Felice mesiversario!

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Felice mesiversario!

Siamo arrivati a 6 mesi, e noi tutti di Forge non potremmo essere più felici!

In questi sei mesi siamo cresciuti come numero di lettori, abbiamo redatto numerosi articoli interessanti, facendovi e facendoci conoscere delle realtà, delle storie che spesso passano in sordina alle orecchie del mondo, ma che qui trovano la loro voce.

In questi mesi che verranno non ci fermeremo ovviamente, abbiamo molte novità in programma, a partire dai nuovi episodi di Forge Radio, una webserie (ma qui bisogna precisare che siamo ancora molto indietro ma ci arriveremo) e ultimo ma non ultimo lo "spy vs. spy Biella Edition" che partirà il 1° luglio ed al quale, se vivete a Biella o ci lavorate, vi consigliamo di partecipare perché davvero fantastico e divertente!

Che altro aggiungere? Un grazie di cuore a tutti e... Buona Lettura!!

 

Mattia Corbetta

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Una “Signora” sofisticata…

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Una “Signora” sofisticata…

Questo mese vi presento un’affascinante Signora, che in pochi anni è rinata come una fenice non dalla cenere ma bensì dalla sabbia…

Vestita di seta e stoffe preziose, circondata d’amici come Armani, Chanel, Zegna, Ferrari, Lamborghini…

Amata e odiata, a causa del suo atteggiamento a volte snob ed egocentrico, forse pretenzioso ma comunque sempre di classe.

Ostentatrice dei suoi tesori, l’oro, giallo e ovviamente nero sono la sua passione.

Ha un carattere forte; ma da educata e premurosa qual è, sa accogliere i suoi ospiti mettendoli a proprio agio, coccolandoli e proteggendoli come solo poche hanno la capacità di fare.

Energetica e sportiva; si diletta con la falconeria, vive circondata dal deserto e pratica snowboard sulla sabbia, ma non le manca una pista da sci, neve fresca e seggiovia ovviamente...possiede cavalli che costano centinai di migliaia di euro…

Snorkeling?? perché praticarlo in mare quando puoi farlo nel centro commerciale più grande del mondo, tra pesci tropicali, tartarughe, mante e squali, nell’acquario che ha vinto il guinness dei primati perché il più grande che esista…

La vanità la rappresenta; regala spettacolari immagini di se,  gioca con tradizione e modernità, ti porta a passeggio con le caratteristiche Abra tra i coloratissimi, speziati e rumorosi mercatini arabeggianti, ti fa viziare dai migliori chef con prelibatezze multietniche:  teppanyaki, Indiano, Turco ecc… le serate con lei finiscono nelle migliori discoteche e club del mondo, attenzione è astemia o quasi.

Ma anche lei sotto questa sua corazza di cemento armato e cristallo ha il suo lato sensibile e timido, un piccolo angolo, la parte più vera che forse è capitato anche a noi di tenere nascosta, forse per vergogna o per non far trasparire la  vulnerabilità in tanta forza, ma indispensabile e che meriterebbe di essere trattata, a parer mio con più rispetto, perché è la parte più vera,  che rende possibile ogni giorno quello che mostra di se, rendendo costei efficiente, unica, sicura e affascinante: vi presento una delle sette sorelle degli Emirati Arabi;  la Signora Dubai…

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Dubai è considerata “la New York del Golfo Persico” una città nuova futuristica ma ricca di cultura, non potrete non apprezzare l’ordine e la pulizia, la criminalità è quasi inesistente, tanto da poter lasciare il cellulare come segna posto al bar, o la borsa incustodita sulla spiaggia, è una città mussulmana che convive tranquillamente con i milioni di immigrati di ogni razza, cultura e religione che l’hanno raggiunta.

È una metropoli a cui piace vincere, più volte la troverete nel guinness dei primati, con il Dubai Mall il centro commerciale  più grande del mondo, una vera e propria città che potrete girare addirittura con dei taxi interni, troverete le marche più famose, la food court più completa con tutte le catene d’oltreoceano e non, un immensa pista di pattinaggio su ghiaccio,  l’acquario più grande del mondo dove volendo potrete fare snorkeling tra gli squali, o un giro in una di quelle barchette con il fondale trasparente.

Non perdetevi lo spettacolo delle Dubai Fountain che troverete all’esterno del Mall

(http://www.thedubaimall.com/en/Entertain/TheDubaiFountain.aspx)

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Tramite il Dubai Mall c’è la possibilità di visitare il suo vicino e famosissimo Burj Khalifa il grattacielo più alto mai realizzato dall’uomo, che misura ben 829,8 m di altezza, lo avrete notato in Mission Impossible 4  (http://www.thedubaimall.com/en/Entertain/AttheTop.aspx).

Stufi del troppo caldo?? allora spostiamoci al Mall of the Emirates (http://www.malloftheemirates.com/)

più piccolo del precedente ma con la caratteristica di avere al suo interno una vera e propria pista da sci, con seggiovia e neve, l’attrezzatura è possibile affittarla direttamente li (http://dubai.skischoolshop.com/en/skiadult/#from=2014-06-11&to=2014-06-24&coupon=false).

Dubai non è solo centri commerciali e cemento, ci sono spiagge bianche e acque cristalline dove poter passare i pomeriggi, se non si vuole andare come ospiti nei bellissimi e solitamente lussuosissimi Resort con piscine, spa, palestra, ristoranti ,spiaggia, asciugamani e lettini;  i Beach Park, sono una bellissima alternativa sono spiagge libere dove c’è un costo d’entrata di circa 1€ a persona, hanno aree verdi molto grandi dove poter fare picnic e BBQ, quasi tutte con ombrelloni fissi o se preferite le sdraio al semplice asciugamano li potrete affittare a modiche cifre, all’interno dei parchi troverete comunque piscine, bar e ristoranti, acqua refrigerata, bagni e docce solitamente ben tenute, attenzione perché ci sono dei giorni settimanali in cui l’entrata è riservata solo alle donne. Il parco che io preferisco è questo (http://login.dm.gov.ae/wps/portal/CommonPageEn?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/DMContentEn/Home/SocialMenu/Public+Parks+and+Children+City/MamzarBeachParkNew).

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Il Gold Souk  è un'altra attrazione, i vostri occhi rimarranno estasiati da cotanto luccichio, ma l’angolo che mi ha affascinato di più è il porto, dove ci sono attraccate navi bellissime antiche, che ricordano le navi dei pirati, con questi carichi immensi, in attesa di essere ispezionati…andateci verso sera al tramonto, e prendete le Abra delle barche taxi che con 1€ ti portano ad attraversare il Creek da una sponda all’altra regalandoti una bellissima esperienza in un’atmosfera unica!

