Selfie, selfie, selfie.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa parola ed automaticamente abbiamo visto persone puntare verso di sé un obbiettivo e scattare foto.

Nell'ottobre del 2013 erano 140 milioni le immagini pubblicate con l'hashtag #me e su Flickr la ricerca del termine “self portrait” ha prodotto 1.469.127 foto.

Si parla di numeri impressionanti, destinati a crescere esponenzialmente, tanto che nel 2013 l'Oxford Dictionary ha scelto 'Selfie' come parola dell'anno.

Il selfie, termine derivato dalla lingua inglese, è una forma di autoritratto fotografico realizzata principalmente attraverso uno smartphone, un tablet o una fotocamera digitale, puntando verso se stessi o verso uno specchio l'apparecchio e scattando, similmente a quanto avviene con la tecnica dell'autoscatto, che utilizza un dispositivo che permette lo scatto ritardato di una fotografia (cit. Wikipedia).

Ma siamo così certi che questa sia una moda degli ultimi anni e non sia invece una riproposizione degli autoritratti?

Ciò di cui vorrei parlare in questo articolo è come l'arte fin dai tempi più antichi abbia adottato i selfie quando ancora non esistevano internet, Instagram, Facebook, etc.

Prima della fotografia, almeno fino ai primi dell'ottocento, l'autoritratto era praticato soltanto dai pittori, che si auto dipingevano per lasciare traccia di sé ai posteri.

Ecco una panoramica di alcuni trai i più famosi “selfie” della storia:

VINCENT VAN GOGH – AUTORITRATTO

FRIDA KAHLO – AUTORITRATTO

LEONARDO DA VINCI – AUTORITRATTO

FRANCIS BACON – AUTORITRATTO

Poi la nascita della fotografia rese possibile l'autoritratto anche ai fotografi, anch'essi artisti, al pari dei pittori, ossessionati dal desiderio di non scomparire senza lasciare traccia di sé.

La diffusione dell'autoritratto iniziò a diffondersi anche tra i fotografi amatoriali, tra le élite aristocratiche che potevano permettersi l'acquisto di una macchina fotografica e farsi finalmente da sé i propri ritratti.

Un esempio è Ilse Bing, ragazza proveniente da una ricca famiglia ebrea, che iniziò ad appassionarsi di fotografia e si scattò diversi autoritratti tra cui “Autoritratto con specchi”.

Un altro grandissimo estimatore del selfie fu Andy Warhol, che ci lasciò sue immagini in ogni forma e colore.

La sua frase “in the future everyone will be world-famous for 15 minutes” , oggi più che mai profetica, sottolinea l'importanza di lasciare traccia di noi in qualsiasi modo, e ora attraverso tutti i social esistenti ciò è ancora più possibile e alla portata di tutti.

La popolarità del “selfie” come pratica sociale ed estetica non è il frutto di un aumento del narcisismo nella nostra società, è piuttosto la conseguenza del mix di democratizzazione delle tecnologie fotografiche, sempre più a portata di mano nei nostri telefoni, e della diffusione di siti in cui si possono facilmente condividere immagini fotografiche come Flickr, Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram.

Nulla è cambiato quindi, sin dall'antichità la volontà dell'uomo è quella di lasciare un'immagine di sé ed ora più che mai, visto che gran parte della nostra vita viene documentata attraverso i social network, ciò che conta di più è fare lo scatto migliore per il nostro “pubblico”.

 

Valentina Poerio

 

Credits:

www.nicolalalli.it

cultura.nanopress.it

www.settemuse.it

insuperficie.tumblr.com

izquotes.com

 

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