Una marea in divenire

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Una marea in divenire

Questo mese si apre con una riflessione personale, un pensiero che mi ha attanagliato la mente più volte mentre scriviamo questa rivista, queste pagine, queste storie.

Chi siamo e chi vogliamo diventare?

Non è certo una domanda semplice ovviamente perché comporta tutta una serie di livelli di consapevolezza alla quale probabilmente non siamo ancora giunti, un po' come nella vita: si sa da dove si arriva ma spesso non si sa bene dove si vuole arrivare e lo si scopre un po' anche per strada.

Però questo nuovo pensiero mi ha dato un forte impulso nello spingermi a riflettere ulteriormente ma con una base: so da dove arriviamo.

Spesso la gente per arroganza o per presunzione dimentica un po' le proprie origini, scordandosi magari i sacrifici che può aver fatto e che altri dopo di lui dovranno e potranno affrontare.

IO VOGLIO RICORDARMI DA DOVE VENGO.

Questo è un punto sul quale credo tutti dovremo confrontarci un giorno, quando avremo raggiunto questi fantomatici obiettivi nella vita ed incontreremo una nostra versione più giovane o semplicemente una persona che sta lottando per raggiungere i suoi obiettivi e che ci rivolgerà una parola, magari anche solo di consiglio non per forza di aiuto: aiuterò questa persona oppure no? A voi la scelta, perché io la mia l'ho già fatta! :)

 

Mattia Corbetta

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Il Nero e la Moda

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Il Nero e la Moda

In questo numero vi parlerò del colore NERO nel mondo moda!

Per iniziare mi sembra giusto specificare brevemente che il nero è considerato un colore o l'insieme di ognuno di essi, anche se in realtà è esattamente l'assenza dello stesso.

Può sembrare un’affermazione banale ma tutti noi nell’armadio abbiamo qualcosa di questo colore, dall’intimo, all’abbigliamento sportivo, casual, all’abito da sera e non manca nella biancheria della casa.

Il nero è eleganza, seduzione, snellisce e dà sicurezza, quanti di voi quando non sanno cosa indossare vanno sul sicuro con una maglia nera o un accessorio nero che completa l’unione di ciò che si indossa? Sicuramente la maggior parte di voi. Il nero è facile da abbinare, lo puoi mettere con tutto, è la soluzione più semplice e veloce quando non si vuole perdere tempo a contemplare l’armadio.

Questo colore può assumere diversi aspetti: se utilizzato nell’intimo in pizzo, autoreggenti, bustini o nelle guepière assume un aspetto sensuale e sexy a differenza di altri colori che apparirebbero fanciulleschi; se utilizzato in pantaloni di pelle, stivali, o il famoso “chiodo” trasmette un messaggio più aggressivo e provocatorio soprattutto se abbinato ad accessori come borchie o catene. Nei classici completi giacca pantalone o gonna il nero dona invece un aspetto di eleganza e raffinatezza.

Il nero fa parte della moda da sempre, inizialmente il suo utilizzo fu ristretto ad alcune circostanze specifiche come il lutto o la serata elegante; negli anni ’60 Coco Chanel uscì dai canoni del tempo proponendo il famoso “tubino” nero che fino ad oggi ogni donna ha nel proprio armadio. Negli anni ’70, ’80, grazie a Vivienne Westwood  il nero venne riproposto con la nascita del movimento punk, da allora non c’è stilista  che non lo metta tutt’oggi nelle sue collezioni.

Si può dire che questo colore non abbia stagione, lo troviamo nelle collezioni invernali così come, seppur in minor quantità anche nelle collezioni estive dall’accessorio ai costumi da bagno o abitini serali; questa onnipresenza del colore nero in ogni stagione è determinata anche dal fatto che le aziende, consce del fatto che un capo d’abbigliamento o accessorio in nero si venda di più rispetto alla variante colore, sono molte attente a proporlo in ogni stagione. Escludendo il fattore “gusto personale”, se siete indecisi tra due indumenti alla fine opterete quasi certamente per la versione in nero, perché?? Perchè si abbina con tutto!!!

Come avrete capito sono assolutamente favorevole all’utilizzo del nero ma con le dovute attenzioni per non annoiarsi e cadere nel banale.

Fate sempre molta attenzione ad abbinare al vostro black look qualcosa che doni luminosità come ad esempio un accessorio o un altro indumento di complemento, al fine di non appesantire troppo la figura, a meno che non sia una scelta stilistica.

Immaginate una donna con indosso solo un tubino nero, poi immaginatela con qualche gioiello, fermacapelli o cinturina colorata, sicuramente vi accorgerete di come è facile spezzare la banalità del solito tubino nero che avete nell’armadio, che vi fa sentire sicure e ben vestite perchè con il resto: “non mi sta bene niente”.

Concludendo vi lascio un mini elenco di consigli:

·         sì, il nero sta bene con tutto

·         giocate, sperimentate con accessori e i componenti vari del vostro look

·         con il dolcevita nero se avete i capelli lunghi tirateli su, darete più luminosità al vostro viso

·         se avete animali domestici, prima di uscire da casa togliete i peli che rimangono sui vestiti

·         volete snellire la vostra figura? Usate abiti total black oppure abiti che sui fianchi presentano questo colore

·         siete gonfie e volete mettere proprio quel pantalone che però stringe un pò? Procuratevi una cintura alta almeno 5 cm, nera e mettetela dove c’è quella piccola sporgenza!!

·         Da avere sempre nell’armadio: un tubino, una canotta, un pantalone e una giacca ovviamente di colore nero

·         Non fare del nero il tuo unico colore nell’armadio!!

