We <3 Cookies.

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We <3 Cookies.

A noi italiani si sa, piace la vita complicata. In fondo una vita semplice e senza ansie non fa per noi.

Ed eccoci qua agli inizi di giugno e come avrete notato, in tutti i siti italiani ed europei sono comparse delle simpatiche finestrelle che vi avvisano dell'uso dei cookies; alcuni di voi probabilmente non sanno cosa sono ma potremmo definirli delle tracce che i vari siti lasciano nelle cartelle temporanee del vostro computer per poter fornire un miglior servizio, come la località dalla quale vi connettete o alcune preferenze sui siti stessi.

Bene, fatta questa dovuta premessa dovete sapere che il parlamento europeo ha imposto ai paesi dell'unione una serie di regole da rispettare nell'uso di questi cookies, che prevedevano vari obblighi e impegni per i fornitori dei servizi online che si sono dovuti adattare alla situazione (vedi le famose finestrelle di cui parlavo prima). Questa legge, a mio avviso giusta perchè utile a regolarizzare alcune cose e a tutelare i fruitori dei servizi online ha anche creato a noi italiani non pochi problemi.

Perchè?

Presto detto: la commissione europea che ha stilato queste regole ha poi lasciato un po' di spazio di manovra ai vari paesi membri che hanno potuto così introdurre e modificare alcuni passaggi. E chi ha preferito complicare la vita? Ma ovviamente il governo italiano con una serie di regole infinite, clausole veramente assurde rispetto ad altri paesi (vedi alla voce Germania che ha preso ed applicato il testo europeo senza complicazioni) ed introducendo severissime multe per tutti i trasgressori.

Non c'è nulla da fare, siamo un paese di vecchi approfittartori, ogni occasione per multare e fare soldi è una buona occasione ed il progresso viene ostacolato ad ogni passo; in fondo un paese ignorante e dove le idee non circolano liberamente è un paese più facile da governare.

 

Mattia Corbetta

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L'arte di reinterpretare: un'abitazione a Bologna

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L'arte di reinterpretare: un'abitazione a Bologna

Dopo una piccola assenza, dovuta allo scambio di ruoli del mese scorso ( ecco qui l'articolo di Sissy su Genova), eccoci di nuovo qui a riparlare di Architettura! Oggi vorrei raccontarvi di un intervento di ristrutturazione molto interessante e mi piacerebbe condividerlo con voi.

Qualche mese fa mi è capitato  di trovarmi a passeggiare per le vie medievali di Bologna, una bellissima città  adagiata ai piedi dell’Appennino Bolognese e proiettata verso la Pianura Padana, la quale sussurra le sue antiche vicende attraverso le sue strade e i suoi edifici; ed è proprio di edificio che vi vorrei parlare; un progetto di ristrutturazione molto particolare che ha saputo trasformare  un vecchio fabbricato abbandonato  in una costruzione che ha saputo integrarsi e adattarsi alle esigenze dei nuovi committenti.

Ci troviamo di fronte a un’antica residenza anni Trenta  completamente ridisegnata dall’ Architetto Lucia Bentivogli in  collaborazione con Elena Vaccari; le 2 progettiste hanno saputo realizzare una singolare realizzazione intervenendo, sia con un' intelligente distribuzione degli spazi interni e sia con un’accurata scelta dei materiali di finitura.

La casa era proprietà di un imprenditore di origine ebraica che a suo tempo la utilizzava come laboratorio personale, visto che possedeva nelle vicinanze  un capannone industriale dove si producevano abiti da lavoro militari utilizzati nella II Guerra Mondiale.

La villa, in seguito bombardata dagli attacchi del 1943 si presentava fredda, abbandonata,inospitale e soprattutto con seri problemi strutturali a livello dei solai e della copertura causati dal lungo periodo di inutilizzo.

 Si è quindi dovuto procedere a un intervento di restyling completo smantellando tutti  tramezzi interni e tutti gli orizzontamenti lasciando solo l’involucro edilizio esterno (purtroppo senza poter recuperare i materiali originali). E’ stato rispettato  l’andamento delle travi principali, ed è stato inserito all’interno del solaio un riscaldamento a pavimento in modo da eliminare i termosifoni sotto ai serramenti.

L’idea che sta alla base del progetto è quella di ridare una nuova linfa vitale al fabbricato, recuperando le fresche atmosfere degli inizi del ‘900 con un' accattivante reinterpretazione in chiave Moderna in modo da avvicinarsi alle esigenze della Committenza italiana odierna.

Lo spazio abitativo, una volta, era distribuito attraverso a 2 disimpegni  che conducevano, uno, nella zona notte e l'altro nella zona giorno; all'interno dell edificio si notava anche la presenza di una scala interna che era troppo piccola per poter collegare in modo efficace i quattro livelli dell’abitazione. Si è cercato di disegnare ambienti più armoniosi dotati di un’illuminazione composta da faretti orientabili che delineano singoli oggetti d’arredo e da luci ad incasso più statiche che danno un’ulteriore luminosità al vano scala interno.

