#36 New Challenger!

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#36 New Challenger!

Questo è un mese un po' particolare per noi di Forge. 

Se ci seguite regolarmente, anche attraverso i social, avrete sicuramente visto un video (visionabile in homepage o sul nostro canale YouTube) relativo ad un nuovo sfidante, un nuovo challenger, che da questo mese si cimenterà nella preparazione e nella spiegazione di cocktail a regola d'arte; vorrei quindi dare il benvenuto a nome di tutto lo staff al nostro nuovo redattore Francesco, ma chIamatelo Fra!!!!! Sono sicuro ci regalerà delle perle che potrete anche seguire in versione videosul canale YouTube di Forge. 

Ma questo non è l'unico motivo di festeggiamento qui in Forge: oggi, giorno di pubblicazione 15 marzo del nuovo numero, è anche il compleanno del nostro redattore Nerd preferito, quindi vi invito ad unirvi a noi per augurare al buon Lorenzo un felice compleanno! 

Ma non solo! Domani, giovedì 16 marzo è il compleanno anche della nostra stilista preferita, quindi un augurio ed un abbraccio va anche alla nostra Tatiana, ma non chidetele l'età o vi picchierà e facendo crossfit non ve lo consiglio!

Quindi ricapitolando, auguri Lore per essere un po' più vecchio e si spera un po' più saggio, auguri Tati e continua a sorprenderci e auguri Fra per questa nuova, grande avventura assieme. 

Come sempre, buona lettura o popolo di Forge. 

 

Mattia Corbetta

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#Saperebere&Berebene -MOSCOW MULE-

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#Saperebere&Berebene -MOSCOW MULE-

Buongiorno a tutti!

Mi chiamo Pogni Francesco e sono il titolare e gestore del -"Walhalla"- di Biella, un cocktail bar situato nel centro della città e che ormai da più di 10 anni rientra a far parte della "movida" serale Biellese.

Sono ben contento di essere entrato nella famiglia di Forge of talents e con la passione per il mio lavoro cercherò di creare ogni mese un articolo dove vi porterò a conoscere un drink, la sua storia, il metodo di preparazione, le dosi per farlo e qualche curiosità in più su di esso..

La mia non è la presunzione di farvi diventare baristi o portarvi ad allestire un banco di lavoro in casa (come quello che ho a casa mia..), ma la voglia di creare una cultura generale per capire cosa ordinare da bere quando si esce e donarvi qualche conoscenza in più riguardo al fantastico mondo dei cocktails.

Ho pensato di iniziare con un drink molto semplice ma tanto richiesto e in voga nell'ultimo periodo.

 

               -Il Moscow Mule-

        Il cocktail del momento, dalla storia davvero incredibile.

                    Ben lontana dalla Russia e dai cetrioli..

La Storia:

 

Il Moscow Mule nasce nel lontano 1941 in un bar di New York, il Chatham, dove due imprenditori disperati si ritrovarono per tentare di risollevare le proprie attività.

 

Al di qua del tavolino John G. Martin, che non riusciva a distribuire negli Stati Uniti la vodka Sminoff, un alcolico ‘sovietico’ ancora poco amato. 

 

Dall’altra parte Jack Morgan, proprietario di uno dei locali più cool di Hollywood, che stava cercando di lanciare senza successo la sua marca di Ginger Beer (un soft drink a base di zenzero).

 Ai due venne un’idea: perché non combinare insieme i due ingredienti? 

Ci aggiunsero anche un po’ di lime e così nacque un cocktail che, con quel pizzico di asprino, in gola “scalciava come un mulo”.  

 

Ma la storia non finì qui, infatti per finire a dimostrare che di necessita si fa virtù  a quel tavolino del Chatham  si sedette un terzo imprenditore, anzi un’imprenditrice, che aveva da smaltire un intero stock di mug da 5 once con inciso sopra un simpatico asinello..

 

Da quella tazza naque il primo sperimentale Drink che lo portò ad avere  un grande successo da quel magico momento fino ad oggi.

 

Ingredienti & Preparazione

  • 5 cl Vodka
  • 20 cl Ginger Beer
  • 1,5 cl Succo di lime fresco
  • 1 fetta di lime
  • Zenzero fresco

 

Riempite di ghiaccio un bicchiere (tumbler alto) o se l' avete la classica  mug di rame.

 Unite la vodka con Ginger Beer e poi aggiungete succo di lime (meglio se spremuto fresco)

infine guarnite con una fettina di lime e zenzero

Curiosità:

E il cetriolo?

 

Molto spesso si trovano in giro Moscow Mule che contengono Cetriolo, da cui l'errata convinzione che sia un ingrediente ufficiale, ma non lo è.

 

E' una variante e sicuramente aggiunge ulteriore freschezza assieme a delle foglie di menta, ma non è contemplato nella ricetta originale del Moscow Mule.

 

E allora da dove arriva questa usanza di metterlo come guarnizione all'interno del Cocktail? 

 

 Nei bar sovietici dove è uso e costume bere tanta Vodka è anche tradizione servire dei cetriolini in salamoia come snack tipico da sgranocchiare mentre si sorseggia un drink, da qui si pensa sia scoppiata la moda di aggiungerlo agli ingredienti ufficiali.

Il nostro nuovo redattore Francesco ci introduce al mondo dei cocktail con questa nuova rubrica dal nome "Saperbere & Berebene". In questo episodio andiamo a scoprire assieme il famosissimo Moscow Mule. Please, Like & Subscribe! www.forgeoftalents.com forgeoftalents@gmail.com www.instagram.com/forgeoftalents_official/ www.facebook.com/forgeoftalents/ www.instagram.com/infrigoveritas/

Spero l' articolo vi sia piaciuto di esservi stato di aiuto e di avervi incuriosito..

