Immaginate di trovarvi in una notte del 1888, più precisamente la notte del 13 gennaio 1888, in Lafayette Square a Washington D.C.

Attorno a voi potreste avere 33 dei più illustri scienziati ed esploratori dell'epoca, tra cui Cleveland Abbe, William Dall, Gardiner Hubbard e addirittura Alexander Graham Bell; quella notte nacque una delle più grandi ed importanti istituzioni educative no-profit: la National Geographic Society.

Fin dalla sua fondazione la Society ha combattuto strenuamente ignoranza e disinformazione, contribuendo attivamente alla diffusione, documentazione e preservazione non solo dell'ambiente, ma anche della storia e della cultura umana.

Attraverso molteplici canali mediatici quali editoria, produzioni video e televisive, fotografie, mostre ed addirittura un proprio museo (sito in Washington) la National Geographic (da qui in poi N.G.) ha contribuito fin dalla prima pubblicazione cartacea datata ottobre 1888, chiamata "The National Geographic Magazine", alla divulgazione delle ricerche e scoperte scientifiche, avventure e curiosità da tutto il mondo e soprattutto IN tutto il mondo, venendo attualmente tradotto in circa 40 lingue differenti.

Uno degli aspetti chiave (e motivo per cui oggi ho voluto parlarvene) del successo planetario della N.G. è senza ombra di dubbio l'aspetto fotografico: che siano foto di reportage, naturalistiche o semplici scatti estemporanei a bordo delle spedizioni in giro per il mondo, il bacino fotografico a cui può attingere la N.G. è praticamente senza fondo ed in oltre un secolo di pubblicazioni e mostre, al suo interno si possono trovare delle vere e proprie perle ed icone moderne come ad esempio "Ragazza Afghana" del leggendario Steve McCurry.

I fotografi che pubblicano sul magazine della N.G. sono tutti professionisti di alto livello, con abilità tecniche e spiccato senso dell'avventura, dovendo passare lunghi periodi in condizioni a volte anche pericolose. Le storie che questi coraggiosi fotografi hanno vissuto sono spesso inserite all'interno degli articoli sul magazine stesso ad accompagnare le fotografie oppure sono raccolte in libri monografici (a tal proposito vi consiglio "Untold. The stories behind the photographs" di Steve McCurry ed edito da Phaidon).

Una delle curiosità più singolari è che alla sua fondazione e nei suoi primi anni, nessuno dei membri della Society era un fotografo.

Ora vorrei invece parlarvi di alcune mostre, organizzate in Italia dalla N.G., e che vi consiglio caldamente:

  • Milano: La Storia del National Geographic (Museo di Storia Naturale) prorogata fino al 6 Marzo
  • Torino: La moda secondo il National Geographic (Palazzo Madama) dal 4 Febbraio
  • Forte di Bard: Wildlife photographer of the year, dal 3 febbraio al 2 giugno

Ovviamente vi consiglio ognuna di queste mostre ma recentemente ho avuto il piacere di andare a quella imbastita a Milano: un escursus di tutta la vita della Society dalla sua fondazione, con stampe delle fotografie più iconiche e anche riproduzione di fotografie direttamente da inizio '900.

Questa mostra da la possibilità di capire l'evoluzione, non solo della tecnica fotografica (che ovviamente è quasi disarmante per il salto tecnologico compiuto in circa un secolo), ma soprattutto per il modo di osservare il mondo e l'uomo; ogni stampa è accompagnata da una esaustiva spiegazione scritta e sono state divise in aree tematiche (esplorazione del cielo, del mare, grandi esploratori, ecc). Non aggiungo nulla di più in quanto è una mostra da scoprire e soprattutto da vedere con i propri occhi.

Aspettando ansiosamente di poter vedere la mostra al Forte di Bard, vi lascio il link per poter vedere tutte le mostre organizzate dalla N.G. in Italia e vi dò appuntamento al prossimo numero!

Buona Luce.

Mattia Corbetta

Link

http://www.nationalgeographic.it/argomento/mostre

http://www.fortedibard.it/content/wildlife-photographer-year-2016-forte-di-bard

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