Analizziamo passo per passo tutti gli ambienti cercando di capire come è intervenuta l’Architetto Bentivogli nelle linee compositive dell’intervento.

CUCINA/SOGGIORNO

Il soggiorno nel passato costituiva un ambiente di rappresentanza della famiglia, esso era considerato un luogo dove si esibivano all'invitato ricchezze ed elementi di arredo all'avanguardia. 

Ancora oggi il salotto è uno spazio indispensabile per un'abitazione, infatti rimane uno spazio di accoglienza e ricevimento degli ospiti e soprattutto luogo di stimolo ai rapporti sociali.

Come afferma l’Arch. Benfivogli in un’intervista: "non bisogna aver paura di far comunicare la zona giorno con la cucina."  

A mio avviso trovo che i 2 spazi dialoghino molto bene l’un con l’altro  e trovo molto interessante l’associazione dello stile classico del camino del soggiorno con lo stile moderno e minimale delle componenti di arredo del divano e del tavolino che ne accompagna la lunghezza.

L’esile struttura della scala dà un senso di leggerezza e di slancio verso l’alto; molto particolare anche la scelta della travatura a vista del soffitto in cui vengono saggiamente nascosti ed incassati i faretti.

 

CAMERA DA LETTO

 

Le camere da letto sono quegli ambienti che rispecchiano molto bene i cambiamenti della società, infatti oggi possiamo trovare al loro interno tv, stereo, accesso ad internet, portatile... e grazie ad essi diventano locali indipendenti dal resto dell'abitazione.

Personalmente amo le ampie camere con un bel letto a baldacchino che fa da protagonista, ma anche in questo caso la semplicità e la raffinatezza delle forme e delle linee creano un' atmosfera calda e intima;  molto particolare anche la flessibilità dello spazio che grazie a pannelli scorrevoli nasconde molto bene la vista diretta dell'armadio.

BAGNO

Anche il bagno, nel suo piccolo, riveste notevole importanza nella società odierna, non tanto per la sua funzione di servizio, quanto per quel ruolo fondamentale di cura dell'aspetto fisico a cui viene associato. Esso cosi si riempie di accessori ed elettrodomestici che ne determinano sia un'espansione di superficie che allo stesso tempo   una maggiore attenzione all'arredamento.

Come possiamo vedere dalle immagini, anche in questo caso lo stile dei servizi segue le linee Classico-Moderne infatti si può notare, in primo piano, un elegante lavabo in ceramica in stile Vittoriano, che risale alla prima metà dell '800.

L'abitare contemporaneo si basa su una fluida impostazione in spazi neutri in modo da ottenere una maggiore flessibilità a livello distributivo, anche se nel caso di una ristrutturazione si ha il vincolo della struttura principale o delle pareti esterne; lo stile utilizzato non avendo regole troppo rigide riesce molto bene a caratterizzare e mettere in comunicazione gli ambienti della villa  riuscendo a far risaltare la forte preesistenza novecentesca dell'involucro edilizio reinterpretandola in una chiave di lettura fresca e delicata.

TIZIANO ZERBO

 

FONT IMMAGINI:

www.homify.it

www.luciabentivogli.it


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GIORGIO NAZIONALE

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GIORGIO NAZIONALE

Gli indizi porterebbero a Giorgio Chiellini o addirittura a Giorgio Napolitano ma non sono loro i prescelti. Stiamo parlando di Giorgio Moroder, compositore, dj e produttore discografico.

Forse i più giovani non conoscono questo nome, abituati a ben altri disc jockey del panorama mondiale, ma dovrebbero scriverlo in stampatello e a caratteri cubitali su tutti i post-it presenti in casa loro pur di onorare una figura così importante. Stiamo parlando di uno dei musicisti più influenti e innovativi della musica elettronica e della disco music.

Prima trasferitosi a Berlino negli anni ’60 e successivamente a Monaco con il suo primo studio di registrazione, Giorgio cominciò a scrivere i suoi primi demo per se stesso e altri artisti. La sua fama comincio a farsi largo tra i big internazionali sorretta anche da una buona parte di vendite musicali.

Numerosi collaborazioni fruttarono nuovi singoli e album, in particolare il lavoro svolto con Donna Summer che nel 1974 pubblicò la hit mondiale “Love to love you Baby”.

La carriera avanzava senza tregua e nel 1978 vinse un Oscar per la colonna sonora di “Fuga di Mezzanotte”.

Arrivarono i mitici anni ’80 e Moroder lavorò ad altre colonne sonore come Top Gun, Flashdance, American Gigolò, Scarface, La storia Infinita. Se non bastasse, ha composto le musiche per le Olimpiadi di Los Angeles 1984, Seul 1988, Pechino 2008 e la hit Italiana “Notti magiche” per Italia ’90.

