo: l’arte è asservimento della volontà e della visione dell’artista o è un coro di voci, a volte discordanti, che dona all’opera un valore soggettivo?

 

Mattia Corbetta 

 

Credits:

http://www.dailybest.it/2014/03/17/fotografo-incubi-fotografie-paralisi-sonno/

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Progettiamo insieme un quartiere ecosostenibile!!!

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Progettiamo insieme un quartiere ecosostenibile!!!

Con questo articolo vorrei presentarvi brevemente i requisiti per poter ideare un efficace quartiere ecosostenibile, che preservi la qualità di vita sociale e tuteli allo stesso tempo la qualità ambientale del nostro pianeta.

Vorrei incuriosirvi proponendo una visione nuova di progettazione indirizzata ad un accrescimento  futuro del territorio in modo da contrastare il fenomeno della dispersione urbana, che piano piano ha portato con il passare degli anni, ad un eccessivo consumo del suolo e a un elevato tasso di inquinamento dell’aria.

Questo fenomeno, è dovuto soprattutto a una progettazione poco pensata su carta che ha portato di conseguenza,  all’utilizzo incontrollato da parte degli utenti dei mezzi privati per effettuare gli spostamenti dal luogo di lavoro ai servizi ed infine alle proprie abitazioni.

Percui armatevi di carta e penna e segnatevi qualche appunto. Siete pronti? Partenza… Via!

Per prima cosa, per poter intervenire con un metodo valido e funzionale per la creazione di uno spazio sostenibile è necessario conoscere in modo approfondito l’oggetto di intervento e il suo inseparabile contesto, seguendo  passo dopo passo tutte le fasi di progettazione in modo da apportare al prototipo di progetto eventuali migliorie in corso d’opera;  in un secondo momento, bisogna individuare una serie di parametri essenziali che creino una pianificazione coordinata tra urbanizzazione e mobilità, ma cosa significa???  significa pensare a un quartiere funzionale in cui l’accesso immediato ai trasporti pubblici renda  possibile lo spostamento e la comunicazione dei cittadini in modo da poter sfavorire l’utilizzo dell’automobile; significa  prevedere degli spazi abitati “intelligenti” connessi  a servizi di vicinato in modo da non creare aree monofunzionali che si svuotino completamente in certi momenti della giornata; significa pensare a un quartiere con un’alta qualità ambientale adottando soluzioni architettoniche performanti che  valorizzino le energie rinnovabili come quella solare, geotermica della biomassa; significa integrare e migliorare il rapporto di un abitante con un altro, in modo da creare una mescolanza intergenerazionale che faciliti il crearsi di relazioni di qualità fra gli utenti.

L’architetto in questo frangente deve riflettere e pensare a una diversificazione  degli alloggi in base alla dimensione, tipologia e a un target che permetta di rivolgersi a un vasto pubblico ( es. studenti, coppie, anziani, giovani in carriera, famiglie e persone con mobilità ridotta), ma soprattutto la base di una buona progettazione è quella di favorire la convivenza fra generazioni e culture diverse.

Una posizione di notevole pregio è occupata dalla gestione dei costi globali su lungo termine ovvero una programmazione pensata non solo in fase di edificazione ma anche in quella di utilizzo e manutenzione in modo da dare continuità al progetto senza creare, con il tempo, delle forme di degrado.

Ho lasciato per ultimo il fattore più importante che secondo me caratterizza in particolar modo un edificato ecosostenibile da uno classico, ovvero l’adozione di un processo partecipativo da parte degli abitanti di quel luogo ( sicuramente avrete capito perché nel titolo ho usato il termine “progettiamo insieme” ).

Questo procedimento permette di valutare consapevolmente le esigenze dei residenti che risultano essere elementi chiave del progetto coinvolgendo allo stesso tempo soggetti amministrativi, rappresentanti di quartiere, partner privati e associazioni. In questo modo, grazie ad assemblee e a dibattiti, si riescono a capire i reali problemi della comunità e ciò di cui ha veramente in modo da garantire tramite la progettazione, i servizi richiesti.

In Europa, esistono ormai da alcuni decenni quartieri pensati e progettati a misura d’uomo che tengono in considerazione questi criteri che vi ho appena elencato, infatti ne sono prova vivente il quartiere Bedzed di Londra, Vauban di Friburgo, Hammarby Sjostad di Stoccolma, Kronsberg di Hannover(Germania),  Solar city di Linz (Austria) e Bo01 Malmo (Svezia).

L’anno scorso ho avuto l’occasione di passare una piccola giornata a Malmo e ho potuto vedere con i miei occhi l’assetto urbanistico di questo particolare eco-quartiere.

