Devo cominciare questo articolo con una premessa ed una promessa.

Mi ero ripromesso che avrei approfondito il tema introdotto nello scorso numero, dopo la dissertazione su talento vs. tecnologia, avrei approfondito la dicotomia tra le varie tipologie di lenti e su pregi e difetti.

Ben conscio della difficoltà che questo argomento comporta, mi e vi prometto, di affrontare quanto prima questo argomento, non appena mi sentirò pronto a scrivere un articolo che si discosti dai migliaia, anzi miliardi di articoli scritti a riguardo. Lo affronterò quando mi sentirò pronto a scrivere qualcosa di veramente significativo. É una promessa!


Fatta la dovuta premessa e relativa promessa, è mio immenso piacere tornare a parlarvi di storie, uniche e particolari, legate al mondo della fotografia; quella che andremo a scoprire assieme è una di quelle storie legate a personaggi davvero incredibili, che ogni volta mi fanno rimanere basito di fronte alla incredibile forza delle persone e che, nello specifico, mi fanno amare sempre di più la fotografia.


Vorrei pormi una domanda: è mai possibile slegare la fotografia dal senso della vista? Può l’arte visiva per eccellenza trovare una nuova incredibile vita nella cecità?


Brendon Borellini pare proprio esserne convinto.

Questa storia arriva dalla lontana Australia ed il nostro protagonista, non più giovanissimo, è affetto da una sordità congenita e da una parziale cecità, che negli anni è diventata completa.

Nonostante questo grosso impedimento, il signor Borellini è un tipo tosto e deciso, per nulla in balia della propria condizione ma determinato ed ostico nella ricerca di un’espressione personale di vitalità.

Attraverso l’uso di un impianto ha potuto acquisire l’uso dell’udito che, assieme agli altri 3 sensi, Brendon usa per percepire l’ambiente che lo circonda e così riuscire a scattare delle fotografie.

Fondamentale nello sviluppo delle proprie capacità è stata la frequentazione della Cavendish Road State School in Brisbane, con il supporto della Special Education Unit, che gli ha consentito di diplomarsi, finendo anche nell’Australian of the Year Awards e che gli ha consentito anche l’iscrizione ad un regolare college (fu infatti il primo a conseguire questo traguardo).

Ma tornando alla fotografia, il modo di scattare, di cogliere l’attimo di Brendon è assolutamente unico al mondo. Basandosi sui sensi, sulla percezione che ha del mondo intorno a se, mette la camera sulla fonte e si lascia guidare da ciò che percepisce, dai rumori, dalle sensazioni.

Ovviamente non tutte le fotografie che scatta sono considerabili tecnicamente impeccabili e spesso necessita di un piccolo aiuto nel direzionare al meglio la camera ma questi sono dettagli di poco o nulla conto.

La verità è che egli scatta fotografie come andrebbe fatto sempre: con l’immaginazione.

Ogni singolo scatto di Brendon è frutto di una rappresentazione interiore della realtà che cerca di bloccare in fotografia; lo scatto assume quasi un ruolo di tela e lui, l’artista, dipinge questo quadro senza vederlo. Fantastico.

Nella scuola dove ha studiato sono state usate tecniche di stampa particolari che gli consentono, attraverso il tatto, di esplorare le proprie foto; si tratta infatti di particolarissime stampe in rilievo delle proprie fotografie e così, anche se cieco, Brendon può imparare, può capire cosa realizza e può migliorarsi attraverso un processo di apprendimento pratico.

Per chiudere vi lascio con questa domanda: sareste capaci di realizzare delle foto senza guardare? Sapreste riversare nella foto il vostro mondo interiore senza vedere cosa scattate?

Provateci, potreste scoprire un mondo tutto nuovo.

Al prossimo numero.

 

 

Mattia Corbetta

 

Credit:

http://www.australianoftheyear.org.au/honour-roll/?view=fullView&recipientID=133

http://www.break.com/video/brendon-borellini-the-blind-photographer-2741320

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