Più recentemente ha collaborato con il Duo francese Daft Punk per il loro album “Random Access Memories” con la traccia intitolata “Giorgio by Moroder”; numerosi Remix, da “Midnight” dei Coldplay a “I Can't Give You Anything but Love” di Lady Gaga e Tony Bennett.

Moroder & Daft Punk

Moroder & Daft Punk

Ed arriviamo ai giorni nostri con il nuovo album a 75 anni dal titolo “Deja vu”, disponibile da giugno 2015, con diverse featuring come Kylie Minogue, Sia, Britney Spears, Foxes e tanti altri.

Un padre della musica elettronica e della disco music come già scritto ma che non si ferma solo in studio a produrre qualcosa di magico ogni volta ma che si diverte in veri e propri dj set facendo ballare migliaia di persone con le sue musiche... e andrebbe avanti per ore.

Giusto per riassumere il suo bottino di guerra: tre Oscar, quattro Golden Globe, quattro Grammy e più di 100 tra dischi d’oro e di platino.

Se volete sentirlo dal vivo segnatevi queste date del 24 e 25 luglio dove suonerà a Roma a Villa Ada e a Milano all’Estathé Market Sound.

Giorgio ci sei mancato !!

 

Emanuele Beltrame

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ACCIDENTALLY IN WORDS

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ACCIDENTALLY IN WORDS

Cari amici Forgini,

mi spiace, stavolta riaffiora la mia visione pessimistica della vita.

onestà[o-ne-stà] s.f. inv.

1 Qualità morale di chi rispetta gli altri e agisce lealmente verso il prossimo SIN rettitudine: o. di vita

2 Correttezza, accettabilità: lavoro fatto con o.; o. del prezzo

3 ant. Decoro, dignità

Oggi ho di nuovo avuto la conferma che ho un difetto tremendo e dovrò seriamente mettermi all’opera per correggerlo. Ho il brutto vizio di aspettarmi dagli altri un comportamento simile al mio, di solito rimanendo profondamente delusa.

Ovviamente non farò alcun nome o riferimento , tuttavia gradirei spiegarvi la situazione.

Ho verificato per l’ennesima volta che la molti esseri umani traggono enorme piacere dal tentativo di “fregare” il prossimo. Sono assolutamente allibita riguardo al tasso di malignità che regna sovrano.

Ogni giorno la maggior parte della gente tenta di ottenere qualcosa in più passando per vie traverse, scavalcando e opprimendo i più deboli, mentre i più forti e furbi (in senso negativo del termine) hanno la meglio.

CHE AMAREZZA!!!!

Tra amici parliamo spesso di problemi lavorativi dovuti a datori di lavoro che non pagano correttamente gli stipendi, non rispettano i diritti dei lavoratori, li costringono a lavorare in condizioni sfavorevoli. Malauguratamente sanno che quelle persone hanno estremo bisogno di lavorare e farebbero qualunque cosa pur di avere lo stipendio alla fine del mese, ma questo comportamento è proprio disonesto.

Riflettendoci, è praticamente a un passo dal ricatto..

Come può un datore di lavoro sentirsi bene alla sera se ha passato la giornata a fregare la gente?!

Giuro io non ce la farei, il senso di colpa mi divorerebbe ogni giorno di più.

Ma la disonesta dell’essere umano non si limita al campo lavorativo.

Capita sovente di assistere a scene imbarazzanti quando si attende in coda al supermercato o in altri luoghi pubblici. Persone che, inaspettatamente, si trasformano in supereroi potentissimi, in grado di raggiungere il banco sgomitando e annientando chiunque sia intorno. Tutto questo caos per guadagnare quei cinque minuti che, a quanto pare, cambieranno le sorti del pianeta per i prossimi duemila anni. Ma io dico, a che punto può ancora arrivare l’ignoranza dell’uomo?!

In queste occasioni vorrei reincarnarmi immediatamente in un animale!

Mi domando come possano tali individui sentirsi appagati dal loro comportamento scorretto.

Sento sempre dire che prima o poi i nodi verranno al pettine, che gli onesti verranno premiati , ma qualcuno di voi conosce la data della premiazione?!

Io sono anni che aspetto e continuano a passarmi davanti i “furbetti”. 

Comunque, per concludere il mio sfogo mensile, io decisi anni fa di mantenere integro il mio spirito e promisi a me stessa di impegnarmi per essere sempre onesta.

Sto continuando su questa strada, perché detesto chi vive sfruttando i più deboli e MAI mi abbasserò a quel livello.

Non so se la situazione potrà cambiare o migliorare, ma mi aiuta credere che un giorno sarà così.

Mi piace pensare che prima o poi la gente capisca che deve applicarsi per ottenere risultati veri.

Non basta essere raccomandati e avere la meglio per vie traverse.

Se davvero questi individui si considerano così forti e superiori allora perché non imparano a combattere ad armi pari?!

PS Ringrazio FORGE OF TALENTS e chi ne fa parte..

questa rubrica è diventata la mia valvola di sfogo, a volte mi basta scrivere di getto un articolo per vivere meglio!!

