#39 One Way Ticket

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#39 One Way Ticket

Viaggio di sola andata.

Viaggiare apre la mente e la persona che torna non è mai quella che parte.

Questo è lo spirito di questo mese.

Quando si viaggia si osservano popoli diverse e diversi modi di pensare e di vivere, ci si rende conto di quanto poco possa bastare per essere felici, di quanto la vita sia fragile e preziosa e di quanto un istante può durare per sempre nella nostra memoria.

Questa estate, queste ferie vivetele così, fate che la persona che torna sia diversa, migliore di quella che è partita e condividete le vostre esperienze. 

Mattia Corbetta

 

PS: segnatevi sul calendario il 23 luglio.. a presto nuovi dettagli ;-)

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YUSUHARA MARCHE. La semplicità naturale delle forme.

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YUSUHARA MARCHE. La semplicità naturale delle forme.

 

Cari lettori di Forge, benvenuti a un nuovo episodio della rubrica di Architettura! Siete pronti per un nuovo viaggio? questo mese ci spostiamo ad Oriente, in Giappone per l'esattezza; una terra che mi è rimasta nel cuore dopo l'ultimo viaggio nel lontano 2009 (8 anni sono ormai passati e ricordo tutto come fosse stato ieri). 

Il Giappone è sempre stato considerato un Paese misterioso per: le sue città futuristiche, i suoi templi antichi ricchi di storia e tradizione, i suoi paesaggi naturalistici straordinari, la sua intrigante cultura ricca di sani principi e valori  e la sua società (a volte) un po' bizzarra.

Trovo l'ARCHITETTURA Giapponese ricca di fascino e leggerezza: ogni suo elemento ha uno scopo, una forma e dei dettagli ben precisi; tutte queste componenti , per la maggior parte dei casi, riescono a divenire un tutt' uno  con l'ambiente e il mondo circostante, basti pensare agli affascinanti templi  scintoisti e buddisti che si fondono con la natura vicina.

Kengo Kuma, noto architetto di Tokyo ne è un esempio vivente come conferma il recente progetto per una struttura ricettiva elaborato  per la città di Yusuhara situata nella prefettura di Kochi nella zona posta a nord ovest del Giappone. Questa piccola cittadina, si colloca lungo una storica strada, un tempo utilizzata dai soldati, durante la Seconda Guerra Mondiale, essa è servita da numerosi punti di sosta chiamati “Chad Do”; che costituiscono per i turisti interessanti luoghi di incontro dove poter bere, con gli altri viandanti, una gustosa tazza di tè.

il progetto esprime il significato più autentico di appartenenza alla tradizione e alla semplicità giapponese; il fabbricato si dispone in pianta come un unico rettangolo che riprende la regolarità geometrica del lotto.

Attenzione però,  queste forme elementari contengono al loro interno una combinazione inedita di
funzioni: un mercato specializzato nella vendita, di prodotti locali collegato a un delizioso hotel di circa  15 camere.


Alla semplicità di distribuzione planimetrica secondo gli antichi canoni della cultura giapponese,  si contrappone la sapiente cura per i dettagli tipica dell' Architettura del "Sol di Levante".

Ne è un forte esempio sia  la raffinata e originale facciata su fronte su strada, costituita da una parete con un rivestimento in moduli di paglia  quanto  le articolari finiture interne che inseriscono l'edificio  al centro della vita sociale del piccolo paese di Yusuhara.

Kengo Kuma, nella realizzazione di questo progetto elabora una puntuale ricerca sul paesaggio e sui materiali locali ; inserisce cosi le tradizionali balle di fieno che rivestono la facciata ed aggiungono valore al concetto di “contesto storico”.
 

L’utilizzo della paglia rappresenta simbolicamente il punto di connessione tra presente e passato, essa viene disposta in pannelli regolari che costituiscono una facciata continua che lascia spazio solo alle bucature delle finestre e dell' ampia vetrata del piano terreno.