Come Dubai può essere paragonata a New York,  io mi permetto di paragonare Dubai Marina a Miami,  un distretto della Nuova Dubai, perché nuova è, lo si vede, lo si respira, tutto sa di nuovo dalle strade ai grattacieli, interamente ideata e creata dall’uomo, è stata costruita su di una vera e propria piattaforma galleggiante… da vedere assolutamente, io vi consiglio di provare uno dei ristoranti che si trovano sui barconi, non tanto per la cucina ma per il tour che vi faranno fare.

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Dubai offre moltissimo, ha i migliori cuochi del mondo e i ristoranti; anche i più belli, hanno prezzi accessibili! Per chi volesse può provare ad andare  in uno dei  supermercati  Spinney che troverete un po’ ovunque e assaggiare quello che vi offre il posto, rimarrete sbalorditi dall’innumerevole qualità e quantità di frutta che troverete!

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Questa City  non ha limiti, soffre di megalomania, possiede uno degli hotel più lussuosi del mondo con le sue 7 stelle, il Burj Al Rab, dove sorseggiare un Tea vi viene a costare sui 40 € circa…per non parlare delle famose Palms; 3 isole artificiali, per l’appunto a forma di palma, le tre isole sono state battezzate con i nomi dei quartieri più noti di Dubai: Deira, Jebel Ali, Jumeirah, quest’ultima è stata l’unica finora ad essere completata ed è visitabile.

The Word è un arcipelago artificiale formato da trecento isole, che se viste dall'alto o dal satellite, richiama il nostro pianeta, con i vari continenti ogni isola è venduta singolarmente alla “modica” cifra che varia dal milione ai 15 milioni di dollari.

Vi consiglio di affittarvi un’auto per godervi a pieno la città visto il suo sviluppo in lunghezza, anche se i taxi sono economici e c’è la super moderna metro dotata di aria condizionata  ad ogni fermata esterna e vi assicuro che ad agosto è molto utile (http://dubaimetro.eu/dubai-metro-map).

In spiaggia si può indossare tranquillamente il bikini, l’alcool si trova solo in alcuni hotel, ma vi sconsiglio assolutamente di mettervi al volante anche solo dopo un bicchiere di vino perché hanno regole molto ferree, prendete il taxi.  La zona ideale per dormire è Burj Dubai, il periodo ideale è da ottobre a marzo in quanto le temperature variano dai 15 ai 31°, mentre se come me resistete alle alte temperature dai 40 fino ai 47° il periodo da luglio a settembre vi farà risparmiare parecchio soprattutto per quanto riguarda voli e hotel!

 

 Giorgia Fusi

"La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze. E quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento. Del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…” (C. McCandless)"

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Selfie: dall'arte allo smartphone

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Selfie: dall'arte allo smartphone

Selfie, selfie, selfie.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa parola ed automaticamente abbiamo visto persone puntare verso di sé un obbiettivo e scattare foto.

Nell'ottobre del 2013 erano 140 milioni le immagini pubblicate con l'hashtag #me e su Flickr la ricerca del termine “self portrait” ha prodotto 1.469.127 foto.

Si parla di numeri impressionanti, destinati a crescere esponenzialmente, tanto che nel 2013 l'Oxford Dictionary ha scelto 'Selfie' come parola dell'anno.

Il selfie, termine derivato dalla lingua inglese, è una forma di autoritratto fotografico realizzata principalmente attraverso uno smartphone, un tablet o una fotocamera digitale, puntando verso se stessi o verso uno specchio l'apparecchio e scattando, similmente a quanto avviene con la tecnica dell'autoscatto, che utilizza un dispositivo che permette lo scatto ritardato di una fotografia (cit. Wikipedia).

Ma siamo così certi che questa sia una moda degli ultimi anni e non sia invece una riproposizione degli autoritratti?

Ciò di cui vorrei parlare in questo articolo è come l'arte fin dai tempi più antichi abbia adottato i selfie quando ancora non esistevano internet, Instagram, Facebook, etc.

Prima della fotografia, almeno fino ai primi dell'ottocento, l'autoritratto era praticato soltanto dai pittori, che si auto dipingevano per lasciare traccia di sé ai posteri.

Ecco una panoramica di alcuni trai i più famosi “selfie” della storia:

VINCENT VAN GOGH – AUTORITRATTO

FRIDA KAHLO – AUTORITRATTO

LEONARDO DA VINCI – AUTORITRATTO

FRANCIS BACON – AUTORITRATTO

Poi la nascita della fotografia rese possibile l'autoritratto anche ai fotografi, anch'essi artisti, al pari dei pittori, ossessionati dal desiderio di non scomparire senza lasciare traccia di sé.

La diffusione dell'autoritratto iniziò a diffondersi anche tra i fotografi amatoriali, tra le élite aristocratiche che potevano permettersi l'acquisto di una macchina fotografica e farsi finalmente da sé i propri ritratti.

Un esempio è Ilse Bing, ragazza proveniente da una ricca famiglia ebrea, che iniziò ad appassionarsi di fotografia e si scattò diversi autoritratti tra cui “Autoritratto con specchi”.

Un altro grandissimo estimatore del selfie fu Andy Warhol, che ci lasciò sue immagini in ogni forma e colore.

La sua frase “in the future everyone will be world-famous for 15 minutes” , oggi più che mai profetica, sottolinea l'importanza di lasciare traccia di noi in qualsiasi modo, e ora attraverso tutti i social esistenti ciò è ancora più possibile e alla portata di tutti.

La popolarità del “selfie” come pratica sociale ed estetica non è il frutto di un aumento del narcisismo nella nostra società, è piuttosto la conseguenza del mix di democratizzazione delle tecnologie fotografiche, sempre più a portata di mano nei nostri telefoni, e della diffusione di siti in cui si possono facilmente condividere immagini fotografiche come Flickr, Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram.

Nulla è cambiato quindi, sin dall'antichità la volontà dell'uomo è quella di lasciare un'immagine di sé ed ora più che mai, visto che gran parte della nostra vita viene documentata attraverso i social network, ciò che conta di più è fare lo scatto migliore per il nostro “pubblico”.

 

Valentina Poerio

 

Credits:

www.nicolalalli.it

cultura.nanopress.it

www.settemuse.it

insuperficie.tumblr.com

izquotes.com

 

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Tendenze per la bella stagione! cosa puoi indossare? Te lo dico subito!

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Tendenze per la bella stagione! cosa puoi indossare? Te lo dico subito!