 

Silvia SISSY Castello

 

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Lavori in corto 2015: Sogni e Bisogni

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Lavori in corto 2015: Sogni e Bisogni

Da quattro anni a questa parte sono impegnata con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema nell'organizzazione di un concorso di cortometraggi rivolto a giovani autori, dal nome "Lavori in corto". Un'idea nata dalla voglia di dare visibilità a filmakers emergenti mettendoli alla prova su tematiche importanti, come l'integrazione attraverso il lavoro, la questione abitativa, la partecipazione attiva. Quest'anno abbiamo pensato di proporre il tema dei sogni e dei bisogni delle nuove generazioni, una questione ampia che idealmente include anche storie dal passato e appartenenti a culture lontane da noi.

Oltre all'enorme soddisfazione per le numerosissime iscrizioni, siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla qualità artistica di gran parte dei lavori ricevuti da ogni parte d'Italia, e anche da italiani all'estero! Il concorso è cresciuto anche grazie all'aiuto dell'ampia rete di partners, che quest'anno vanta la presenza di Rai Cinema Channel, che ha offerto anche un sostanzioso premio.

Vittorio Sclaverani (Presidente Associazione Museo Nazionale del Cinema) e Valentina D'Amelio (coordinatrice Lavori in corto)

Vittorio Sclaverani (Presidente Associazione Museo Nazionale del Cinema) e Valentina D'Amelio (coordinatrice Lavori in corto)

Abbiamo scelto luoghi poco conosciuti o poco sfruttati, come l'iperattivo Cecchi Point, la Cavallerizza Reale dove i cittadini torinesi hanno l'opportunità di partecipare attivamente alla vita artistica della città, la bellissima sala del Centro Studi Sereno Regis che era sede di uno dei primi cinema di Torino, la Casa nel Parco di Mirafiori il cui schermo all'aperto ha affascinato anche il regista Davide Ferrario al punto da spingerlo a realizzare questo corto emozionante che è approdato sugli schermi della Mostra del Cinema di Venezia, un paio di anni fa. 

Abbiamo inoltre utilizzato "Il Movie", la sala cinematografica della Film Commission Torino Piemonte, partner del concorso, e per la serata finale ci siamo spostati nell'enorme sala uno del Cinema Massimo: sei giorni di festival, tanti spazi, numerosi autori e pura energia proveniente sia dai cortometraggi che dagli autori, con una gran voglia di mostrare il loro pensiero al mondo, attraverso le loro immagini. È sempre emozionante vedere come tanti giovanissimi scelgano di utilizzare il mezzo cinematografico per esprimersi: in fondo, il cinema arriva al cuore delle persone prima delle parole.

Le nostre cose importanti (2015, 20') di Gino Caron

Le nostre cose importanti (2015, 20') di Gino Caron

È un piano lunghissimo, con i tre protagonisti quasi spersi nell'ampia inquadratura, quello che chiude Le nostre cose importanti, vincitore del Primo Premio di Lavori in corto 2015 (intitolato per il secondo anno al regista scomparso Armando Ceste): i ragazzi lanciano dei sassi in un fiume, le cui rive sono erose da un escavatore lì vicino. Isolati in un non-luogo, ridono e scherzano tra di loro, mentre la voce over scandisce: "Di forte abbiamo sogni irrealizzabili e amori complicati, famiglia e università, birra al parco, notti lunghissime da far passare. Cose importanti da tenersi strette, da farsi bastare, in attesa che tutto si aggiusti."

Un corto amaro e malinconico, che in venti minuti racconta le delusioni e le aspettative di un'intera generazione, così aggrappata a quei legami affettivi che, a volte, sono l'unica certezza in un mondo così volubile.

Sono convinta che il cinema serva a smuovere le coscienze, ad aprire gli occhi e stimolare riflessioni sulla realtà: speriamo di aver dato, e continuare a dare, un contributo positivo anche con il nostro concorso! 

Se volete seguirci su facebook, cliccate qui!

Valentina D'Amelio

 

Fotografie di Irene Pepe

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App & Programmi. Perché siamo tutti un po' schiavi.

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App & Programmi. Perché siamo tutti un po' schiavi.

Bentornati nel nostro spazio dedicato alla fotografia.

Dopo aver lasciato a Tiziano (sezione architettura, per quei pochi ancora che non lo conoscessero, vi consiglio di guardare qui) le redini di questa sezione per effetto di un gioco di ruolo tra noi redattori, che lo ha portato a redigere uno splendido articolo pregno di personalità ed esperienze personali che vi consiglio caldamente di leggere, siamo tornati assieme e pronti come sempre a parlare di questa arte.

Oggi ci addentriamo in qualcosa di freddo e meccanico.. o forse no!

Programmi, app & co ormai dominano il mondo di tutti e quello della fotografia non fa ovviamente eccezione, anzi; il mondo fotografico è uno degli ambiti creativi che maggiormente ha risentito della rivoluzione tecnologica digitale, arrivando a scuoterne le fondamenta stesse e cambiandone l'approccio in ogni senso.

