Silhouette, silhouette, silhouette!

Nelle strade di un New Jersey anni '50 risuona come una sirena la voce di Frankie Valli, al secolo Francis Castelluccio: allo spettatore bastano pochi secondi per essere rapito da quella voce, così atipica e così irrimediabilmente affascinante.

Basato sull'omonimo e fortunato musical diretto nel 2006 da Marshall Brickman (sceneggiatore di grandi successi come Io e Annie e Manhattan di Woody Allen), Jersey boys vanta la regia di Clint Eastwood, anche se inizialmente sembra di essere catapultati in un film di Scorsese (il paragone con Quei bravi ragazzi è immediato) o sul set dei Soprano (dove tra l'altro ha recitato lo stesso Frankie Valli, nella parte di Rusty Millio).

Christopher Walken interpreta il boss Gyp De Carlo

Christopher Walken interpreta il boss Gyp De Carlo

Alla tenera età di ottantaquattro anni, Eastwood sperimenta nuove tecniche di narrazione (lo sfondamento della quarta parete con lo sguardo in camera dei personaggi, che dialogano direttamente con lo spettatore) e si confronta con nuovi generi tematici, come appunto il gangster movie (da non perdere Christopher Walken nei panni del boss mafioso Gyp De Carlo) e il musical, anche se riadattato in chiave moderna (non è un segreto che Clint sia un grande appassionato di musica: diretto da lui Bird, biopic sul sassofonista jazz Charlie Parker).

Le canzoni intramontabili dei Four Seasons (riadattate ed interpretate da un bravissimo John Lloyd Young, nei panni di Frankie Valli già nel musical di Brickman) sono riportate sul grande schermo da un ottimo cast composto inoltre da Erich Bergen (che interpreta il tastierista Bob Gaudio), Michael Lomenda (nelle vesti del bassista Nick Massi) e Vincent Piazza (il chitarrista Tommy De Vito). Facce volutamente sconosciute al pubblico cinematografico, proprio come erano sconosciuti i Four Seasons all'inizio della loro carriera, che li vide in testa alle classifiche negli anni Sessanta, con canzoni come Walk like a man, Sherry e Big girls don't cry.

Frankie Valli and The Four Seasons

Frankie Valli and The Four Seasons

L'occhio eastwoodiano si rivela nello svelamento del dramma celato dietro ai sorrisi sfoderati sul palco: “Mi è sempre piaciuta la musica dei Four Seasons, quindi sapevo che sarebbe stato divertente rivisitarla, ma quello che più mi interessava era che questi delinquenti, poco più che maggiorenni, cresciuti certo non nella migliore delle situazioni, fossero riusciti a raggiungere questo enorme successo. Cresciuti in una periferia gestita e controllata dalla mafia, vivevano di piccoli crimini. Alcuni di loro hanno anche passato del tempo in prigione. Poi è arrivata la musica, la loro salvezza per uscire da quella situazione. Avevano trovato finalmente qualcosa per cui valeva la pena lottare”.

John Lloyd Young e Vincent Piazza

John Lloyd Young e Vincent Piazza

Attraverso l'incontro-scontro tra i due jersey boys protagonisti, Frankie che basa tutto sui valori della famiglia e Tommy che invece è totalmente il suo opposto, seguiamo la realizzazione di questo sogno americano quasi impossibile anche soltanto da immaginare. Ed è proprio questo ad affascinare lo spettatore: un musical con personaggi atipici, che non dovrebbero trovarsi là dove sono ma ai quali ci si affeziona dopo pochi istanti. Il coinvolgimento è tale sicuramente anche per via della scelta registica di far cantare ogni canzone dal vivo, senza l'utilizzo di una colonna sonora registrata: l'emozione è palpabile ad ogni esibizione, così come dovrebbe essere nei migliori spettacoli live.

Senza nulla togliere alle interpretazioni degli altri attori, che tuttavia sembrano risentire di un'impostazione maggiormente teatrale, resta impressa l'ottima performance di Vincent Piazza (il pubblico se lo ricorderà per la sua interpretazione di Lucky Luciano nella serie tv Boardwalk Empire), che riesce a dare spessore e credibilità ad un personaggio difficile da digerire. Un grande plauso va anche all'adattamento delle canzoni da parte dello stesso John Lloyd Young, che è riuscito a modernizzarle senza snaturarne l'essenza: impossibile togliersele dalla testa, anche se non si è fan di questo genere musicale.

L'attore John Lloyd Young insieme al vero Frankie Valli

L'attore John Lloyd Young insieme al vero Frankie Valli

La riflessione di Eastwood sul mondo dello spettacolo è evidente: le numerose inquadrature dietro le quinte, che ritraggono la parte “nascosta” del palco e non rivelata allo spettatore durante lo show, in cui operano registi, autori e tecnici del suono, sembrano volerci mostrare la doppia natura di quel mondo. Fatto di pochi, sudati successi e di moltissimi fallimenti. Capace di realizzare sogni ma anche di infrangerli. Le ammissioni finali dei componenti del gruppo sembrano quasi parlare per conto del regista che tira le somme della sua carriera: nessun rimpianto, ma una lieve nostalgia per quel tempo ormai passato.

Il regista Clint Eastwood con la figlia Francesca

Il regista Clint Eastwood con la figlia Francesca

Ammirevole la ricostruzione storica di quegli anni, sia a livello scenografico che come costumi; peccato invece per il trucco nella parte finale, incapace di non cadere in un effetto grottesco. Per gli spettatori più curiosi, da segnalare l'omaggio a Joe Pesci attraverso il personaggio di Joey Russo e la partecipazione della figlia, Francesca Eastwood, in una piccola parte. Il regista gioca addirittura con una autocitazione: lo vediamo apparire sullo schermo di un televisore dell'epoca in una puntata della serie televisiva Rawhide.

Non scappate per i titoli di coda, pena perdervi una scena da classico film musical, con l'intero cast danzante.

 

Valentina D'Amelio

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