 Vi aspetto al prossimo Drink 

Salute!!

     -Fra- Walhalla-

 

CREDITS: www.google.com/images - Walhalla Photo Fb

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LOGAN

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LOGAN

2024.

 

Un futuro non troppo lontano, in cui i mutanti si sono praticamente estinti, e James Howlett non è più il Wolverine che tutti noi conosciamo, ma fa l'autista per tirare avanti vivendo nascosto dal mondo con il professor Charles Xavier e Calibano.

 

Dimenticatevi i precedenti capitoli degli spin off di Wolverine, qui siamo di fronte a un capolavoro di drammaticità ed emozioni che colpiscono dritti allo stomaco, e devo dire che sono stato piacevolmente stupefatto da quello che la pellicola di James Mangold mi ha fatto provare; rabbia, tristezza, dolore e amore tutte miscelate in maniera perfetta andando a stimolare la nostra parte più profonda e sopita, l'anima.

 

Logan ci viene presentato come un mutante ormai non più nel fiore dell'età, costretto a badare ad un professor X in preda a una malattia cerebrale degenerativa che lo rende l'ombra di quello che una volta fu, sottomesso alle pastiglie per evitare crisi di psicocinesi in grado di uccidere involontariamente un sacco di persone,e a cui solo Logan può porre rimedio.

Proprio lui, ormai malato e indebolito da quello stesso adamantio che lo ha reso così forte in passato, ha scatenato un processo di avvelenamento che il suo fattore rigenerante non riesce più a sistemare, lo vediamo zoppo e con sempre una bottiglia in mano, la copia sbiadita dell'eroe di un tempo.

Non mi dilungherò molto sulla trama per evitare spoiler, posso solo dire che la chiave di volta di tutto il film è Laura, o X-23, una bambina mutante creata da zero in un centro di ricerca in Messico dal DNA di Wolverine, stesso adamantio, stesso fattore rigenerante, stessa capacità combattiva, in tutto e per tutto sua figlia.

 

Molto drammatico, alternando scene di cruenti combattimenti senza censure ( vietato ai minori di 14 anni ) ad altre particolarmente esilaranti riesce a catturare fin da subito l'attenzione dello spettatore, creando un legame empatico con Logan che piano piano aumenterò durante la visione del film, fino a sfociare nelle lacrime nella scena finale ( e in una precedente, almeno per me ), da una visione drasticamente più umana del Wolverine che noi tutti abbiamo sempre conosciuto, ovvero una bestia selvaggia addestrata ad uccidere, ci mostra un lato del suo sporco carattere che probabilmente nessuno avrebbe mai immaginato potesse avere, che lo porta quasi ad essere vulnerabile come noi, come una persona comune, come me o te.

 

Mangold pesca a piene mani dal tema della famiglia, vero filo conduttore di tutta la pellicola, che ha un ritmo veramente pazzesco, mantiene alta la curiosità e la trama risulta avvicente e facile da seguire fin da subito, mantenendo sempre la soglia di emozionalità fino al gran finale.

 

Ho avuto la possibilità di poter seguire questo film con una persona speciale, e se siete un pò emotivi, vi consiglio di guardarlo insieme a qualcuno che provi le vostre stesse emozioni, brividi, pelle d'oca e quel senso di pace che poche volte si percepisce.

 

Per questo mese è tutto..e ragazzi, oggi è il mio compleanno, sotto con gli auguri!

 

Lorenzo Ferrari

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Aerial Photography

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Aerial Photography

La fotografia aerea nasce, contrariamente a quanto si possa pensare, nel tardo 1800 da un fotografo ed appassionato di volo francese tale Gaspard-Félix Tournachon, che nel 1858 fece le prime fotografie aeree di Parigi, seguito a ruota dagli americani James Wallace Black e Samuel Archer King che ripresero Boston da ben 630 metri di altezza.

Complesso delle piramidi di Gyza, catturate dal pallone di Eduard Spelterini, November 21, 1904.

Dai primi esperimenti di osservazione aerea e meteorologica si passò rapidamente all'uso bellico durante la prima guerra mondiale; la Germania fu la prima nazione a dotare i propri aerei di fotocamere per la ricognizione, che le conferì un notevole vantaggio tattico rispetto alle concorrenti che furono costrette ad adeguarsi in fretta (prima tra tutte la RAF inglese).

Dal 1919 la fotografia si spostò dai campi di battaglia alle applicazioni commerciali, con le prime riprese aeree a scopo edilizio, architettonico ed agricolo, i cui primi risultati furono usati dal governo degli Stati Uniti per controllare le coltivazioni del New Mexico.

Fairchild Aerial Surveys Inc., vista di New York dall'alto, 1939.

La seconda guerra mondiale riportò la fotografia aerea nella macchina militare di prepotenza, ma fu un'ottima occasione di sperimentazione, nella quale (soprattutto la RAF), sperimentò nuovi metodi di ripresa da quote sempre maggiori impiegando meccanismi elettrici che tenevano al caldo le fotocamere impedendo il congelamento delle pellicole e dei meccanismi.

[John Oliver Photography] 2017

Dagli anni 50/60 in avanti la fotografia aerea si è spostata quasi interamente sul settore commerciale, con impieghi oltre che delle foto anche delle riprese video, da li in poi sempre più sfruttate per il grande cinema o per i documentari.

La ripresa veniva ora effettuata per la maggior parte non dagli aerei ma dagli elicotteri, una piattaforma decisamente più economica da approntare e mettere in volo, con possibilità di manovra sia ad alta quota che soprattutto a bassa quota, che un aereo non avrebbe mai fornito e con l'ausilio di fotocamere ed operatori a bordo che, grazie alla stabilità fornita dal mezzo, riuscivano a creare fantastiche sequenze di ripresa o fotografie sia con impostazione obliqua che verticale.