Ma oggi non parliamo di innovazione digitale legata alle fotocamere, ma quella che "sta dopo" la cosiddetta post-produzione, che oggi affronteremo in modo molto superficiale, concentrandoci sulle moltitudine di possibilità che è possibile trovare sul web.

Vorrei cominciare dal piccolo, da un mondo che si è accostato da poco alla fotografia ma che attualmente è il campo di maggior crescita e sperimentazione in campo tecnologico: quello dei dispositivi mobili. Smartphone, tablet e phablet ormai possiedono fotocamere integrate più o meno elaborate che consentono di scattare fotografie dei momenti più importanti della nostra vita quotidiana o di scattare tonnellate di selfie da condividere con chiunque.

Proprio grazie ai dispositivi mobili è nata la definizione di app e con questo approccio sono nate moltissime applicazioni di foto - ritocco che consentono piccole elaborazioni direttamente sul dispositivo; 

; non fatevi ingannare dal fatto che siano app limitate, perché il loro approccio sta influenzando il mondo della fotografia in modo molto diretto: sempre più programmi offrono una serie di automatismi, effetti e simili facilmente applicabili attraverso una singola azione.

I mobile devices hanno portato in vita moltissime applicazioni diventate famosissime molto più dei contenuti creati tramite essi (il canale diventa più importante del messaggio n.d.r.) come instagram, retrica, Fotor, Photo Studio o PicsArt. Questi programmi consentono delle modifiche preimpostate di facile utilizzo che si basano su variazione tonale o sulla modificazione delle curve, aggiungendo magari alcuni valori su cui l’utente può intervenire come saturazione o luminosità.

Da questo approccio sono nate molte applicazioni anche per browser, ebbene sì anche i programmi di navigazione quali safari, firefox o anche internet explorer hanno acquisito un potere in campo fotografica, proponendo delle soluzione web based di fotoritocco quali pixlr, luna pic o sumo paint che lavorano in cloud dopo aver inviato la foto attraverso la rete. Anche queste app sono limitate ma sono già più potenti sotto alcuni punti di vista e permettono qualche elaborazione in più.

Ora arriviamo ai pc ed ai loro programmi, che come detto sono stati influenzati dalle app, infatti è possibile ritrovare anche qui semplici app di rapido utilizzo come il già citato fotor che consente rapide modifiche con un click. Ma ora concentriamoci sui sempre più numerosi contendenti al titolo di miglior programma di ritocco.

Nel lontano febbraio 1990 una giovane Adobe Systems lanciava sul mercato un programma che a tutt'oggi è sinonimo di foto - ritocco, il pluripremiato Photoshop. Questo programma inflazionato ed abusato sotto ogni punto di vista è sempre stato in costante crescita ed un passo avanti rispetto alla concorrenza, introducendo moltissimi elementi che sono diventati un must have per tutti i programmi come i livelli, la gestione dei file raw, il contagocce e molti moltissimi altri che non sto qui a elencare altrimenti faremmo notte. Negli ultimi anni Adobe ha rilasciato nuove versioni (nello specifico CC uscita nel 2013 e CC2014 uscita ovviamente nel 2014) integrando ancora di più la sua suite di programmi (Photoshop, InDesign, Lightroom, Illustrator, ecc) con un sistema di salvataggio e backup in cloud e potenziando l'app per smartphone Photoshop Express (comunque per ora sconsigliata rispetto ad altre app).

Photoshop è stato per anni il re indiscusso ma con il passare del tempo, molti altri competitori si sono fatti sotto per sfidarlo al titolo di miglior programma e molti gli si sono accostati arrivando quasi a sorpassarlo: parliamo di Capture One, Affinity, Pixelmator e Corel PaintShop Pro e Autodesk Pixlr.

Capture One è probabilmente il maggior concorrente di Photoshop in quanto a diffusione, complessità o completezza nelle opzioni. La storia inizia nel circa nel 2012 con le prime versioni, arrivate oggi alla 8a "sinfonia" che ha introdotto molte novità e che l'ha reso ancora più completo ed efficiente, con integrazioni di plugin ed app per smartphone ed ipad. Una grossa parte del successo di questo prodotto è la partnership con mamiya, leaf e Phase One, produttori di camere a medio formato, usate dai professionisti e che si vedono regalare questo software con l'acquisto delle fotocamere.

Autodesk Pixlr e Pixelmator si assomigliano nelle impostazioni e nel look generale: si tratta di tue tools, non completi quanto Photoshop o Capture One e dotati di pannelli dalle quali è possibile agire sulle impostazioni base (luminosità, contrasto, ecc) e di pannelli per l'applicazione di filtri rapidi.

Corel Paintshop Pro è una istituzione nel mondo della elaborazione digitale, nato nel 1992 esclusivamente per il mondo Windows (come photoshop nacque per Mac) si è evoluto nel corso degli anni, con cadenza naturale e continua, aggiungendo moltissimi elementi e diventando molto simile, anche nelle impostazioni e nel look al solito, abusato programma di Adobe.