Questo espediente forma all'interno del fabbricato il cosiddetto fenomeno del volano termico: l'aria calda penetra al'interno delle chiusure veticalidirigendosi verso l'alto in modo da fornire , in inverno un maggior benessere e comfort alle camere da letto poste ai primi piani

Per le strutture portanti a sostegno della copertura possiamo trovare tronchi di acero,  disposti secondo una geometria apparentemente casuale, rendendo gli spazi interni del Mercato leggeri e “naturali”.
 

 

Al prossimo mese!

 

TIZIANO ZERBO

CREDIT:

http://kkaa.co.jp/

http://www.archdaily.com/

 

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Travel? No problem.

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Travel? No problem.

Bentornati amanti della fotografia al nostro appuntamento mensile con l'arte fotografica, la tecnica e gli artisti.

Questo mese però vorrei discutere di un tema che per alcuni è attuale 365 giorni l'anno, mentre per altri è particolarmente sentito in questo periodo estivo: fotografie di viaggio.

Partiamo dal presupposto che ognuno di noi ormai si porta dietro una fotocamera più o meno affidabile, ogni giorno e la usiamo sempre e costantemente per ogni foto "urgente" che ci si presenta di fronte durante la giornata: ovviamente parlo dello smartphone e della sua immancabile fotocamera interna che, chi più chi meno, offrono ormai una qualità delle immagini, resa dei colori e quantità di dettaglio più che soddisfacente, nonostante non siano state create per stampe giganti sul piccolo medio se la cavano egregiamente.

Lo smartphone e la sua fotocamera sono uno strumento potenzialmente perfetto per chi viaggia: piccoli, leggeri, sempre con noi e con app dedicate che ci consentono di variare in manuale o semi automatico le impostazioni, avvicinandosi pericolosamente al campo delle mirrorless. 

Ma cosa accade quando andiamo in giro con le nostre amate fotocamere più belle e costose? Polvere, acqua, fango e sabbia sono pronti ed in agguato per guastarci il divertimento e ,nel peggiore dei casi, rovinaci irreversibilmente fotocamera e viaggio.

Fermo restando che la prevenzione e lo "stare attenti" sono sempre la cosa migliore, le fotocamere non sono immuni alla legge di murphy per cui esistono molti prodotti per la cura e pulizia della fotocamera che possono salvare la vita ai nostri costosi giocattoli.

Lenti degli obiettivi

La lente frontale degli obiettivi è generalmente molto delicata e viene prodotta utilizzando vetri speciali con rivestimenti particolari anti riflesso e che quindi meritano particolare cura ed attenzione.

Per la pulizia della lente frontale si possono usare pennellini molto molto morbidi (per la lente interna) e i cari vecchi panni in microfibra (quelli per pulire gli occhiali per intenderci) per la lente frontale ma sono invece da evitare come la peste l'alito e la saliva in quanto acidi e possono a lungo andare rovinare la lente e di pulire con la maglietta o felpa (il cotone ha una trama molto larga e ruvida che può graffiare la lente).

Si possono usare, in accoppiata al panno in microfibra, delle speciali soluzioni liquidi per la pulizia, le stesse degli occhiali ma evitate quelle per pulire i monitor o tv.

Contatti degli obiettivi e della fotocamera

Avete mai notato che sul bordo della baionetta d'innesto degli obiettivi e delle fotocamere ci sono delle piccole placche dorate? Bene quelle placche non sono altro che dei contatti che permettono alla fotocamera di comunicare con l'obiettivo per la stabilizzazione e la messa a fuoco. Non e raro che con l'usura e la sabbia questi contatti possano rovinarsi con conseguenza il malfunzionamento del sistema o addirittura schermata nera minacciosa sulla fotocamera che ci intima di rimuovere la lente danneggiata.

In molti casi la pulizia può essere fatta con un comune panno ma nei casi più disperati si può ricorrere ad una comunissima gomma da cancelleria (mai quelle blu per cancellare le penne) di quelle morbide e passare delicatamente i contatti.

Pulizia sensore

Benvenuti nella parte più calda del nostro articolo mensile.