Ripresa veritcale, Tennis club Read Green-White, Germany

La fotografia, fotometria e filmografia aerea civile ha subito negli ultimi 5 anni una impennata incredibile grazie all'introduzione sul mercato degli UAV o Droni, sempre più facili da utilizzare e dotati di una pletora di strumenti sempre più avanzati per il controllo della posizione e della stabilità quali GPS, giroscopi, barometri e sopratutto le IMU, ossia il cervello del drone, sempre più sofisticate ed in grado di gestire tutti gli strumenti assieme. Altro fattore fondamentale per la diffusione di questi mezzi incredibile è stato l'aumento progressivo del tempo di volo, la riduzione di peso e dimensioni, l'aumento delle performance delle videocamere a bordo e la distanza massima alla quale possono essere spinti.

Parlando di pura tecnica fotografica, come detto in precedenza, non si può variare molto sul tema con due sole inquadrature possibili in sostanza (obliqua e verticale), ma è fondamentale l'impostazione manuale (ove possibile) dei controlli della fotocamera per poter impostare correttamente tempo di scatto, esposizione, bilanciamento del bianco ed eventuali preset direttamente onboard.

Nella mia esperienza personale ho trovato che la miglior linea sia ovviamente decollare e poi decidere le impostazioni migliori, ma su una cosa non ho mai cambiato idea: scattare in flat o in log se possibile. L'impostazione flat o log sono dei preset, per così dire, che visti appena scattati semprano pallidi, smorti e privi di contrasto ma sono proprio le migliori impostazioni per poterci lavorare sopra con photoshop in quanto mantengono il massimo di dettaglio sia sulle ombre che sulle luci.

Per quanto riguarda le riprese video i miei suggerimenti non cambiano per le impostazioni e filmare in log o flat, ma cambia decisamente per quanto riguarda le riprese, avendo la possibilità di spaziare molto di più con voli radenti, ascensioni con movimento di camera verticale, ascensione con rotazione sul posto o se il drone lo permette orbite attorno ad un punto, modalità ad inseguimento o addirittura course lock (nella quale si imposta la direzione tramite bussola del drone e poi si può ruotare mentre lui procede sempre in linea retta).

Per lasciarvi con una nota importante, vi ricordo che per volare in molti paesi europei (ivi compresa l'Italia) è necessario un brevetto, nel nostro caso un attesto di pilota di SAPR (Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto) che può essere conseguito presso una scuola autorizzata ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) e che comprende teoria, pratica, visita medica aeronautica ed un esame pratico e teorico.

Questi corsi potranno sembrare superflui per molti, vuoi perchè questi nuovi droni sono molto semplici da guidare o vuoi perchè magari andrete a volare sopra a boschi o in zone disabitate, ma oltre ad essere obbligatorio vi fornisce una cultura aeronautica molto interessante ed utile e può salvarvi il drone in molti casi.

In molti altri paesi invece non esistono regole specifiche se non di buon senso e vi invito a visitare questo sito per accertarvene prima. 

https://uavsystemsinternational.com/drone-laws-by-country/

http://uavcoach.com/drone-laws/

Mattia Corbetta

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... e siamo a 800 !

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... e siamo a 800 !

Erano gli inizi di Forge Of Talents quando scrivevo uno dei primi articoli riguardante uno dei più grandi eventi musicali a livello europeo e a livello mondiale negli anni, ovvero di “A State of Trance”.

Per chi non lo conoscesse, “A State of Trance” o comunamente chiamato “ASOT” è il titolo di un programma radiofonico condotto dal famoso Dj olandese Armin Van Buuren, in onda ogni giovedì alle 20 dal 2001 e che vanta circa 40 milioni di ascoltatori in 80 paese diversi.

Il programma, della durata di 2 ore, si articola in diversi momenti che spaziano dai nuovi dischi in uscita ai classici, dalla presentazione dell’ospite di puntata a qualche momento d’esibizione live dello stesso.

Il genere? Si parla di musica Trance (spaziando dalla Progressive alla Uplifting), un genere che in Italia è sempre poco diffuso a livello radiofonico ma che sul territorio comincia ad avere una buona importanza; non come il resto d’Europa e America che rimane sempre un punto forte a livello di Club e anche a livello radiofonico.

Dal 2001 le cose sono nettamente cambiate e Armin Van Buuren è riuscito a creare una vera e propria macchina musicale in grado di esportare il programma radiofonico in spettacolari eventi dal vivo. Dunque è consuetudine festeggiare in gigantesche location ogni cinquantina di episodi radiofonici (a partire dal 300 è ha preso il via questa usanza): mi spiego meglio. L’anno solare è composto da 52 settimane, per cui solitamente nel mese di febbraio l’ASOT diventa “A state of Trance Festival 600”, “A state of Trance Festival 650”, “A state of Trance Festival 700” e cosa via. Solitamente l’arena predisposta a tutto ciò e che può contenere circa 30mila persona e il Jaarbeurs di Utrecht (Olanda) , un enorme padiglione\centro fiere a dir poco immenso.

Tutta questa premessa per dire che quest’anno a febbraio si è tenuto “A state of Trance Festival 800” e noi della redazione non potevamo non presentarci.

Il posto è sempre lo stesso da anni, Utrecht, la quarta città per numero di abitanti dei Paesi Bassi.

Si parte con un non troppo impegnativo volo da Malpensa con compagnia Low Cost per atterrare un ora e mezza dopo circa a Schipol (Amsterdam). Due scale mobili e 4 passi nel terminal ed in un attimo si raggiungono i binari del treno posti sotto l’aeroporto. Dopo appena mezz’ora si arriva a Utrecht dove il centro città con i suoni negozietti, il mercato all’aperto e i suoi canali la rendono una cittadina graziosa e affascinante. Tempo di una birra, un ottimo hamburgher nel nostro locale preferito e ci rimettiamo in marcia per l’immenso Jaarbeurs a pochi minuti dalla stazione.

