#40 See You Soon.

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#40 See You Soon.

Benvenuti amici, lettori e curiosi.

Benvenuti a questo ultimo numero speciale di Forge prima della pausa di agosto. Perchè speciale? Per un motivo molto importante e ragione per cui questo numero è uscito così in la rispetto la normale programmazione.

LA FESTA IN TERRAZZA DI FORGE

Come anticipato da Maxuell nell'ultimo episodio della radio e come avrete sicuramente visto sui social (se ci seguite su instagram o su facebook), abbiamo fatto quello che per me è un piccolo miracolo considerando che siamo un piccolo blog: una vera e propria festa, in uno dei palazzi più particolari ed affascinanti di Biella e coinvolgendo tutti o quasi i nostri redattori.

Durante la serata abbiamo avuto una esposizione di quadri ed un live painting da parte di una straordinaria artista varesina (vi rimando all'articolo di Valentina per saperne di più), una mostra fotografica mia riguardo il viaggio nella regione del Pamir che ho fatto un paio di mesi fa, una esposizione architettonica con progetti ed un plastico dal nostro architetto Tiziano, musica dal vivo da Maxuell e addirittura una sfilata sul tetto per la nostra stilista Tatiana (senza dimenticare ovviamente il Francesco con il suo Walhalla in Tour).

Per vedere le foto dell'evento vi rimando al mio articolo o su facebook alla pagina del "Walhalla del Fra".

Approfitto di questo spazio per ringraziare tutti quelli che ci hanno messo del loro per la realizzazione di questo piccolo sogno e grande soddisfazione sia personale che come gruppo e vi rimando al prossimo numero di Forge che da settembre uscirà il 1° di ogni mese invece del 15 e porterà altre novità!

A presto e buona lettura!

Mattia Corbetta

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Big Forge Party!

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Big Forge Party!

Bentornati allo spazio fotografico di Forge e quale occasione migliore del Party in terrazza di Forge per parlarvi della fotografia di eventi?

La fotografia di eventi è una branca, a parer mio, del fotoreportage e richiede come tale molto spirito d'osservazione, un buon occhio per la luce e la capacità di anticipare gli eventi che stanno per accadere.

La maggior parte degli eventi può essere affrontata anche con una macchina cosiddetta "entry level" ossia una reflex, mirrorless o altro poco costosa e dotata di un buon sensore; oggigiorno le entry level montano sensori di tutto rispetto con risoluzioni da 12 megapixel in su quindi non serve una macchina professionale per poterli affrontare.

Ma sono le cose collaterali alla macchina che fanno la differenza: lente e flash.

Partiamo dalla lente.

Gli obiettivi migliori per la fotografia di eventi o reportage sono dei medi zoom come il 17-40, il 24-70 o anche il 24-105 che offrono un buon compromesso tra grandangolo e tele obiettivo, rendendo possibile sia la foto d'insieme che lo zoom per il dettaglio o per isolare dei soggetti.

Durante un evento diurno le normali lenti con apertura f4 o 5.6 possono andare benissimo, soprattutto sotto il sole diretto fino al tramonto ma diventano abbastanza inutili di sera o al chiuso se non abbinate ad un buon flash.

Io personalmente uso sovente il 24-105 F4 L di Canon anche per via dello stabilizzatore integrato che mi consente di abbassare la velocità di scatto senza subire conseguenze (anche grazie al flash) oppure i miei adorati obiettivi a focale fissa (limitanti in alcuni casi) ma che offrono una nitidezza impareggiabile (e generalmente molto luminosi) come il sigma 35mm Art o il 50mm 1.4. Gli obiettivi fissi richiedono il continuo spostarsi del fotografo ed una mano ferma (sono privi di stabilizzatore) ma possono vantare aperture maggiori e quindi tempi di scatto più rapidi.

Il Flash è invece la croce e la delizia della fotografia di eventi.

Il flash può essere usato in interni con la tecnica del bouncing (letteralmente "del rimbalzo") sfruttando i muri o altro per ottenere delle ombre più morbide, ma in assenza di altro si può ricorrere a dei cappucci (semi trasparenti) da applicare sulla testa del flash e che ne amplificano la direzione ammorbidendo le ombre o con un semplice cartoncino bianco applicato all'estremità e che imita l'effetto del muro bianco per il rimbalzo.

In ogni caso le qualità migliori sono sempre la prontezza di riflessi, per catturare istanti irripetibili, ed il saper capire come si svolgono le situazioni in modo da poterle anticipare ed essere preparati.