La pulizia del sensore è la pratica più delicata perché coinvolge la parte più sensibile delle fotocamere, il cuore che ci permette di catturare il mondo. I moderni sensori sono molto complessi e formati da numerosi strati fotosensibili con sensori più o meno grandi.

Le fotocamere reflex mantengono i sensori al riparo dietro una serie di due tendine mobili che si spostano durante la cattura dell'immagine e dietro allo specchio che ci permette di vedere quello che stiamo inquadrando nel viewfinder e che si solleva al momento dello scatto. Le mirrorless al contrario hanno purtroppo il sensore molto più esposto e vulnerabile a polvere e sporco di varia natura.

La pulizia del sensore piò avvenire tramite meccanismi automatici azionabili dai menù interni della fotocamera, che attraverso un meccanismo a vibrazione, cuore letteralmente il sensore per ripulirlo dalle impurità; questo sistema è molto di emergenza e serve nel caso non si abbia altro a disposizione perché non è molto efficace.

I metodi migliori per la pulizia dei sensori sono attraversi i già visti pennellini specifici morbidi oppure attraverso i blower, ossia delle piccole pompe manuali che vanno premute e che rilasciano un getto molto potente di aria, capace di spazzare le impurità dai sensori.

La tecnica corretta per la pulizia del sensore con il blower è capovolgerla verso il basso e soffia l'aria verso l'alto in modo che le impurità cadono a terra e non rimangano all'interno della fotocamera.

Esistono anche dei liquidi speciali per la pulizia dei sensori che vanno utilizzati con cura ed una precisione millimetrica e che servono nel caso sul sensore siano presenti delle macchie. Questi liquidi vanno spalmati con appositi pennelli dalla punta in microfibra e con attenzione maniacale.

Spero che questa piccola guida vi sia risultata utile, io stesso ho utilizzato tutte queste tecniche e finora sono sempre riuscito a far funzionare le mie camere al meglio, ma come sempre prendetevi cura delle cose che amate e loro vi ripagheranno con anni di soddisfazioni.

Al prossimo mese!

Mattia Corbetta

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ACCIDENTALLY IN WORDS

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ACCIDENTALLY IN WORDS

Ciao followers!!

Oggi vorrei ringraziare i miei genitori per avermi indirizzata verso il liceo linguistico anni e anni fa, per aver insistito affinché’ imparassi qualche lingua straniera.

Purtroppo, anche se in passato ho speso anni a studiare francese e tedesco, devo ammettere di essermi dimenticata moltissime parole.

Ma tra i vari tasks da completare ho in programma anche questo e prima o poi mi ritaglierò del tempo per riportare alla luce le mie conoscenze linguistiche.

Intanto, posso dirvi che, grazie alla fatica fatta durante la scuola media e superiore, oggi giorno posso vivere qui in Inghilterra e cavarmela (più o meno bene).

Con il mio articolo di maggio, vorrei di far capire a tutti voi lettori, in particolare mi rivolgo al pubblico più giovane, quante porte si possono aprire una volta che si impara a parlare una seconda lingua. La comunicazione è la chiave che abilita l’accesso a un nuovo mondo, ricco di relazioni, che permette di allargare la mente.

Mi sono fermata un attimo a riflettere e ho capito quante nuove persone ho incontrato da quando vivo qui, ciò è accaduto perchè io sono in grado di comunicare con loro. Ovviamente, la maggior parte del popolo inglese non ha la minima idea di cosa sia la lingua italiana e non ci pensano nemmeno a mettersi a studiarlo o sforzarsi di capirlo.

Ma sapete cosa vi dico? Che non ci sono problemi, perchè mi sbatto io a parlare inglese, con il mio funny Italian accent e tutto ciò che ne comporta. Non avete idea della marea di gente che mi prende in giro per la mia inflessione, per la mia pronuncia o dell’imbarazzo quando non mi so come si pronuncia un vocabolo.

Poi rifletto e penso che loro ridono, ma non hanno realizzano quanto io e tutti coloro che parlano lingue straniere sono anni luce.

Col senno di poi, avrei voluto avere la fortuna di andare in scuola bilingue o di avere una nanny straniera che mi avesse insegnato, fin da piccola, una lingua in più.

