#33 Warm Feelings

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#33 Warm Feelings

Ogni anno è sempre una bella sfida scrivere un editoriale in un periodo così denso di cose da fare, commissioni e scazzi, nebbia e profumo di tè alla cannella ad assalirci davanti ogni bar illuminato nel buio precoce del pomeriggio.

Ogni anno mi riprometto di scrivere qualcosa di interessante, magari positivo o stimolante, però ogni anno questo periodo è sempre meno magico, meno interessante, meno "natalizio" per lasciare il posto a persone alla Woody Allen, che nevroticamente camminano avanti ed indietro presi dalle loro paranoie, impegnati mentalmente nel loro mondo e noncuranti di cosa e soprattutto chi li circonda.

Tradizionalmente la festa della nascita di Cristo per il popolo cristiano, è stata strappata dalla chiesa ai pagani, occupando il 25 con questa festa in modo che andasse a sostituire la festa dei saturnali, religione romana dedita al culto del Dio Saturno, e quindi imponendosi come nuova festa universalmente riconosciuta. Secondo molti scritti la nascita del Cristo viene indicata verso Aprile e quindi essendo una stata spostata di pacco per andare ad interferire, essa si basa sulla repressione di un culto precedente.

Come possiamo quindi noi prendere sul serio una festa che si basa su di una bugia? L'intera "tradizione" cattolica è un vero e proprio tentativo, riuscito peraltro, di discriminazione religiosa che poi con il tempo si è trasformata in mera commercializzazione economica. A che scopo festeggiarla?

Non è facilmente che sono riuscito a darmi una risposta: lo scopo di questa festa ha da molto superato quelli proposti dalla sua instaurazione in epoca romana. Ogni volta che si riesce a passare del tempo con le persone a cui si vuole bene, anche senza farsi regali ad ogni costo, senza ostentare nulla a nessuno, ma godersi il piacere della reciproca compagnia in un giorno di relax e spensieratezza, questo per me è il vero significato di questa festa che di pace e bontà ormai ha solo gli spot della Coca-Cola.

Un augurio di un felice e sereno natale ed ovviamente anno nuovo da parte mia e da parte di tutta la meravigliosa redazione di Forge of Talents che vi da appuntamento con un numero molto particolare!

 

Mattia Corbetta

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Astana, una città  dalle grandi ambizioni

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Astana, una città dalle grandi ambizioni

Salve a tutti! Bentornati Amici di Forge!!!! Oggi vorrei scrivere un articolo leggermente diverso da quelli che siete abituati a leggere!  Potremmo definirlo un "piccolo diario di bordo", infatti  mi piacerebbe parlarvi dell’ ultimo viaggio che ho intrapreso;  un itinerario davvero speciale che mi ha permesso di scoprire un Paese che da sempre mi  ha molto affascinato.

Il mese scorso, non soddisfatto delle temperature invernali italiane, ho deciso di intraprendere una breve esperienza di qualche giorno in Kazakistan: precisamente ad Almaty, capitale della Repubblica Kazaka dal 1991 al 1997 ed Astana, attuale capitale dello Stato.

Ammetto che le temperature in quei giorni hanno raggiunto valori incredibili, al limite della sopportazione umana (almeno per noi Europei), infatti si passava da una massima di- 5 gradi a una minima di -27 gradi!!! Si, si avete proprio letto bene -27 gradi!!!! Con questo freddo dopo un quarto d’ora all’ aperto il mio corpo, sebbene coperto con ogni abito pesante possibile ed immaginabile,  incominciava ugualmente a raggrinzirsi e a congelarsi! 

Il Kazakistan è uno Stato transcontinentale dell’Ex Unione Sovietica, a cavallo tra Europa ed Asia, divenuto indipendente nel 1991 assieme a Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

Ma chi ci vive in Kazakistan?  Voi sicuramente ribatterete : “…I Kazaki no? ” Si esatto!! Ma non è proprio corretto, ( naturalmente prima di partire avrei risposto la stessa cosa anche io), infatti la popolazione kazaka rispecchia solamente il 60% dell’intera popolazione,  il resto è rappresentato da cittadini Russi rimasti in questo Stato dopo lo scioglimento del Regime, e da altre minoranze tra cui Uzbeki, Coreani e Ceceni.

Avendo poco spazio a mia disposizione tralascerei il primo giorno ad Almaty, una città che nonostante “i casermoni” in stile sovietico non mi è per nulla dispiaciuta; ammetto che avendola visitata in inverno non ho potuto assaporare tutte quelle piccole cose che si possono percepire nei periodi più caldi, anche perchè da quello che ho potuto vedere in questi pochi giorni, il Kazakistan a livello naturalistico e paesaggistico  ha veramente parecchio da offrire .  (se non ci credete guardate le foto!!)