Spero che questa mia piccola guida possa esservi utile e sotto potrete trovare alcune foto che ho scattato durante la Forge Night svoltasi a Palazzo Boglietti!

Al prossimo scatto.

Mattia Corbetta

Credit: [John Oliver Photography]©

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Architettura effimera

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Architettura effimera

Bentornati Amici di Forge of Talents ad un nuovo episodio della Rubrica di Architettura! 

il paesaggio e i luoghi in cui viviamo ed interagiamo con le altre persone della nostra società, non sono sempre uguali a se stessi, ma mutano con lo scoccare del tempo che li manipola e li modifica in qualcosa di passeggero, effimero e temporaneo.

 Ogni luogo è condizionato dalla percezione che abbiamo in quel determinato momento della giornata, basti pensare alla proiezione di un film in un parco nelle stellate notti estive, o al profumo primaverile di un giardino fiorito, o al rumore delle bancarelle di un mercato nella piazza centrale;

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Michelangelo Pistoletto -  Città dell'Arte (Biella)

L' Architettura effimera, prende spunto da questi eventi e ha l'intento di ridisegnare temporaneamente lo spazio che ci circonda con nuove forme temporanee che ridefiniscono nuove funzionalità; si formano così nuovi scenari urbani provvisori, liberi da ogni responsabilità di lasciare un segno permanente sulla città , progetti che vengono ideati, montati  visitati e quando il loro tempo è finito smontati e portati via.

Si sperimentano nuove soluzioni dinamiche dando libero sfogo a composizioni architettoniche libere che si insinuano nella città attraverso materiali naturali, artificiali, innovativi, tradizionali, costosi, economici, leggeri pesanti che si possono combinare tra di loro in più modi dando vita a qualcosa di unico e originale, così plastica, legno metallo, vetro, pietra e mattone trovano posto all'interno di nuove scenografie come: giardini, padiglioni, installazioni, e paesaggi naturali in un tutt'uno di forme e colori .

Mi piacerebbe vedere con voi alcuni progetti che hanno modificato temporaneamente alcuni luoghi

BUONA VISIONE!

 

IN ODORE - ARCHITETTURA D'OLFATTO - ECOLE DEL RUSCO BOLOGNA ( 2009)

 

Un installazione del 2009 all' interno della manifestazione Ecole del Rusco, un evento rivolto ai principi ambientali di sostenibilità e a al recupero di rifiuti; il tema della mostra è l'olfatto, considerato il senso che più si avvicina al concetto di immortalità e si invita ad un esperienza olfattiva sul dualismo tra naturale/odore e artificiale/inodore; Il giardino naturale (utopia)  viene proiettato in cielo mentre quello artificiale si sviluppa in terra (realtà) Il primo si compone tramite una nuvola di fiori sospesi mentre il secondo è caratterizzato da una serie di steli formati da materiali di recupero e da bustine trasparenti in plastica imbevute con un'essenza profumata.

Con il passare dei giorni il giardino naturale posto sopra di noi perde i propri petali finendo a contatto con il giardino artificiale e quindi sullo spettatore. I petali scandiscono il passare del tempo fino alla caduta dell'ultimo che determina la fine dell'installazione che si dissolve per poi essere recuperata nel suo ciclo di vita naturale.

 

IL TERZO PARADISO - PIAZZALE PACE  PARMA (2016)

 

Una delle opere più celebri dell'Artista biellese Michelangelo Pistoletto che rappresenta  la fusione di 2 cerchi che rappresentano, il primo e il secondo paradiso.  

Il primo è il luogo in cui gli uomini costituiscono un tutt'uno con la natura; Il secondo  rappresenta il paradiso artificiale,  creato dall’intelligenza umana attraverso un processo di globalizzazione; infine  il Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, ovvero: la scoperta, la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica  congiuntamente all’impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto. 

"Questa dimensione  significa passare ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza"

Dal 2005 il Terzo Paradisoè diventata una grande operazione collettiva che coinvolgeil territorio urbano o rurale di molte città d’Italia, d’Europa e perfino del mondo,  e vede la partecipazione di migliaia di persone sia di bambini  che di  adulti, proponendo un messaggio universale di rispetto verso la natura e gli spazi urbani, attraverso un coinvolgimento creativo che pone l’arte al centro della trasformazione sociale responsabile.

