sssssh.. break the silence!

 

Il locale è ancora deserto, l’orario di apertura è appena scattato e le luci sono basse.

Entro nel locale ed i tipici rumori di sound-check mi avvolgono come una coperta, dolci suoni che annunciano una performance dal vivo carica di sentimenti e talento, come piace a me.

Mi avvicino alla cantante che mi sorride gentile e con voce ancora “in rodaggio” mi saluta calorosamente.

L’atmosfera è di quelle giuste: un paio di sgabelli, luci soffuse, una candela illumina dolcemente il muro alle loro spalle; il tempo è tiranno, pochi minuti prima di cominciare lo spettacolo, quindi senza perdere tempo mi lancio sulle domande.

 

“Quando hai cominciato a cantare?”

La musica ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando ero piccola in casa la musica era sempre presente; assieme ai miei genitori vivevamo la musica come un gioco.

 

“Com’è nata quindi la voglia di cantare a livello più serio?”

La mia carriera musicale nasce intorno ai 21 anni, proprio nella città di Biella, in maniera non prevista e del tutto inattesa.

 

“Come ha influito l’ambiente biellese sulla tua vita/carriera?”

Ai tempi della scuola conducevo una doppia vita musicale: da un lato l’ascolto “sociale”, a livello scolastico, di tutto ciò che era mainstream e che faceva tendenza all’epoca, dall’altro lato c’era un’ascolto più ricercato, un background musicale d’impronta latina (per influenza paterna) ed un sound anni ’70 (per parte materna).

 

“Partendo da Biella, come si è evoluta la tua carriera musicale?”

L’inizio biellese è stato fondamentale, in quanto proprio nel biellese sono entrata in contatto con quelli che sarebbero divenuti i DotVibes.

Il gruppo parte con la realizzazione di cover reggae, ma dopo un po’ di tempo la voglia di esprimersi personalmente era grande e quindi iniziammo a scrivere canzoni per conto nostro.

L’amicizia nata qui è stata poi esportata in quel di Torino, dove i DotVibes sono diventati oltre che amici anche coinquilini, cosa che ha portato ad una fase molto piena di creatività e di prove.. Per intenderci, quando eravamo a casa, si suonava!

In seguito a questioni lavorative mi sono trasferita a Milano, una città molto diversa, molto più “crudele” e capace di darti una bella ridimensionata.

 

“Cosa ti ha lasciato “dentro” la musica?”

La musica mi ha regalato molte emozioni e sentimenti, che contrariamente al mio umore, progrediva in senso inverso: ogni volta che le cose andavano bene, ero felice non avevo nulla da scrivere, mentre ogni volta che sentivo qualcosa dovevo isolarmi, sentire la mia voce interiore e riuscivo a tirare giù il testo.

 

“Quindi come nasce una canzone?”

Per quanto riguarda i DotVibes, quando inizio a scrivere presto attenzione alla musicalità delle parole, non sempre descrivo il mio vissuto, ma alla fine, essendo io stessa parte del processo creativo, ed essendo la voce che ne porta i pensieri, il gruppo si trova spesso a musicare del mio pensiero.

Quando invece mi trovo a scrivere le mie canzoni, nel lato solista della mia carriera, il mio vissuto erompe e allora do sfogo alla mia creatività attraverso le mie esperienze.

Questa cosa è stata molto importante per me e mi ha permesso limare il mio ego, rendendomi conto di non essere diversa da nessun altro artista e che il modo per esprimere la mia anima è la voce.

 

“Cosa hai sacrificato e guadagnato, a livello spirituale e personale, con la musica?”

A volte la musica mi ha molto isolato, attimi in cui ti senti realmente da solo, ma non perché la gente ti abbandona, ma perché io sentivo di dovermi staccare dalla bolgia; non si gioca a fare gli artisti, ma se hai qualcosa da dire devi vivere e per poterlo poi raccontare devi trovare nel silenzio la tua voce. Non puoi vedere la luce di una candela in una stanza illuminata.

Per seguire questa vita ho fatto delle rinunce, alcune molto importanti, ma per coltivare questo mio talento sono state quasi necessarie, per far si anche che io non mi adagiassi mai sugli allori, ma che continuassi a mettermi in gioco.

 

“Per chiudere in bellezza, un aneddoto che ti è rimasto nel cuore?”

Ne ho davvero molti, alcuni si possono raccontare, mentre altri no.. Me ne ricordo un paio in particolare!

Il primo ricordo è di un viaggio che dovevamo fare, un “tranquillo” Cuneo - Salento in 9 ore, per arrivare ad un sound-check e gli sbirri ci hanno fermato a Termoli e ci hanno fatto spogliare all’autogrill in cerca di droghe (che non avevamo!).

Il secondo aneddoto è quello più bello: dovevamo fare una sessione al JAZZ:RE:FOUND Festival di Vercelli, un evento bellissimo con artisti di livello internazionale. La performance si doveva tenere in cima ad un autobus della Red Bull tagliato a metà, sole tutto il giorno, arriva il nostro momento e giù temporale con tanto di grandine..

Mi ricordo i miei genitori che erano li per sentirmi, fonici che non aprivano ovviamente l’impianto e io guardai mia madre quasi piangendo..

Di mezzora che avevamo rimanevano 10 minuti, guardo il cielo, tempo un minuto e il cielo si spaccò, a destra le nuvole, a sinistra il cielo e in mezzo un arcobaleno. Abbiamo suonato 10 minuti con questa splendida coreografia..

Ringrazio Éstel per il tempo che mi ha concesso e la lascio al suo sound-check.. La serata è ormai alle porte.

La voce c’è; determinazione c’è; le ossa, se le sta facendo. Il talento vibra forte nell’aria quando le parole escono dalla sua bocca e si infrangono contro le pareti e le orecchie.

Un’altro talento, un’altra persona che insegue un sogno, che per quanto arduo sia, non sarà mai troppo lontano. E a noi di Forge, questa cosa piace da impazzire.

Un abbraccio ed alla prossima Éstel, magari su di un palco ancora più grande e con il successo che meriti!

 

Mattia Corbetta

 

20 Marzo 2014