 

ALMATY (CAPITALE FINO AL 1997)

Preferirei quindi focalizzare di più l'attenzione su Astana, una città che negli ultimi anni ha subito parecchi cambiamenti e da quello che ho potuto osservare, posso affermare con certezza  assoluta che nei prossimi 5-10 anni ci saranno sicuramente ulteriori mutamenti.

Si dice in giro, che nella classifica delle capitali più fredde al mondo, Astana occupi il secondo posto, prima di Ottawa in Canada che occupa il terzo e dopo Ulan Bator in Mongolia che con i suoi-25 gradi medi di temperatura ne detiene il primato;  posso assicurare che la posizione è meritata! Un gelo mai sentito prima che oltrepassa capotti sciarpe e berretti diffondendosi lo stesso per tutto il corpo. Un freddo che va ai limiti della sopportazione a cui non ci si abitua facilmente; solo gli abitanti del luogo riescono a passeggiare tranquillamente restando impassibilmente fermi a lato della strada ad aspettare l'autobus.

Dopo un giorno intero di nevicata No Stop finalmente ad Astana troviamo il sole, (non oso immaginare se non ci fosse stato …) e dopo qualche minuto di acclimatamento riesco finalmente a vedere i recenti edifici avveniristici per cui la città è famosa in tutto il mondo.

Per pochi attimi, guardando la città che mi si presenta davanti,  rimango a bocca aperta  e mi passano per la mente una serie di plausibili domande: " Perchè edificare una città quasi futuristica in questo posto desolato, dove non c'è nulla per chilometri e chilometri?  Perchè costruire edifici cosi diversi e così sproporzionati tra di loro, palazzi giganteschi costituiti da vetri luccicanti, placcati d'oro che sembrano quasi usciti dalla vecchia sigla di Dynasty? (ve la ricordate? click) Ma come fanno gli abitanti a vivere a queste temperature come se nulla fosse?"

 

ASTANA

Tutto ha inizio nel 1997 con lo spostamento della Capitale da  Almaty ad Astana e con la rielezione del Presidente Nursultan Äbişul Nazarbaev che  sin dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica ha svolto il ruolo di governante della Nazione. Le idee progettuali per dare una nuova immagine alla città, sono molte così vengono chiamati al cospetto del Presidente,  gli Architetti Norman Foster ( Lo ricorderete sicuramente per la Swiss Re di Londra ) e Kisho Kurokawa che, con l'apporto di designer locali, hanno il duro compito di realizzare i lavori. A distanza di pochi anni vengono costruiti numerosi edifici tra cui:

- il Palazzo Presidenziale,  che con i suoi 80 m di altezza detiene il primato di palazzo presidenziale più alto del mondo; lo si riconosce da lontano grazie ai suoi riflessi dorati (forse fin troppo dorati)  e alla sua cupola di colore blu. 

Golden Towers ("the Beer Cans"), due giganti torri di vetro dorato, posizionate non molto lontano dal Palazzo Presidenziale; effettivamente ricordano  2 lattine di birra e credo proprio che sia abbastanza appropriato il nome attribuito dalla popolazione.

- Bayterek Tower, il punto più importante della piazza dove l'occhio focalizza la sua attenzione; si dice che l'dea concettuale di questa torre di 97 m di altezza che simboleggia  l' uovo dorato di un albero mitico, sia stata abbozzata  su un tovagliolino di carta proprio dal Presidente. La torre è visitabile e dalla cima si può osservare tutta la città.

- Palazzo della Pace, una piramide di 77 m di altezza che ospita ogni 3 anni T"the Congress of Leaders of World and Traditional Religions"  l'interno è composto da una camera circolare ispirata alla sala riunioni del Consiglio di Sicurezza di New York .

- Hazrat Sultan Mosque, la religione principale del Kazakistan è quella sunnita, ( il ramo maggioritario dell'Islam), si contano circa 2300 moschee in tutto il Paese,  e quella di Hazrat si considera  la più grande con ben 10.000 fedeli.

- Astana Opera House, costruita intorno al 2010 e voluta espressamente dal Presidente Nursultan Äbişul Nazarbaev in stile greco; difatti ricorda parecchio antico tempio con colonne simil-corizie, nartece, timpano e quanto altro... Beh, che dire... ciò è surreale; ammetto che non mi è mai capitato di vedere una costruzione del genere, snaturata dal suo ambiente originario dove e costeggiata da palazzi dorati (a dirla tutta non è neanche da paragonare a un tempio greco originale che sta bene dove sta ne suo contesto naturale).

Khan Shatyr Shopping Centre, progettato per fornire agli abitanti una serie di servizi civici, culturali e sociali tutti al riparo all'interno di un ambiente climatico tropicale possiamo definirlo 'un mondo dentro'  che offre un confortevole e gradevole microclima tutto l'anno, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche esterne. L'edificio ha una struttura ha una tipica struttura a tenda, spesso ricorrente nell' Architettura nomade Kazaka e racchiude un'area di oltre 100.000 metri quadrati che comprende:  un parco urbano in scala, con una pista da jogging di 450 metri,  un'ampia varietà di negozi e strutture ricreative,  ristoranti, cinema e spazi di intrattenimento che possono ospitare un ricco programma di eventi e mostre.  