Affinity è l'ultimo arrivato nell'arena ma conta già numerosi fan, forte del fatto che è stato pubblicizzato direttamente da Apple in primo piano sul suo App Store per Mac. La suite è nuova ma molto completa e si rifà ovviamente agli altri programmi, ma è risultato molto leggero e scattante come programma, senza presentare particolari difetti e, quando uscirà dalla fase beta potremo vedere come se la caverà la versione completa (la beta in ogni caso è gratuita!).

Sicuramente ci saranno moltissimi altri programmi di cui avrei potuto parlare, come DxO Optics Pro, Lightroom (della stessa Adobe), Aperture (che Apple non supporterà più) e tanti altri ma avrei finito per girare intorno ad un punto.. Esistono molte, moltissime alternative da provare, sperimentare ma tutto sta nel trovare il programma che si adatta meglio alle proprie esigenze e alle proprie capacità ed aspettative.


Mattia Corbetta

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Da Prede a Cacciatori

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Da Prede a Cacciatori

Buongiornoooooo Nerdssssssss affezionati, oggi per Giugno vi propongo una recensione a The Witcher 3 Wild Hunt, di cui ho anche fatto l’unboxing  della collector edition ed è già online e si trova a questo link:


Dunque dunque, per chi non lo conoscesse, The Witcher 3 (che abbrevieremo in W3) è un action in terza persona giunto finalmente su playstation nel suo ultimo capitolo della saga, un gioco sviluppato da CD Project Red, team di sviluppo polacco molto talentuoso, che ha saputo farsi strada tra i grandi publisher grazie appunto alla saga di The Witcher, in cui impersoniamo Geralt di Rivia, noto come il Lupo Bianco, uno dei migliori witcher se non il più famoso di Temeria, il continente del gioco.

Cos’è un witcher?molto bene, allora, un witcher è un cacciatore di mostri, ma così sarebbe esemplificativo; sostanzialmente fin da bambini vengono scelti e addestrati come guerrieri e cacciatori per ripulire il mondo da mostri e aberrazioni di vario genere, vengono sottoposti a prove fisiche e magiche oltre che a mutazioni genetiche per potenziarne sensi, capacità combattive e forza.

In più possono usare i segni, non vere e proprie magie, ma delle specie di incantesimi di minor portata per avvantaggiarsi in combattimento e non solo, questo fa di witcher e maghi le razze non-umane più odiate nel gioco, in quanto tra le righe gli sviluppatori hanno inserito la morale più antica del mondo: l’uomo teme cioè che non conosce o è diverso da lui.

Nel gioco ci troveremo ad affrontare umani, umanoidi, grifoni, draghi, golem e i più disparati tipi di mostri armati delle nostre due spade: una lama d’argento e una d’acciaio, la prima per  i mostri, la seconda per gli umani.

Non manca la componentistica GDR per la progressione e la scelta della crescita di Geralt, oltre a una più leggera forma di looting e crafting del proprio equipment che porta i maniaci della perfezione come me a fare tutte le missioni possibili per avere maggiore esperienza e quindi salire di livello più agilmente.

Proprio perché ogni missione che sia la main quest, piuttosto che una secondaria o un contratto da witcher, ha un livello minimo consigliato…se è verde vuol dire che è affrontabile, se il livello è in rosso andrete sicuramente incontro a morte certa ( e ho provato a fare una missione di livello 24 quando ero al 13, e ve lo sconsiglio caldamente).

Ma passiamo alla stoyline, dopo essere stati accusati della cospirazione per l’assassinio di Re Foltest di Temeria nel secondo capitolo, ora tutti i regni sono in guerra per avere il predominio, Nilfgaard contro Skellige, Redania contro Nilfgaard e i pochi rimasti delle file di Foltest sono clandestini in terra nemica.

In mezzo a questo casino politico, noi dobbiamo cercare Ciri inseguita dalla Caccia Selvaggia di Eredin (cavalieri elfici di un altro mondo, molto cattivi) e portarla in salvo e se possibile, mettere a tacere Eredin per sempre, non vi sto a spoilerare tutto altrimenti mi gambizzate, ma sappiate che troverete un sacco di personaggi degli scorsi capitoli anche in questo, e starà a voi decidere il da farsi; si proprio così, perché ogni scelta che effettuiamo avrà una conseguenza a medio o lungo termine sul finale e sullo svolgersi della storia, e proprio questo fattore contribuisce ad alzare drasticamente la longevità e la rigiocabilità del titolo, oltre alle mille missioni secondarie e gli eventi che si trovano zingarando per la mappa che è davvero enorme, quindi c’è n’è per tutti i gusti e colori.

Anche in questo capitolo non potevano mancare le scene piccanti, e non si sono sprecati, ma finalmente in un titolo mature hanno abbattuto questa barriera bigotta del nudismo nei videogiochi, come se in tv non se ne vedesse abbastanza ogni giorno,ipocriti.