Vi immaginate la fortuna di apprendere una seconda lingua, senza nemmeno fare lo sforzo di studiare, perché i bambini apprendono in automatico quando sentono gli adulti parlare.

Il punto saliente: la capacità di comunicare. Questo ci permette di viaggiare e ampliare i nostri orizzonti. Se siamo in grado di parlare discretamente una lingua, possiamo cercare lavoro anche all’estero, possiamo incontrare più persone nuove, possiamo decider di trasferirci in un altro Paese.  

Oltre a tutte queste importanti possibilità, ci sono anche altri aspetti della vita quotidiana che possono trarre vantaggio.

Ad esempio, stamattina pensavo a quanta musica straniera ascolto ogni giorno e finalmente (dopo secoli che ripetevo parole a caso) posso capire i testi e cantare consapevolmente! Posso leggere libri in lingua originale e ovviamente guardare film etc.

Personalmente, l’aspetto più importante per me è la capacita di comunicare e la conseguente opportunità di conoscere persone fantastiche, che mai avrei potuto incontrare se non avessi saputo rompere il ghiaccio e iniziare una conversazione.

Quindi grazie mamma e papa e vari insegnanti perchè, dopo essermi lamentata per anni di quanto fosse noioso andare a scuola e fare i compiti, oggi mi rendo conto della brillante chance che ho avuto e ho tutt’ora.   

Insomma, quello che vorrei caldamente consigliare ai giovani e in generale a tutti è di dare importanza allo studio delle lingue straniere, qualunque esse siano.

Più lingue riuscite a imparare, anche solo parlare senza scrivere, più porte vi si aprono.

Immaginate che il vostro mondo, le persone che conoscete, la musica, i film e i libri che vi piacciono, potrebbero essere duplicati, se solo foste in grado di comprendere una seconda lingua.

Soffermatevi su questo punto, riflette e traete le vostre conclusioni.

Capirete ben presto che la comunicazione è il pass partout.

Il tempo è prezioso ed e fondamentale scegliere un motivo valido per cui utilizzarlo.

Viaggiare è il miglior modo per allargare i propri orizzonti e ampliare la propria conoscenza, Scegliete la vostra meta, imparate le basi della lingua giusto per “sopravvivere” e partite verso la vostra nuova avventura!

 

Silvia SISSY Castello

 

 

   

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Street Art al femminile: Bambi

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Street Art al femminile: Bambi

Donna, nata nei primi anni 80, ha frequentato il St. Martin’s College, attiva nel borgo londinese di Islington negli ultimi anni. Segni particolari: si dice sia una famosa pop star. È Bambi, la street artist definita la “Bansky al femminile” per la nazionalità british e il mistero che avvolge la sua identità.

Armata delle sue bombolette spray, ha passato anni, sin da quando i suoi graffiti sono apparsi per la prima volta sui muri di Londra, a eludere la polizia fino a quando non è stata lanciata nel mondo dello “star system” dal rapper Kayne West che, in occasione del matrimonio, ha regalato a sua moglie Kim Kardashian il suo ritratto seminudo disegnato proprio da Bambi.

Anche Brad Pitt, Angelina Jolie, Cara Delevigne, Adele, Robbie Williams sono tra i suoi ammiratori nonché collezionisti delle sue opere.

L’ultima stella dei graffiti ha iniziato ad attirare l’attenzione su di sé nel 2001 quando a Camden Town apparve l’immagine di Amy Whinehouse che scatenò un dibattito sulla tutela della street art e che è ora protetta con il Perspex (una tipologia di plexiglass, ndr).