 

GATES - CENTRAL PARK - NEW YORK

 

 

L'installazione "The Gates" nel Central Park di New York ad opera dell' Artista internazionale Christo Jeanne-Claude, completata nel febbraio 2005. In tutto si contano circa 7,503 portali costituiti  in pannelli in tessuto color zaffiro; l'effetto è stupefacente: questi elementi visti dall'alto  sembrano un fiume dorato che scompare e riappare dietro le fronde dei rami spogli degli alberi.

I pannelli erano alti quasi 5 m e di larghezza differente (da 1,68 a 5,48 metri) S ensati secondo le diverse larghezze dei passaggi pedonali all'interno del parco.

 Le porte erano distanziate a 12 metri (3,65 metri), tranne dove i rami bassi si estendevano al di sopra delle passerelle. I cancelli ei pannelli in tessuto potrebbero essere visti da lontano attraverso i rami senza foglie degli alberi. L'opera è rimasta per 16 giorni, poi le porte sono state rimosse e i materiali riciclati.  I Gates sono stati interamente finanziati dai 2 artisti, come per tutti i loro progetti precedenti.  La struttura a griglia dei blocchi cittadini che circondavano il Central Park si rifletteva nella struttura rettangolare dei pali colorati di zafferano, mentre il disegno serpentino delle passerelle e le forme organiche dei rami nudi degli alberi si rispecchiavano nei movimenti arrotondati e sensuali in continuo cambiamento Dei pannelli in tessuto liberamente scorrevoli nel vento. 

 

TIZIANO ZERBO

 

CREDITS:

http://www.parma360festival.it/

https://divisare.com/projects/149209-diverserighestudio-davide-menis-in-odore

http://christojeanneclaude.net/projects/the-gates?view=info

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ACCIDENTALLY IN WORDS

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ACCIDENTALLY IN WORDS

A couple of day ago, I found a post on Facebook.

I am not a big fun of social networks, but I have to be honest, this time something interesting came up.

This post made my heart jumping, because I suddenly realised that it is exactly what I am finally trying to live now.

While I was reading it, I could reckon myself between the lines. I found myself hidden in those words, doing exactly what it was written there. I thought it was worth enough to be shared with all of you, followers. And I am also a little bit selfish here and I am writing this article for a sort of “personal reason”.

The post is about how and when dating someone. Personally, I did the opposite for ages, but, the post is very true and we all should try to follow these rules before and during a relationship.

 

  

 

“date someone who is really interested in you.”. that is the point. We should give our attention to people who are ready to know everything about us. And when I say everything I mean past, present and future. When we meet a new person and we think we like this person is because there something in his/her life that can switch on our mind. It is crucial to take time to know every detail about the previous life of the new person we are dating and it is very important to pay attention.

Personally, I focus a lot on details and I usually remember every single peculiar thing. I think everything is important to build a good relationship. How could you trust a person that you don’t know deeply?!

For example, I am a sort of “writer” so the people in my heart have to read my articles and give me a feedback. Doesn’t matter if they agree or not, but I need them to read my words and to show interest in what I write.

It would be the same if my new partner wrote me a letter. I love letters and I always read them at least three times, to check every single word and potential meaning. I am a big fun of writing, because when n I write I am on my imaginary planet where I can think whatever I want and I can express myself with no brakes. Written words are even more deep than a conversation, because they will stay there forever. A piece of paper can be an unforgettable memory.

On the other hand, people who don’t care about my favourite music are not worth enough. I’m not going to waste my time dating someone who is not open-minded and ready to listen to all my playlist and share his songs with me.

Songs are the soundtrack of our life and they are often the background of a love story. You don’t need to be a singer or musician to make music important. But when a person we like seriously show interest and ask us “what kind of music do you like?” and then he/she go on Spotify and search all your favourite songs that’s pretty much love 😊

Having a relationship means that you are ready to share your life with the other person, your all life. It’s amazing how many new things we can learn and find out dating a new person.

Even movies play a massive role in our life. I am not a big fan of TV, I usually prefer watching movies or series on my computer but still an important side of me. And when you find someone who really would like to sit with you and lose himself in a movie, doing comments, laughing together and even pretending to act that’s awesome!

These situations seem quite ordinary and maybe “naive”, but they are all part of our life. We are made of this. And when we date someone and hopefully we are ready to build a long strong relationship, we should share everything. What we like and what we dislike affect our personality and it is a good start to find someone willing to know all of this.