 

E' sempre stato un sogno poter vedere con i propri occhi una città di questo tipo, lo ammetto, non condivido parecchie cose di questo modo di costruire: per esempio questo illimitato uso del suolo che impone la costruzione di palazzi ammassati e disomogenei;   questi   palazzoni enormi, sovradimensionati che scimmiottano il capitalismo occidentale; questa riproposizione di vecchi stili classici che distruggono ogni senso di armonia con l'ambiente circostante... ) potrei andare avanti ancora parecchio, ma preferisco fermarmi qua con gli aspetti negativi anche perchè tutto sommato, riflettendoci bene sopra non ci troviamo a Roma, o Parigi o in qualsiasi altra città europea a cui siamo abituati ad osservare... Siamo ad Astana!  un luogo inusuale per noi Occidentali, un posto in cui, fino a poco tempo fa, vivevano popolazioni nomadi  che sicuramente non avevano nessuna intenzione di confrontarsi con il resto del mondo facendo apparire la propria superiorità con l'Architettura.

Percui posso felicemente dirlo: "Da Architetto, sono rimasto piacevolmente sorpreso ed affascinato!" Questa veloce trasformazione da landa desolata a città urbanizzata ha veramente dell'incredibile e credo proprio che sentiremo sempre di più parlare del Kazakistan, di Astana e di tutti i mutamenti (sia positivi che negativi) che penseranno di ideare per questa futuristica città orientale. Basti solo pensare ai prossimi ed immediati lavori di Expo 2017...

Un saluto!

TIZIANO ZERBO

 

CREDITS:

http://www.thenational.ae/

http://futbolgrad.com/

https://cdnolympic.files.wordpress.com

http://aboutkazakhstan.com/

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TIME #100

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TIME #100

Ogni anno milioni, anzi miliardi di fotografie vengono scattate, pubblicate, analizzate e condivise online, su libri e riviste. Ogni anno milioni di fotografie servono a raccontare storie, documentari i tempi o a scopo puramente ludico e di divertimento immediato.

Tuttavia il TIME, rivista americana di notizie, fondata nel 1923 a New York, è una istituzione a livello mediatico, basando molta della propria fama alle celeberrime cover ed importanza a foto spettacolari o particolarmente significative.

Ogni anno il TIME Magazine stila una lista delle 100 foto che hanno caratterizzato l'anno che volge al termine (visionabile qui link).

Come ogni anno mi piace visionare questi pezzi della storia contemporanea e cerco di suddividere queste foto in gruppi o tipologie, legati magari ad ambiti specifici.

Qui sotto ho raggruppato alcune delle foto importanti a livello politico, riferite all'uscita dall'Europa della Gran Bretagna con il celeberrimo referendum "Brexit", che ha gettato nel caos l'Europa ma forse ancora di più il governo inglese.

Il secondo gruppo è sempre politico e si riferisce alla situazione oltreoceano, con l'elezione del presidente americano, elezioni vinte dal candidato repubblicano Donal Trump contro la rivale Hilary Clinton, combattuta tra campagne elettorali, feste, bambini da baciare e selfie (lasciando spazio anche ad una scena molto naturale di due coniugi che mangiano tranquilli la colazione) passando poi per la visita del presidente USA uscente Barack Obama alle terre cubane: un evento storico.

Il blocco che segue riprende alcuni degli eventi peggiori dei nostri giorni: dall'arresto di una dimostrante contro una sparatoria fatta dalla polizia, l'omicidio a Charlotte di un uomo da parte sempre della polizia, dimostrazioni di violenza a Johannesburg, manifestazioni violente in Turchia (in particolare ad Istanbul) e gravi attacchi al parlamento in Kosovo. Totalmente surreale invece l'ultima foto che mostra la visita dell'Emiro Muhammad Sanusi II in Nigeria che, ostentando ricchezza assoluta, passa in mezzo alla povertà e desolazione.

La sezione che segue si riferisce alle ferite sanguinanti peggiori del nostro tempo, con i conflitti armati in Francia, Grecia, Turchia, Siria, Libia, Kurdistan ed Iraq. Le immagini raccontano di tempi duri, conflitti in cui nessuno vince, sangue e dolore. Ogni foto è un tuffo al cuore che ci mette al corrente di una battaglia lontana in cui l'unico ad uscire sconfitto è l'essere umano stesso.

Omicidi, guerre e conflitti armati mai come negli ultimi 10 anni sono stati al centro delle discussioni politiche e soprattutto fotografiche, con numerosissime fotografie entrate nelle classifiche, sulle copertine delle riviste ed esposte nei musei, ma senza che queste producessero mai un reale scandalo o una forma di protesta globale contro le guerre. La verità è che ormai siamo desensibilizzati ed abituati a queste immagini.

