Attenzione: contiene spoilers!

Uscito nel deserto delle sale italiane, Apes revolution – Il pianeta delle scimmie è il sequel de L'alba del pianeta delle scimmie (2011, Rupert Wyatt), a sua volta reboot della famosa serie cinematografica tratta dal romanzo di Pierre Boule.

Lo dirige Matt Reeves (già regista di Cloverfield nel 2008) e lo anima un cast d'eccezione, composto da Gary Oldman, Keri Russell (protagonista della fortunata serie tv Felicity, di cui Reeves è stato autore insieme a J.J.Abrams) e l'immancabile Andy Serkis che meriterebbe un Oscar a parte per come dà vita, attraverso il motion capture, al personaggio di Cesare.

Quindici anni dopo il rilascio del virus T-113, collaterale effetto delle sperimentazioni di farmaci sulle scimmie, il mondo è in completa decadenza: gli uomini sopravvissuti vivono rinchiusi in una colonia governata da un certo Dreyfus (Gary Oldman) e le scimmie hanno scelto di ripararsi in una fitta foresta che hanno eletto a loro casa. Malcolm (Jason Clarke) si imbatte in un gruppo di scimmie nel tentativo di raggiungere una diga posta proprio vicino al loro villaggio, che permetterebbe di ottenere energia elettrica per gli uomini rimasti in città. L'incontro non è dei più pacifici (indimenticabile la scena in cui Cesare urla al gruppo di uomini) ma permette a Malcolm di avere un primo contatto con quel mondo tenuto così a distanza: il "virus delle scimmie", così viene chiamato da tutti, in realtà non è contagioso per chi è sopravvissuto, ma i preconcetti sono duri a morire.

Sembra di assistere all'incontro-scontro tra due culture differenti, in cui la prima impressione è la refrattarietà al contatto, superabile solo grazie alla volontà di due membri appartenenti ai differenti gruppi. Le scimmie parlano a gesti, e solo a tratti utilizzano il linguaggio imparato dagli umani, in modo abbozzato ma mai ridicolo, anche grazie all'estrema caratterizzazione di ogni singolo personaggio. Difficile infatti parlare semplicemente di "animali": quando li vediamo arrivare a cavallo, fatichiamo a pensare che non si tratti di veri e propri uomini. Ogni scimmia ha un segno distintivo, e le loro movenze ed espressioni hanno veramente poco di scimmiesco. Molte le bellissime scene corali che rimangono impresse nella memoria: dalla corsa sugli alberi nella parte iniziale, alle scene di guerra nelle sequenze finali, questo insieme compatto ci ricorda dei moderni pellerossa all'inseguimento di un bisonte, braccati da rampanti cowboy con il mito del progresso.

Un film carico di sottotesto, dalla lotta per la conquista del territorio (appunto), alla battaglia per la conquista del potere (l'opposizione tra il vecchio Koba e Cesare, di latina memoria), alle dinamiche familiari e al rapporto genitore-figlio (tra Cesare e Occhi Blu), approfondendo in particolare il senso di inadeguatezza di chi, figlio, sente crescere il peso delle aspettative su di sè. Apes revolution riesce a mostrare un parallelismo tra i due mondi, esibendo in entrambi la presenza del bene e del male in egual misura, la volontà costruttiva ma anche quella distruttiva. Cesare, che prende il nome da uno dei condottieri più famosi della storia, è colui che usa la forza solo in caso di necessità, mentre Koba è il degrado del potere, pur non cadendo nel "cattivo" stereotipato. Il male, infatti, non è mai autogenerato: Koba odia gli umani perché gli hanno inflitto anni di torture e sofferenze, mentre Dreyfus intende sterminare le scimmie perché secondo la sua visione gli hanno portato via la famiglia. Nessuna giustificazione per gli atti atroci che commettono, ma dettagli sulla loro vita e sul rapporto di causa-effetto, che ci consentono di comprendere (senza legittimare) i loro comportamenti. Anche Cesare si rende conto che questa evoluzione repentina che permette alle scimmie di parlare ha portato alcune scimmie ad assumere i peggiori comportamenti umani ("Ho fatto male a fidarmi di una scimmia").

Un film che sceglie strade inconsuete per il suo apparente aspetto da blockbuster commerciale: condito da ritmo incalzante e numerose scene d'azione arricchite con effetti speciali, Apes revolution riesce a creare suspence e colpi di scena senza rinunciare ad una buona sceneggiatura che permette di non annoiare nemmeno lo spettatore più esigente.

Cesare, che insieme al figlio sembra aver individuato quel difficile punto di incontro tra i due mondi, ci guarda senza abbassare lo sguardo, a ricordarci quanto sia importante impegnarsi costantemente per mantenere una linea di dialogo aperta. Per non ridursi a ricalcare i preconcetti che gli altri hanno di noi, come ci ricorda Koba in una delle scene più inquietanti del film: una scimmia, per alcuni uomini, è solamente una simpatica riproduttrice di comportamenti umani.

 

Credits images:

http://www.milanoweekend.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/07/Apes-revolution.jpg

http://blog.screenweek.it/wp-content/uploads/2014/04/apes5.jpg

http://truthaboutguns-zippykid.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/2014/07/Dawn-Of-The-Planet-Of-The-Apes-7.jpg

Comment