Bo01 Veduta d'insieme

Bo01 Veduta d'insieme

Bo01  Planimetria del quartiere

Bo01  Planimetria del quartiere

Bo01 nacque intorno al 2001 quando il Governo svedese decise di elaborare un piano ventennale per la riqualificazione e il recupero di cantieri navali e di zone industriali dismesse, l’amministrazione pensò così di stanziare dei fondi per la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale non molto lontano dal centro di Malmo ( infatti Bo01 deriva dalla parola svedese bonollet che significa abitare). Esso è costituito da 800 abitazioni di 4 o 5 piani, ideati con un architettura tipicamente nordica costituita da grosse vetrate esposte a sud in modo da catturare all’interno dell’involucro edilizio la luce naturale del sole.

Santiago Calatrava - Turning Torso

Santiago Calatrava - Turning Torso

Tutti gli alloggi sono pensati nel pieno rispetto di elevati standard energetici e tecnologici, infatti producono da fonti rinnovabili tutta l’energia che consumano.

La Turning Torso di Santiago Calatrava corona l’edificato circostante caratterizzandolo e dandogli un’ impronta forte e precisa; il grattacielo risulta essere l’edificio più alto di tutta la Svezia  ed è costituito da una forma a spirale che gli conferisce una verticalità rivolta all’infinito.

Gli spazi esterni sono formati da una fitta rete di marciapiedi e piste ciclabili in modo da dare libera circolazione a pedoni e ciclisti a discapito delle automobili private; il quartiere comunica con il resto della città  tramite la linea bus che ne circonda e ne delimita il perimetro.

Ho potuto appurare che la mobilità sostenibile è un fattore peculiare per Bo01, infatti i residenti grazie a un servizio di car sharing possono condividere auto concesse dal comune di Malmo e usufruire  di macchine elettriche, ibride, a gas  o a metano semplicemente prenotandole via internet tramite un pc.

L’Italia (come sempre) è ancora indietro rispetto alle concorrenti nazioni nord europee, ma in questi ultimi anni le amministrazioni stano muovendo i primi passi per adottare un approccio simile, basti pensare ai nuovi progetti di quartieri intelligenti a Trento ( vedi articolo di marzo: una fabbrica che diventa città) o a Napoli che pongono come obiettivo principale un’alta qualità ambientale e tecnologica.

Questi piccoli esempi di agglomerati urbani "intelligenti" fanno molto riflettere; da architetto penso che la progettazione debba avvalersi della collaborazione di colleghi professionisti e non solo, essa  deve saper sapientemente tenere in considerazione le problematiche che ognuno di noi riscontra  nelle nostre città in modo da migliorare piano piano la qualità della  nostra vita e degli ambienti in cui viviamo, trovo che qualsiasi persona con le proprie idee, le proprie caratteristiche e i propri gusti personali possa dare il proprio contributo per poter assemblare e migliorare un piccolo frammento di città.

  " - E voi a questo punto, quali soluzioni adottereste per migliorare il vostro quartiere? "

 


FONT IMMAGINI:

http://www.fmj.co.uk/wp-content/uploads/2013/10/Green_city_illustration_201206.jpg

http://karkula.com/bo01/

http://www.malmo.se/Medborgare/Stadsplanering--trafik/Stadsplanering--visioner/Malmos-stadsmiljo/Arkitektur-i-Malmo/Alla-byggnader/Bo01.html

http://www.urbangreenbluegrids.com/uploads/

http://lab3.se/flygfoto/bo01/

http://www.dennisrhollowayarchitect.com/





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Cerca la tua armonia

Se andassimo a scoprire quante canzoni sono state dedicate al mese di settembre, rimarremmo sconvolti dal numero esagerato che ne verrà fuori. Settembre è il lunedì dell’anno diciamocelo. Il ritorno alla vita scolastica; il rientro a lavoro dopo le meritate e brevi vacanze; il ricominciare delle giornate uggiose con conseguente abbassamento di temperatura…si forse per quest’anno quest’ultima frase potevo anche evitarla.

Solitamente con il nono mese dell’anno si cominciano a tirare le somme sulle vendite degli album del semestre precedente e capire finalmente qual è stata la famigerata hit dell’estate.

Come già consigliato in qualche mio articolo precedente, vorrei recensire un disco di un giovane artista che ha scalato le classifiche musicali nel suo genere. Rilasciato solamente a fine maggio 2014, è riuscito a ottenere numerosi consensi da parte della critica e, come già detto, a raggiungere le posizioni più alte delle classifiche mondiali.

Sto parlando del giovane dj e produttore moldavo Andrei Rata, conosciuto con il nome di Andrew Rayel con il suo ultimo , e primo, album dal titolo “Find your harmony”.