Come italiani non possiamo scordarci dei migranti, che attraversano il mare nelle "navi della speranza", fronteggiando il mare, senza viveri ed in condizioni terribili, affrontando la morte nella maggior parte dei casi e consegnando al mare moltissime vite, di uomini, donne e bambini.

Volevo chiudere con una sezioni dedicata agli sport, alle competizioni, da Bolt alle medaglie olimpiche di ginnastica alle prove dell'IRONMAN World Championship, perché dopo tutta la violenza è bello vedere risolversi i conflitti e le rivalità con gare innocue in cui vince il più forte, il più abile o il più fortunato a volte, senza conseguenze che costino vite e lacrime (ad eccezione di quelle di gioia, fatica e tristezza degli atleti che ce l'hanno messa tutta).

Come avrete visto dalla moltitudine di immagini di quest'anno, la maggior parte delle immagini scelte riguardano le elezioni USA ed i conflitti mondiali, che purtroppo fanno molta notizia e sono eventi terribili e che DEVONO essere seguiti, documentati e consegnati ai posteri perché possano imparare, inorridire di fronte a certe scelte ed essere consapevoli per prendere migliori decisioni in futuro.

 

Mattia Corbetta

http://time.com/top-100-photos-2016/

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Ehhh...allora BUON NATALE !

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Ehhh...allora BUON NATALE !

Un altro Natale è arrivato e come ogni anno la redazione musica è sotto stress tra molteplici eventi, serate dal vivo e piccole tourneè.

Ringrandovi con il tutto cuore per il vostro calore e supporto dimostratoci in questi mesi, Vi auguriamo un felice Natale e un augurio per un Nuovo Anno pieno di gioia e tanta fortuna.

Un regalo per tutti Voi: 3 link con le canzoni tipiche natalizie scelte dal vostro Maxxuel.

 

Emanuele Beltrame

 

BUON NATALE !

 

 

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Un'attesa lunga dieci anni

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Un'attesa lunga dieci anni

Tanto è durata, da quel lontano 2006 quando venne mostrato al mondo il progetto che Square Enix aveva per l’universo di Final Fantasy, ovvero la Fabula Nova Cristallis, una serie di giochi collegati l’uno all’altro; una serie di giochi tra cui spiccava quel Final FantasyVersus XIII che cambiò il modo di vedere la saga (operazione in parte già riuscita con FFXIII) , con una svolta decisamente più action e una scelta dei personaggi molto più tetra e oscura rispetto a quello a cui ci avevano abituati.

 

Sono stati 10 lunghi anni di trailers, di smentite e di rumours, 6 anni dopo aver completato il 13 su PS3, finalmente, dopo lo slittamento da fine settembre a novembre, riesco a mettere le mani su Final Fantasy XV, nato Versus XIII, e la smania di cominciare a giocarci mi assale tanto che dopo una settimana di gioco sono a circa 45 ore, livello 47 e all’ultimo capitolo della storia, il 14.

 

Ora sto scrivendo con la cognizione di causa, ho finito la storia principale e, sinceramente, la trama è qualcosa che ti colpisce direttamente nei feels come si suol dire oggi, calma e pacata all’inizio, un vortice di avvenimenti e colpi di scena da metà in avanti, fino al Grand Finale con cui si conclude questa stupenda storia; non voglio spoilerare troppo, ma da Altissia in avanti ti prende veramente tanto, con conseguenti lacrime e pugni allo stomaco per quello che capita, il climax della storia arriva tra il capitolo 8 e il 12 in cui veramente si comprende il perchè di questi 10 anni di attesa, quasi ai livelli di quello che è stato l’8 e il 10.

 

Il gioco come molti saprete non ha più una strategia a turni, o una atb da riempire per poter effettuare le proprie mosse, ma si comporta come un action duro e puro con sempre le abilità da sviluppare dei personaggi e l’equipaggiamento da poter interscambiare come elementi RPG all’interno del gioco; la possibilità di crearsi le proprie magie basandosi sui 3 elementi fuoco, tuono e gelo a cui si può aggiungere un catalizzatore per modificarne effetto e potenza.

Questa svolta ha decisamente fatto storcere il naso ai puristi della saga, tanto che il nostro Redattore Mattia lo ha definito Devil May Fantasy in senso dispregiativo, ma io sono della corrente di pensiero che ormai i turni avevano fatto il loro tempo, ed era ora di lasciar spazio al nuovo che avanza.

il protagonista Noctis Lucis Caelum, figlio del Re Regis di Insomnia può contare sull’uso di tutte le armi presenti nel gioco, accompagnato dai fidi amici Gladio, Ignis e Prompto che svolgono il ruolo di tank, support e tiratore, mentre appunto il nostro principe può essere utilizzato come caster, ovvero mago, oppure come DPS combattendo con le armi di cui dispone.