Finalmente la bella stagione sta iniziando seriamente, le nuvole sembrano lontane, l’ aria fredda è scomparsa, è il momento per chi non l’ avesse ancora fatto di fare il cambio di stagione nell’armadio, sapete già come vestirvi? Che abbinamenti fare e quale capo non può  mancare nel vostro guardaroba?? Vediamo insieme cosa le grandi menti dei fashion designer ci propongono per questa stagione!

Per facilitare il tutto ragrupperò i diversi stili in 2 macrotemi per parlare un pò dei colori, delle stampe, dei materiali, poi vedremo nel concreto quali abiti andranno per la maggiore!

ENERGY FUN: l’estate porta molta energia, il sole scalda le nostre ossa ed aumenta la nostra voglia di uscire e stare all’aria aperta con gli amici! D’oltre oceano ecco che arriva uno stile Californiano, mare, sole e surf, colori fluo, energici per l’appunto, molto blu, turchese e verde; superfici lucide che danno una sensazione di bagnato, stampe di piante tropicali come ad esempio le palme, tessuti tipo baiadera, seersucker, jersey con stampe rock quasi come fossero tatuaggi, infine tessuti a rete.

Stile Combact ovvero tutto ciò che richiama il militare e i safari, colori coloniali, metallici ed un pò d’oro, stampe mimetiche, di fogliame e maculati, si fa uso della pelle, materiale poco usato normalmente per il periodo estivo ma che per questa stagione si fa ampio spazio!

L’estate è fatta anche per viaggiare e vagabondare, ecco un altro stile un pò Hippy e Gipsy, stampe e ricami floreali, colori esuberanti come il rosso il verde acido e il blu, ciondoli che ricordano paesi lontani, stampe batique, bordure fiorate o imprezziosite con specchietti, denim scolorito, tessuti stropicciati e sfilacciati.

Penultimo stile per questo macro tema è il Cinetico, possiamo racchiudere qui tutto ciò che sono le geometrie in movimento, alternanza e sovrapposizioni di bianco e nero, rosso giallo, viola e verde, ritornano le righe, grandi piccole, ondulate, anche il pois fa la sua scena.

Stile kitsch qui è facile da intuire cosa potete indossare, tutto ciò che è spiritoso e stravagante, colori esasperati, stampe psichedeliche, glitter, tutto ciò che può essere zebrato, tigrato e che deriva dal mondo dei manga!

LUXURY GLAM: è Prezioso colori madreperlati, vetrosi, argentei, pietre incastonate, nastri con pietre e paillette, pizzi e reti dorati, frammenti di cristalli, perle.

Inconfondibile, cromatismi arcobaleno, fiori carnosi, fiocchi in raso e organza, pizzo chantilly, cashemere e chiffon, tessuti con plissè e ricami luminosi.

Geniale è il terzo stile, prende spunto dall’archittettura, tagli, trafori al laser che ricordano delle arcate, i blu si alternano al grigio e al bianco, plisse, goffrature e pieghe ad effetto di origami, stampe sovrapposte.

Nell’Artigianale doc, possiamo trovare tutto ciò che è fatto a mano, con colori naturali, dal ginger al nero carbone, tinture bio, possiamo trovare degli intrecci per gli accessori e non solo in canapa e rafia,  si usa molto il lino ed il pizzo a tombolo anche per i colli, la pelle riappare anche qui, unita alla seta, pitture più che stampe fatte a mano.

Ultimo stile per questo macro tema lo si può chiamare Spettacolare, riguarda la magneficenza della natura, forti contrasti cromatici ad esempio un rosso acceso che sfuma verso il giallo, possiamo ricordarci del piumaggio dei pappagalli, dei tramonti africani  e così via, stampe giganti per motivi floreali e stampe fotografiche per gli animali, Jungla e felini sono i soggetti principali, tecniche di colorazione tie & dye.

Parliamo ora di alcuni pezzi da avere nell’armadio:

·         Tutina, in ogni versione, lunga o corta in qualsiasi tessuto e colore, ad esempio una versione in jersey comoda di giorno da portare con le infradito o delle sneackers, con un paio di sandalo gioiello per la sera, pratica e comoda da indossare;

·         Gonnellina a vita alta, facile da abbinare ad una magliettina purché sia aderente o camicetta, e perchè no anche ad un top;

·         Abito lungo in qualche tessuto leggero e svolazzante da indossare con un infradito o comunque una scarpa bassa;

·         Magliette con stampe importanti, dai fiori giganti a tigri;

·         Si usano meno le scarpe con il plateau nelle scarpe con il tacco,   si usa di più invece la ciabatta con la suola alta un paio di centimetri, tipo birkenstock.

Per i ragazzi:

·         bermuda e t-shirt con stampe assolutamente "californiane" o della jungla;

·         Jeans in denim scolorito e invecchiatto da abbinare con una camicia chiara o t-shirt ed espadrillas;

·         Non per tutti sarà semplice farlo ma il completo giacca e pantaloni non si indossa solo con le scarpe chiuse, ma anche con i saldali;

·         Felpe con stampe che richiamano sempre la natura dalla junglia ai fiori e tutto ciò che può essere considerato americano, californiano.

 

Fate bene i vostri acquisti e sentitevi comunque liberi di indossare ciò che vi piace!

A presto!

 

Tatiana Fusi

 

Fonti immagini:

www.zara.com

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HearthStone : Tutti a giocare alla Taverna!

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HearthStone : Tutti a giocare alla Taverna!

Eccoci tornati al nostro consueto appuntamento con la rubrica dei NERD...questo giro vi propongo un approfondimento su HearthStone, il free to play di carte online di Blizzard, che come ben sapete( e se non lo sapete, ve lo dico ora) ha soppiantato il gioco di carte di World of Warcraft in toto dopo anni di onorato servizio, sostituendolo con questa controparte digitale come già successo per Magic Online anni fa.

Sostanzialmente abbiamo 9 classi di eroi tra cui scegliere, ovvero Mago,Sciamano;Stregone,Ladro,Guerriero,Druido,Sacerdote,Cacciatore e Paladino.

Ogni classe ha un suo potere eroe che la contraddistingue e delle carte di classe proprie oltre a quelle comuni a tutte le altre classi.

Per chi non sapesse il funzionamento del gameplay di HS, si parte con 30 vite per ciascun eroe e lo scopo è quello ovvio di portare a zero l'avversario il prima possibile.

Per lanciare le magie e i servitori abbiamo un cristallo di mana ogni turno, il che già di base leva un problema che in magic sussiste che è quello delle risorse, ovvero il mana flood( troppe terre in gioco) o il mana/color screw(poche terre o di colori sbagliati), semplificando di molto la giocabilità e in parte anche le strategie dei vari deck.