Ci fiondiamo all’entrata un’ora prima dell’apertura dei cancelli e pian piano le persone accorse letteralmente da ogni parte del globo cominciano ad affollare il gigantesco “hangar” adibito esclusivamente ad ingresso con le gigantografie del festival e degli artisti presenti.

Finalmente i cancelli aprono puntuali e ci dirigiamo verso gli armadietti personali (altroché guardaroba, vedi il recente Reload festival a Torino con annessi problemi di logistica) dove depositare zaini e vestiti pesanti.

Passiamo dunque alla fase controlli di sicurezza dove si viene perquisiti uno ad uno per poi accedere definitivamente al festival. C’è solo una deviazioni da fare, ovvero andare ai desk appositi dove acquistare o ritirare la carta precedentemente attivata e personalizzata su internet qualche mese prima dell’evento in cui è caricata una certa cifra di euro decisa dall’utente stesso. Perché questo? Ogni consumazione al bar all’interno del festival avviene tramite “token” cioè dei gettoni plastificati (o come quest’anno virtuali) usati per la semplificazione delle transazioni. Una birra vale 1,5 token, una Coca 1 token e così via. Il costo unitario di un token è di circa 2,5 euro. Un efficentissimo sistema per semplificare code al bar, transazioni e gestione del denaro passando esclusivamente la tessera su appositi schermi che ti dice pure il saldo residuo.

Continuiamo la nostra camminata verso il dancefloor (non scherziamo quando diciamo che si fanno parecchi chilometri a piedi, al chiuso tra l’altro) passando dalla zona merchandising e poi dal radiodome, una radio mobile con ampie vetrate dove Armin trasmette il festival in streaming, intervista gli ospiti e interagisce con il pubblico che lo ascolta solo tramite cuffie wireless date in dotazione dallo staff.

Il mainstage oramai è vicino e quando entriamo l’atmosfera è carica di entusiasmo per ogni artista che si dovrà esibire (Ruben De Ronde b2b Rodg; Super8 & Tab; Orjan Nilsen; Armin Van Buuren; Marlo; Aly & Fila; Vini Vici). La gente balla, ride e fa festa e si vedono bandiere di tutto il pianeta sventolare in aria.

Per chi non vuole rimanere nella Main può spostarsi in altre salette più piccole (se così possiamo definirle) come la “Road to 1000”, “PSY” e “Who’s Afraid of 138” con tanti altri talenti e giovani promettenti, oppure spostarsi nelle zone adibite alla ristorazione e al relax.

Dopo 8 ore di musica no-stop i piedi e le gambe cominciano a cedere e il sonno arretrato comincia a prendere possesso del nostro compito ma abbiamo ancora una missione da compiere: aspettare l’ultima ora con cui Armin Van Buuren chiuderà il festival suonando esclusivamente come i vecchi tempi, ovvero con i vinili.

Volete sapere come siamo tornati a casa e in che condizioni? Forse questa sarà un’altra storia ma possiamo forse solo accennarvi di quale carica ed energia può infondere un festival di questo tipo.

Vi linkiamo giusto qualche video della serata per rendervi partecipe ancora di più e ,se apprezzerete, cominciate pure a chiedere al vostro capo ferie per il prossimo anno che vi portiamo con noi.

 

Trailer "A State of Trance Festival"

Vini Vici @ ASOT 800 Utrecht

Armin Van Buuren @ ASOT 800 VINYL SET

Aly & Fila @ ASOT 800 Utrecht

 

A state of Trance va in onda ogni giovedì, adesso anche nel nuovo formato video. Potete seguirlo al link

https://www.youtube.com/playlist?list=PL0cWlOyqP6_PKyS76fDsafkj_ho4KLmEA

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ACCIDENTALLY IN WORDS

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ACCIDENTALLY IN WORDS

Amicizia

a·mi·cì·zia/

sostantivo femminile

 

Reciproco affetto, costante e operoso, tra persona e persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri e da una prolungata consuetudine

 

La relazione più complicata e allo stesso tempo più bella che esista.

Nemmeno paragonabile a una storia d’amore.

Avere degli amici che pensano a noi, che si ricordano ogni occasione importante che ci riguarda e che cercano sempre di metterci al primo posto della lista penso sia davvero una grande fortuna.

Però l’amicizia va coltivata, i miei genitori me lo insegnarono quando ero piccola.

Mi ricordo benissimo quando aspettavo per ore la telefonata delle mie amichette, per andare a giocare da loro, e poi anni dopo per uscire al pomeriggio in centro.

Quando ci rimanevo male se nessuno si faceva vivo e passavo il weekend ad annoiarmi da sola.  

A quel punto i miei genitori giocarono un ruolo fondamentale, una delle lezioni di vita più utili che devo loro.

Mi spiegarono che, se era mio interesse vedermi con determinate persone, dovevo essere io a farmi avanti senza sprecare tempo ad aspettare nessuno.

Da allora, iniziai a farmi coraggio e ad agguantare il telefono (fisso ovviamente!) nonostante il terrore che rispondessero i genitori e non le mie amiche.

Che ricordi… come fosse ieri!

Comunque, benché siano passati circa vent’anni, le cose non sono cambiate.

Ormai è assoldato: se ti interessa la compagnia di qualcuno devi sbatterti tu per organizzare.

Alla fine, a me va bene così, anche se devo ammettere che non sempre è facile trovare ritagli di tempo per seguire tutti.

