Ultimamente mi sono sempre più trovato di fronte a notizie riguardanti i repentini cambiamenti climatici dovuti all’intenso utilizzo del consumo di energia fossile.

Questo argomento così attuale e complesso mi ha fatto riflettere e vorrei dedicare il numero di Maggio al concetto di sostenibilità, e alle responsabilità che abbiamo noi architetti al riguardo; invece nel prossimo numero  vorrei introdurvi alcune tecniche costruttive alternative nella realizzazione di edifici privati in modo da  ridurre i consumi di energia  e per la precisione vorrei raccontarvi la storia di alcuni volenterosi ragazzi di Torino che stanno portando avanti un progetto molto interessante sulla costruzione di case in paglia.

Innanzitutto bisogna chiarire il concetto di “Sostenibilità”, esso rappresenta quel processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale.

Questo termine fece la sua comparsa nel XVIII secolo in quei territori del centro Europa legati da un’ attiva economia selvicola (ovvero quella scienza che studia la coltivazione e l’utilizzazione dei boschi) e per la prima volta essi presero le distanze dallo sfruttamento incontrollato del patrimonio boschivo.

Attorno al 1993 la città di Helsinki definì la selvicoltura sostenibile in una chiave più moderna, ovvero come “cura e sfruttamento delle foreste nel modo e nella misura tale che la varietà biologica, la produttività, la capacità di rinnovarsi, la vitalità e l’idoneità garantiscano le rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali del passato e del futuro, a livello locale, nazionale e globale senza danneggiare altri ecosistemi”.

 Secondo me questo è stato un primo passo molto importante, perché per la prima volta si riconosce  che l’uomo, tramite la propria attività sta distruggendo irrimediabilmente la Natura.

Interessante anche sottolineare il lavoro che sta conducendo negli ultimi anni il Politecnico di Zurigo, l’idea base è quella di elaborare un progetto per “una società a 2.000 Watt” per promuovere la crescita economica garantendo contemporaneamente un elevato standard di vita; a mio avviso sarebbe un prototipo progettuale a dir quanto soddisfacente, infatti in Africa, paese da tempo industrialmente poco sviluppato, il fabbisogno energetico pro capite ammonta attualmente a 500 Watt nei paesi industrializzati come in Europa occidentale arriva a 6.000 e negli Stati Uniti a 12.000.

Quindi possiamo dire che per evitare cataclismi naturali, è dunque necessario diminuire le emissioni di CO2, stabilizzare la concentrazione di gas responsabili dell’effetto serra ed infine ridurre di due terzi il consumo medio pro capite di combustibile fossile.

Abbiamo tre modi quindi per ridurre il consumo di energia fossile: utilizzare le energie rinnovabili, migliorare l’efficienza delle macchine e degli edifici o limitare il confort. Se non interveniamo in tempo adottando le prime due strategie, capiteremo automaticamente nella terza.

Ultimamente si è sentito tanto parlare dell’idea “salvezza” dell’energia atomica, ma essa non risolve per nulla i problemi, anzi lascia nell’aria prodotti radioattivi che hanno bisogno di uno stoccaggio di oltre 100.000 anni per poter essere smaltiti; per cui le uniche fonti in grado di produrre un progresso tecnologico riguardo la sostenibilità sono le energie rinnovabili come: l’energia eolica, solare, energia prodotta dall’acqua, dalle maree, dalle biomasse, dalla geotermia e dai rifiuti, energie che attualmente coprono il 14 % della produzione energetica globale.

Grafico del fabbisogno energetico pro capite 

Grafico del fabbisogno energetico pro capite 

Secondo le indicazioni della Commissione Europea la costruzione e la manutenzione degli edifici, il riscaldamento, il condizionamento, l’illuminazione e gli impianti elettrici sono responsabili del 40 % del fabbisogno energetico nella UE; ed è proprio da questi dati di input che entra in gioco la professionalità di architetti e ingegneri, infatti gli edifici odierni sono responsabili del 35 % delle emissioni di CO2 e nei prossimi anni la richiesta di nuove costruzioni energeticamente efficienti è  destinata a salire notevolmente in modo da soddisfare gli obiettivi richiesti.

Quindi non si tratta di considerare solo le nuove costruzioni ma anche il patrimonio esistente che in nessun modo potrà essere convertito agli standard passivi; naturalmente ci saranno delle eccezioni, ad esempio per gli edifici storici, le facciate con vincolo di tutela e gli edifici realizzati da almeno 100 anni, ma nel complesso questi costituiscono una parte trascurabile dell’esistente.

Quando si parla di edifici sostenibili non bisogna delineare un nuovo linguaggio architettonico, ma si tratta di concepire un edificio energeticamente efficiente con un involucro intelligente e un sistema impiantistico equilibrato.

Suddivisione delle energie

Suddivisione delle energie

Ma che cos’è un edificio sostenibile?

Questi involucri edilizi di nuova generazione rispondono a 2 requisiti fondamentali ovvero la forma compatta e un buon isolamento per ridurre le dispersioni termiche; dall’altro lato ampie aperture finestrate esposte a Sud offrono un netto guadagno solare in inverno e se opportunamente schermate, in estate possono migliorare notevolmente le condizioni di comfort evitando il surriscaldamento degli ambienti interni causato dalla radiazione solare diretta.

Nello specifico si può aggiungere quindi che un sistema termico solare si deve basare sulla cooperazione di quattro importanti componenti:

1) Isolamento termico trasparente: anche il vetro può essere considerato un isolamento termico trasparente. La luce solare penetra nell’edificio e la sua energia termica non viene più rilasciata all’ esterno.

2)  Assorbitore:   la luce del sole viene assorbita da una superficie scura, trasformata in energia termica che contemporaneamente può essere allontanata o raccolta.

3) Accumulo: l’energia termica assorbita viene accumulata nella massa (per esempio incamerata all’interno di una parete) e rilasciata nello spazio interno gradualmente nel tempo sotto forma di radiazione.

4) Protezione dal surriscaldamento: attraverso l’utilizzo di schermature che possono essere esterne integrate o interne a seconda del luogo e dell’ esposizione solare.

Schema di un edificio energeticamente efficiente

Schema di un edificio energeticamente efficiente

Dopo questo primo approccio all’argomento lascio aperto il discorso e invito gli affezionati lettori a seguirci nel prossimo numero per approfondire in modo più dettagliato e approfondito questo attualissimo e interessante discorso.

 

Tiziano Zerbo

 

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