Come dicevo sopra ogni classe ha le sue magie speciali, i suoi minion speciali e in più può aggiungere i minion neutrali per completare il mazzo.

La rarità delle carte si divide in;

- base, ovvero quelle di classe che si sbloccano raggiungendo il livello 10 dell'eroe

- comuni, che sono le carte meno forti

- rare, molte sono stra usate nei mazzi competitivi e hanno un buon power level

- epiche, l'ultimo scalino prima delle

- leggendarie, limitate a monocopia per mazzo in quanto sono il top del gioco e molto spesso rappresentano eroi del mondo di Warcraft.

Le bustine si possono ricevere in 2 modi: comprandole via cash o gold nello store del gioco, oppure vincendo più partite possibili in modalità Arena.

Genericamente la frequenza delle leggendarie è di circa una ogni 30 buste secondo leggende metropolitane, per ovviare a questo diciamo problema,ce la possibilità quando si costruisce un mazzo di "shardare", ovvero distruggere le carte in eccesso (il limite è 2x di ogni carta, a parte le leggendarie in 1x) per ricavare la dust, o polvere arcana, la moneta diciamo per craftarsi le carte che si vuole.

Genericamente per una leggendaria occorrono 1600 dust, ricavabili dallo sharding di 2 leggendarie normali o di una leggendaria dorata, che sarebbero le carte foil di Magic.

Al momento le leggendarie top sono 3: Leeroy Jenkins, Thalnos e Black Knight.

Ovviamente sono 3 minions, ovvero 3 creature; i minions hanno forza e difesa oltre che a delle abilità speciali,in questo caso Leeroy è un 6/2 con charge, ovvero quando entra in gioco può attaccare subito, con un drawback di fornire due 1/1 all'avversario;Thalnos è un minion polivalente inserito sia nei mazzi aggro che in quelli midrange/control, a costo 2 abbiamo un 1/1 che aumenta i danni delle nostre spell di 1 e quando esplode ci fa pescare una carta; ultimo il Black Knight, a costo 6 un 4/5 che quando entra in gioco esplode un minion con provocazione, ovvero un'abilità che ci costringe ad attaccare quel minion specifico prima di poter attaccare altri servitori o l'eroe avversario.

Le tipologie di mazzi sono le più variegate, quasi tutte le classi dispongono di una versione aggro e una control dello stesso eroe, eccezion fatta per druid, shaman e rogue che sostanzialmente si giocano ramp, midrange e miracle.

Quest'ultimo è la variante di mazzo più particolare, in quanto consiste nel chiudere in un turno solo (in genere al turno 8) con Leeroy multicastato a costo ridotto, dopo aver pescato tutte le carte del mazzo con Banditore di Meccania.

Il gioco di per se una volta imparato grosso modo le meccaniche è molto divertente, ovviamente ricorrono gli stessi fattori degli altri card game, skill e luck, ovvero abilità e fortuna, sopratutto negli ambienti più competitivi.

Skill sicuramente in quanto una buona conoscenza del gameplay del deck degli avversari può portare un vantaggio non da poco, aiutati dal fatto che il limite del 2x per le carte porta con se, basta saper contare e preparare il proprio gameplan in base alle bombe rimaste all'avversario, la fortuna ha anch'essa una buona fetta in quanto la mano iniziale(posto che siamo on the play) è di sole 3 carte, non molte, e sappiamo che l'avversario ha una carta in più e la moneta che gli fornisce una mana extra per un turno, e cambiare 2 carte su 3 a volte diventa necessario se abbiamo una vaga idea di che mazzo stiamo affrontando; discorso opposto se siamo on the draw, ovvero se partiamo per secondi, abbiamo 4 carte più la quinta di turno e la moneta del mana, un notevole vantaggio anche in fase di mano iniziale in quanto possiamo scegliere una carta in più da tenere o cambiare.

Resto dell'idea che la partenza on the draw sia nettamente la migliore, in quanto mazzi come druid ramp con le accelerazioni riescono ad appoggiarti di primo turno bestie 4/5 che diventano dei seri problemi all'inizio, il (poco) vantaggio dato dal cominciare per primo è utile solo a mazzi hyper aggro come zoo, in quanto sicuramente hanno più controllo del board con una maggiore presenza di minions.

Giocando poi le partite in ranked, ovvero quelle classificate, abbiamo la possibilità di scalare dal grado 25 al grado 1, per poi superarlo ulteriormente e ottenere lo status di Leggenda, ovvero ciò a cui mira la maggior parte dei giocatori di HS.

L'ambiente competitive è fi sicuro un ottimo stimolo, ma mi sento di suggerire di non affrontarlo senza prima aver affrontato una lunga serie di games amichevoli, e aver ottenuto una buona visione del metagame attuale oltre che una discreta conoscenza dei mazzi che girano al momento.

I primi 16 giocatori Legend europei sono qualificati di diritto al campionato europeo, che selezionerà i giocatori invitati poi per il Blizzcon, in cui si sfideranno per lo scettro di campione assoluto di HS, oltre che a un premio a sei zeri!!!

 

ARENA

la modalità Arena è sostanzialmente una modalità di draft, ovvero scegliamo un eroe a caso, e ogni volta il gioco ci proporrà 3 carte diverse tra cui scegliere per costruire il nostro mazzo, questa modalità è COMPLETAMENTE diversa rispetto a quella classica, qui è possibile avere anche 3 o 4x di una singola copia, e in arena ci sono classi che sono decisamente più overpowered di altre, tipo il mago, che in costruito è nettamente inferiore ai propri colleghi, idem per il sacerdote.

Una volta selezionate le nostre 30 randomiche carte, cominciamo a giocare contro altri avversari, più partite riusciamo a portare a casa, maggiore sarà la probabilità di avere ricchi premi in carte, dust e gold alla fine.

La fine, arriva quando veniamo sconfitti per la terza volta, mentre per ogni vittoria che facciamo la nostra chiave del tesoro cambia forma.

Questa modalità è molto for fun, anche se qui il bilanciamento del mazzo pesa un buon

70%, non si può andare full aggro senza avere un piano B per le mucche che arriveranno poi in late game, quindi richiede sempre e comunque una certa abilità in fase di scelta delle carte e di lettura della partita in corso.

Sono stato un beta tester, e di cambiamenti ce ne sono stati,nerf alle carte ritenute più forti,bilanciamento generale, e ora siamo in attesa dell'espanzione, ovvero Maledizione di Naxxrammas, che porta in serbo oltre a una nuova modalità avventura anche nuove carte per i nostri deck costruiti, non vedo l'ora di poter metterci mano per dare un po di aria nuova ai miei ormai soliti mazzi.