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Cuore di Papà…

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Cuore di Papà…

Oggi non vi parlerò di qualche paese in particolare, ma di un papà in particolare, il Sig. Bran Ferren; CEO della Applied Minds ed ex Presidente della sezione Ricerca e Sviluppo della Walt Disney Imagineering, già creatore di MaxiMog (http://www.maximog.com/): ha  deciso di donare alla figlioletta Kira di 4 anni, la possibilità di vivere, a parer mio, una delle esperienze più belle che si possano desiderare… il giro del mondo… e ha impiegato 4 anni della sua vita per creare alla sua piccolina il mezzo più sicuro per farlo, non un semplice camper ma il KiraVan, un veicolo costruito sulla base del Mercedes-Benz Unimog, lungo oltre 9 metri e alto più di 3, con ruote in kevlar per qualsiasi ostile terreno, sei cilindri diesel,  pensato per arrampicarsi  fino a 45 gradi.

Inoltre anteriormente vi è un verricello da quasi 23.000 kg, le sospensioni idrauliche, i cerchi beadlock con pneumatici in grado di gonfiarsi automaticamente e in movimento, da zero al massimo, in soli 2 minuti, scalini retrattili per salire.  Non poteva mancare un’enorme serbatoio, d’altronde come dargli torto, il giro del mondo è sempre il giro del mondo: ben 3200 km percorribili, in modo da poter essere autonomi per lunghissime distanze, senza la necessità di fermarsi.

Ovviamente il papà super previdente ha pensato a tutto e ha aggiunto dei capienti serbatoi aggiuntivi, uno per l’acqua e uno per lo scarico.

Il camper è inoltre dotato di apparecchiature super tecnologiche a bordo, si passa dalle luci aggiuntive, alle videocamere con visione notturna, dai droni da lanciare in esplorazione e controllare in remoto, alle antenne di ultima generazione e mega TV.

Con un interno degno di un film futuristico; oltre alla cabina di controllo, dotata delle più avvenieristiche attrezzature, si trovano anche un bagno, ovviamente ecologico, una cucina degna di un ristorante, una lussuosa sala da pranzo, un ufficio high-tech e addirittura un attico solo per Kira.

Come non aggiungere anche la Kirabike  è una moto turbo-diesel con illuminazione a LED, e VHF sicuro e la voce UHF e comunicazioni di dati. Essa ha anche a bordo un tablet rinforzato removibile per la posta elettronica, accesso a Internet, mappe, documentazione fotografica.

Che dire, il sogno di ogni viaggiatore on the road!

Cara Kira, non posso che augurarti buon viaggio…


Giorgia Fusi

“Bisogna avere il coraggio di cambiare strada, se come ambizione in questa vita si ha quella di essere felici…” (Nomadi Digitali

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Magic The Gathering :  Un Viaggio tra gli Dei

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Magic The Gathering : Un Viaggio tra gli Dei

Eccociiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii tornatiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!

Miei carissimi seguaci, questo mese tocca all'ultimissima espansione di Magic, ovver Journey Into Nyx, la terza e ultima espansione del blocco Theros, che richiama fortemente come tema principale l'Età Classica della Grecia.

 

Partiamo dalla storia di questo blocco di 3 espansioni: siamo su Theros, un piano dove dominano gli Dei, cinque tra cui il maggiore Eliod, Dio del Sole, poi abbiamo Purphoros Dio della Forgia, Nylea Dea della caccia, Thassa Dea del Mare e infine Erebos Dio dei Morti, ognuno che rappresenta un colore.

Nel mondo dominato da queste divine creature, troviamo Elspeth Tirel, l'umana planeswalker che arrivò su Theros per placare la lotta intestina tra gli dei, e Xenagos, un satiro planeswalker nativo di questo piano.

La storia di Theros è molto semplice: Xenagos ha sempre desiderato assurgere a Dio, e in segreto ha scatenato la guerra tra gli Dei per ottenere l'arma di Elspeth,ovvero la Godsend.

Nominata Campionessa del Sole, Elspeth è stata chiamata a placare il dissidio tra gli Dei, in primis sconfiggendo la risvegliata idra Polikranos; purtroppo ormai la devastazione era arrivata al culmine della sopportazione di Theros, Kruphix allora, il silenzioso e potente Dio degli Orizzonti parlò e ordinò agli Dei di tornare su Nyx, il loro piano nativo.

Eh sì, perchè gli Dei vivono su Nyx, un piano etereo dove i mortali li possono incontrare in sogno, infatti i sogni su Theros sono visti come doni per gli Dei, e codesti appaiono come creature dove nei lineamenti nascosti dalle ombre è invece visibile il cielo della notte, come se questo stesse a significare che occupino il mondo diurno e notturno contemporaneamente.

Torniamo al piano di Xenagos; con una serie di rituali indebolì il confine tra Nyx e Theros, consentendo alle bestie magiche di Nyx di invadere il piano mortale.

Gli Dei, adirati per quanto accaduto credendo erroneamente che fosse colpa dei mortali, nella figura di Mogis dio del Massacro, scatenarono un'invasione di minotauri alle città umane; Elspeth riuscì a respingere l'assedio, ma a sua insaputa questa vittoria fu l'ultimo rituale per consentire a Xenagos di assurgere a divinità.

 

Xenagos, divenuto Dio della Dissolutezza, voleva espandere la sua ideologia di divertimento senza fine su Theros, noncurante dell'invasione delle creature di Nyx nel piano, scatenata inconsciamente da lui stesso; per questo stesso motivo Elspeth in compagnia del suo amico planeswalker Ajani chiesero udienza a Kruphix, che era l'unico in grado di conoscere l'accesso a Nyx, per poter sconfiggere il malvagio e perverso Dio.

