Vista questa vivace atmosfera primaverile, ed il numero di “Forge” dedicato ad Istanbul vorrei portarvi anch’io a conoscere  questa piccola meraviglia asiatico-europea che ahimè non sono ancora riuscito a visitare, ma che ho potuto ammirare durante un’ interessante lezione del mio percorso universitario.

Fin da piccolo ho sempre ritenuto la Turchia un Paese ricco di fascino e mistero, un luogo che ha rappresentato nel tempo una combinazione perfetta di antiche tradizioni e modernità  in cui si sono concentrate nuove energie intellettuali volte al futuro (non a caso Istanbul nel 2010 è stata scelta come capitale della cultura).

L’antica Costantinopoli, è una metropoli ricca e cosmopolita che si estende tra il continente asiatico e quello europeo, divisa dal suggestivo Stretto del Bosforo dove le acque del Mar Nero si mescolano con quelle del Mar di Marmara al di là del quale si estende la grande Asia.

Fin dal primo sguardo, una semplice fotografia regala scorci e panorami stupendi caratterizzati da un susseguirsi di minareti e di cupole che sovrastano la città rendendola unica e particolare.

Istanbul quartiere , foto di P. Rosan 

Genova , foto di Antonio Fabiano 

Non ci crederete, ma questa megalopoli nonostante la sua posizione, è la città più italiana dei paesi orientali infatti, la presenza dei veneziani e dei genovesi si è mantenuta attiva nel corso dei secoli ed ancora oggi si può notare questa lieve sfumatura all’ interno del quartiere di Beyoğlu, situato a nord del Corno d’Oro (estuario preistorico della Turchia) e fondato proprio dai liguri nel periodo medievale che lo crearono ad immagine e somiglianza della loro città natale.

Non stupisce che gli italiani si trovassero bene qui, infatti questa parte di città si sviluppa in verticale, tra vicoli e scale tortuose intorno alla collina che sale ripida dal mare proprio come l’antica struttura di Genova che, con i suoi carruggi, dal Porto si elevano in altezza portando il visitatore al cetro città.

Intorno all’anno mille infatti il popolo ligure iniziò ad utilizzare questo spicchio di città come base di sviluppo commerciale e nel 1348 per consolidare il forte potere che avevano sui mari, costruirono la famosa torre Galata punto culminante delle fortificazioni della cittadella; quest’edificio rappresentava il simbolo del quartiere e quando venne eretto fu la costruzione più alta con un’altezza di  67 m (oggi risulta essere l’Istanbul Sapphire il grattacielo Zaffiro alto ben 238 m ), ha un diametro di 8,75 m ed una muratura in pietra con  uno spessore di 3,75 m.

Palazzo Venezia, Quartiere di Galata virgo.unive.it 

Su un lato della torre è esposta una lapide in cui si ricorda il 1453 ovvero l’anno in cui gli Ottomani conquistarono la piccola cittadella Genovese lasciandola comunque commerciare liberamente all’interno del loro territorio turco.

A Beyoğlu troviamo anche il palazzo di Venezia, un tempo residenza del balio veneziano, ovvero l’ambasciatore della Serenissima a Costantinopoli.

Il palazzo attuale è del XVI secolo e conserva quattro leoni marciani (animale alato simbolo di Venezia): uno sulla facciata dell’ingresso con lo stemma della famiglia Molin (importante famiglia patrizia veneziana), uno incastonato nel muro dell’atrio, uno appoggiato a terra davanti al salone d’ingresso ed infine uno ben conservato in un sottoportico del giardino del Palazzo sotto cui è stata posta una targa che riassume la storia del sito.

Possiamo affermare quindi che il legame tra Italia e Turchia è ben consolidato e continua a rafforzarsi nel tempo: infatti ne è prova il recente gemellaggio tra la città della Lanterna e quella turca del quartiere di Beyoğlu.

Attraversando il ponte di Galata, si può raggiungere la città vecchia, Sultanamhet. 

Si nota fin da subito un imponente edificio chiamato Santa Sofia (in turco Aya Sofya) denominata anche Chiesa della Divina Sapienza;  a mio avviso è uno dei più grandi esempi di architettura bizantina costruita da due architetti greci Artemio di Tralle (importante patrizio di Costantinopoli) e Isidoro il vecchio (architetto e matematico dell’imperatore Giustiniano).

Questo edificio ha subito notevoli trasformazioni nel tempo, infatti è passata da sede patriarcale greco-ortodossa a cattedrale cattolica ed infine trasformata in moschea sotto il dominio di Maometto II;

Ci troviamo di fronte ad un edificio molto complesso in cui convivono in piena armonia lo stile bizantino e lo stile arabesco; la pianta è costituita da 3 navate, una centrale e due laterali e da un unico abside poligonale opposto all’ ingresso.

Ciò che contraddistingue la chiesa di Santa Sofia è l’enorme cupola (alta circa 55 m e con un diametro di circa 31 m) che poggia su 4 pennacchi (ovvero elementi di raccordo tra l’imposta della cupola e l’elemento verticale sottostante) e su costoloni che permettono al peso della cupola di scaricarsi in basso verso le fondazioni; sul perimetro altre semicupole fanno da contrafforte e mantengono stabile la costruzione monumentale.

Molto particolare è l’effetto della luce che penetra all’interno dell’edificio grazie a  quaranta finestre poste sul perimetro della cupola e che crea un riflesso mistico che aleggia in tutto lo spazio della navata centrale.

Santa Sofia interno, www.ilturistainfo.it 

Vi consiglio caldamente di visitare questa fantastica capitale durante il periodo primaverile infatti dal 4 al 28 aprile Istanbul si veste di colore grazie al Festival dei Tulipani che celebrano l’inizio della primavera e festeggiano il simbolo della Turchia.

Immagino vi venga subito in mente l’Olanda che oggigiorno risulta esserne il maggiore produttore mondiale, ma in realtà il tulipano è originario dell’Asia Centrale e sono stati proprio gli Ottomani i primi a coltivarli per scopi puramente commerciali infatti il sultano Ahmet III aveva una tale passione che il suo regno fu chiamato “L’epoca dei Tulipani” e fu proprio lui ad esportare i suoi bulbi in Europa infatti i Tulipani Olandesi devono le proprie Origini all’Anatolia.

Santa Sofia durante il Festival dei Tulipani 

Questo fiore viene rappresentato in molteplici raffigurazioni ed ornamenti all’interno di basiliche e moschee: le maioliche di Iznik ne sono il vero e proprio esempio.

I tulipani compaiono nell’arte turca da poco più di cinque secoli al posto normalmente occupato nel simbolismo dell’arte dai fiori di loto, immagine della rinascita dalle acque del caos che si aprono verso la luce.

Grazie alle fortune dell’Impero Ottomano, i tulipani entrarono a far parte dell’iconografia simbolica più raffinata, quali fiori precoci di buon augurio, indicanti la fine della stagione rigida. Fiori di rinascita quindi, spesso uniti nell’arte

ad altri simboli portafortuna ereditati dal mondo cinese.

Istanbul in conclusione, la considero una città in cui architettura, arte, storia e fascino naturale convivono in armonia dando vita ad un luogo affascinante che tocca il cuore e unisce oriente con occidente.

La mia mente è già proiettata alle prossime vacanze, penso che sia giunta l’ora di prenotare al più presto un volo per scoprire dal vivo tutte le emozioni provate scrivendo questo articolo.

 

Tiziano Zerbo

Maioliche di Iznik raffiguranti Garofani e Tulipani 

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