 

Another sentence that made me reflect is “someone who wants to find every scar on your body and learn where each one came from”. I think it means that in a new relationship is good to know about the background of the other person. Scars are the signs of something that happened in the past and they are permanent, they will be part of this person’s life forever. If we decide to build a close relationship with someone we should know where this person come from and what he/she did in the past. The past will be always there and we cannot cancel it, it’s part of our background and affects what we are now. We shouldn’t hide our scars and what the mean. If our relationship becomes very close and private we should try to be open to each other. And if you are so lucky that you can find someone who is ready to know everything about your previous life, without judging and who is ready to accept it we certainly must date this person.

I’m going to conclude reflecting on the difference between attraction and interest.

This is the key. Life is short and we should spend our time with people who are worth enough.

So, guys, when you find someone who is ready to ask you millions of questions about everything, someone who can remember your answers, someone who would like to share music, movies, books, food with you without complaining keep this person with you. Do your best to know each other and to create lovely memories that you will keep in your heart. Time spent with this kind of people is always good!

And remember that our life is precious and it’s a shame to waste time with people who cannot open their mind and who don’t want to share anything with us.

“spread the love like peanut butter on a toast guys!” cit. Sissy 2016.       

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Francesca Anastasi: "un vulcano creativo di idee"

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Francesca Anastasi: "un vulcano creativo di idee"

FRANCESCA ANASTASI : “Un vulcano creativo di idee”

Francesca Anastasi, giovane “creativa” (così ama definirsi) di Varese, si racconta in un caldo pomeriggio d’estate con una tale spontaneità da coinvolgermi totalmente nel suo mondo artistico.

La sua pacatezza viene tradita dal fuoco che si accende nei suoi occhi quando parla del suo lavoro, una passione che ho deciso di raccontarvi con questedomande che le ho posto.

 

Ecco a voi  Francesca.

 

Curiosando sui tuoi profili social, ho notato che definisci il tuo lavoro in tanti modi: interior designer, pittrice, scenografa, decoratrice. Cosa ti porta ad avere tutte queste sfaccettature?

Prima di tutto sono spinta dalla curiosità per tutto ciò che riguarda l’arte, è una passione che ho avuto sin da bambina, osservo qualcosa che mi cattura e voglio mettermi alla prova per capire fin dove posso arrivare con le mie capacità.

 

Quindi è l’ambiente esterno che ti manda gli input?

In realtà tutto ciò che può acquisire qualcosa in più attraverso il mio lavoro mi cattura, oppure semplicemente lascio andare la mia fantasia e con la mia capacità di osservazione mi metto subito al lavoro per creare.

 

Da qualche tempo sei riuscita a trasformare la tua passione anche nel tuo lavoro, hai molti clienti che ti chiamano per “creare”. Com’è il tuo rapporto con i “committenti”?

Ho quasi sempre avuto la fortuna di aver incontrato delle persone che mi hanno dato carta bianca, facendo due chiacchere con il cliente cerco di capire le sue esigenze e faccio del mio meglio per ricreare i suoi desideri nel lavoro che mi ha chiesto di fare.

Il dialogo con il cliente è una cosa fondamentale per capire il loro mood e le loro preferenze, deve sempre entrare in gioco l’empatia.

 

Facendo un punto della situazione ad oggi, a chi ti senti di dire “grazie”?

Sicuramente ai miei genitori, mio padre è un bravissimo pittore e mi ha fatto amare l’arte, ed entrambi  mi hanno sempre spinta a provare, a creare una tela da zero anche se avevo paura di spendere troppi soldi per comprare il materiale e non volevo pesare su di loro. L’appoggio dei miei genitori mi è servito a darmi la carica per arrivare a ciò che sono oggi.

 

La scuola invece, ti ha aiutata?

Sì, ma solo dal punto tecnico perché hai la possibilità di imparare le varie tecniche come la pittura, la scultura o il disegno, ma lo stimolo artistico sicuramente non viene attraverso la scuola.

Ho frequentato poi solo un anno all’accademia di belle arti di Bologna perché non mi trovavo, il fatto di sentirmi quasi obbligata ad avere uno stile non faceva per me, non mi sentivo libera di poter esprimere le mie capacità.

 

Tra i tuoi lavori mi hanno colpita molto quelli di scenografia: da dove arriva questa passione?

