Un nome, quello di Miroslav Tichý, che a molti o magari a tutti non dirà nulla. Eppure questa eccentrica figura è stato uno degli artisti più particolari, interessanti e curiosi di questo ultimo secolo.

Partiamo dagli albori, dalla nascita di Miroslav avvenuta nel novembre del 1926 a Kyjov in Repubblica Ceca, paese dove inizierà a muovere anche i primi passi artistici: durante l'adolescenza infatti frequenterà l'Accademia di Belle Arti di Praga avvicinandosi alla pittura in prima istanza per poi abbandonarli in favore della fotografia durante gli anni 40/50. A tal proposito si riporta una sua celebre frase per giustificare questo cambio di ambito artistico: "Tutti i disegni sono già stati disegnati, tutti i dipinti sono già stati dipinti, cos’era rimasto per me?”

Durante gli anni del Socialismo Reale in Repubblica Ceca entra a far parte del collettivo artistico Brněnská Pětka (Brno Five), idealmente contrario all'ideologia corrente e dominante; venendo bollato come dissidente fu costretto a scappare dalla polizia cecoslovacca, iniziando a vivere come un clochard, in piena libertà e dedicandosi comunque e senza sosta alla fotografia.

Durante la sua vita libera e ribelle svolse quasi il ruolo di "reporter delle bellezze locali": infatti durante il periodo che va dal 1960 al 1985 scattò migliaia di fotografia nella sua città natale di Kyjov, la maggior parte delle quali ritraeva delle donne. La sua indole artistica gli permette di scattare foto eccellenti e nonostante le condizioni di vita precarie, scatta e sviluppa a rotta di collo moltissime fotografie.

I soggetti come già detto sono donne, la maggior parte delle quali ignare di essere fotografate e quindi intente nelle loro mansioni e vite di tutti i giorni, ormai abituate a quella eccentrica figura. Donne di ogni età intente a camminare, ridere, scherzare, andare in bici, fare la spesa, chiacchierare sul balcone, attimi di vita normale rubati per sempre al tempo dall'artista.

La cosa che aiutò molto Miroslav a passare sempre inosservato o quasi fu la sua particolare attrezzatura: ognuna delle sua fotografie è stata scattata con delle macchine fotografiche ideate e costruite da lui stesso con materiali di riciclo e scarti. Una serie incredibile di macchine e obiettivi costruiti con niente ma perfettamente funzionanti, dimostrazione che con intelligenza, conoscenza e passione la fotografia è alla portata di chiunque.

Vorrei qui riportare delle parole, tratte dal blog "contemporary art Torino Piemonte" che riassumono al meglio il pensiero mio e non solo sulla fotografia e sui soggetti di Miroslav:

".. Non sembra che lui le stia spiando. E invece è lì e da non troppo lontano coglie tutti quei dettagli, i gesti e le smorfie che le rendono inconsapevolmente belle. È la sua interpretazione personale dell’azione di sorveglianza esercitata dal regime. L’immagine che ci ritorna, però, non contiene sospetti, condanne e giudizi.

Ci sono solo i momenti, lo spazio e il tempo di una bellezza che diventa un sogno. Le foto sono sfocate e impolverate come un ricordo; strappate, graffiate e macchiate come la realtà. Il movimento è naturale, la perfezione un’illusione, l’erotismo fantasia.

Fotografare è dipingere con la luce. Un atto concreto che si compie senza pensare a nulla. E poi, sedersi e dormire sulle foto, sviluppare la pellicola di notte in una vasca da bagno, immergere le mani nell’acido.

È la naturale imperfezione della realtà che crea la poesia."

Fino agli inizi del 2000, Tichý risulterà sconosciuto ai più ed alla comunità artistica finché le sue foto vennero "scoperte" dal critico d'arte Harald Szeemann che gli organizzò una mostra alla Biennale di Arte Contemporanea di Siviglia nell'ormai lontano 2004. Da allora le sue foto sono state sempre di più apprezzate, ricercate e valorizzate, venendo addirittura esposte a Madrid, Palma di Maiorca, Parigi e New York.

Vorrei concludere questo mio lungo articolo riportando una poesia, scritta da lui stesso, prima di morire nel 2011, sulla sua vita eccentrica e libera:

"Se fosse una passione, sarebbe il people watching.

Se fosse l’arte, sarebbe un’idea.

Se fosse un’ossessione, sarebbe una donna.

Se fosse un oggetto, sarebbe qualsiasi oggetto.

Se fosse un posto, sarebbe il cassetto di un comodino.

Se fosse un limite, sarebbe il tempo.

Se fosse lui, sarebbe un bel nome."

 

Mattia Corbetta

 

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