Giunti nella tana del lupo, Ajani e Elspeth, quest'ultima armata della sua Godsend, riuscirono a mettere fine alla tirannia di Xenagos e a riportare Theros alla normalità.

 

Novita'

 

In questa espansione arrivano due nuove meccaniche di gioco: costellazione e sforzo.

 

La prima consiste in un determinato effetto ogni volta che una carta incantesimo entra nel campo di battaglia, mentre la seconda è generalmente un istantaneo o una stregoneria che oltre al costo di lancio normale, consente di bersagliare più creature insieme pagando un cosrto aggiuntivo per ogni bersaglio oltre al primo.

 

Si vanno ad aggiungere alle già precedenti meccaniche viste in Theros e Born of the Gods, ovvero Eroico, Conferire, Tributo e Mostruoso.

 

Vediamo se questa espansione ci saprà regalare qualche ventata di novità nel metagame attuale, qualcosina a livello di mazzi competitivi sta già smuovendo, soprattutto il mio Senpai Tomoharu Saito ha già sfornato qualcosa come 18 mazzi con carte già di Journey Into Nyx.

 

Io sono bensperante, sicuramente stimolerà anche la mia vena creativa di mazzi pazzi , o almeno sicuramente qualcosa di convincente riuscirò a farlo uscire fuori!!

 

Noi ci risentiamo tra un mese, per il momento stay tuned!!!

 

Lorenzo Ferrari

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Il progetto "Octopulse"

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Il progetto "Octopulse"

Questo mese vorrei tralasciare il mondo della musica per quanto riguarda l’aspetto dei festival o di un album da recensire in particolare; vorrei parlarvi di Octopulse.

Cos’è Octopulse ? Tranquilli, non si tratta di nessun esperimento militare segreto condotto nell’Area 51 in Nevada o di qualche personaggio del film saga “Transformers”, bensì di un progetto nato nella provincia di Biella e che, speriamo vivamente, possa espandersi a livelli internazionali.

Ma partiamo con calma. Il progetto Octopulse nasce dalle numerose idee e tanta voglia di fare di 6 ragazzi Biellesi che si alternano tra la scuola e il lavoro per fondere insieme tutte le loro conoscenze e competenze, dall’ambito musicale all’informatica, dall’arte alla tecnologia e così via.

Questa collaborazione italiana iniziata ufficialmente nell’ottobre del 2013 sta creando, preso direttamente dal loto sito internet www.octopulse.it, un *controller MIDI interattivo, una superficie modulare, *opensource, basata sul microprocessore *Arduino Yun™. Questo progetto vuole essere una nuova frontiera per la produzione di musica sperimentale, dj set ed installazioni artistiche ad un livello di interattività e personalizzabilità mai visto prima grazie all’ausilio di sensori che daranno la possibilità all’utente di far interagire ambiente, luci, movimenti e colori con il suono, la musica in modo del tutto nuovo, non convenzionale.

Dunque si tratta di un controller midi che l’utente finale avrà libertà di personalizzare a suo piacimento e con estrema facilità (si tratta di un sistema appunto opensource e sarà open hardware e software). Questo potente oggetto è costruito sul microprocessore Arduino, una scheda elettronica nata per creare prototipi e per scopi didattici e hobbistici. Nato nella città di Ivrea ed arrivato a contare nel 2008 più di 50.000 esemplari venduti in tutto il mondo, Arduino permette di realizzare dispositivi per controller luci, di velocità per motori, sensori luci e molti altri; tutto il software ovviamente è libero e gli schemi circuitali sono distribuiti come hardware libero.

Tornando dunque al controller , non possiamo dirvi esattamente che forma e che struttura abbia, dato che è ancora in fase di sviluppo; possiamo però anticipare che per il mese di luglio 2014 i programmatori sono ottimisti nel poter mostrare al pubblico il primo prototipo.

Dopo questa ampia panoramica su Octopulse, in questo numero di maggio, abbiamo intervistato per voi uno dei componenti del Team , ovvero il sig. Pietro Perona.

Ciao Pietro e grazie per essere qui con noi. Innanzitutto le congratulazioni di “Forge of Talets” per il progetto a cui state lavorando appassionatamente. Com’è nato il progetto Octopulse ?

Ciao Ema, guarda il progetto è l’evoluzione di una scatola piena di idee, l’abbiamo scossa, capovolta e poi aperto il tappo; questo è il segreto. In realtà Octopulse è nato come un'idea da realizzare nel tempo perso e diversi eventi hanno fatto sì che il progetto si evolvesse.

Nell’estate 2013 ho assistito a diverse presentazioni esclusive di prodotti innovativi in uscita sul mercato della produzione di musica elettronica e non solo, sono arrivato a casa e mi sono detto “cavoli però non c’è nulla di così interattivo e personalizzabile, perché non crearne uno ?”. Ho radunato i miei soci Andrea Meloni e Andrea Macchieraldo, con cui collaboro già da qualche anno, ci siamo resi conto che l’idea era realizzabile, con qualche ostacolo $$ ma realizzabile! Detto questo il progetto ha un livello di complessità nella fase di prototipazione che non è immaginabile fino a quando non ci sei dentro, così abbiamo deciso di coinvolgere e formare un team con Marco Menegon (musicista e grandissimo appassionato di programmazione musicale, midi ed altro), un vero Music NERD, assieme a Marco abbiamo contattato Gregorio Lava, teen di soli 17 anni che ha grandi conoscenze in campo elettronico con il quale progettiamo la parte tecnica del prodotto.