Ho lavorato per diversi anni in uno studio di interior design che mi ha permesso di integrare alle mie conoscenze artistiche quelle di architettura e così quando il negozio ha chiuso ho cambiato vita e sono partita per fare delle stagioni nei villaggi turistici: qui ho iniziato a creare le scenografie per gli spettacoli, sia con sculture di vario genere che con le luci e i colori.

Questa esperienza mi ha aiutata anche ad aprire i miei orizzonti, ho imparato l’arabo e il russo, e soprattutto sono riuscita a superare la mia introversione: questo mi è servito per avere il coraggio di dare una svolta alla mia vita e diventare un libero professionista.

 Tra i commenti ai tuoi lavori, uno mi ha colpita più di tutti: un ragazzo ti ha definita  “un vulcano creativo di idee”. Ti rispecchi in questa descrizione?

Sì assolutamente, questo è uno degli aspetti che apprezzo maggiormente di me stessa. Ho imparato negli anni a gestire la mia ansia da creativa soprattutto con i clienti per non confondere le loro idee, ma rimane sempre latente sotto la superficie.

 

E un’altra parola, solo una, con cui ti descrivi?

E’ difficile, ma senza dubbio credo “originale”. Più che una descrizione è ciò a cui ambisco sempre, cerco di far trasparire l’originalità in tutto ciò che faccio.

 

In quale degli ambiti del tuo lavoro ti senti più te stessa?

Sicuramente quando creo qualcosa di mio, quando dipingo i miei quadri scegliendo tutto secondo il mio gusto. Il mio stile può piacere o meno, ma in quel momento mi sento completamente me stessa.

Anche il murales mi dà tante soddisfazioni, soprattutto quando ho grandi spazi su cui lavorare.

 

Oltre al legno, alla tela e al muro, quali materiali utilizzi?

Tutto ciò che può sdrammatizzare la classicità, quello che può ricreare una forma anche se si tratta di materiali completamente diversi come delle rondelline di metallo o degli scarti di lavorazioni plastiche.

E’ bello dare una seconda possibilità a un materiale che altrimenti andrebbe scartato, guardarlo da un altro punto di vista.

 Quando decidi di creare un tuo quadro, qual è il percorso che segui?

A volte il percorso ha una logica, come per quanto riguarda la collezione dei pappagalli. Sono animali che ho sempre amato, sono divertenti, coloratissimi, richiamano l’estate e l’allegria.

Ho così deciso di portare su tela i loro accostamenti di colore e i loro occhi brillanti che fanno trasparire una grande voglia di comunicare.

 

In questa occasione a Palazzo Boglietti, quale sfaccettatura del tuo lavoro vuoi mettere in mostra?

Sicuramente, essendo ospiti di un palazzo così “strano”, porterò dei quadri scelti tra quelli astratti, dove c’è tanto colore e una destrutturazione dell’opera, ma allo stesso tempo un mix di linee che riportano all’architettura.

E ovviamente anche qualche pappagallo, che sono i miei cavalli di battaglia!

Sceglierò comunque all’ultimo momento, vedremo se vincerà il mio lato lineare e pulito che va verso il design, o la mia arte più pazza!

 

Ho cercato di cogliere l’essenza di Francesca per farvi conoscere questa eclettica creativa, che nell’ultima parte di questa chiacchierata si lascia andare a qualche confidenza che mi rende felice di aver creato un clima così disteso, come due amiche all’ora del tè.

Questa è Francesca, una bomba di energia e di creatività dietro uno sguardo angelico e timido.

 

Seguitela e appassionatevi ai suoi lavori su:

Facebook – Anastasi Francesca Pittrice

Instagram- anastasifrancescapittrice

 

Ed ecco in anteprima per voi le foto della splendida serata Forge of Talents! A Palazzo Boglietti abbiamo condiviso con voi le nostre passioni ed io ho invitato Francesca che si è cimentata in un live painting utilizzando un scatto del nostro Mattia John Oliver, oltre ad aver esposto dei suoi meravigliosi lavori.

 

 

A presto!

Valentina Poerio

 

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CARPE DIEM

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CARPE DIEM

Bentornati amici di Forge!!!
Avete presente quella sensazione meravigliosa che si prova quando realizziamo un sogno?!? 

