Nascondiamo ciò che non ci piace?

 

Questa è la considerazione che vorrei condividere con voi questo mese e che nasce, come ogni meditazione sull’essere umano, dall’osservazione diretta; a quali conclusioni sono giunto? Con calma ci arriviamo.

Partiamo dal presupposto che ogni persona, nessuna esclusa, apprezza il bello (bello relativo a se stesso, non universale) ed ambisce ad un risultato di bellezza o di perfezione consona ai propri standard e gusti.

Quindi ogni persona sarà alla costante ricerca della “perfezione” o comunque sarà alla costante ricerca di eliminare o ridurre al minimo le interferenze con la propria percezione di perfetto.

Un commento negativo, una critica, un’attacco personale o meno ad una cosa che ci è cara, ad una persona che stimiamo, a noi stessi o al nostro lavoro, sarà sempre mal visto, sarà sempre considerato come una cosa negativa.

Purtroppo questo comportamento accade anche nelle occasioni in cui la critica può essere costruttiva o anche nel caso in cui venga detta la cruda verità in un contesto in cui tutti si esprimono in modo superficiale ed accondiscendente.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in uno dei soliti post di una delle tante fashion blogger, che in un modo o nell’altro sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo dei social network; tra i tanti commenti qualunquisti e generici (ma come sei bella, ma come sei magra, ti amo, chettefarei, ecc) mi è saltato all’occhio un unico commento, una sola persona che ha avuto il coraggio di dire effettivamente quello che pensava:

“cara ***** io ti seguo perché sei figa, e nulla di più!! riempi la bacheca di foto inutili, di te che fai la pedicure, prendi il sole o vai alle feste, infarcendo di concetti banali e frasi scopiazzate queste foto, come ad esempio: mi sento viva, mai fermarsi, la bellezza la porti dentro, ogni giorno più forte. Stupidate!! Ma io ti seguo perché almeno sei figa! saluti ********”

Ecco questo è quello che ho letto.. Ma indovinate un po’? Dopo mezz’ora il commento di questo ragazzo era stato rimosso senza appello.

Qual’è quindi la mia conclusione? Che in questo momento storico, in cui il potere di comunicazione illimitato con il mondo attraverso la rete, in cui una foto vale più di un concetto, in cui ogni persona ha il diritto di esprimersi come vuole (a meno che la censura non lo ritenga non appropriato), il mondo ha proprio scelto di nascondere ciò che non piace.

Ma allora cosa comunichiamo a fare se l’unico pensiero che ci interessa è il nostro? Cosa ci spinge a condividere un qualcosa se tanto non ci facciamo carico delle conseguenze negative che possono avere le nostre parole/foto/gesti?

Un famoso comico italiano disse "prima di poter comunicare chiediti: cosa hai da dire?"

 

Su questa rivista cerchiamo, nel nostro piccolo, di portare avanti questo pensiero di comunicazione, di accettazione delle critiche e di trasmettere delle storie, delle conoscenze che non sono necessariamente belle o perfette e vi invitiamo ad esprimerci i vostri pensieri ed i vostri commenti sotto gli articoli, perché solo così possiamo crescere, insieme.

E nel frattempo, relax, rilassatevi.. Il mondo è pieno di cose che non ci piacciono, imparate a conviverci o se preferite, datevi da fare per cambiarle, non nasconderle!

 

Mattia Corbetta

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