 

Noi abbiamo spiegato di cosa si tratta; vuoi spiegarcelo brevemente con tue parole, magari in forma semplificata?

Questa è la domanda scottante, non abbiamo reso fin ora pubblici tutti i dettagli del prodotto che andremo a presentare (se tutto va come previsto per la primavera 2014), ma possiamo sicuramente riconoscere Octopulse come un controller midi, modulare, basato sulla piattaforma e microprocessore Arduino Yun™.

Sarà un giocattolino divertente per tutti coloro che amano “smanettare” e creare musica elettronica; le caratteristiche forti su cui puntiamo sono i sensori che, montati a bordo della macchina, permettono di rilevare movimenti e variazioni di luce esterna trasformandoli in semplicissimi segnali midi che permettono di pilotare qualsiasi macchina e software che supporti il protocollo. Il secondo punto forte sarà la possibilità di espandere ovviamente la macchina per mezzo di questi moduli che avranno forti differenze, come ad esempio la diversificazione dei sensori, la possibilità di integrare pad retroilluminato (ti svelo che sulla macchina ne sarà montato uno di serie da 16 pulsanti) per accontentare gli amanti del tocco.

Non posso ancora svelare molto sul design ma posso assicurare che sarà un assoluta novità: ci lavora Elena Gremmo, una giovane studente di design, calcola che il nostro non sarà un prodotto destinato ai banchi dei grandi store quindi possiamo permetterci di esagerare, sarà un prodotto customizzabile spingendoci a livelli fantastici (esalta anche a me il solo pensiero, ne voglio uno ahahah), per tutti i portafogli, anche per i più esigenti.

Il Team all'opera.

 

Ho letto che avete raccolto dei fondi per questo progetto. Credete vi bastino o avete bisogno di altre risorse per poter continuare?

Abbiamo raccolto 800€ con una campagna di crowdfunding mirata sulla piattaforma musicraiser.com nel periodo di dicembre 2013, sono finiti dopo una settimana! Le spese di prototipazione di un prodotto come questo sono altissime, i componenti se acquistati in piccole tirature hanno prezzi molto sconvenienti ed è facile che il 70% delle volte testi un componente e ti rendi conto che non è quello che fa per te. Questa raccolta fondi per noi è stata fondamentale sia a livello promozionale che per poter acquistare in buona parte il materiale che ci serve per lo sviluppo del prodotto in sé. Parlando di risorse posso dirti che quelle “umane” al momento sono quelle più impiegate e ahimè non retribuite, sul piano economico non posso sbilanciarmi molto ma dovremmo riuscire a completare lo sviluppo in modo del tutto indipendente e di questo ne andiamo molto fieri.

 

Avete una sede fissa ? Ognuno di voi si occupa di particolari mansioni?

Siamo cittadini del mondo, non abbiamo ancora una sede fissa (ma ancora per poco...), Octopulse nasce un po' come prodotto da garage stile film americano alla S.Jobs, presente ?

Abbiamo la fortuna di essere spesso ospiti in un laboratorio di Gregorio dove siamo in grado di sviluppare il tutto senza grandi problemi.

Ovviamente all’inizio il lavoro era molto meno coordinato, ora per esigenza il team ha dovuto assumere delle dinamiche di lavoro ben precise.

Andrea Meloni si occupa della comunicazione e dello sviluppo del piano marketing per il lancio del prodotto, Andrea Macchieraldo  e Marco Menegon si occupano della programmazione e test della macchina, Gregorio Lava si occupa della progettazione dei circuiti interni, infine io mi occupo della coordinazione del gruppo e dei rapporti con i partner esterni.

 

Qual è il vostro prossimo obiettivo? Avete già avuto qualche contatto con aziende o qualche forma imprenditoriale?

Da poche settimane siamo stati ospiti di Arduino Day Milano, siamo in contatto con l’azienda Arduino che ha stretto partnership con Intel da pochi mesi ma non mi sbilancio ulteriormente, siamo stati contattati da moltissime realtà con cui cureremo sicuramente i rapporti futuri, terminato il prototipo.

I contatti con forme imprenditoriali ci sono e ci sono stati anche se posso annunciare che da qui a qualche mese, presumibilmente per l’estate, Octopulse diventerà prodotto di una società o meglio una “startup” che stiamo per fondare con la quale creeremo prodotti di innovazione destinati ad arte, musica ma non solo, Octopulse sarà uno di quelli, in fondo era un po' il nostro sogno ed è arrivato il fatidico momento.

 

Oltre a lavorare sulla forma di Octopulse, avete già in mente come poterlo diffondere al meglio ?

Non è un segreto e posso dirti che Octopulse sarà un prodotto interamente artigianale e non mirato inizialmente al mercato di massa, stiamo creando una rete molto esclusiva di contatti, artisti e performer (qualcuno è molto famoso ed ha già accennato sui suoi canali social l’interesse per il nostro prodotto) che in via eccezionale accompagneranno la promozione di Octopulse durante performance e tour, questo sarà un ottimo modo di testare il comportamento della macchina e un ottima via promozionale. Per i primi mesi la macchina si potrà acquistare in prevendita e poi direttamente sullo store che predisponeremo, ci stiamo muovendo per creare una rete di piccoli retailer, anche all’estero, disposti a vendere il nostro prodotto, a diventare veri e propri canali per la vendita della nostra macchina.

 

Il controller potrà essere usato durante le perfomance Dj. Si potranno dunque creare effetti luce e video; cosa cambia da un buon software video abbinato per esempio ad un timecode SMPTE?