Vi lascio con un video di una missione e un piccolo gameplay di Cirilla, spero sia di vostro gradimento!

Noi ci vediamo il prossimo mese con Batman Arkham Knight!

Stay Tuned


Lorenzo Ferrari

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VALIGIA SMART PER UNA VACANZA SHORT!!!

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VALIGIA SMART PER UNA VACANZA SHORT!!!

Consigli utili per essere sempre al top senza far fatica a trascinare la valigia!!!

Ciao a tutti! Questo articolo è indicato soprattutto per le ladies, noi ragazze che vorremmo la borsa di Mary Poppins per rovesciarci dentro l'intero armadio!!! Peccato che la borsa della nostra dolce Mary non esiste, un pozzo senza fondo per l'abbigliamento non c'é!!!

1- controllare le misure e il peso della valigia se viaggiate in aereo

2- contare i giorni e le notti che si sta via,

3- prendere i giusti cambi di biancheria e abbigliamento ed eccedere di uno o due per varie ed eventuali

4- scegliere un abbigliamento comodo per il viaggio di andata e ritorno,

5- organizzare la valigia a strati e a scomparti: sotto mettere gli asciugamani, nella parte bassa ovvero quella delle ruote posizionare scarpe e cose pesanti che non rischiano di rovinarsi, nella parte alta al contrario le cose leggere e che non devono stropicciarsi.

6- Attenzione ai buchi!!! nei buchi e negli angoli va bene infilarci calzini, creme, trucchi, pile, fazzoletti, tutto ciò che é minuto e puó riempire questi spazi vuoti che vanno a sostenere l'intera compattezza di ciò che c'è nella valigia, e che altrimenti verrebbero riempiti da ciò che avete sistemato in valigia stropicciandolo o rovesciandolo fino a creare spiacevoli sorprese al momento dell'arrivo a destinazione.

7- cercate di scegliere degli indumenti che possano essere usati in piú occasioni, ad esempio un pantaloncino che possa essere comodo di giorno e sfizioso per la sera portato magari con un tacco; non eccedete con i costumi, 2 bastano e avanzano.

8- scarpe: un paio con il tacco, dei sandali per il giorno e che possono essere usati anche per la sera, infradito per la spiaggia, e per le sportive scarpe da ginnastica super flessibili!!!

9- scegliete un formato mini per i prodotti da bagno, inutile portarsi litri di shampoo e bagnoschiuma: ad esempio, io ho comprato dei flaconcini vuoti che riempio a mio piacimento.

10- se volete recuperare ancora un po' di spazio potete piegare per lungo gli indumenti e poi arrotolarli come dei salamini, cosí facendo andrete a riempire tutta la valigia senza i buchi di cui vi ho parlato precedentememte.

11- ultimi accessori che potrebbero essere molto utili sono il foulard che potete indossare già durante il viaggio, borsa di tela per le cose da portare in spiaggia e cappellino o bandana per coprirsi la testa.

Buone vacanze!!!

Tatiana F.

http://www.viaggievirgola.it/wp-content/uploads/2012/06/suitcase.jpeg

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Arte a cielo aperto

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Arte a cielo aperto

Bentornati lettori di Forge, siamo al numero di Giugno, tra poco l’estate sarà la protagonista indiscussa.

Così  se non volete rinunciare all’arte, ma nello stesso tempo non volete rinchiudervi in un museo, ecco un suggerimento per fare scampagnate culturali: gli Sculpure Garden.

Giardini e parchi privati che diventano dei veri e propri musei a cielo aperto grazie a facoltosi collezionisti d’arte che impreziosiscono le loro dimore con opere provenienti da tutto il mondo.

Vi propongo alcuni esempi, e sono tutti facilmente raggiungibili.

GIARDINO DI BOMARZO

 Tra i più antichi parchi scultorei,  è stato costruito nel XVI secolo a Bomarzo, una cittadina del viterbese. Il Parco venne costruito da Pier Francesco Orsini per omaggiare la scomparsa della sua amata moglie.

bomarzo3.jpg

Dallo stile prettamente Manierista, il Parco dei Mostri di Bomarzo contiene soprattutto sculture di pietra, ormai inglobate nella ricca flora, come quelle raffiguranti gli elefanti di Annibale nell’avanzata su Roma, o l'Orco, uno dei Mostri del Giardino. Parzialmente spiegate sono le simbologie di alcune opere: scienziati e filologi hanno trovato similitudini con temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, come per esempio il Canzoniere di Petrarca, l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e i poemi di Bernardo Tasso.

IL GIARDINO DI DANIEL SPOERRI

 Agli inizi del ‘900 l’artista svizzero Daniel Spoerri cominciò la costruzione del suo Giardino, a 80 chilometri a sud di Siena .

daniel-spoerri.jpg

Aperto dal 1997, ospita 103 installazioni di circa 50 artisti, tra cui Arman, Nam June Paik, Jean Tinguely e ovviamente le opere di Spoerri. Il nome “Giardino” deriva dalla sua posizione geografica, che nelle vecchie cartine geografiche era chiamato “Il Paradiso”, una sorta di Giardino dell’Eden moderno.