Primi della lista i miei amici di casa, voi siete il mio mondo e lo sapete, anche se ormai vivo in Inghilterra. Siete sempre nel mio cuore, vi penso sempre e cerco di tenervi il più possibile aggiornati e di non perdermi i momenti importanti delle vostre vite.

Grazie alla tecnologia sento le vostre voci quasi ogni girono e mi sento un po’ come se fossi lì a casa con voi.

Poi ci sono gli amici più lontani e sparsi per l’Italia, quelli conosciuti nei vari anni si stagioni di animazione. Quelli che, purtroppo, non vedo di persona da secoli ormai.

Ma non per questo siete meno importanti!!!

Vi chiedo scusa per non essere in grado di venire a trovarvi spesso, ma da qui è più complicato di quello che pensavamo. Tra taxi, aereo, treno e (forse anche pedalò J ) penso che ci metterei meno a piedi e a nuoto.

Prometto che da settembre, nella speranza di una nuova vita in una nuova location, farò il possibile per ospitarvi qui.

Ho scritto questo articolo pensando ad una persona in particolare, spero che leggendo lei possa interpretare il mio messaggio tra le righe.  

Life is too short: non abbiamo tempo da sprecare prendendocela se qualcuno non si fa sentire o non ci invita ad uscire.

Non ci chiamano?! Allora proviamo no per primi!!

Non ci rispondono?! E allora ciao baci!!

L’ho sperimentato negli anni, gestire le amicizie è complicato e sono io la prima che vorrebbe un segretaria che le amministrasse messaggi e telefonate.

A volte, rispondere a tutti è davvero un incubo, ma questa è la vita.

Ci sono giorni in cui ci pesa proprio tanto stare dietro a tutti, però poi realizziamo quanto abbiamo reso felici i nostri amici anche solo con un messaggio vocale registrato in mezzo al bosco col vento che ci porta via o una mezz’ora su Skype controllando dalla finestra che non rientri nessuno a casa prima del previsto (ogni riferimento a luoghi o fatti realmente accaduti è puramente casuale J) .

Personalmente, in quei momenti mi rendo conto di quanto io sia fortunata ad avere nella mia vita persone che non si dimenticano di me , anche se sono lontana e non più così presente nelle nostre vite.  

Certo, qualcuno è più egoista di altri e ci sembra che si faccia vivo solo nel momento del bisogno e poi evapori nel nulla per altri tre mesi. Beh è vero, non posso dirvi di no. Ma il mondo è bello perché è vario, dicevano.

Quindi, se queste persone spariscono per un tempo che noi riteniamo troppo lungo, dovremmo essere noi a contattarle per vedere la loro reazione.

Potremmo semplicemente scoprire che erano lì ad aspettare il nostro primo passo.

Se noi facciamo gli orgogliosi e non li chiamiamo per principio e dall’altra parte loro si aspettano che ci facciamo avanti noi per primi, capite bene che potremmo compromettere l’amicizia per una futile incomprensione.

 Amici vicini e lontani, cari followers e lettori occasionali di Forge, vi do un consiglio che in passato venne dato a me: non perdete tempo ad aspettare che qualcuno vi cerchi, ma fatevi avanti voi senza esitazione.

Avete voglia di uscire e vedervi con qualcuno?! Usate uno dei sette miliardi di mezzi di comunicazione di oggi e fatevi sentire!

Non mi piace fare la maestrina, non è da me. Il mio è solo un consiglio e spero che nessuno si senta preso di mira o in dovere di cambiare atteggiamento dopo questo mio articolo.

Ripeto che il mio è solo un consiglio, dopo che ho sprecato weekend interi nella speranza che qualcuno mi degnasse di una telefonata.

Organizzate uscite e chiamate i vostri amici, paranoie alle spalle telefono a portata di mano.

Take it easy, bro!

 

Un abbraccio a tutti i miei più cari amici e amiche, siete sempre con me ogni giorno e ogni piccola cosa mi fa pensare a voi.

Il tempo trascorso in vostra compagnia non è mai sprecato e per questo si devono accantonare le offese (cit. senza offesa!) e ci si deve vedere più spesso tutti insieme!!

You make my world wherever I am..

 

With love

Silvia SISSY Castello

 

  

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Velkommen til København!!!

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Velkommen til København!!!

Buon Marzo e Buona Primavera a tutti!!! Voglia di sole, giornate che si allungano, leggerezza, fiori... e novità!!!

Avete già conosciuto il nostro nuovo "collega"?! Un grande benvenuto nella nostra Happy Family a Francesco, il Barman! Noi Infrigo stiamo già studiando gustose collaborazioni!!!

Ma torniamo al nostro articolo e: Velkommen til København!!! Benvenuti a Copenhagen!!!

Siamo appena tornate da una mini vacanza nella capitale danese e in questo numero vi raccontiamo tutto quello che c'è da sapere e mangiare se avete in programma un viaggio a Copenaghen!

La cucina danese tradizionale è essenzialmente basata su carne (tantissima), pesce e latticini. Dato che la Danimarca è un Paese nordico e quindi freddo, le pietanze sono ricche di grassi: burro, strutto, panna, pancetta... Decisamente una cucina cicciona, ma i danesi si tengono in forma con bici e corsa! 

Sebbene negli ultimi decenni si siano diffusi miriadi di ristoranti di altri Paesi, catene di fast food e le pizzerie all'italiana, possiamo ancora trovare piatti tipici della nuova cucina danese, piatti tradizionali della vecchia dieta contadina.

Ecco la selezione di quelli che vale la pena provare secondo noi Infrigoveritas:

Smørrebrød

Il pranzo tradizionale danese è costituito dai cosiddetti Smørrebrød "pane e burro". Praticamente un sandwich aperto preparato con una sola fetta di pane, in particolare pane nero di segale, imburrata e arricchita, ad esempio di pezzetti di salmone, pesce (da provare le aringhe marinate), salumi, paté o uova , salsine aromatiche e decorati con rondelle di cipolle o fettine di cetriolo, cerfoglio, erba cipollina..