Sicuramente il nostro non è un prodotto che si può paragonare agli altri, noi offriamo la possibilità al nostro cliente di utilizzare la macchina in modo del tutto personalizzabile a partire dai moduli, ti faccio un esempio : “tu sei un performer/dj di musica elettronica che ha differenti dj set impostati su Live, in base alla serata decidi quali moduli del controller portarti dietro per pilotare le tue performance” , oltre che essere un oggetto bello da vedere avrà integrate funzioni di interazione come la possibilità di interagire con smartphone e tablet sulla macchina modificandone le funzioni addirittura volendo allontanandosi dal palco/console.

 

Appena pronto Octopulse, ti va di provarlo live durante uno dei miei dj set? [ride…] 

Voci di corridoio mi dicono che te la cavi come dj, sei già dentro al programma di test, non devi neanche chiedere !

 

Grazie della disponibilità Pietro.

Ci mancherebbe, grazie a voi, complimenti e in bocca al lupo per tutto quello che verrà!

 

Beltrame Emanuele

 

Fase di test

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A Year in..

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A Year in..

Un brivido lungo 365 giorni, un tuffo al cuore attraverso gli occhi.


Gli esseri umani sono animali, bestie cariche dei fardelli della coscienza e della ragione, ma pur sempre animali.

Quante volte nella vita capita che un particolare odore, suono o sensazione, rimanga scolpito a fuoco nel cervello? Ogni impulso nervoso passa di sinapsi in sinapsi, cascate di acetilcolina ed impulsi elettrici che portano un determinato stimolo al cervello, il quale li riceve, li interpreta e reagisce di conseguenza.

Questi impulsi vanno a “toccare” specifiche regioni del nostro organo cerebrale e causando effetti che variano in base allo stimolo ed alla singola persona; ogni persona infatti reagirà in modo differente a determinati stimoli. Questi impulsi vanno a trasformarsi in quelle che noi chiamiamo emozioni, che altro non sono che rilascio di determinate sostanze nel nostro organismo.

Specifiche sensazioni sono per noi emozioni uniche, ricordi indelebili ed anche traumi profondi che scuotono il nostro essere nelle fondamenta. Una melodia discordante, un tocco lieve o una foto mossa possono innescare “danni” incalcolabili alla persona che ne subisce il fascino.


Questa mirabolante introduzione, nella quale ho rispolverato le mie conoscenze universitarie, serve per rendervi partecipi di quello che mi è accaduto durante un viaggio in treno. Per colpa di un libro.

Mi imbattei in questo libro quasi per caso girovagando in una libreria pavese e già al primo sguardo capii che non potevo lasciarmelo scappare; il dorso della copertina rigida recitava a caratteri cubitali: A YEAR IN PHOTOGRAPHY.

Questo titolo di per se mi attrasse come una falena verso la fiamma. Quello che non notai subito perché ero di corsa fu il sottotitolo.

Una volta sul treno che mi riportava a casa ebbi il tempo per aprire la sacca e recuperare il libro per poterlo sfogliare e gustarmelo in pace. Fu li che lessi il sottotitolo: MAGNUM ARCHIVE.


Per chi non conoscesse questo ente ecco una breve descrizione, tratta ne più ne meno che da wikipedia: La Magnum Photos è una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo. Fondata nel 1947 da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger, ha la forma giuridica di Società Cooperativa, che riunisce - anche con lo scopo di proteggere il diritto d'autore in ambito fotografico e la trasparenza d'informazione - sessanta tra i migliori fotografi del mondo. La tradizione di Magnum prevede che le immagini scattate rimangano di proprietà del fotografo Magnum e non delle riviste dove esse vengono pubblicate, permettendo all'autore di scegliere soggetti, temi e orientare la produzione verso uno stile più aderente a quello del fotografo e libero da vincoli. (fonte Wikipedia)


Detto ciò potete capire il valore delle foto racchiuse in questo libro, la magnificenza e al contempo la semplicità che convivono nelle foto riportate.

Il mio viaggio in treno si è perso in un lampo, mi ricordo soltanto i brevi cambi di treno che ho dovuto fare e che per puro caso mi sono ricordato di fare; questo libro mi ha tenuto incollato per tutte le due ore e mezza di viaggio.

Ogni foto racchiusa nella raccolta non è semplicemente perfetta o tecnicamente ineccepibile, vi si possono trovare foto di tutti i tipi, realizzate per caso o seguendo una logica dai più grandi maestri al mondo (per citarvi alcuni nomi: McCurry, Cartier-Bresson, Webb, Sanguinetti, Koudelka, Reed e molti altri) e che vi faranno emozionare, ridere, piangere o semplicemente non vi piaceranno, ma una cosa è certa: non potrete smettere di osservarne le immagini, amare la vita che si sprigiona attraverso gli occhi di chi la osserva e che (per fortuna) la fotografa per tutti noi.

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Il Viaggio nei Film

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Il Viaggio nei Film

I road movie sono film la cui trama si sviluppa prevalentemente in viaggio, on the road, come l'omonimo romanzo di Jack Kerouac. Dennis Hopper, ispirato da Il sorpasso di Dino Risi (1962), ha inaugurato questo genere cinematografico nel 1969 con il famosissimo Easy Rider, viaggio coast to coast  di due motociclisti attraverso l'America, sogno americano su due ruote. 

Un altro viaggio entrato nell'immaginario collettivo, in questo caso come simbolo di liberazione femminista, è quello di Thelma & Louise (1991, Ridley Scott), viaggio avventuroso di due amiche a bordo di una vecchia Ford, con un giovanissimo Brad Pitt e delle fantastiche Susan Sarandon e Geena Davis. 