Per il moemnto l'unico limite al competitive game è che i mazzi sono sempre gli stessi, se proprio devo trovare un neo a HS, solite carte, quindi a lungo andare diventa la solita minestra, la longevità non ne risente in quanto scalare fino a Legend non è proprio semplice, se poi uno ( come me xD ) punta al Blizzcon, beh auguri!

Attendiamo Naxxramas con trepidante e ansiosa attesa!

 

Se un minimo vi ha appassioanto questo pezzo, andatevi a scaricare subito il gioco, fidatevi, è PAZZESCO!!!

 

Per il momento vi ringrazio dell'attenzione, quindi

Domo Harigato & Sayoonara!

 

Lorenzo Ferrari

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Maleficent

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Maleficent

Tutti conoscono il personaggio di Malefica, l'antagonista principale nel classico Disney La bella addormentata nel bosco (1959), adattamento della celebre favola di Perrault: donna affascinante ed elegante ancora prima di essere strega, con un inconfondibile copricapo nero a forma di corna. Il personaggio interpretato da Angelina Jolie in Maleficent (2014, Robert Stromberg), ne è l'esatta trasposizione cinematografica.

Dopo la rinuncia alla regia del film da parte di Tim Burton, furono presi in considerazione David O. Russell (American Hustle), Darren Aronofksy (Noah) e Guillermo Del Toro (Pacific Rim), ma alla fine la scelta è caduta su Robert Stromberg che, pur essendo alla sua prima regia, vanta un notevole passato come scenografo (Oscar per la migliore scenografia con Avatar e con Alice in Wonderland) e come supervisore agli effetti speciali (tra i numerosi film nei quali ha collaborato, ricordiamo Cast away, Master and Commander, Il labirinto del fauno, Tropic Thunder).

Il film è stato realizzato con un budget di 200 milioni di dollari (ricordiamo che più di cinquant'anni fa il film della Disney richiese 6 milioni di dollari e dieci anni di lavoro) ed è accompagnato dall'avvolgente colonna sonora di Lana Del Rey.

Rispetto alla fiaba Disney, nella quale la prima apparizione di Malefica avviene durante la festa di battesimo della principessa Aurora, nel film impariamo a conoscere questa strana creatura fin dalla sua infanzia, scoprendo l'origine della rabbia che la porterà a maledire la bambina. Malefica nasce infatti come fata buona, che ama volare sul regno boscoso che protegge: tutto cambia quando si innamora di Stefano, un umano capitato per caso nella Brughiera. Un amore interrotto per via della sete di potere di lui (interpretato da Sharlto Copley, il protagonista di District 9), che arriverà a tagliarle le ali pur di guadagnarsi il trono. 

La nascita di Aurora (Elle Fanning), figlia di Stefano ormai re, darà l'opportunità a Malefica di sfogare la rabbia repressa, appunto con la nota maledizione: “Prima che il sole tramonti sul suo sedicesimo compleanno, ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morrà”.

Una rabbia che finalmente acquista un senso, dopo aver approfondito il vissuto della strega: una rivisitazione interessante, a tratti femminista, di una storia che nell'immaginario collettivo era stata assimilata in una maniera totalmente differente. Stromberg spezza lo schema tipico dei personaggi femminili nelle fiabe, in cui da un lato ci sono le fatine buone e le madri remissive, mentre dall'altro le streghe cattive e ribelli: Aurora è invece una ragazzina sveglia e vivace, Malefica si dimostra un personaggio intenso fatto di luce ed ombra. La violenza e la cattiveria maschile invece sì, che risultano malefiche in questo film. 

Pur discostandosi in più punti dalla storia disneyana, il film ha il pregio di riuscire a ridistribuire più realisticamente malvagità e bontà all'interno della storia, con leggere punte di ironia (“Io non amo i bambini” detto da Angelina Jolie fa decisamente sorridere: da non perdere il cameo di Vivienne Jolie-Pitt, sesta figlia della coppia hollywoodiana, nella parte di Aurora bambina).

La critica si divide su questa pellicola: chi elogia la performance catalizzatrice di Angelina Jolie e chi accusa il film di essere noioso e scontato.

A mio parere, in alcuni punti il film manca certamente di approfondimento (perché non esplorare meglio il rapporto tra Malefica e Stefano?), il finale non è dei più originali e alcuni personaggi appaiono troppo abbozzati (per esempio Fosco, il corvo-uomo interpretato da Sam Riley), ma la qualità degli effetti speciali (che riescono a rendere “materico” un sentimento, la rabbia di Malefica) e la performance di Angelina Jolie, che riesce allo stesso tempo ad interpretare una eroina e un personaggio malvagio, mantenendo grande eleganza ed intensità, sono sicuramente da ammirare. 

Valentina D'Amelio

 

E questo mese seguite la nuova rubrica sugli effetti speciali, curata dal truccatore professionista Marco del Vecchio!

Qui di seguito il link!

 

 

Credits images:

http://www.cinemablend.com/images/news/42242/_1395752928.jpg

http://img2.timeinc.net/ew/i/2014/03/03/1302-CVR-EW-Jolie_505x612.jpg

http://www.toylet.it/wp-content/uploads/2014/01/maleficent-elle-fanning.jpg

http://www.disney.it/film/sites/default/files/maleficent/Character%20Section/Biography%20Images/msf_malef_cmi_stefan_v2.jpg

http://i.huffpost.com/gen/1682781/thumbs/o-VIVIENNE-JOLIE-PITT-MALEFICENT-900.jpg?5

http://www.film.it/typo3temp/pics/9e98bf7817.jpg

 

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Archinature, perché le case di paglia non sono mica balle.

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Archinature, perché le case di paglia non sono mica balle.

Amici di Forge of Talents benvenuti all’episodio di Giugno, nella scorsa puntata ci eravamo lasciati con il concetto di sostenibilità; quest’articolo vuole essere un piccolo approfondimento su questo tema, pertanto vorrei farvi conoscere una tecnica costruttiva alternativa per la realizzazione di edifici ecosostenibili.

Avete mai pensato di costruirvi la vostra casa dei sogni e magari progettarla con tecnologie un po’ diverse dai soliti mattoni, non so, per esempio utilizzare come elemento principale la paglia?

Ormai abbiamo tutti in mente il classico stereotipo della fiaba dei tre porcellini che i nostri genitori ci raccontavano quando eravamo fanciulli prima di rimboccarci le coperte e se non ricordo male questa costruzione fu la prima delle tre a crollare per i forti soffi del lupo cattivo. In realtà non è proprio così, perché le classiche balle di paglia vengono utilizzate in un modo a dir poco soddisfacente e possono creare una vera e propria abitazione super efficiente e funzionale in grado di soddisfare al meglio le esigenze degli utenti.