Prepararli è una piccola arte, tanto che ci vuole una specializzazione apposta; ce ne sono infatti più di cento varietà! In giro si possono trovare tante rivendite di smørrebrød e ristoranti specializzati, che però chiudono nel pomeriggio, dato che gli smørrebrod si mangiano solo a pranzo. Considerateli come un pasto completo, non un semplice spuntino, e vanno mangiati (per forza) con forchetta e coltello!

 

Frikadeller

Le polpette danesi: considerate uno dei piatti più importanti, gustato tutto l’anno e protagonista del menu tipico delle festività natalizie. Polpette dalla forma schiacciata preparate con carne di maiale. Uno dei "segreti" necessari alla preparazione di queste deliziose polpette di carne è quello di mescolare bene tutti gli ingredienti. L'impasto, inoltre, dovrebbe riposare in frigorifero per un’ora, tempo necessario a far legare gli elementi della ricetta. Successivamente è preferibile impastare ancora la carne prima di dare la forma alle polpette.

Le Frikadeller vengono solitamente accompagnate con un contorno di cavolo rosso in agrodolce e patate bollite.

 

Røde Pølse

E’ lo Street Food sicuramente più amato dai danesi! Si tratta di un hotdog con salsiccia di maiale, crauti, cetrioli e super salsine...Tanto è il desiderio irrefrenabile di mangiare Røde Pølser a qualsiasi ora del giorno che a Copenaghen possiamo trovare addirittura più di 130 Pølsevogn (carretti ambulanti). Il costo delle Røde Pølser è contenuto e il sapore è davvero stuzzicante!

 

Stegt flæsk med persillesovs

Ovvero il maiale croccante con salsa al prezzemolo, è il piatto danese nazionale ufficiale (con tanto di votazione nel 2014). In passato il maiale veniva fritto - da qui il nome stegt flæsk che appunto significa fritto. Oggi nella maggior parte dei casi, si cuoce il maiale nel forno. Si utilizza la pancetta, tagliata a fette e servita con le patate e salsa verde al prezzemolo. Lo Stegt flæsk da noi sarebbe considerato un secondo ma in Danimarca è un primo piatto. 

Ora però passiamo ai dolci!

Wienerbrød o Spandauer

Se in Danimarca vi viene voglia di qualcosa di dolce e sfizioso e non sapete cosa scegliere non dovete avere dubbi: il Wienerbrød vi soddisferà! Letteralmente "pane di Vienna". La ricetta è stata appunto importata dall’Austria durante lo sciopero dei fornai del 1850. In quell’anno per rimediare alla carenza di prodotti da forno freschi furono chiamati in Danimarca fornai e pasticceri austriaci, che prepararono per la prima volta questo delizioso dolce. Lo Wienerbrø o Spandauer fu tanto apprezzato dai “locali” che alla fine dello sciopero i fornai danesi dovettero imparare a preparalo.

æbleskiver

Immaginate un piccolo pancake, rotondo, perfetto che cuocendo gonfia fino a diventare un mini palloncino, leggerissimo e spumoso.  Ecco a voi l' æbleskiver, letteralmente ‘fette di mela’, ma questi piccoli pancake dalla base neutra non prevedono necessariamente, o in qualunque occasione, un ripieno a base di mele. Anzi, avendo fondamentalmente una composizione quasi neutra, si prestano ad infinite variazioni e possono essere preparati con o senza ripieno, accompagnati alternativamente da frutta fresca e zucchero a velo, sciroppo d’acero, salsa al caramello, cannella, cioccolato fuso, marmellate o composte varie e persino formaggi per una versione salata. E' il dolce natalizio  danese per eccellenza e per cuocerlo esistono speciali padelle per un risultato perfetto! WoW

 

Cari lettori Questa è la nostra piccola selezione dei piatti tipici danesi che vi consigliamo! 

Il centro è pieno di ristoranti tipici più o meno turistici, bella la zona del porto antico di Nyhavn con i suoi locali coi dehor esterni (carini i danesi, mettono sulle sedie i plaid per scaldarsi)

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e assolutamente da non perdere il Papirøen, il mercato coperto dello Street Food inaugurato nella primavera 2014,in un complesso industriale dedicato in passato allo stoccaggio della carta ampio a sufficienza per 40 camioncini. Le bancarelle servono differenti tipologie di cibo di strada che possono variare in base alle disponibilità del mercato. Tra questi troverai piatti della tradizione cubana, il sempre in voga Fish & Chips, panini per ogni gusto, polli allo spiedo di francese memoria, pizza cucinata nel forno a legna, zuppe, salsicce artigianali e immancabili hot dog, ma anche le patatine fritte, la carne cucinata sulla griglia e i piccanti tacos.

Copenaghen è una bellissima città, un mix perfetto di vecchio e nuovo..arte, cultura, tramonti bellissimi, rispetto della vita e della natura! Si gira comodamente in tre giorni, i punti di interesse sono tutti facilmente raggiungibili con i mezzi (efficientissimi), tutti compresi con la Copenaghen card che vale anche per gli ingressi in palazzi, musei, parchi... è la 5'città più cara al mondo, quindi bisogna fare un po' di attenzione in più!

Ragazzi danesi degni di nota pochi, le ragazze invece... imbarazzanti, bisogna ammetterlo... ciaone autostima!

Questa è stata la nostra esperienza in terra danese! Speriamo di avervi fatto venire voglia di partire e provare sapori nuovi!

Al prossimo mese con una nuova esperienza di gusto!