Moltissimi i viaggi cinematografici alla ricerca di qualcosa o di qualcuno: di un genitore o delle proprie radici in Paris, Texas (1984, Wim Wenders), Broken Flowers (2005, Jim Jarmusch), Il treno per il Darjeeling (2007, Wes Anderson) o ancora in This must be the place (2011, Paolo Sorrentino). 

Ricerca di se stessi ne I diari della motocicletta (2004, Walter Salles), Interstate 60 (2002, Bob Gale) o ancora negli emozionanti Into the wild (2007, Sean Penn) e Il cammino di Santiago (film del 2010 diretto da Emilio Estevez, figlio di Martin Sheen). 

Se non l'avete ancora visto, poi, date uno sguardo a Nebraska (2013, Alexander Payne), candidato agli ultimi Oscar come miglior film: è la storia del vecchio Woody che decide di intraprendere un lungo viaggio a piedi, dal Montana al Nebraska, convinto di aver vinto un milione di dollari. Il figlio decide di salvarlo da questa impresa disperata accompagnandolo in macchina, e come spesso capita il viaggio diventa qualcosa di più, si trasforma in un mezzo per svelare sentimenti, riflettere sulla propria esistenza e sulle proprie priorità. 

Molti sono invece i film che volgono il viaggio in chiave comica: come dimenticare i toni leggeri e irriverenti di Road Trip (2000) di Todd Phillips, che dieci anni più tardi con il divertentissimo Parto col folle mette al volante una coppia d'eccezione: Robert Downey Jr e Zach Galifianakis (Una notte da leoni)? Sulla stessa linea, Svalvolati on the road (2007, Walt Becker), con John Travolta versione “biker” in crisi di mezza età.

In Italia non sono poche le commedie “itineranti”: dall'intramontabile Bianco, rosso e Verdone (1981, Carlo Verdone) al trio comico Aldo Giovanni e Giacomo in Tre uomini e una gamba (1997, Massimo Venier), fino al recente duo Pio e Amedeo che in Amici come noi (2014, Enrico Lando) compiono un viaggio-fuga dalla provincia foggiana per evadere da una realtà che sta fin troppo stretta.

Ancora più interessanti i film che come mezzo di trasporto scelgono il camper: che sia un Volkswagen d'antan come nell'imperdibile Little Miss Sunshine (2006, Johnatan Dayton e Valerie Faris), un camper da americano medio come quello di Robin Williams in Vita da camper (2006, Barry Sonnenfeld), quello di Come ti spaccio la famiglia (2013, Rawson Marshall Thurber) o un modernissimo vagone superaccessoriato come quello di Jack Byrnes interpretato da Robert De Niro in Mi presenti i tuoi? (2004, Jay Roach), il camper diventa un prolungamento della casa, ricreando le dinamiche familiari come se ci si trovasse sul divano del proprio salotto. 

E in fondo il viaggio consiste proprio nel concedere una vacanza alla nostra esistenza quotidiana, nel permetterci di scoprire nuovi mondi portando un pezzetto di casa con noi. 

Che sia su una bici, una moto, un'auto, un camper o sulle proprie gambe, quando il protagonista di un film comincia un viaggio, noi sappiamo che in quel percorso impareremo a conoscerlo, con tutte le sue nevrosi, ossessioni e desideri. Nei film il viaggio non è mai fine a se stesso: il protagonista subisce sempre un cambiamento, che sia positivo o negativo.

E credo che sia proprio questo il bello di viaggiare: aprirsi a nuovi mondi e nuove esperienze per poi tornare a casa con una nuova luce negli occhi, come i protagonisti di questi film.

 

Valentina d'Amelio

 

Link fotografie:

http://magar57.altervista.org/wp-content/uploads/2013/08/112.jpg 

http://www.marieclaire.it/var/marieclaire/storage/images/magazine/ricreazione/thelma-louise-20-anni-dopo/thelma-louise2/13561352-1-ita-IT/Thelma-Louise_main_image_object.jpg 

http://mymindisfree.files.wordpress.com/2010/09/darjeeling-ltd-pdvd_022.jpg 

http://www.redfoxadventure.it/wp-content/uploads/2013/01/Into-the-wild-4.jpg 

http://www.nebraskailfilm.it/blog/wp-content/uploads/2014/01/woody-nebraska.jpg 

http://cache.boston.com/bonzai-fba/Original_Photo/2010/11/01/DueDate-06564c.jpg__1288637992_0367.jpg 

http://coolpapaesreviews.files.wordpress.com/2011/12/roadtrip.jpg 

http://i.ytimg.com/vi/QzUK8GbZ1Yg/0.jpg 

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/a/a6/Little_Miss_Sunshine.jpg 

http://pics.imcdb.org/0is119/meetfockersrvmcc4jw5.8774.jpg 

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Gustav Klimt: alle origini di un mito

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Gustav Klimt: alle origini di un mito

Il titolo della mostra ospitata a Palazzo Reale di Milano
racchiude ciò che le opere ci presentano sin dall'inizio: la nascita e
l'ascesa di questo artista straordinario. 
Le luci soffuse, volontà scenografica azzeccatissima, ci introducono con
l'atmosfera adatta alla scoperta dei primi passi di Klimt, iniziato
all'arte dal padre orafo e incisore che, a mio parere, gli infonde la
passione per i dettagli.
Il giovane Gustav non era il solo della famiglia a dimostrare di possedere
la dote artistica.