Abbiamo un tasto per la difesa/schivata, uno per attaccare e uno per lanciarsi con le proiezioni, che sono diciamo il miglior sistema per ridurre le distanze dal nemico e infliggere danni maggiori in base alla distanza percorsa in questa maniera, oltre alle magie veramente forti anche se possono danneggiare i membri del nostro party oltre che i nemici.

 

Non può essere un Final Fantasy senza le summon, che in questa versione sono chiamate i Siderei e sono 6, ma di cui utilizzabili solamente 4 (a meno di cambiamenti con le prossime patch), anche se il loro utilizzo è quantomeno bizzarro; non sono più evocabili a comando, ma appaiono solo in determinate circostanze e in determinati ambienti.

Appunto il fatto che siano rare le loro apparizioni, fa si che quando capiti si scateni il finimondo e sostanzialmente pongano fine alla battaglia che stai svolgendo, e quando capita che si vede il trigger dell’evocazione su schermo e riesci nell’impresa, ti senti pervaso da un senso di soddisfazione e meraviglia, grazie ai bellissimi filmati di presentazione.

Ora in calce vi metto alcuni video, giusto le evocazioni dei Sei Siderei e un paio di combattimenti, spero gradiate la produzione!

 

Non voglio dilungarmi troppo ed essere prolisso, vi dico solo che se avete l’occasione di poterlo giocare non fatevela scappare, anche se siete tra i famosi puristi che ho citato prima, la storia di questo capitolo è veramente stupenda.

Non ho voluto parlare della storia, proprio perchè deve essere vissuta in prima persona giocandolo, non sarebbe la stessa cosa leggerla attraverso uno schermo!

 

Alla prossima!

 

Lorenzo Ferrari

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Natale? Natale!!!

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Natale? Natale!!!

 

Il Natale è ormai alle porte e adorando questo periodo dell’anno mi sono divertita a cercare delle tradizioni che appartengono ad altri paesi del mondo e ne ho trovate alcune davvero fantasiose.
Non sono luci e addobbi quindi, leggete qui…

 

Il caprone di Natale – Svezia

 

Il protagonista assoluto del Natale svedese è senza dubbio Yule Goat, il caprone della mitologia scandinava dalle corna ritorte. Nella cultura dei Paesi scandinavi Babbo Natale è appunto un uomo-capra (figura satanica nell’iconografia cristiana) e per tutta la Svezia è possibile vedere piccoli ornamenti di paglia a forma di capra appesi sugli alberi di Natale. Nella città di Gavle, in particolare, ogni anno viene montato un caprone gigante di paglia e  si rinnova la sfida tra le autorità locali e i vandali  che cercano periodicamente di distruggerlo. Dal 1966 ad oggi il caprone di Gavle è sopravvissuto solo 13 volte…
 
Scarpe volanti- Repubblica Ceca

Se sperate di trovare un paio di scarpe tra i regali di Natale, affrettatevi a scartarlo e partecipate anche voi a questa tradizione ceca. Durante la Vigilia di Natale le single del Paese si posizionano spalle ad una porta e lanciano una scarpa sopra le loro teste. Se la scarpa atterra con la punta rivolta verso la porta, la ragazza si sposerà entro l’anno, in caso contrario potrà sempre sperare nella proposta di matrimonio del calzalaio che riparerà il tacco della scarpa.
 
Il terrificante Babbo Natale – Chicago

Se decidete di andare a Chicago durante le feste, non dimenticate di acquistare una copia del Chicago Tribune,che ogni anno, in questo periodo, pubblica le migliori foto raffiguranti bambini terrorizzati, seduti sulle ginocchia dei Babbo Natale. Dispiace tanto per i piccoli pietrificati in una smorfia di terrore, ma le foto hanno un effetto molto comico. 
 

Krampus – Ungheria e Austria

Avete deciso di volare a Vienna per il Natale, ma una volta arrivati le celebrazioni sembrano richiamare più Halloween? Niente paura, nel Paese alpino e nella vicina Ungheria Santa Claus veste i panni del castigatore e le vittime designate sono i bambini cattivi che appaiono sulla sua personale lista nera. Un autentico demonio, con tanto di corna, lunghi peli e sguardo malefico. Il suo nome? Krampus e porta con sé catene ed un cesto nel quale rinchiudere i bambini particolarmente cattivi.
 


Kentucky Fried Chicken – Giappone

Strategia di marketing o conseguenza di un’idea geniale (o magari entrambe)? Fatto sta che KFC, una nota catena di fast food americana, particolarmente apprezzata in Asia, detiene l’esclusiva del cibo natalizio nel paese del Sol Levante. Un costume che risale a 40 anni fa, quando il gigante del cibo rapido convinse i suoi clienti che il menu natalizio messo a loro disposizione, era quello tipico statunitense. Il Colonnello Sanders, nei pressi dell’ingresso, si veste da Babbo Natale ed anche gli interni presentano addobbi in stile natalizio.