PARCO SCULTURE DEL CHIANTI

 Sempre in Toscana in provincia di Siena, a Pevasciata, ha sede anche un altro giardino, il Parco Sculture del Chianti, perfetto connubio tra arte e natura.

Creato da Rosalba e Piero Giadrossi, grandi appassionati d’arte contemporanea, ospita opere che provengono da tutto il mondo, dall’Australia, dagli Stati Uniti, passando per la Germania, il Giappone e la Turchia.

CA’ LA GHIRONDA

 Il Villaggio per l’Arte Ca’ la Ghironda trova la sua naturale collocazione tra le colline bolognesi, nato grazie all’intuizione e alla passione di Francesco Martani. Il Parco, che comprende una “Petite” e una “Grande Promenade”, si estende per più di 10 ettari e ospita oltre 210 sculture dei più significativi artisti della nostra epoca, come Giacomo Manzù, Giò Pomodoro, Gilberto Zorio, Daniel Spoerri, Arman e molti altri.

PARC GÜELL

 Tra i più famosi Sculpture Garden del mondo (dal 1984 dichiarato Patrimonio UNESCO), il Parc Güell è una vera e propria icona di Barcellona. Situato nella parte alta della città catalana, è probabilmente l’altra opera più famosa di Antoni Gaudí , che il Conte Güell acquistò nel 1899. In perfetto stile pittoresco, Gaudí creò un’opera che integrava alla perfezione natura e architettura: ad esempio la passeggiata coperta con le colonne a forma di tronchi di alberi o di stalattiti, le fontane e le arcate artificiali di roccia.

Posti unici e quasi fiabeschi che meritano il tempo di una visita.

A volte è bello credere di essere in una favola.

Valentina Poerio

Credits:

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thegreenevolution.it

italiaparchi.it

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TRADIZIONI,SPEZIE, AROMI, in un' unica parola: EGITTO

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TRADIZIONI,SPEZIE, AROMI, in un' unica parola: EGITTO

La cucina egiziana è un unione di trazione mediterranea e mediorientale,ricca di sapori intensi e forti,le spezie più utilizzate sono il cumino e la curcuma oltre al coriandolo.Il sesamo è un altro ingredienti molto utilizzato sia per preparazioni salate che dolci.
Nella cucina locale non mancano pane,pesce,verdure e carne.


Il pane(in arabo aysh)di forma rotonda,viene preparato con farina integrale o bianca e serve da accompagnamento a salse e antipasti(mezze) che devono stuzzicare l’appetito dei commensali.
Alcuni degli antipasti più conosciuti sono il Felafel(polpettine di pasta di fave e spezie fritte) e il Sambousek(ravioli fritti ripieno di carne e formaggio).
La carne(in arabo Lahm) è prevalentemente di montone,agnello e piccione accompagnata sempre da riso e verdure,il maiale invece è abolito come in tutti i paesi mussulmani.
Per quanto riguarda il pesce(in arabo samak) vengono usati moltissimo calamari,scampi,granchi,acciughe e sogliole che vengono cucinati alla brace o fritti.
Nei dolci c’è un grandissimo utilizzo di miele e zucchero e il più famoso è l’Om Alì “la mamma di Alì” a base di pasta fillo e crema di panna e latte.

Noi di InFrigoVeritas siamo state una settimana nella splendida Marsa Alam,letteralmente “baia delle bandiere” perché era consuetudine della popolazione locale elevare delle bandiere per consentire alle piccole imbarcazioni di trovare facilmente la via dl ritorno,e abbiamo potuto provare ed assaporare molti dei loro piatti tipici partendo da una delle bevande più famose e  diffuse, il Karkadé.


E’ un infuso che si ricava dai fiori dell’ibisco,di colore rosso intenso e si può bere caldo o freddo.Viene utilizzato per combattere la disidratazione e la sete durante il caldo “faraonico” egiziano ed è noto anche per le sue propietà diuretiche,digestive,anti-infiammatorie e lenitive.
Nella nostra breve vacanza abbiamo anche preso parte a un jeep safari in mezzo al deserto prendendo parte alla vita beduina con la quale ci siamo ritrovate a mangiare, bere e interagire con la popolazione locale. Il piatto più apprezzato è stato l’hummus(purea di ceci con sesamo,olio,aglio,limone,paprika,cumino e prezzemolo), accompagnato dal caffè locale servito in minuscole tazzine per metà colme di sedimenti e aromatizzato allo zenzero.

La vacanza di sette giorni non ci ha dato modo di esplorare al meglio questa magnifica terra, perciò abbiamo riportato solo un estratto del nostro viaggio…buon per voi [ride…].
Consigliamo a tutti di visitare la terra degli antichi Re e provare quello che “inFrigoVeritas” ha “sopportato” per voi.


Georgia Rivelli & Anna Perucca


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