Un anno dopo, infatti, il fratello Ernst entrò nella sua stessa scuola seguito poi da un terzo fratello, Georg, che si sarebbe fatto notare come disegnatore,  scultore e cesellatore e, in seguito, avrebbe realizzato molte cornici per i dipinti di Gustav. 

Gustav ed Ernst furono presto considerati i più bravi della scuola: i loro disegni erano talmente belli che è difficile pensare che i professori abbiano potuto insegnar loro qualcosa. 

Lavorerà con il fratello Ernst fino alla sua morte prematura nel 1892, anno
in cui il Ministero della Cultura e dell’Educazione commissionò a Klimt e
a Franz Matsch (suo compagno di studi), la decorazione di alcuni saloni
dell’Università di Vienna.

La morte di suo fratello e quella del padre segnarono un momento molto
importante nella vita di Gustav che, pieno di dolore, per circa un anno
lavorò pochissimo. 
Nel 1897, con uno scatto di ribellione, aveva fondato il movimento della
Secessione viennese, improntata al rifiuto delle regole artistiche
ufficiali e alla rivolta dei giovani artisti che volevano liberare l’arte
dagli schemi del passato.
Ecco che la mostra ripercorre questi momenti presentando alcune opere del
capofamiglia, dei fratelli, e dei compagni di accademia, per poi arrivare
alle sue, che con il passare degli anni diventano sempre più ricche e
allegoriche. 
Mi imbatto così nella sala che ospita il maestoso fregio di Beethoven:
una parete di 24 metri realizzata in occasione della XIV esposizione degli
artisti aderenti alla Secessione viennese. 


Klimt si lascia ispirare dalla Nona Sinfonia e scatena tutta la sua carica
allegorica raccontando il percorso che il Cavaliere dovrà compiere per
raggiungere la donna e congiungersi a lei. Durante questo percorso il
Cavaliere dovrà sconfiggere le forze del male e resistere alle tentazioni
di sirene malvagie. Egli incontrerà diverse figure femminili: incrocerà
per prime le due figure propiziatrici, poi sarà la volta della corrente
fluttuante di corpi da cui verrà guidato nella via pericolosa che dovrà
superare, infine il Cavaliere arriverà nell'universo malefico abitato
dalle Gorgoni e dalle loro compagne terrificanti. Sulle Gorgoni regna il
mostro Tifeo, un'orrenda scimmia con coda di serpenti ed ali.
Il Cavaliere lotterà contro Tifeo per affermare il regno dell'arte e
dopo questa battaglia lo vedremo spogliato della sua corazza, visto di
spalle, immerso nell'abbraccio con la Poesia. Quest'immagine
potrebbe essere interpretata come la figura dell'eroe vittorioso che
celebra la liberazione e il trionfo sulle forze malvagie. In realtà il
Cavaliere è un amante soggiogato, l'abbraccio appare come
l'immagine della sua resa al potere femminile.
La ricchezza di particolari lascia davvero a bocca aperta e guardandolo dal
centro della stanza si riesce ad avere l'idea della sua grandezza. 
In ordine di successione, ma non di importanza, si passa poi a diverse
opere che rappresentano il ruolo della donna nella vita dell'artista. 
La più emblematica è sicuramente Salomé, rappresentata come una donna fiera
e seducente, bellissima e al centro dell'attenzione.


Un altro esempio è l'opera Adamo ed Eva, rimasta incompiuta, ma che
dimostra la centralità e l'importanza che Klimt dà alla donna: Eva, in
tutta la sua bellezza, mostra in primo piano il suo corpo nudo e sinuoso,
mentre Adamo si confonde quasi con lo sfondo.


Un dipinto che mi ha molto impressionata vista la mia seconda
passione per la fotografia è stato Ritratto di Donna - 1894.
La mia meraviglia è stata nel vedere in quest'opera tutti i
dettagli del viso, la luce che dà agli accessori della nobile donna e
l'abilità con cui ha dato al vestito di velluto una sensazione quasi
tattile.



Il mio voto per questa esposizione è sicuramente positivo, sia per la sua
cura che per i dipinti scelti per rappresentare la carriera di Gustav
Klimt.
Ovviamente mancano le opere più importanti, come Il Bacio,
ma quelle presenti sono emblematiche per la capacità di far capire al
visitatore il percorso di questo straordinario artista. 

C'è ancora tempo per visitarla, 
fino al 13 Luglio.

Valentina Poerio 

 

 

Fonti immagini:

www.enjoyart.com
www.arteposter.it
www.settemuse.it
www.katarte.it
www.digilander.libero.it

www.revolart.it

 

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Verso una Società a 2000 W

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Verso una Società a 2000 W

Ultimamente mi sono sempre più trovato di fronte a notizie riguardanti i repentini cambiamenti climatici dovuti all’intenso utilizzo del consumo di energia fossile.

Questo argomento così attuale e complesso mi ha fatto riflettere e vorrei dedicare il numero di Maggio al concetto di sostenibilità, e alle responsabilità che abbiamo noi architetti al riguardo; invece nel prossimo numero  vorrei introdurvi alcune tecniche costruttive alternative nella realizzazione di edifici privati in modo da  ridurre i consumi di energia  e per la precisione vorrei raccontarvi la storia di alcuni volenterosi ragazzi di Torino che stanno portando avanti un progetto molto interessante sulla costruzione di case in paglia.

Innanzitutto bisogna chiarire il concetto di “Sostenibilità”, esso rappresenta quel processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale.

Questo termine fece la sua comparsa nel XVIII secolo in quei territori del centro Europa legati da un’ attiva economia selvicola (ovvero quella scienza che studia la coltivazione e l’utilizzazione dei boschi) e per la prima volta essi presero le distanze dallo sfruttamento incontrollato del patrimonio boschivo.