Baci

Infrigoveritas

Anna & Georgia

Infrigoveritas & Friends

Infrigoveritas & Friends

http://www.visitdenmark.it

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Fotoreportage di un mese molto artistico

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Fotoreportage di un mese molto artistico

Dalla Lombardia al Trentino, da Monza a Borgo Valsugana.

Febbraio è stato un mese all’insegna dell’arte e delle mostre, alcune inaspettate ed altre un pochino deludenti.

Domenica mattina con un timido sole accompagna il mio viaggio verso Monza, manca poco alla fine della mostra di Henri Cartier Bresson quindi non posso assolutamente perderla.

Villa Reale è sempre una cornice meravigliosa, entrando nel suo immenso parco si ha la sensazione che il tempo si fermi, o perlomeno rallenti.

Ricche e sontuose stanze ospitano 140 scatti del grande maestro del fotogiornalismo e alcune tolgono veramente il fiato.

Nonostante l’ottima selezione delle opere proposte ho trovato la mostra un po’ “spoglia”, avrei gradito trovare molte più didascalie e descrizioni per avvicinare anche chi non conosce bene l’artista.

E’ comunque sempre emozionante vedere da vicino fotografie così celebri che hanno fatto la storia.

Le sorprese però non sono finite perché all’ultimo piano della villa (da poco ristrutturato e riportato a nuovo splendore) è ospitato un distaccamento della Triennale e quindi vengo catapultata a mia insaputa in una mostra chiamata “La Bellezza Quotidiana”.

Qui, divisi per decenni, sono raccolti alcuni dei più importanti oggetti di design che hanno cambiato la nostra quotidianità.

Un viaggio nel tempo tra oggetti più o meno conosciuti, che rispecchiano i sogni e i bisogni dell’epoca in cui sono stati progettati e realizzati.

Un racconto, una trama invisibile che traccia la storia di tutti noi, e scava nei nostri ricordi di bambino.

Qualche giorno dopo invece si parte per il Trentino, alla scoperta di una valle non molto “trafficata”: la Valsugana.

Un piccolo paese mi ha incuriosita, il miglior modo per staccare dalla routine quotidiana.

E proprio lì vicino scopro che esiste un luogo dove la natura si trasforma in arte. Si tratta della manifestazione internazionale di arte contemporanea che la Val di Sella ospita dal 1986. Un’immensa esposizione a cielo aperto, lungo la strada forestale del versante sud del Monte Armentera (comune di Borgo Valsugana), di vere e proprie opere d’arte realizzate con sassi, foglie, rami e tronchi.

Due percorsi immersi nel bosco dove la mano e la sensibilità di artisti internazionali hanno saputo dialogare con la natura e misurarsi con essa, quale partner creativo.

Anno dopo anno, un susseguirsi di opere d'arte create con materiali naturali vengono donate alla natura stessa, che nel corso del tempo le modifica, appropriandosene e riproponendole sempre nuove.

Una giornata calda e soleggiata ha fatto da sfondo a questa visita che sicuramente consiglio a chi si trova in quelle zone.

Una scorpacciata di arte per me in questo mese di febbraio, ma la bella stagione alle porte mi rende ancora più attiva!

Altre mostre mi aspettano…

 

Valentina Poerio

 

“L'arte scuote dall'anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.”

Pablo Picasso

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VECCHIA SIGNORA... BENTORNATA A CASA!

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VECCHIA SIGNORA... BENTORNATA A CASA!

L'amatissimo DEL PIERO Capitano della Juventus

Cari amici di Forge questo mese la rubrica di Architettura tocca un argomento parecchio delicato... IL CALCIO!

Lo so lo so, sono sicuro che sto già scatenando le ire di molti, soprattutto per quelli che lo odiano dal profondo del loro cuore, e sono stufi e arci stufi di sentire questo genere di notizie da italiano medio.

Lo ammetto, in Italia, per la maggior parte delle volte sembra, l'unico argomento che conti veramente: di fronte ad un' intensa partita  ci si scorda di tutti gli avvenimenti  che ci circondano, tanto l'importante è che la propria squadra del cuore vinca contro la propria acerrima rivale, o sia prima in campionato...

A volte invece prendono vita comportamenti ignobili sia da parte dei tifosi  in tribuna, che da alcuni giocatori in campo: risse, insulti razzisti,  sputi, appostamenti fuori dallo stadio tra diverse tifoserie, falli al limite del regolamento, e tanti altri gesti che conosciamo benissimo e che preferisco non ricordare...

Amato o odiato, il calcio è da sempre sulla bocca di tutti; il bello forse è proprio questo! Fa parte del Codice genetico italiano, e anche se non si vuole parlarne si finisce per farlo ugualmente; mi viene in mente, in questo momento,  uno spot con Valentino Rossi ( noto tifoso sportivo, oltre che famoso pilota motociclistico) che citava questo slogan: "Il bello di essere italiani... Mi rendo conto che è proprio vero!!! oltre alla prelibata cucina, alle bellissime città, al mare stupendo che circonda il nostro stivale, anche il calcio occupa uno dei gradini più alti degli argomenti più apprezzati.

Parlo ai non tifosi:  "Non mi dite che in questi giorni nessuno si è messo a discutere, anche in minima parte sul nuovo stadio della Roma? Si deve fare o non si deve fare?  E' il solito progetto di speculazione edilizia o finalmente è un' idea ben studiata? Siete d'accordo con il Comune o con la Società?

Adesso è un po' presto per parlare a mente lucida, solo il tempo può dirci effettivamente come stanno le cose; per ora preferisco non raccontarvi la mia opinione in merito, mi piacerebbe invece sfiorare l'argomento ricordando una realizzazione simile avvenuta qualche anno fa nella città di Torino.