Ammetto che anch’io come voi ne ho solo sentito parlare e non ho mai avuto modo di approfondire l’argomento, cosi per saperne di più e per arricchire il mio bagaglio culturale, il mese scorso sono tornato, dopo mesi di assenza nella magica Torino per poter conoscere l’Arch. Ginevra Puppo, l’Arch. Jonathan Bertolo e l’Arch. Veronica de Valeriis i quali fanno parte di un attivo gruppo di giovani architetti specializzati nella progettazione di case di paglia.

 Buongiorno ragazzi, vi ringrazio di essere presenti a questo incontro, raccontatemi un po’ di voi, come è nato questo gruppo di progettazione?

Jonathan – Ciao, grazie a te che ci dai l’opportunità di farci conoscere grazie alla vostra rivista on line; Archinature nasce da un comune ideale, ovvero quello di poter in futuro vivere in una società rispettosa dell’ambiente ed in perfetta armonia con la natura che ci circonda.

Arch, Stefano Catalano, Team Manager di Archinature

Arch, Stefano Catalano, Team Manager di Archinature

Noi dell’associazione ci siamo conosciuti qualche anno fa durante un workshop sulle case di paglia gestito da Stefano Soldati che da più di vent’anni gira il mondo insegnando Permacultura (la progettazione di un'interazione consapevole tra uomo e ambiente, la gestione ecosostenibile ed integrata fra insediamenti umani e produttivi nel territorio agro-ambientale www.permacultura.it) e la costruzione di case di paglia a studenti interessati a sperimentare tecnologie innovative; grazie alle sue interessanti lezioni abbiamo cercato di approfondire l’argomento creando una vera e propria organizzazione grazie al contributo dell’ Arch. Stefano Catalano che è riuscito a formare un team di 9 validi progettisti che si occupano della sperimentazione e divulgazione di questa tipologia di edificio.

Veronica – Si, bisogna dire però che la vera e propria pioniera della costruzione di questo tipo di case è Barbara Jones che fu la prima in Europa, intorno al 1990, a sperimentare questa tecnica apportando lei stessa delle modifiche in modo da adattarla ad una differente zona climatica.

Dove e quando nacquero  le prime case di paglia?

Veronica – Nacquero in America, più precisamente in Nebraska intorno alla seconda metà dell’800 da un gruppo di pionieri statunitensi che con il passare degli anni hanno apportato sempre più miglioramenti in modo da rendere la tecnica sempre più utilizzata; bisogna dire che la tradizione dell’acciaio e del legno nel “Nuovo Continente” è sempre stata molto affermata cosa ben diversa dall’ Italia dove risiede fin dagli albori il buon vecchio laterizio.

Stefano Soldati & Barbara Jones

Stefano Soldati & Barbara Jones

Ginevra –  Barbara Jones, come ha detto in precedenza la mia collega ha adottato alcuni accorgimenti costruttivi per poter sviluppare questo tipo di progettazione anche in Inghilterra, in primo luogo sostituì l’acciaio con il legno e il cemento con la calce utilizzando per lo più intonaci a base di terra cruda; questi cambiamenti apportarono notevoli cambiamenti in primo luogo risolvevano il problema della pesantezza dei materiale e quindi della trasportabilità e in secondo luogo aumentavano la resistenza all’acqua, e di conseguenza all’umidità sia quella proveniente dall’esterno che il vapore che si forma all’interno dell’abitazione, infatti quando si parla di materiali organici questo problema si manifesta in modo più frequente.

Molto interessante, ma ditemi qual è la tecnica costruttiva per realizzare questa tipologia di case?

Ginevra –  Innanzi tutto bisogna distinguere il fieno dalla paglia: il primo è lo sfalcio dell’ erba, quel elemento umido che serve da nutrimento per gli animali, la seconda invece è determinata dai “culmi” ovvero dai fusti delle graminacee che rimangono nei campi dopo la mietitura, in parole povere è la parte secca delle piante tra il rizoma e la spiga.

La paglia può essere di qualsiasi tipo: di grano, di frumento, di segale e di riso; ogni tipologia fornisce una caratteristica di resistenza e durabilità diversa al prodotto finale; importante anche verificare sul campo la qualità delle specie togliendo le infestanti che comprometterebbero  le proprietà finali del materiale.

Per dare un’idea generale di questa tecnica costruttiva possiamo iniziare con l’affermare che le balle di paglia vengono utilizzate allo stesso modo con cui si usano i mattoni in una casa tradizionale; Si possono utilizzare o come sistema autoportante arrivando alla costruzione di 2 piani fuori terra (in Italia la normativa non consente questo tipo di struttura), oppure possono essere sorrette da una struttura in legno e si possono realizzare quanti piani si voglia. Per il resto un edificio in balle di paglia è a tutti gli effetti uguale ad un’abitazione tradizionale in cemento armato.

L'Arch. Jonathan Bertolo intervistato a Restructura 2013

L'Arch. Jonathan Bertolo intervistato a Restructura 2013

Jonathan – I muri sono molto solidi perché le balle di paglia vengono pressate 2 volte: prima in cantiere e poi durante la posa e gli intonaci risultano essere di spessore maggiore rispetto a quelli tradizionali. Bisogna dire però che tutta la struttura risulta essere molto leggera ed elastica per cui può resistere più efficacemente ad una scossa improvvisa di un terremoto.

Inoltre test recenti hanno dimostrato che questo tipo di muratura può resistere ad una temperatura di circa 1000°C per un tempo di 3 ore; questo significa dar modo alle persone di scappare dall’edificio in caso di incendio. La paglia, poi ha tante altre caratteristiche non meno importanti come per esempio: è un ottimo isolante, infatti facendo un’ esempio pratico un muro di circa 40 cm ha una trasmittanza di U = 0,08 W /mq K per legge una parete esterna deve avere una U massima di 0,3 W/mq K ( per chi non lo sapesse la trasmittanza è l’attitudine di una parete di farsi attraversare da un flusso di calore: più il valore è basso e più l’elemento è performante); è un materiale fonoassorbente e traspirante per cui non si formano muffe al suo interno e difficilmente causa allergie o febbre da fieno; infine sotto il punto di vista strutturale la paglia può sorreggere fino a 15 tonnellate al mq.

Archinature, fasi di costruzione di un modello di parete

Quanto costa costruire una villetta con questa tecnologia? Rispetto al metodo tradizionale risulta essere più caro?