 

Ragnatele sugli alberi di Natale – Ucraina
 

In giro per il mondo, il Natale va sempre più in direzione di Halloween. Ne sanno qualcosa gli ucraini, che adornano gli alberi di Natale con tanto di ragnatele: una tradizione che affonda le sue radici in un passato fatto di miseria, in cui le famiglie più povere, che non potevano permettersi i costosi festoni, adornavano così l’albero natalizio. Al giorno d’oggi tali ragnatele sono fatte di cristallo, metallo vario, plastica ricoperta di brillantini o, più semplicemente, di carta.

Roller-skating Christmas - Caracas
 

A Caracas il Natale si passa sui pattini! Dal 16 al 24 Dicembre i venezuelani vanno persino in chiesa sui loro amati pattini a rotelle. Se tutto ciò non vi sembra abbastanza strano, che ne dite dei bambini che si legano il pollice del piede con un nastro in modo che i pattinatori glielo tirino? Questo gesto è simbolo di buon augurio!

Che meraviglia, mi è sembrato di fare il giro del mondo!

Tanti auguri cari lettori forgini!


Valentina Poerio

 

"Vorrei che potessimo mettere un po' di spirito natalizio all'interno di un barattolo e aprirlo un poco ogni mese".

Harlan Miller

 

Credits:

travelblog.it

riciclocreativo.it

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LOOK PER UN CAPODANNO SPECIALE

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LOOK PER UN CAPODANNO SPECIALE

Avete già pensato a come vestirvi la notte più lunga dell’anno?? No?? Ecco a voi qualche suggerimento!!

E’ tornato di moda il velluto, negli anni passati era considerato vecchio, fuori moda, proprio da evitare! Invece eccolo, quest’inverno, fare la sua ricomparsa in tutto il suo splendore, lo si trova in differenti colori, per capodanno lo consiglio nero, rosso scuro, grigio perla, sia per tubini che abiti lunghi mentre per chi non ama scoprire le gambe, può essere benissimo abbinato anche a dei pantaloni!

Il pizzo continua la sua scalata, perfetto per eleganza e sensualità! Giocare con il vedo non vedo, lungo o corto non importa …l’importante è che sia un abito che vi fa stare bene!

La gonna a ruota, o a ruota con pieghe va bene per tutti i fisici! Per chi ha i fianchi prominenti consiglio un modello a vita in tessuto taftà con una camicetta in contrasto, magari in chiffon! Altrimenti a completare un abito!

Per la serata di Capodanno potete osare anche con abiti metalizzati, che donano luminosità! Potete anche aiutarvi con abiti o top in paillettes, sfavillanti che vi faranno letteralmente brillare!

Non sono da sottovalutare gli abiti plissettati, long dress, mini dress, gonne o pantaloni che vi garantiranno un look leggero e fresco!

Buone feste a tutti!!!

 

 

 

link:

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ACCIDENTALLY IN WORDS

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ACCIDENTALLY IN WORDS

I am NOT a liar!!!!

Il mio chiodo fisso è sempre questo, non ne posso più di non poter mai dire quello che realmente penso, solo perchè la gente non è in grado di affrontare la realtà.

Life sucks ed è un dato di fatto.

Viviamo i un mondo popolato d persone pronte a tutto pur di vere la meglio e la maggioranza non sa nemmeno cosa sia il rispetto reciproco.

Non trovo affatto giusto far credere ai bambini che la vita sia tutta rose e fiori.

Non possiamo sperare che se la cavino in questo mondo così ostile, se per anni mentiamo facendo credere loro di vivere in un cartone animato . il “vissero felici e contenti” va guadagnato dopo anni di fatica e spesso sofferenza, purtroppo il mondo reale è così.

Gli esseri umani sono in competizione ogni giorno e i bambini iniziano fin da piccoli a capire che il più forte ha la meglio sugli altri.

So perfettamente che non è un lezione di vita positiva, ma personalmente non me la sento di raccontare bugie.

Come posso mentire di fronte ad una realtà così evidente?

Per farvi un po’ un’idea vi dico che qui in Inghilterra i bambini a scuola non hanno test o verifiche di alcun genere, per evitare di dover dare voti e valutazioni. Immagino sia una politica mirata ad evitare preferenze e pregiudizi tra gli allievi: si cerca di creare un clima più rilassato, adatto all’ insegnamento e all’ apprendimento, senza l’ansia di essere sotto esame.

Apprezzo l idea, sotto questo punto di vista, ma penso che a lungo termine possa portare a spiacevoli conseguenze.

Se durante tutta la carriera scolastica i bambini non imparano ad impegnarsi e studiare per essere premiati, finiranno per non abituarsi mai.