Non importa quanto sia grande, che si tratti di un'impresa gloriosa, il togliersi una soddisfazione o il semplice crearsi una piccola gioia?!?! ... riuscire in qualcosa che desideriamo ci fa sentire Grandi e Forti!!!
A Capodanno, noi Infrigo, abbiamo deciso che il 2017 sarebbe stato, X forza, il NOSTRO ANNO!
L'anno dedicato a mettere basi, provare a realizzare progetti e togliersi piccole soddisfazioni!!!
Quindi lista dei desideri 2017 di Georgia e Anna?!
Lasciamo perdere gli scalini più alti della classifica, che temiamo rimarranno ancora un'attimo alla voce "mainagioia" (ma ci lavoriamo su, =) e rimaniamo fiduciose)...voi che ci conoscete sapete bene quanto amiamo mangiare.
Super desiderio 2017: una cena stellata a Villa Crespi, il ristorante di Antonino Canavacciuolo a Orta San Giulio.
Perché tutti questi programmi di cucina in TV ci hanno reso tutti un po' degli esperti/critici e con il palato raffinato!
E così a gennaio abbiamo prenotato la nostra cena speciale : 21 luglio 2017.
Data scelta strategicamente per vari motivi:
a -concomitanza dei nostri compleanni nel periodo estivo!!!;
b- arrivo della "santissima" quattordicesima +tempi tecnici per prepararci psicologicamente ed economicamente all'evento;
c - tempi di attesa da ristorante stellato

Nel numero di questo mese vi racconteremo la nostra esperienza e cercheremo di trasmettervi tutto quello che abbiamo provato noi!

Siamo partite da Biella vestite bene, truccate e pettinate... modalità grande evento attivata, agitazione a 10000... e dopo un oretta di viaggio finalmente siamo arrivate. 

E M O Z I O N E . . .          

Villa Crespi, antica residenza dell’800, è stupenda e l’accoglienza ad attenderci ci ha fatto sentire delle principesse. L’ingresso, letteralmente tempestato di stucchi levantini, con il soffitto che pare perdersi nella punta del minareto è decisamente emozionante. L’ambiente è disseminato di riferimenti ispirati ad un insolito barocco orientaleggiante.

Mobili eleganti, dettagli curati e raffinati, tendaggi, dipinti e tovagliati che si abbinano perfettamente all'atmosfera moresca e ai dettagli barocchi della Villa. La veranda e i 3 saloni del piano terra adibiti al ristorante, si susseguono uno dopo l'altro in un percorso emozionale che attraversa buona parte della forma quadrata del perimetro della Villa. 

La veranda è delimitata da vetrate che danno sul parco. Le 3 sale del ristorante si distinguono per il colore delle mura: la sala gialla, la sala blu e la sala rossa. Passeggiare tra le sale, come in un salto nel tempo, significa percepire l'atmosfera e l'eleganza di una ricca dimora di fine Ottocento. 

Eccoci sedute, con il menu in mano, al nostro tavolo nella sala blu. Intorno a noi un numero imprecisato di componenti del personale di sala, super pronti e attenti.

La cucina di Antonino, che oltre le due stelle Michelin 2014  può contare sulle tre forchette di Gambero Rosso e sui tre cappelli dell’Espresso, è da sogno, leggere come quella sensazione che solo un dormiveglia sa regalare, solida come gli ingredienti e il carattere irruento del sud sa conferire…

La carta del ristorante di Antonino Cannavacciuolo è composta, oltre che dai piatti alla carta, da 2 menu degustazione: il "Carpe Diem" e il "Itinerario dal Sud al Nord", menù creati e pensati dallo Chef Antonino Cannavacciuolo per introdurre gli ospiti al suo pensiero culinario e accompagnarli passo dopo passo attraverso un emozionante percorso gastronomico.

Noi abbiamo scelto il CARPE DIEM. Il nostro viaggio nei gusti inizia con un bicchiere di bollicine e gli amuse bouche (focaccia ligure, macaron con fois gras, friselle con gelatina di pomodorino, gnocco fritto al grano arso con burrata e prosciutto san Daniele...), seguiti dal primo antipasto d'entrata.

Questo era solo “il buon viaggio “ di Antonino e noi eravamo già in estasi… 

Proseguiamo con insalata di polpo, verdure cotte all’olio, caviale di aceto e maionese al sapore di polpo… sublime.

Abbiamo lasciato il cuore a Villa Crespi con le Linguine di Gragnano con calamaretti spillo, salsa al pane di segale che sono in menù dal 2005. E per fortuna direi. E’ un piatto da antologia, imperdibile.