Tifando una squadra rivale (senza fare nomi), calcisticamente parlando, non nutro parecchia simpatia per questo team,  ma  lo devo ammettere che da una decina di anni a questa parte quando si cita la parola Juventus si associa subito la parola qualità: un peculiare attributo  che la contraddistingue da parecchie squadre del nostro campionato; questo lo si vede tutti gli anni, nelle decisioni societarie, nel mercato di inizio anno, e soprattutto nelle idee originali  di tutti i suoi progetti.  

Basti pensare alla riuscitissima operazione dello JUVENTUS STADIUM, primo stadio di proprietà nel panorama calcistico italiano, divenuto un'arena invalicabile per tutti gli avversari e un simbolo apprezzato da numerosi tifosi che ne capiscono di Calcio e.... di  Architettura!

Ma veniamo al progetto...

 

Lo Juventus Stadium è stato uno dei grandi segreti delle vittorie dei Bianconeri, ha rappresentato con il tempo un punto di forza aggiuntivo della squadra dando vita ad una nuova identità fatta di successi e di grandi ambizioni.

Tutto inizia nel 2008 dalla demolizione dello stadio comunale, "Delle Alpi" situato  nell'area nord Continassa, nel quartiere denominato Vallette ,  questa fatidica data ha dato inizio a un cantiere sempre attivo, sia di notte che di giorno, fino ad arrivare alla tanto attesa inaugurazione dell' 8 settembre 2011.

Ciò che lega in nuovo stadio della Juventus, con il Delle Alpi, è il salone d'entrata principale rimasto tale e quale all'originale con gli stessi materiali e le stesse finiture del passato, questo per cercare di collegare la nuova Juventus con l'antica storia della Società fatta di grandi successi. L'intero impianto, perfettamente integrato nella città  è costituito da 35.000 mq di superficie ed è costituito da diversi spazi fruibile sia dai tifosi che da persone non amanti del gioco del pallone infatti si osservano: 30.000 mq di parco pubblico,  piazze, musei ed aree commerciali di svago e divertimento. Il progetto nasce da un grande lavoro di squadra da parte di famosi Studi di Architettura del panorama torinese.

 Il nuovo stadio della Juventus nasce da un grande lavoro di squadra. Gli architetti Hernando Suarez (Studio Shesa) e Gino Zavanella (Studio Gau)  hanno pensato al progetto degli impianti, gli ingegneri Francesco Ossola e Massimo Majowiecki,  hanno progettato le strutture, l’architetto Alberto Rolla di Torino (Studio Rolla) si è occupato dell’area commerciale
e dell’inserimento urbanistico dell' edificio.  ed infine il noto studio Ai Group di Torino noto già dagli anni '70 per importanti progetti locali ed internazionali, ha coordinato l'attività di Progect & Management.

La struttura principale è costituita da quattro grandi travi ad arco rovescio di altezza massima di 7,5 metri, di 125 e 90 metri di lunghezza per lato e del peso complessivo di 1300 tonnellate.
La struttura secondaria, invece, è composta da 60 travi da 40 mt, passerelle e controventature per un totale di 1100 tonnellate. Il totale in acciaio, dunque, è di 3700 tonnellate, La copertura esterna è composta da più di 7000 elementi in alucobond a formare una “pelle” che richiamerà il tricolore e le stelle che rappresentano gli scudetti vinti dalla squadra.

Ho amato questo progetto fin dalla posa della prima pietra, una bella idea di riqualificazione di un quartiere periferico di Torino rivalutando il vecchio stadio, che da sempre è stato teatro di grandi emozioni e di sfide mozzafiato. Un' arena che può ospitare 41.000 persone, dando spazio soprattutto a famiglie e bambini, grazie ad un' attenta predisposizione di luoghi di intrattenimento e di svago. La formula del nuovo stadio è stata pensata senza transenne per i tifosi e senza la pista da atletica, in questo modo i tifosi assaporare ogni momento della partita  ed a avere un contatto più stretto con tutta la squadra. 

I metodi utilizzati nella costruzione del nuovo stadio combinano processi ecologici e ambientali per ridurre l'impatto sul cantiere, tutto questo viene fatto con successo con l'aiuto delle alte tecnologie avanzate. Lo stadio ha un sistema basato su un utilizzo a basso consumo di energia, soprattutto essendo sostenuta da pannelli fotovoltaici che vengono utilizzati per catturare l'energia solare e trasformarla in energia elettrica utile per il funzionamento di tutti i locali, e da pannelli solari che forniscono acqua calda sanitaria per spogliatoi, ristoranti ecc...

Ritornando a discorso sullo stadio della Roma, posso concludere che forse non è proprio un' progetto sano e genuino, qualche problemino di progettazione ce l'ha basti pensare a qui due altissimi grattacieli attorno allo stadio che modificano nettamente lo skyline del quartiere; l'operazione di per sè è doverosa, ogni squadra di calcio dovrebbe avere uno stadio di proprietà; ci pensati a quanti quartieri italiani, ormai in declino si potrebbero riqualificare e potrebbero diventare nuovi centri di aggregazione più moderni e che rispecchino le condizioni di vita della società odierna?

Ritorneremo sicuramente a parlare di questo caldo e attualissimo argomento... per ora vi lascio con dei videoche mostrano la realizzazione in fase di cantiere, e l'atmosfera che può respirare ogni tifoso (e non) all' interno di questo magnifico stadio.

A presto! 

TIZIANO ZERBO

 

 

CREDITS

http://www.pininfarina.com/en/juventus_stadium

http://www.juventus.com/it/

http://www.sky.it/

http://www.aigroup.it/?p=3006

http://www.italdesign.it/project/juventus-stadium/

Five years of magical moments at Juventus Stadium remembered in this video - Con questo video riviviamo insieme cinque anni di emozioni infinite

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