“Un gruppetto di stupidi teppisti”. Fu questo il nome che venne assegnato al duo parigino formato da Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter dalla rivista britannica Melody Maker nel lontano 1993 o giù di li. Avete capito di chi sto parlando? Ovviamente del miglior duo della storia della musica elettronica, ovvero i Daft Punk.

Proprio quel gruppetto di stupidi teppisti , "a bunch of daft punk" nella versione originale, in questo momento staranno ringraziando quel critico Inglese che inconsapevolmente ha offerto il nome d’arte al duo nascosto da quei caschi da robot che continuano ad alimentare miti e leggende sui loro volti e sulla loro vita.

Prima di arrivare alla recensione dell’ultimo loro album , tanto atteso aggiungerei, è giusto fare un passo indietro nel tempo per meglio rendersi conto come i due siano riusciti a conquistare un  posto nell’Olimpo della Musica.

Thomas e Guy-Manuel si conoscono nel 1987 a Parigi; iniziano la loro avventura , prima in gruppi diversi per poi formarsi come Daft Punk nel 1993.Debutarrono per una piccola casa discografica scozzese con il singolo The New Wave; seguirono qualche anno più tardi i primi singoli di successo , Da Funk e successivamente Alive, inclusi nel 1997 nel loro primo album di debutto dal nome Homework. Un mix di vari generi, dalla techno all’Electro passando per l’house; non passò tanto tempo per essere valutato come uno dei più influenti album dance degli anni ‘90. Ma il singolo che fece decollare le vendite fu sicuramente Around the world che tutt’ora è presente nel top 100 delle canzoni dance più ballate al mondo; complice di tale successo è da attribuire anche all’ideatore del videoclip, realizzato dal regista francese Michel Gondry (“The Green Hornet”, “Se mi lasci ti cancello”).

Passano ben 4 anni e il duo transalpino rilascia il loro secondo album “Discovery” dove richiama un synth anni ottanta; qui ce ne sarebbe da parlare per ore solo ed esclusivamente dei singoli che uscirono: Harder, Better, Faster, Stronger; Face to face (primo posto nelle classifiche USA seppur mai uscita come singolo) e l’intramontabile One More Time , il brano più venduto dei Daft Punk.

Altri 4 anni (sarà per caso un numero scaramantico?) e venne rilasciato “Human After All”. L’album non fu accolto dalla critica molto bene ma nonostante tutto alcune canzoni come Robot Rock, Human After All e Technologic faranno ballare e scatenare i miglior dancefloor mondiali. Non è da dimenticare sicuramente Technologic, in grado di scomodare una casa automobilista come l’Alfa Romeo per il lancio della MiTo. L’album vinse nel 2006 il premio Grammy come miglior album di musica elettronica (e meno male che dalla critica il responso non fu tanto positivo!).

Nel 2007 esce “Alive 2007” , album in cui il duo raccoglie le loro performance dal vivo eseguendo chirurgici Mash-up con i loro pezzi più conosciuti, tra cui Around the World/Harder, Better, Faster, Stronger; l’album vinse un altro Grammy come miglior album dance\elettronico nel 2009. L’anno successivo composero la colonna sonora del film della Disney “Tron Legacy” in cui compaiono in un piccolo Cameo nel film stesso.

La prefazione non si poteva escludere, putroppo, pur di poter comprendere l’ultimo album dei Daft Punk, ovvero “Random Access Memories”. Il primo singolo ufficiale è uscito il 19 aprile 2013 ed il titolo è sulla bocca di tutti ancora adesso: Get Lucky, con la voce di Pharrel Williams e la chitarra di uno status symbol della disco-music Nile Rodgers (chi non ricorda uno dei fondatori degli Chic ?)

RAM (così lo chiameremo per comodità) è stato accolto in maniera scettica sia da critici che dai fan.
Pareri piuttosto discordanti tra loro; deludente e scarso per alcuni, un’autentica rivelazione per altri. A mio giudizio la seconda opinione è quella che prediligo: se pensiamo che otto anni di lavoro per questo album ha portato ad un disco senza campionamenti (vedi la citata Harder, Better, Faster, Stronger) , bpm decisamente più bassi e suoni ottenuti interamente con strumenti “fisici”.

Punto di forza oltre Get Lucky, con 7 milioni di vendite, è sicuramente “Lose Yourself to Dance” con la voce di Pharrell Williams e Nile Rodgers; un autentico sfonda classifiche.
Non dimentichiamoci in alcun modo della collaborazione del “Signore” dei sintetizzatori della disco e dell’ elettronica che cambiò la musica negli anni settanta, ovvero Giorgio Moroder.

Il terzo brano di RAM è intotalata appunto a lui stesso, dal titolo “Giorgio by Moroder” con la voce dello stesso Moroder, dimostrazione che Guy-Manuel e Bangalter possano permettersi qualunque cosa.
Ho letto su qualche blog che RAM è il disco che nessuno si sarebbe filato se non l’avessero fatto i Daft Punk. Così è, e così è giusto che sia.

Se devo trarre delle conclusioni analizzando i contenuti e la qualità , non posso che attribuire punteggio pieno; questa miscelanza tra funk, synth-pop, disco-dance e, perché no, anche dell’ottima italo dance, viene fusa in unica armonia consegnando lo scettro di geni indiscussi della musica al duo parigino. Guardandolo dal lato di fan invece, sono rimasto un pochino deluso in quanto mi sarei aspettato qualcosa di più alla “One More Time” , rimpiangendo le serate in discoteca cantandola a squarciagola.

Giunti alla fine ,giustamente mi chiederete il perché di una recensione di un album risalente a maggio 2013. La mia risposta sarà chiara e concisa: 5 Grammy Awards nel 2014.

Andando nello specifico i premi sono i seguenti: migliore album; migliore dance\elettronica album; album meglio prodotto nella sezione “non classical” (Random Access Memories); migliore disco da record e performance pop in duo o gruppo (Get Lucky con Pharrell Williams).

O si odiano o si amano.


Emanuele Beltrame

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