Nella “prima volta da Antonino” non può mancare la Triglia con melanzana fritta e guazzetto di provola affumicata .Pesce e formaggio in un abbinamento da sballo completo.

Il tutto era sempre accompagnato da questi favolosi panini caldi appena fatti.

L’intermezzo del predessert è affidato a un bicchierino di cioccolato bianco con dentro una pina colada analcolica e il dessert è letteramente un opera d’arte… gelato alla vaniglia, mousse al sapore di crostata, gelatina al rabarbaro.

Nulla togliere alla piccola pasticceria che chiude il nostro  ricordo partenopeo con una delicata aragostella e un babà da urlo…

I menu degustazione di Antonino Cannavacciolo, sono elegantemente accompagnati da degustazioni vini pensate per assecondare l'estro dello Chef con una divertente selezione di calici in grado di affiancare al meglio il percorso gustativo proposto. Ci siamo lasciate condurre dal sommelier Matteo in un viaggio parallelo pieno di sentori e aroma unici.

Cucine da incubo lo ha reso famoso, Masterchef lo ha consacrato come icona della grande cucina italiana ma Antonino Cannavacciulo non dimentica da dove viene. 

Vuole essere presente, attento ai suoi ospiti, si prodiga in abbracci, pacche sulle spalle ormai famose in tutto il mondo ed è sempre disponibile a fare foto (ma esclusivamente nella hall e sempre all'esterno delle sale da pranzo per non disturbare). Abbiamo avuto la fortuna di scegliere la serata giusta e anche noi abbiamo la nostra foto di rito con lui che dal vivo è veramente un gigante!

La nostra serata si è conclusa con una visita a sorpresa nella meravigliosa cucina di Villa Crespi, pulizia ordine e organizzazione... lo staff, ventidue ragazzi, un po' straniti dalla nostra "intrusione" si sono prestati volentieri ad una foto di gruppo con noi.

In conclusione, diamo 10 alla nostra esperienza.  

Nessuna pecca, grandissime emozioni, gusto appagato oltre le aspettative e soprattutto il desiderio di ritornare in futuro perché ne vale la pena al 100%.

Complimenti allo Chef al suo Sogno che è diventato per una sera anche il nostro. Grazie!

A presto amici di Forge of Talens! 

Le vostre InfrigoVeritas. 

Anna & Georgia

 

 

 

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Forge of Radio Remake Ep #3

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Forge of Radio Remake Ep #3

Benvenuti lettori di Forge o semplici curiosi! Questo mese abbiamo una programmazione molto diversa ed il motivo è semplice: questa domenica (23 - 07 - 17) avremo una serata speciale tutta dedicata a Forge, qui potete trovare l'evento su Facebook e raggiungerci in terrazza a Palazzo Boglietti a Biella dalle ore 19.00 fino alle 2 di notte.

Il nostro Emanuele, aka Maxxuell, ci introduce in anteprima al numero di Luglio con la sua Forge of Radio Remake Episodio 3! Buon ascolto e ci si vede in terrazza ;)

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#SAPEREBERE&BEREBENE  -MOJITO-

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#SAPEREBERE&BEREBENE -MOJITO-

Buongiorno a tutti ragazzi e benvenuti alla quarta puntata della nostra rubrica

 

 

               #Saperebere&Berebene

 

Mi scuso innanzitutto per la mia assenza dello scorso mese: iniziando l'estate ci sono stati molti progetti ed eventi da seguire che mi hanno portato via più ore del previsto, impedendomi così di creare l’articolo in tempo.

 

Chiedo venia a tutti voi, con la promessa che ciò non capiterà più. ;)

 

Ma veniamo a noi…

 

In questo mese di luglio, così caldo e torrido, non ho avuto alcun dubbio sulla scelta del drink da proporvi...

 

Scelta credo da voi tutti condivisa. ;)

 

Ecco a voi il cocktail dell'estate per eccellenza:

 

                           -IL MOJITO-

 

Fresco, dissetante ed estivo, ecco a voi il drink inventato dai pirati.

La Storia:

Il Mojito ha origini antiche: secondo fonti e documenti provenienti da Cuba, la nascita del Mojito è  da collocare all’incirca nel 1578, ed è composto semplicemente dagli ingredienti più facili da reperire sull’isola.

In quell’anno il capitano pirata Francis Drake  decise di saccheggiare l’Havana per recuperare parte del tesoro Azteco ivi nascosto; al termine del suo saccheggio fece sosta in una taverna con il suo equipaggio per celebrare il grande bottino.