 Altri protagonisti noti dei suoi graffiti sono Madonna, la Regina d’Inghilterra, Usain Bolt e addirittura Papa Benedetto XVI mentre saluta con due dita con la scritta “Rude Pope”. In un’intervista ha dichiarato che tra le sue creazioni le sarebbe piaciuto avere Michael Jackson, Jimi Hendrix e Freddie Mercury. Le star internazionali dunque sono l’oggetto del suo lavoro insieme a tematiche politiche e femministe. La sua tecnica oltre alle bombolette spray utilizza materiali pregiati quali polvere di diamante e foglia oro a conferma dell’idea di molti critici d’arte secondo cui la street art, nata come un’alienazione urbana, sia diventata desiderio per coloro che sono benestanti e hanno una buona posizione sociale. È un vero fenomeno ma lei vuole continuare a tenere segreta la sua identità “sia per ragioni di sicurezza sia perché tutela la mia libertà creativa”, ha detto l’artista. “Mi piace intrattenere e divertire le persone con la mia arte, – ha inoltre affermato in una rarissima intervista radio – so che quello che faccio è illegale. Il problema è che non so resistere a una parete bianca”.

Le sue opere sono avvolte in un velo di mistero che le rende ancora più affascinanti.

La Street Art, quella vera, non delude mai.

 

Valentina Poerio

 

"Un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata".

Keith Haring

 

 

Credits:

theculturetrip.com

huffingtonpost

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C'era una volta Camelot...

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C'era una volta Camelot...

La leggenda della spada

 

Ed eccoci qui di nuovo al nostro consueto appuntamento con il mondo NERD, anche se ormai ultimamente sto virando molto più sul cinema, faccio le veci di Vali, infatti anche questo mese vi parlerò di una pellicola che ho visto recentemente al cinema e che aspettavo da taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaantissssssssssssssssssssssssimo tempo, e, no, non è Pirati dei Caraibi, ma bensì l'ultimo sfavillante lavoro di quel genio di Guy Ritchie, ovvero King Arthur – Legend of the Sword o come diamine lo hanno poi ribattezzato in lingua italica!

 

Partiamo dai protagonisti, un cast degno di rispetto, non ai livelli di Avengers ma che segue comunque lo "stile" che distingui Ritchie, ovvero il duo di attori famosi a cui gira attorno il supporting cast; mi spiego meglio, se per Sherlock Holmes abbiamo avuto Robert Downey Jr e Jude Law, per questo film invece abbiamo sempre il buon Jude Law ma in una veste diversa dal solito, e Charlie Hunnam, che molti di voi conosceranno per la serie Vikings, a cui si aggiunge Eric Bana, Djimon Honsou e tutti gli altri.

Veste diversa del buon Jude in quanto non è la spalla dell'eroe come nelle precedenti pellicole dell'investigatore di Baker Street 211 B, ma pensi l'antagonista, il cattivone del film , ovvero Vortigern, fratello di Uther Pendragon, e devo ammettere che fa uno strano effetto vederlo come villain dopo tutte le atmosfere e le avventure scanzonate al fianco di Mr. Iron Man, a riprova di quanto sia un talento eccelso nella recitazione.

 

La storia del film prende spunto dal libro di Thomas Mallory, La Morte di Artù, e racconta appunto di come Uther viene tradito e ucciso dal fratello pur di avere il potere della Spada, Excalibur, tramandata da Merlino alla stirpe dei Pendragon, e di come ovviamente dopo aver eliminato il fratello grazie all'utilizzo di poteri oscuri, diviene il temuto Re d'Inghilterra.

Nel frattempo Arthur cresce nei sobborghi di Londinium in un bordello, dove impara rpesto le leggi della strada e a come farsi valere e rispettare da chiunque gli si pari davanti, fino al momento fortuito in cui entra in possesso di Excalibur e comincia da qui la scalata al trono di Camelot, cercando in tutti i modi di porre fine alla tirannia di Vortigern grazie all'aiuto della Resistenza.

 

Il tocco di regia di Guy Ritchie si nota subito in diverse cose, riprese cinematiche di alcune scene come avvenuto in Sherlock, che dona quel pizzico di reale e tangibile alla scena, e l'utilizzo esaltante e preponderante di effetti speciali e scene rallentate come accadeva anche in Sherlock atto ad enfatizzare i combattimenti e il potere che Excalibbur dona ad Arthur.