Andrew nasce nel 1992 e a 13 anni comincia a muovere i primi passi nella musica dance elettronica, in particolare al genere Trance, e si contraddistingue per i suoi suoni e per il suo stile musicale; riesce a mischiare suoni dance ed elettronici a suoni classici. Sicuramente il fatto di aver frequentato da piccolo un corso di pianoforte consigliato vivamente dai genitori l’ha aiutato non poco nei suoi lavori tant’è che viene soprannominato dai suoi colleghi “piano man”.

Andrew Rayel

I suoi primi lavori sono stati ben presto notati dalla famosa etichetta discografica Armada (etichetta fondata dal 5 volte Dj Numero 1 al mondo Armin Van Buuren, nonché fonte di ispirazione per il piccolo Rayel) che ha fatto di Andrew il suo pupillo più grande.

Il salto di qualità avviene nel 2011 quando il suo singolo “Aether” viene suonato nel programma radiofonico “A state of trance” (vedi magazine di Marzo: Wind of Change )e guadagna milioni di followers. Lo stesso anno si esibirà dal vivo all’ASOT 600 expedition tour rafforzando la sua notorietà. Nel 2012 entra nella posizione 77 di Dj Mag Top 100 djs e nel 2013 sale alla numero 28, vincendo il titolo di più alto scalatore in classifica.

Produce numerosi singoli sia da solista che in collaborazione, una su tutte è sicuramente quella con il suo mentore Armin Van Buuren dal titolo “EIFORYA” contenuta appunta nel sul album.

Find your harmony

“Find your harmony” dunque esce a fine Maggio 2014 e dal primo ascolto si capisce che il ragazzo, per chi non lo conoscesse, è pieno di potenziale e qualità infinite.

18 tracce compongono il disco e ognuna esprime una sensazione, un’emozione che Andrew ha provato durante i suoi dj set a contatto con i fan che hanno ballato e cantato insieme a lui in qualche locale o festival in giro per il mondo.

La traccia di apertura non poteva che avere nome più azzeccato , ovvero “find your harmony” , ed è una vera e propria intro in stile Rayel, con la sua maestria nel suo suonare il piano e sembra che ti dica: <” hei amico , preparati ad un viaggio indimenticabile al quale difficilmente tornerai indietro”>.

La seconda traccia dal titolo “Dark Warrior” è stata rilasciata qualche mese prima dell’album ed è stata suonata da tantissimi dj durante le loro perfomance (lo è tutt’ora); un brano molto più energico che riesce a coinvolgere ogni dancefloor.

Passiamo poi a “Impulse”, “Latifa”, “Follow by light”, “Power of elements” dove possiamo apprezzare la bravura di anni dedicati a studiare pianoforte, con la melodia che si fonde perfettamente con la struttura della musica trance.

Per citare le numerose collaborazioni nell’album, iniziamo con “Sacramentum” feat. Bobina; una traccia più da mainstage delle altre insieme a “Until the end” feat. Jwaydan.

“How do I know” insieme a Jano , è invece il primo singolo estratto dell’album, rilasciato addirittura a fine ottobre del 2013 come assaggio.

Citando le collaborazioni maschili, “Miracles” con il noto cantante Christian Burns è un pezzo tutto da ascoltare. “One in a million” feat. Jonathan Mendelsohn invece è la traccia con vocal maschile più belle dell’album, l’ultimo singolo estratto e suonato maggiormente dai dj di fama mondiale.

La collaborazione con Armin Van Buuren dal titolo “EIFORYA” sprigiona una carica pazzesca, soprattutto se ascoltata durante un live set o in cuffia facendo jogging per strada. Qui si fonde alla perfezione il sound Trance con la musica classica e la voglia di saltare e ballare ti circola in corpo anche dopo 10 ore di lavoro.

Foto ufficiale dal profilo Twitter di Andrew insieme ad Armin Van Buuren

“Fading echoes” invece è una traccia downtempo che ti fa prendere respiro prima del gran finale

Lascio come chiusura la traccia numero 17 , la penultima dell’album che a mio avviso si prende i meriti di chiusura dell’intero disco e già il titolo è tutto un programma: “there are no words”. La collaborazione è con la stupenda voce di Sylvia Tosun (“An angeles love with Alex M.O.R.P.H) che va a mettere la ciliegina sulla torta.

Per concludere, un album non scontato per essere dance\elettronico e per chi non conoscesse la musica Trance in particolare. Andrew per essere al suo primo album ha mostrato tutto il suo talento e mi chiedo cosa ci sarà da aspettarsi in futuro. Sono certo che continuerà sulla sua strada … la sua armonia l’ha già trovata.







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