L' Arch. Veonica De Valeriis durante Restructura 2013

L' Arch. Veonica De Valeriis durante Restructura 2013

Veronica – Beh diciamo che il risparmio non lo si vede nell’immediato ma nel lungo termine, intatti sul costo di realizzazione si può risparmiare un 10%-20% sull’involucro edilizio rispetto a quello di un edificio tradizionale; però si può contare allo stesso tempo su un edificio energeticamente efficiente di classe A, A+ O Gold ( categorie introdotte dall’azienda CasaClima per identificare la classe energetica degli edifici). Un altro punto a favore sono i tempi di realizzazione: infatti è una tecnica che si presta molto all’autocostruzione; è necessaria una manodopera istruita ma non specializzata e una volta avviato il cantiere la struttura può essere completata in 2 o 3 settimane circa ed in poche ore possono essere erette tutte le pareti. Se il progetto è ben studiato e se la paglia rimane conservata all’asciutto questo tipo di edificio può durare per secoli senza dover fare dispendiose manutenzioni.

Ginevra –  La paglia si presta bene anche per le ristrutturazioni, dipende da progetto a progetto infatti si possono eseguire anche dei “cappotti” interni per edifici già esistenti; ci sono diversi esempi in Europa centrale per quanto riguarda le sopraelevazioni perché questo materiale essendo molto leggero non va a gravare sulle strutture sottostanti.

Bene, il nostro tempo a disposizione è finito ringrazio voi e la vostra associazione e vi faccio i complimenti per questo bel progetto che state avviando,  se volete dare ancora qualche informazione utile ai nostri lettori prima di salutarci…

Archinature, stand a OrtinFestival 2014 a Venaria Reale

Archinature, stand a OrtinFestival 2014 a Venaria Reale

Jonathan – Si, ultimamente siamo molto attivi sull’argomento, a novembre abbiamo partecipato alla fiera sull’edilizia Restructura 2013 di Torino, e ultimamente abbiamo allestito il nostro stand a OrtinFestival di Venaria Reale. Nel nostro padiglione sono stati presentati progetti cartacei illustranti le varie fasi di realizzazione. Per il futuro stiamo pensando di organizzare dei laboratori per la costruzione di prototipi e modelli di parete  e strutture con questo materiale innovativo; recentemente è stato realizzato un assemblamento di un blocco parete tipo da poter esporre ai prossimi eventi fieristici.

 Ginevra –  Siamo convinti che si tratta di un’interessantissima esperienza che porterà a fattibili soluzioni costruttive con vantaggi economici.

Veronica –  Invitiamo tutti i lettori a seguire con attenzione ed interesse l’evoluzione di questo processo innovativo e a partecipare alle attività dei nostri laboratori. Potete trovarci sul sito http://www.archinature.it/ e contattarci sulla nostra e-mail info@archinature.it o sulla nostra pagina di Facebook:

www.facebook.com/Archinature.it?fref=ts

Jonathan, Ginevra,  Veronica – A nome di tutto il gruppo salutiamo gli amici di Forge e speriamo in una prossima e futura collaborazione. A presto!

Le ore in loro compagnia sono volate, anch’ io ringrazio i tre architetti per il tempo che mi hanno concesso e faccio un enorme “in bocca al lupo” per la loro carriera.

 

Tiziano Zerbo

Archinature, Render di progetto

 

 Fonti immagini:

https://www.facebook.com/Archinature.it?fref=ts

www.archinature.it

www.caseinpaglia.it/

www.architetturaecosostenibile.it

www.romauno.tv/

ogreen.virgilio.it/foto/bioarchitettura-roma-prima-casa-urbana-paglia_9099.html

www.scuoladipratichesostenibili.org/stefano-soldati/

 

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Coldplay - Dalle origini a "Ghost Stories"

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Coldplay - Dalle origini a "Ghost Stories"

Ognuno ha le sue storie, i suoi segreti che tiene nascosto in qualche cassetto o addirittura in qualche armadio insieme a dei mucchietti di ossa ricoperti di ragnatele;

ed ognuno ha anche i suoi fantasmi, buoni o cattivi che siano.

A 2 anni dall’ultima uscita discografica, anche Chris, John, Will e  avranno avuto a che fare con i loro fanstami e tanti episodi che avranno segnato la loro vita.

Esatto, sto parlando dei Coldplay che il 19 maggio hanno pubblicato il loro – album dal titolo , appunto, Ghost Stories.

Che dire di una delle band più famose dell’ultimo decennio e di questo nuovo disco?

Prima di parlarne , farei un giusto preambolo per capire chi siano veramente questi signori e come hanno fatto a raggiungere il successo tanto meritato.

Il gruppo si è formato ufficialmente nel 1997 ma un anno prima avvenne il primo incontro fra tutti i componenti della band. In occasione della festa delle matricole alla University College di Londra, Chris Martin (Voce, pianoforte) conobbe Johnny Buckland (Chitarra) e decisero di formare una boy band alla quale si aggiunse successivamente Guy Berryman (Basso, con un passato da trombettista e percussionista) e Will Champion (Batteria) che all’inizio era un suonatore di pianoforte, chitarra e basso.

Il tempo di affrontare qualche esibizione in locali della zona per pochi presenti e di scrivere qualche brano , ingaggiando un manager che curasse i loro interessi (Phil Harvery) , i Coldplay pubblicarono il loro primo album dal titolo Parachutes con l’etichetta discografica Parlophone.

La Band

Era l’anno 2000 e l’album , contenente tracce come “Yellow” e “Trouble”, in sei mesi registrò 1,6 milioni di copie vendute solo nel Regno Unito , rispetto alle 40mila unità iniziali che la Parlophone prevedeva.

Due anni dopo, il gruppo uscì con un nuovo album dal titolo “A rush of Blood to the Head”, che valse due premi ai Grammy Awards 2003 e l’anno seguente vinsero il premio “record of the year” per uno dei singoli estratti e forse più famoso di sempre , ovvero “clocks”. Ricordiamo inoltre brani del calibro di Politik , In my place e the scientist presenti nell’album.

Sicuramente A rush of blood to the head fece decollare la band e la portò ad esibirsi in un lungo tour mondiale, accompagnato da coreografie spettacolari con luci e schermi personalizzati.

Il 2004 fu un anno sabbatico per la band che si riposò dalle fatiche del tour e lavorando sul terzo album; il 6 giugno 2005 viene pubblicato X&Y. Il disco fu anticipato dal singolo Speed of Sound.

I Coldplay non mollano un colpo , e tra tour, festival, esibizioni promozionali e quant’altro, sfornano nel 2008 il quarto album (uno dei più belli dell’ultimo ventennio a mio parere) dal titolo “Viva la Vida or Death and All his friends” con raffigurante il dipinto “la libertà che guida il popolo” di Eugène Delacroix come copertina.