Pellicola decisamente godibile ed elettrizzante, trama assolutamente non pesante e ritmo del film veramente veramente veloce che non lascia indietro niente al contempo, e come nella tradizione dei film del buon Guy, scene esilaranti e battute sarcastiche a non finire.

Menzione d'onore alla colonna sonora, veramente ben fatta e con una scelta di canzoni decisamente intrigante per mantenere la concentrazione dello spettatore sempre a livello!

Se anche voi avete avuto la possibilità di guardarlo, fatemi sapere cosa ne pensate sotto nei commenti!

 

Al prossimo mese, e vi anticipo già che se non capitano cose strane, a Luglio torneremo finalmente a parlare di Manga e Anime, ma..non diciamolo troppo forte eh... =)

 

Sayonara Mellin

 

Lorenzo Ferrari

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FASHION DESIGNER ! What should I do?!

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FASHION DESIGNER ! What should I do?!

Buongiorno a tutti miei cari lettori!

L’argomento che andrò a toccare oggi è un argomento che, in questo periodo, mi tocca in particolar modo.

I compiti che caratterizzano il mestiere della stilista sono, al contrario di quanto si possa pensare, i più disparati! Specialmente quando la persona nel ruolo prima citato gestisce da sola un’attività e quindi non ha la possibilità di delegare persone fidate perché svolgano i suoi compiti.   L’argomento che quindi toccherò oggi è la preparazione di una nuova collezione, partendo dal principio fino ad arrivare alla conclusione cercando di andare per punti.

1.       Per cominciare , la stilista, deve immaginare ed indentificare un mood generale della collezione che sia poi d’ispirazione per la creazione di tutti gli abiti e perché questi siano in linea con un’idea unica.

 

2.       Lo stilista comincia ad intavolare alcune bozze sulle quali costruire i modelli delle collezioni.

 

 

3.       A questo punto i disegni cominciano ad assumere un impronta più tecnica arricchendosi di particolari come la tipologia del tessuto, i dettagli , i colori e tutte le altre particolarità tecniche.

 

4.       Con i disegni ultimati, lo stilista può decidere come procedere a seconda di Budget, tempi e numero di capi presenti nella collezione scegliendo se interpellare aziende per la produzione della prima campionatura o se dedicarsi personalmente alla produzione di quest’ultima.

 

 

5.       Realizzati i capi campione si passa alla parte economica dove viene identificata un’idea di prezzo per la vendita al dettaglio o ad eventuali Buyer acquisibili.

 

6.       Con i campioni realizzati ed i relativi prezzi , lo stilista può procedere con la parte di pubblicità della collezione che spesso e volentieri si effettua con un book fotografico , una sfilata e l’esposizione nel proprio negozio o in uno spazio dedicato.

 

I punti da me sopra indicati sono , a grandi linee, i principali punti da seguire per consentire allo stilista la realizzazione di una collezione.

Ho iniziato questo articolo dicendo che l’argomento mi tocca particolarmente in questo periodo in quanto, proprio in questi giorni, sono alla prese con la realizzazione di una nuova collezione in previsione della “African fashion WEEK”, evento che si terrà i primi di Luglio a Barcellona e al quale avrò la fortuna di partecipare. Riassunta in 6 punti potrebbe sembrare un qualcosa di semplice o comunque non troppo complicato ma credetemi, per quanto io ami il mio lavoro e per quanto io lo faccia con passione e orgoglio, è qualcosa che ti spreme le energie fino all’ultima risorsa e ti lascia in una condizione di stress perenne che a volte risulta difficile da gestire!

Eppure, vivere queste esperienze lascia sempre qualcosa di così grande e forte in energie positive che gli strascichi si trascinano ancora per mesi… Il vedere uscire le proprie creazioni indossate da professionisti del mondo fashion, sentire il proprio lavoro, che poi è la propria passione, apprezzato… è qualcosa che ci si porta dentro per diverso tempo… Spero di poter presto condividere con voi questa esperienza con scatti e sensazioni provate!!! Sono certo che questa African fashion week sarà davvero una gran bella esperienza!

Saluti a tutti dalla vostra Tatiana Fusi.

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