Il treno preso un po’ in anticipo mi permette di fare due passi nella “city”, tornare in quella Milano che lavorativamente mi ha accolta per diversi anni: non è cambiata, è sempre veloce e fin troppo frenetica, ma la primavera e l’aria calda al punto giusto le danno quel non so che di “magico”.

Mi dirigo verso il Duomo, proprio lì vicino mi aspetta una grande mostra con oltre 110 opere tra cui molte inedite o mai esposte in Italia: al Palazzo Reale di Milano fino al 18 giugno, “Keith Haring. About Art” è assolutamente da non perdere.

Un percorso che espone non solo i lavori di Haring ma anche le sue fonti di ispirazione, dall’archeologia classica, alle arti precolombiane, dalle figure archetipe delle religioni, alle creazioni dei nativi americani, fino ai maestri del Novecento come Klee e Pollock. È questa la principale caratteristica che rende unica la mostra. “Keith Haring. About Art” ruota infatti  attorno al fatto che la lettura retrospettiva dell’opera di Haring non è corretta se non è vista anche alla luce della storia delle arti che egli ha compreso e collocato al centro del suo lavoro.

L’allestimento è ricco di rimandi al contesto da cui l’artista traeva maggiormente la sua ispirazione: abbinamenti con vasi antichi, maschere africane, a una copia della Lupa capitolina e addirittura a un modello in scala della Colonna Traiana.  

Sala dopo sala, si scopre che Haring si è divertito a dipingere sulle superifici più disparate: dai teli gommati dei camion alle lastre metalliche un po’ arrugginite, fino alle tele di mussola e ai muri della metropolitana che divenne “un laboratorio pubblico dove sperimentare infinite soluzioni grafiche”.

Conosciuto dai più per i suoi “omini” che tappezzano muri, t-shirt, tazze e scarpe, Haring ha invece utilizzato la sua arte colorata e bambinesca per portare l’attenzione su temi scottanti come il razzismo,la discriminazione sessuale e sociale, l’Aids e le droghe: questioni che lo portano ad essere considerato un artista attivista, ma che erano anche molto vicine alla sua vita.

“Dipingo immagini che sono il risultato delle mie esplorazioni personali. Lascio ad altri il compito di decifrarle, di capirne simbolismi e implicazioni. Io sono solo il tramite”.

 

Il percorso della mostra è emozionante, permette di cogliere appieno la sua grande fama diartista poliedrico che ha saputo interpretare il suo tempo in modo del tutto innovativo creando forme d’arte assolutamente originali e fuori dagli schemi.

Prendetevi tutto il tempo che vi serve, sedetevi davanti alle sue opere gigantesche e lasciatevi trasportare nel suo mondo: ne uscirete colmi di una sana “meraviglia”.

Un grazie alla Manu che mi ha accompagnata in questa visita, si torna alle sane vecchie abitudini :tante altre mostre ci aspettano in questo 2017!

Valentina Poerio

 

“Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare. Dipingere è ancora sostanzialmente la stessa identica cosa che fu nella preistoria. Riunisce l'uomo e il mondo. Vive nella magia”.

Keith Haring

Credits: Visitors design

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