Questo approccio cosi gentile farà credere loro che nella vita tutto è dovuto, mentre sappiamo bene che non è così affatto.

Il più delle volte il percorso è in salita, pieno di curve e ostacoli.

Secondo la mia modesta opinione, i bambini meritano la verità, anche se fa male ed è pesante da digerire.

Meglio prepararli gradualmente a ciò che li aspetta, altrimenti, una volta lontani dalla nostra protezione,, non sapranno cavarsela da soli.

La pillola della verità è amara (e qui mi viene in mente “The Matrix”)  ma sono convinta che sia meglio affrontare la realtà, piuttosto che vivere di bugie.

Un domani, quando i nostri piccoli eroi cresceranno, avranno meno difficoltà a farsi strada, se li avremo già abituati a lottare. Chissà , magari ci ringrazieranno pure per aver dato loro la chance di aprire gli occhi al momento opportuno.

Quindi sono e sempre sarò una sostenitrice accanita della verità, anche se rode, ma sempre meglio che una menzogna.

 

Life it’s hard, it’s a matter of fact, but what does not kill you makes you stronger….

 

Buon Natale amici lettori, ci ritroveremo nell’ anno nuovo..

SILVIA SISSY CASTELLO

 

 

 

 

  

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ZeNzY LoVerS!

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ZeNzY LoVerS!

Bentornati amici Forgini!!! 

Con il Natale alle porte in questo numero vi vogliamo parlare del mitico Omino Biscottino, alias Zenzy, GingerMan o semplicemente Omino Pan di Zenzero!!!

Si, lo conosciamo tutti ma... sapete la sua storia?!

Pur essendo un dolce tipico di tradizione anglosassone, l'omino pan di zenzero ha acquistato negli ultimi anni sempre più fama anche dalle nostre parti, entrando nell'immaginario comune come il biscotto di Natale per eccellenza.

I gingerbread vengono confezionati con le tipiche forme natalizie: stelle, casette, fiocchi di neve, stivali e con la classica forma a omino (gingerman), quella che è diventata la più famosa dopo l'uscita del film Shrek, dove uno dei personaggi principali è proprio Zenzy, l'omino di pan di zenzero.

Il loro nome deriva dalla parola latina "zingiber", cioè zenzero, per via del fatto che la spezia prevalente nell'impasto dei gingerbread è proprio lo zenzero, ma vengono usate anche cannella, chiodi di garofano e noce moscata.

Le origini storiche degli omini pan di zenzero sono piuttosto misteriose.
Secondo una leggenda, il primo esemplare sarebbe apparso alla corte inglese della regina Elisabetta I. Di indole scherzosa, la grande monarca si narra facesse spesso dono ai propri cortigiani di focacce che ne riproducevano le fattezze. Ma se l'apporto della regina inglese alla diffusione del "gingerbread man" è storicamente incerto, sappiamo comunque essere stato proprio il XVI secolo il momento di maggior splendore per questo caratteristico dolce. In quel periodo fu la Germania, e in particolare la città di Norimberga, a costituire il centro della produzione di dolci di pan di zenzero.
Un notevole impulso alla loro diffusione venne nell'Ottocento dalle fiabe dei fratelli Grimm e in particolare da quella di Hansel e Gretel, con la casetta di marzapane. Le vetrine di fornai e panettieri iniziarono, infatti, a riempirsi di casette decorate con glassa e foglie d'oro, omini sorridenti e croccanti animali, tutti inseriti all'interno di complesse scenette natalizie. 

Il business del pan di zenzero divenne talmente importante nella regione, che soltanto una determinata corporazione di fornai specializzati era autorizzata a dare vita a tali creazioni. Il divieto cadeva soltanto due volte all'anno, in occasione del Natale e della Pasqua.
Con il passare del tempo gli omini pan di zenzero, da semplici prodotti dolciari, iniziarono ad essere utilizzati anche come decorazioni per l'albero di Natale. Dall'Europa la tradizione fu esportata in America, dove una nota rivista per ragazzi, il St. Nicolas Magazine, pubblicata tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, contribuì ad ampliare notevolmente il mito dell'omino pan di zenzero, grazie ad una semplice storiella a puntate indirizzata ai bambini. Si trattava di una sorta di filastrocca, caratterizzata da versi in rima e da strofe in continua ripetizione, che narrava della frenetica fuga di un omino pan di zenzero dalle fauci di una serie di affamati "individui" che lo inseguivano. Eccola!!!

 

La filastrocca dell'omino pan di zenzero

C’era una volta una vecchina che viveva in una casetta in campagna. 

Un giorno aveva preparato un bell’omino di pan di zenzero e lo aveva subito messo nel forno a cuocere, dopo un po’ dal forno uscì una vocina: 

“Che caldo! Fammi uscire!”

La vecchina aprì il forno e l’omino di pan di zenzero saltò fuori e cominciò a correre.