Un disco colorato, intenso e coinvolgente che riesce a far emozionare l’ascoltatore con brani del calibro di Violet Hill, Lovers in Japan, la ballata di Strawbery Swing, Life in technicolor e niente di meno che Viva La Vida, capace di far alzare un coro a tutti i fans durante i concerti dal vivo della band.

Tali successi sono stati partoriti dalla mente geniale ,oltre che degli stessi Coldplay, di Timbaland e Brian Eno, famoso collaboratore degli U2.

Nel 2011 esce il penultimo album del gruppo dal nome Mylo Xyloto; un album molto diverso dai precedenti, con cambiamenti sonori ma capace di far ballare i dancefloor mondiali con Princess of China (con la featuring di Rihanna) , Every teardrop is a waterfall e l’indimenticabile Paradise.

Dopo la carrellata ,dovuta, dei successi della band e della sua storia , giungiamo all’ultimo lavoro rilasciato meno di un mese fa.

Si tratta di un album breve, 40 minuti appena, impoverito dalla presenza del tripudio d’archi e suoni brillanti che i Coldplay riversano sempre nelle loro produzioni , ma non per questo scontato.

Ghost Stories

Ghost Stories

Come titolo del titolo è stato scelto Ghost Stories , storie di fantasmi appunto , forse caratterizzato dalla travagliata vita sentimentale del frontman Chris Martin con la moglie Gwyneth Paltrow sfociata in una separazione consensuale.

Lo stesso Martin ha affermato ad un intervista che l’albuom ruota attorno a due tematiche principali: l'idea delle azioni passate e dei conseguenti effetti che possono influenzare il futuro , e la propria capacità di amare.

Non mi reputo di definire questo ultimo lavoro come noioso o addirittura ,come in molte recensioni di persone a mio parare frustate dalla loro vita insoddisfatta, “patetico”e senza idee.

Trovo l’album diverso ovviamente dai lavori precendenti, molto più lento e malinconico, ma mai banale o scontato. Brani come Magik trasmettono a chi lo ascolta la vera sofferenza che Chris Martin ha sopportato durante la separazione; in Ocean si ritorna un po’ alle origini del gruppo, forse, con la chitarra che accompagna la voce di Chris in un brano decisamente stile Coldplay. Si passa poi a “Ink”, brano da ascoltare e riascoltare, e si scivola su “True Love” con la chitarra di Johnny Buckland, un valore aggiunto al brano.

Per finire non si può tralasciare “A Sky Full Of Stars” il terzo singolo rilasciato dell’album e prodotto in collaborazione con Tim Bergling , noto produttore e disc jockey Svedese conosciuto con l’alias di Avicii, che si appresta a dare ritmo all’album a far ballare tutti quanti in quest’estate appena cominciata.

I Coldplay dal vivo

Emanuele Beltrame

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Light, Camera, Sport!

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Light, Camera, Sport!

Spesso andiamo a cercare persone interessanti, che possono rivelarsi utili ed in qualche modo significative per la nostra vita, per le nostre esperienze, in capo al mondo. Spesso però, le persone più interessanti, si trovano dietro l’angolo!

Oggi vi voglio raccontare di un ragazzo, proprio il genere di ragazzo della porta accanto, che io ho scovato ed intervistato per voi, perché per me è una persona che ha tanto da raccontare e condividere, cosa che in fin dei conti è quella più importante per noi di Forge.

Il ragazzo che vado ad introdurvi è un classe 1984, nato e cresciuto in quel di Biella; un ragazzo che fa dello sport, video e fotografia la propria raison d’être.

Luca Beani in arte Pigi (o Pigiama) viene travolto fin da giovane con un grande amore, lo skate, uno sport che qui in Italia ha faticato a prendere piede e sicuramente a Biella ancora di più. Seguendo questa sua passione ha cominciato a skatare con altri ragazzi locali e soprattutto a “farsi gli occhi” guardando e riguardando video di skate.

Ovviamente si parla di quasi 20 anni fa, quindi scordatevi internet, youtube e tutti gli altri social media: qui si parla di VHS.

Dal 2001 Luca si dedica alla visione quasi ossessiva di questi video e, cosa più importante, inizia a fare una cosa abbastanza banale ma che già delineava quale sarebbe stata la sua strada: Pigi infatti ha cominciato a eliminare le parti meno interessanti dei video che guardava e a fare delle versioni tagliate, tutto rigorosamente in analogico. Il video editing faceva già parte di lui in qualche modo.


Nel 2003 inizia un fantastico progetto, legato al mondo dello skate, che prese il nome di “Biella Niente”, che mostrava lo stato delle cose, gli skater e l’ambiente proprio del territorio biellese; questo progetto venne iniziato nel 2003 e si concluse nel 2006 con la ragguardevole cifra di 80 miniDV (che Luca ancora possiede e conserva) e con 60 copie in DVD che vennero distribuite gratis.


Il 2009 però fu l’anno che ci interessa maggiormente, perché si passa dal formato analogico a quello digitale, con l’acquisto da parte di Pigi di una reflex full frame, nello specifico la 5D mkII di Canon, che era in grado di realizzare video in alta qualità.

Da quel momento parte una vera e propria crescita qualitativa e quantitativa del materiale prodotto, che passa dai video di backstage a quelli di sport, con anche servizi fotografici per la maggior parte sportivi.

Il nostro simpatico protagonista apprende quindi l’arte di fotografare/filmare in modo autodidatta, guidato nella sua visione dai video sullo skate che hanno riempito la sua gioventù e che gli hanno trasmesso un certo modo di vedere le cose.


Le fotografie, come anche i video, che realizza sono un vero e proprio tripudio di inquadrature estreme, HDR, fisheye come pochi altri sanno usare e foto di azioni che sembrano film d’azione.

La luce è per il 99% naturale, infatti Luca non ama “costruire” ma piuttosto girare attorno agli oggetti e grazie al suo spiccato modo di vedere le cose, riesce sempre a trovare un’angolazione che trasmette un senso di movimento e di ricchezza di dettagli, anche alle scene più statiche.

 

Ultimo ma non ultimo l’uso delle ottiche: Pigi è un grande amante delle ottiche classe L di Canon, il top di gamma (e di prezzo) ma a differenza di molti altri apprezza moltissimo le ottiche fisse, che gli hanno insegnato il valore di spostarsi, anziché spostare una ghiera.

Speriamo di vedere questo talento realizzato e che possa firmare molti servizi di alto livello, perché come potete immaginare egli è, in un modo tutto suo (e questo ci piace) un vero artista digitale.

 

Mattia Corbetta

 

Fonti: Luca "PGK Visual" Beani©

https://www.facebook.com/pigiama

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