Attorno al 1993 la città di Helsinki definì la selvicoltura sostenibile in una chiave più moderna, ovvero come “cura e sfruttamento delle foreste nel modo e nella misura tale che la varietà biologica, la produttività, la capacità di rinnovarsi, la vitalità e l’idoneità garantiscano le rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali del passato e del futuro, a livello locale, nazionale e globale senza danneggiare altri ecosistemi”.

 Secondo me questo è stato un primo passo molto importante, perché per la prima volta si riconosce  che l’uomo, tramite la propria attività sta distruggendo irrimediabilmente la Natura.

Interessante anche sottolineare il lavoro che sta conducendo negli ultimi anni il Politecnico di Zurigo, l’idea base è quella di elaborare un progetto per “una società a 2.000 Watt” per promuovere la crescita economica garantendo contemporaneamente un elevato standard di vita; a mio avviso sarebbe un prototipo progettuale a dir quanto soddisfacente, infatti in Africa, paese da tempo industrialmente poco sviluppato, il fabbisogno energetico pro capite ammonta attualmente a 500 Watt nei paesi industrializzati come in Europa occidentale arriva a 6.000 e negli Stati Uniti a 12.000.

Quindi possiamo dire che per evitare cataclismi naturali, è dunque necessario diminuire le emissioni di CO2, stabilizzare la concentrazione di gas responsabili dell’effetto serra ed infine ridurre di due terzi il consumo medio pro capite di combustibile fossile.

Abbiamo tre modi quindi per ridurre il consumo di energia fossile: utilizzare le energie rinnovabili, migliorare l’efficienza delle macchine e degli edifici o limitare il confort. Se non interveniamo in tempo adottando le prime due strategie, capiteremo automaticamente nella terza.

Ultimamente si è sentito tanto parlare dell’idea “salvezza” dell’energia atomica, ma essa non risolve per nulla i problemi, anzi lascia nell’aria prodotti radioattivi che hanno bisogno di uno stoccaggio di oltre 100.000 anni per poter essere smaltiti; per cui le uniche fonti in grado di produrre un progresso tecnologico riguardo la sostenibilità sono le energie rinnovabili come: l’energia eolica, solare, energia prodotta dall’acqua, dalle maree, dalle biomasse, dalla geotermia e dai rifiuti, energie che attualmente coprono il 14 % della produzione energetica globale.

Grafico del fabbisogno energetico pro capite 

Grafico del fabbisogno energetico pro capite 

Secondo le indicazioni della Commissione Europea la costruzione e la manutenzione degli edifici, il riscaldamento, il condizionamento, l’illuminazione e gli impianti elettrici sono responsabili del 40 % del fabbisogno energetico nella UE; ed è proprio da questi dati di input che entra in gioco la professionalità di architetti e ingegneri, infatti gli edifici odierni sono responsabili del 35 % delle emissioni di CO2 e nei prossimi anni la richiesta di nuove costruzioni energeticamente efficienti è  destinata a salire notevolmente in modo da soddisfare gli obiettivi richiesti.

Quindi non si tratta di considerare solo le nuove costruzioni ma anche il patrimonio esistente che in nessun modo potrà essere convertito agli standard passivi; naturalmente ci saranno delle eccezioni, ad esempio per gli edifici storici, le facciate con vincolo di tutela e gli edifici realizzati da almeno 100 anni, ma nel complesso questi costituiscono una parte trascurabile dell’esistente.

Quando si parla di edifici sostenibili non bisogna delineare un nuovo linguaggio architettonico, ma si tratta di concepire un edificio energeticamente efficiente con un involucro intelligente e un sistema impiantistico equilibrato.

Suddivisione delle energie

Suddivisione delle energie

Ma che cos’è un edificio sostenibile?

Questi involucri edilizi di nuova generazione rispondono a 2 requisiti fondamentali ovvero la forma compatta e un buon isolamento per ridurre le dispersioni termiche; dall’altro lato ampie aperture finestrate esposte a Sud offrono un netto guadagno solare in inverno e se opportunamente schermate, in estate possono migliorare notevolmente le condizioni di comfort evitando il surriscaldamento degli ambienti interni causato dalla radiazione solare diretta.

Nello specifico si può aggiungere quindi che un sistema termico solare si deve basare sulla cooperazione di quattro importanti componenti:

1) Isolamento termico trasparente: anche il vetro può essere considerato un isolamento termico trasparente. La luce solare penetra nell’edificio e la sua energia termica non viene più rilasciata all’ esterno.

2)  Assorbitore:   la luce del sole viene assorbita da una superficie scura, trasformata in energia termica che contemporaneamente può essere allontanata o raccolta.

3) Accumulo: l’energia termica assorbita viene accumulata nella massa (per esempio incamerata all’interno di una parete) e rilasciata nello spazio interno gradualmente nel tempo sotto forma di radiazione.

4) Protezione dal surriscaldamento: attraverso l’utilizzo di schermature che possono essere esterne integrate o interne a seconda del luogo e dell’ esposizione solare.

Schema di un edificio energeticamente efficiente

Schema di un edificio energeticamente efficiente

Dopo questo primo approccio all’argomento lascio aperto il discorso e invito gli affezionati lettori a seguirci nel prossimo numero per approfondire in modo più dettagliato e approfondito questo attualissimo e interessante discorso.

 

Tiziano Zerbo

 

Font immagini

http://www.ubisol.it/

http://www.architetturaecosostenibile.it/

www.edificioefficiente.com/

 

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