Architettura è fantasia, immaginazione, disegno.

Questo mese non vorrei soffermarmi a raccontare la vita e le opere di un architetto in particolare bensì vorrei introdurvi una figura molto significativa che da molto tempo fa parlare di sè grazie alle sue raffigurazioni a dir poco sorprendenti e provocatorie.

Bansky - Firma

Bansky - Firma

Lo spazio pubblico è l’anima di  una città, è il luogo in cui società e costruito si incontrano mettendosi in relazione l’uno con l’altro dando vita a posti in continua trasformazione ed evoluzione.
In una società in cui tutti cercano di apparire e fare il possibile per divenire famosi “un artista senza volto” da più di 25 anni continua ad agire nella penombra intrufolandosi di soppiatto in questi luoghi  urbani e lasciando la propria inconfondibile firma; sto parlando del più rivoluzionario dei writer di strada di tutti i tempi: Banksy.

Banksy intervistato nel film: Banksy's Exit Through The Gift Shop

Banksy intervistato nel film: Banksy's Exit Through The Gift Shop

Banksy - Stencil

Banksy - Stencil

E’ davvero incredibile, ma sono davvero in pochi a sapere quale sia il suo vero aspetto, gli unici dati conosciuti sono:  la sua data di nascita (1974) e il suo luogo di provenienza (Bristol, cittadina a sud ovest dell’Inghilterra). 
Banksy, grazie alla sua clandestinità e  bravura  nell’ ”arte  urbana”  è riuscito a creare intorno a sè una perfetta miscela di creatività e leggenda tanto da divenire in poco tempo una sorta di supereroe leggendario.
La sua tecnica preferita è  lo stencil, infatti per comporre i suoi murales utilizza una maschera di cartoncino (o di altro materiale)  su cui incide dei tagli in modo da formare un negativo fisico della figura che vuole disegnare; solitamente utilizza il  bianco e nero ed in alcuni casi accenna una lieve sfumatura con colori leggeri in modo da dare un’impronta particolare e singolare al disegno.

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Molti Street Writer affermano però, che i limiti di questa tecnica sono molteplici, infatti è impossibile utilizzare differenti colori all’interno della stessa maschera, per cui bisogna creare tante maschere in base ai differenti toni che si vogliono utilizzare e soprattutto non si possono realizzare figure isolate all’interno dell’immagine, si deve quindi ricorrere all’uso di “ponti” che collegano la figura al resto della maschera.

 

Trovo che il signor Bansky sia sempre provocatorio e geniale nelle sue rappresentazioni, un maestro di denuncia dal sapore ironico e a volte pungente, in continua ribellione con la società odierna ormai cieca ai veri problemi dell’uomo.
I suoi “Attacchi”  a volte sono accompagnati da slogan, le sue raffigurazioni hanno come protagonisti  animali come scimmie e ratti, anziani, bambini, poliziotti, militari,  e i suoi messaggi  si concentrano sempre su temi attuali come: la povertà, la fame nel mondo, la guerra, il consumismo, le istituzioni, la violenza, le ingiustizie, il razzismo ecc… 
La sua concezione di arte,  è scaturita dal puro intelletto, libera da schemi imposti da critici e accessibile a tutti senza dover rimanere rinchiusa all’interno di musei a pagamento.

Banksy all'interno di un museo

Banksy all'interno di un museo

Bansky, come Arsenio Lupin  riesce ad introdursi nelle più famose  gallerie d’arte del mondo, come è avvenuto al M.O.M.A.  e al Met di New York o alla National Gallery di Londra e appendere a fianco di quadri conosciuti le sue stravaganti opere di denuncia all’ insaputa di guardiani, inservienti e telecamere di massima sorveglianza.
Il suo stile ormai è un marchio inconfondibile, la sua mano è chiara ed incisiva e un suo graffito ormai lo possiamo riconoscere anche ad occhi chiusi; a Londra per esempio il risultato della sua arte lo si può trovare nella zona Nord-Est della città e si rivolge soprattutto ai “cittadini del mondo”, ovvero a tutti coloro che riescono a decifrare il messaggio nascosto dietro ai suoi disegni.
Se per caso anche vi trovate a girare per le strade di quest’affascinante capitale europea non potete fare a meno di consultare la Banksy Map creata apposta dall’ente inglese per la tutela della Street Art per far conoscere ai turisti le opere dell’artista; in particolar modo vengono posti sulla mappa i graffiti intatti, quelli che hanno subito cambiamenti durante gli anni  e quelli che ahimè sono stati rimossi perché considerati troppo pericolosi. 
(https://maps.google.co.uk/maps/ms?hl=en&ie=UTF8&msa=0&msid=106840029761599860484.00043e2db5162c1cbc318&ll=51.533523,-0.107632&spn=0.050935,0.159645&z=13&om=1&mid=1196544665&dg=feature).


Tra le opere più famose non possiamo dimenticarci le raffigurazioni di John Travolta e Samuel L. Jackson in Pulp Fiction che impugnano delle banane al posto delle pistole, la recentissima figura della bambina siriana con un palloncino a forma di cuore, creata per ricordare il terzo anniversario del conflitto civile, la celebre Monna Lisa di Leonardo da Vinci con il viso colorato di giallo e con un cartello con scritto: “il posto non ci piace o ci annoiamo a morte” che lui stesso ha appeso indisturbato al Louvre di Parigi senza destare alcun sospetto; i murales disegnati sul muro di separazione dei territori della Cisgiordania in cui si vedono dei giganteschi squarci in modo da far percepire cosa c’è dall’altra parte. 

L'estasi di Santa Teresa a Napoli

L'estasi di Santa Teresa a Napoli

Il fenomeno Banksy ha colpito anche l’Italia: infatti qualche anno fa in via Benedetto Croce a Napoli è apparso di punto in bianco un suo graffito che raffigurava la famosa Santa Teresa del Bernini (L’importante architetto seicentesco conosciuto  per la realizzazione di Piazza San Pietro, Palazzo Chigi, la scala regia in Vaticano ecc..) con in mano patatine e pop-corn in segno di denuncia al consumismo odierno.
L’artista ormai ha un forte impatto sociale soprattutto sul mondo del web e lui naturalmente ne è consapevole;  in poco tempo i suoi messaggi artistici vengono condivisi da milioni di persone grazie ai più disparati social network; è  importante per esempio, sottolineare il graffito “Nobody likes me” in cui viene rappresentato un bambino lacrimante per colpa del suo deludente feedback di Istagram; è evidente, in questo caso la denuncia ai giovani d’oggi che si sentono apprezzati ed appagati solo grazie ai “likes” ottenuti da amici fittizi via Web. 
Da Architetto trovo che questi lavori siano una forma d’arte sorprendente, possono portare un tocco di colore e di umanità in quei luoghi degradati della città, cosi come accadde negli anni 70 nelle periferie di New York dove giovani emarginati stanchi della loro vita denunciavano il loro stato sociale tramite murales, musica hip pop e break dance; bisogna stare attenti però,   tutto ciò non deve assolutamente prendere una piega inaspettata, ovvero  questo movimento non deve intaccare monumenti storici che di per sé rappresentano già un accento importante della città e  in alcun modo essere rovinati dalla presenza di altri segni aggiuntivi. 
Concludo ponendo a voi la domanda, quest’ odierna arte di frontiera è uno stimolante fenomeno artistico o è puro vandalismo?

 

Tiziano Zerbo

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