Essere nel posto giusto al momento giusto: a quanto pare questo modo di dire vale per quanto riguarda la scelta delle mie gite fuoriporta.

Questa volta si decide di andare nelle Langhe, in questo periodo meravigliosamente dipinte dai mille colori dell’autunno.

Arrivando nella città di Alba un enorme manifesto cattura la mia attenzione: “Futur-Balla: Dal 29 Ottobre al 27 Febbraio 2017 alla Fondazione Ferrero”. Non potete immaginare la mia felicità nello scoprire che la mostra dedicata ad uno dei miei artisti preferiti era stata inaugurata proprio il giorno prima.

E così tra un piatto di tajarin al tartufo ed un bicchiere di ottimo Barolo pianifichiamo il giusto tempo per gustare anche questa ciliegina sulla torta.

La mostra si apre con un filmato che ripercorre la vita e le opere di Balla, permettendo di comprendere la sua arte anche a chi non conosce bene l’artista.

Giacomo Balla nasce a Torino nel 1871, studia il violino e con precocità inizia a disegnare e dipingere. Nel 1891 frequenta l’Accademia Albertina ,ma solo per breve tempo. Nel 1895 si trasferiscea Roma dove si dedica interamente alla pittura.

Il suo interesse è rivolto al verismo attraverso la tecnica divisionista che impiega con particolare sensibilità per lo studio della luce. La sua formazione culturale è improntata ai valori di un socialismo umanitario che vede nella scienza e nel progresso i fattori determinanti per il futuro dell’umanità.

Dipinge opere come “Il cesellatore” e  “La pialla nuova”, utilizzando temi dell’800 ma con una tecnica completamente nuova e moderna.

Un’intera sala della mostra è dedicata al tema delle classi meno abbienti e delle persone emarginate e vengono proposte “Il mendicante”, “Il contadino”, “I malati” e “La pazza”: il cosiddetto “Pollittico dei viventi”, opere che raramente sono state proposte insieme visto che appartengono a collezioni private.

Tappa fondamentale del suo percorso formativo è poi il soggiorno a Parigi nel 1900-1901, dove conosce le ricerche postimpressioniste sulla luce di Seurat e Signac e dipinge “Fiera parigina” attratto dai paesaggi urbani e dall’elettricità che è sinonimo di straordinaria modernità.

Nel 1910, insieme a Boccioni, Severini, Carrà e Russolo, firma il Manifesto dei pittori futuristi, scritto attenendosi ai contenuti del manifesto pubblicato da Marinetti l’anno precedente, al quale segue poco dopo il Manifesto tecnico della pittura futurista:

 

“… tutto si muove, tutto corre, tutto si volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza della immagine nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono …”.

Balla era interessato in modo particolare alla maniera con la quale poter rendere sul quadro la continuità del movimento e aveva studiato il dinamismo basandosi sulle ricerche sul fotodinamismo e la cronofotografia. La soluzione che il pittore torinese trova alla questione consiste nell’iterare in posizioni differenti ma vicine la stessa forma riuscendo così a conferire ai quadri l’idea del movimento come dimostra “La bambina che corre sul balcone”.

Altre due opere emblematiche di questi studi sono senza dubbio “Dinamismo di un cane al guinzaglio” e la “Mano del violinista”, che ammirate dal vivo permettono di comprendere appieno la sua capacità di imprimere il movimento sulla tela.

Nell’ultima parte della mostra si pone in risalto la passione di Balla per la velocità e le automobili, simboli della civiltà moderna.

I suoi dipinti sono essenzialmente chiaroscuri che vogliono esprimere il movimento e il rumore di una vettura, tornando quindi alla scissione delle figure in più passaggi temporali.

Il suono, la luce e il movimento sono i pilastri del percorso artistico di Balla: soggetti assolutamente innovativi per l’epoca e che lo incoronano come l’esponente principale della pittura futurista, il Futur-Balla.

Una mostra intensa ed emozionante, posso solo consigliarvi di non farvela sfuggire.

 

Valentina Poerio

 

“Noi vogliamo rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa”.

Manifesto della pittura futurista

 

Credits:

arte.it

pinterest.it

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