Nella locanda trovarono per abbeverarsi pochi ingredienti tipici del luogo:

 

·         foglie di hierba buena;

·         spirito locale (che era il precursore dell'attuale rum cubano non filtrato);

·         limone verde (lime).

Unirono il tutto, miscelando gli ingredienti, e fu così che nacque il primo vero antenato del Mojito, che chiamarono “Le Draque” (soprannome appunto del sopraccitato capitano pirata).

La ricetta venne rivisitata solo dopo la metà dell’800 ad opera di Don Facundo Bacardi, che sostituì il distillato con del vero e proprio rum.

Chiaramente anche il nome cambiò, diventando così il celeberrimo Mojito dei giorni nostri.

 

Ma come si prepara un Mojito?

In questo articolo ci tengo a spiegarvi ben 2 tipi di preparazione per creare al meglio il vostro drink:

  • Il Mojito Cubano (l'originale,  detto anche "Criollo" (Locale),  come viene proposto in terra Cubana);
  • Il Mojito Moderno (quello che tutti conosciamo e che viene bevuto e richiesto nei locali della zona).

Ingredienti & Preparazione:

 

   Ingredienti e dosi per creare il Mojito:

  • 4 Cl di rum bianco cubano
  • 3 Cl di succo di lime
  • 7 foglioline di hierba buena o menta
  • 2 cucchiai di zucchero di canna bianco raffinato
  • ghiaccio
  • Soda

                     Come fare il Mojito Cubano

                          

In un tumbler alto mettete due cucchiaini di zucchero di canna bianco e il succo di mezzo lime. Mescolate con cura, aggiungete la menta, schiacciate delicatamente (accarezzate) con il pestello, aggiungete il ghiaccio, il rum e completate con una spruzzata di soda. Guarnite con un rametto di menta e una fetta di lime.

Se lo desiderate, aggiungete un tocco di Angostura.

                   Come Preparare il Mojito Moderno

.In un tumbler alto, aggiungete zucchero di canna grezzo e 4/5 pezzi di lime.

Pestate il tutto, dopodiché aggiungete la menta, schiacciandola delicatamente con il pestello; andate a colmare il bicchiere col ghiaccio tritato, versate 5 cl di rum bianco e completate con una spruzzata di soda.

Guarnite con un rametto di menta e una fetta di lime.

Curiosità:

Pare che il nome “mojito” derivi dal termine voodoo  “mojo”, il cui significato è “incantesimo”.

 

Il mojito rimane uno dei long drinks più famosi del mondo; la sua fama deriva anche da un grande barman cubano, Angelo Martinez, gestore di un noto bar sito a L’Havana (La Bodeguita del Medio), locale cult che ha ospitato in tutta la sua esistenza molte persone famose, tra le quali il noto scrittore Ernest Hemingway.

A tal proposito divenne celebre la frase di Hemingway: “Mi daiquiri en el Floridita y un Mojito en la Bodeguida” (i due bar storici dell’Havana).

Interessante resta anche la contesa tra le due marche più famose di Rum (Havana Club e Bacardi) che cercano ancora oggi di aggiudicarsi la paternità del prezioso cocktail.

In vantaggio (per quanto riguarda il mojito) rimane comunque Bacardi, per il semplice fatto che il suo fondatore, nel 1862 a Santiago de Cuba, fu quello che perfezionò la ricetta tradizionale

                           Varianti:

Una piccola variante, molto amata da Ernest Hemingway, consiste nel mescolare due tipi di rum, il primo chiaro invecchiato da 1 a 3 anni ed il secondo ambrato invecchiato per un periodo che va dai 7 anni in su; così facendo otterrete un gusto più ricco e speziato, senza andare comunque a togliere la freschezza che contraddistingue questo cocktail.

Bene, anche oggi siamo arrivati al momento dei saluti.

Mi sembrava l’ideale lasciarci con una frase adatta proprio all'occasione:

"L' ottimista è colui che vede nella grandine una buona base per unMojito" ;)

Vi ringrazio per l’attenzione e spero che l' articolo vi sia piaciuto; vi ricordo che se volete bere un buon drink vi aspetto tutti i giorni (tranne il lunedì) al Walhalla Cocktail Bar di Biella in Via Repubblica 68.

Alla Salute. ;)

"E ricordate: un drink è più buono se gustato insieme ad un amico."

Pogni Francesco

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