La vecchina provò a seguirlo ma l’omino diceva:

"Corri corri tanto non mi prendi, sono l’omino di pan di zenzero" e scappò.

Un maiale che grufolava in un cortile lo vide passare e prese a rincorrerlo per mangiarselo ma l’omino di pan di zenzero era velocissimo correva e rideva dicendo:

"Corri corri tanto non mi prendi  sono l’omino di pan di zenzero" e scappò ancora.

Poco dopo una mucca che pascolava su un prato prese a ricorrerlo perché era molto golosa,

"Corri corri tanto non mi prendi sono l’omino di pan di zenzero" e scappò anche dalla mucca.

Dopo qualche minuto l’omino incrociò un cavallo che riposava sotto un albero e fu stuzzicato dal profumo di quel bel biscottino e prese a rincorrerlo,

"Corri corri tanto non mi prendi, sono l’omino di pan di zenzero" e scappò anche dal cavallo.

Corri corri, giunse al fiume e vide che la vecchina, il maiale, la mucca ed il cavallo lo stavano ancora rincorrendo e si avvicinavano.

"Non voglio essere mangiato! Aiuto come farò ad  attraversare il fiume? Non so nuotare e nell’acqua mi squaglierei!"

Mentre tremava dalla paura, saltò fuori una volpe che gli si avvicinò e disse:

“Ti aiuto io omino di pan di zenzero, salta sulla mia groppa e ti porterò in salvo sull’altra sponda!”

L’omino non aveva molte scelta e decise di fidarsi.

La volpe nuotava piano e gli inseguitori si fermarono sulla riva.

L’omino di rilassò e si sentì al sicuro, mentre la volpe in silenzio continuava a nuotare.

Ad un certo punto, quando erano quasi arrivati, la volpe disse:

“Sono stanca e non riesco a stare bene a galla con te sulla schiena, se ti bagni ti scioglierai, salta sul mio naso e starai all’asciutto”.

L’omino si fidò e saltò sul naso della volpe che diede un colpo all’omino e lo lanciò per aria; quando ricadde spalancò la bocca e se lo pappò in un sol boccone.

E questa è la fine dell’omino di pan di zenzero che credeva di essere il più veloce di tutti e fu invece mangiato dalla volpe che era più furba di lui.

I gingerbread sono preparati con differenti spezie a seconda della zona, tra le quali la prevalente è sempre lo zenzero. Alcuni sostituiscono lo zucchero con il miele, con la melassa o con il mosto cotto. Anche le forme cambiano da zona a zona, in alcuni Paesi invece dei biscotti vengono costruite delle vere e proprie case di pan di zenzero, oppure delle torte (ginger cake). Un'aspetto molto importante è la decorazione finale, che viene fatta con la glassa colorata. Prima di procedere con la ricetta occorre munirsi degli stampi desiderati per i biscotti.

Vi lasciamo qui sotto la ricetta base per preparare i vostri deliziosi Omini Pan di Zenzero da appendere all'albero!!!

Per il prossimo numero stiamo preparando una classifica MOOOLTO particolare!!!

Nel frattempo le Vostre amiche InfrigoVeritas vi augurano un Natale dolcissimo!!!!!

Georgia e Anna

GingerBreads

Ingredienti per 40 biscotti

400 g di farina 00 per dolci
150 g di miele (o melassa)
150 g di zucchero
100 g di burro
1 uovo
2 cucchiaini di zenzero in polvere
1 cucchiaino di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano
1/2 cucchiaino di noce moscata
un pizzico di sale

Per la glassa:

1 albume
200 g di zucchero a velo
coloranti alimentari

Procedimento

Ammorbidire il burro, poi mescolarlo in una ciotola con il miele, lo zucchero, il pizzico di sale e tutte le spezie. Aggiungere man mano la farina, continuando ad impastare (volendo si può usare l'impastatrice per rendere l'operazione più veloce) ed infine aggiungere l'uovo. L'impasto finale dovrà avere una consistenza friabile e "sbriciolosa". Quindi avvolgere l'impasto in un panno umido e lasciarlo riposare in frigorifero per almeno 2 ore.Stendere l'impasto su un piano da lavoro con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia di circa 5 mm. Poi con l'aiuto degli stampi formare i biscotti e metterli in una teglia già imburrata o coperta di carta da forno e infornare i biscotti a forno già caldo a 180°C per circa 12 minuti, saranno pronti quando il loro colore sarà leggermente dorato.

Nel frattempo preparare la glassa montando l'albume a neve e incorporando poco a poco lo zucchero a velo senza mai smettere di sbattere. In diverse ciotole aggiungere i coloranti desiderati, per il bianco non c'è bisogno di colorante. Quindi mettere di volta in volta la glassa in una sac a poche con la punta molto stretta e decorare la superficie dei gingerbread a piacere.

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