Nel 2013 ho fatto decisamente indigestione di film. 

Chi mi conosce sa che non è una novità, ma quest'anno ho avuto il tempo e la possibilità di vedere praticamente tutti i film nominati nelle principali categorie degli Oscar, e in attesa della magica notte del 2 marzo, vorrei raccontarvi quali sono i film in gara e quali sono i miei preferiti.

Per esigenze di spazio, mi soffermerò sulle principali categorie, precisando che tranne Cattivissimo me 2 (per il quale sono ancora basita), tutti i film meritano sinceramente la nomination e se avete tempo e voglia vi consiglierei di guardarli tutti.

E' davvero dura pensare che, tra i nove nominati, solo uno vincerà l'Oscar come Miglior Film: il favorito per questa categoria è 12 anni schiavo, ovvero la potenza di Michael Fassebender diretta da Steve McQueen (Hunger, Shame): la sua è una regia che si ama o si odia, che indugia sul silenzio e sull'immobilità dei personaggi, soffermandosi sui particolari fino al parossismo. 

McQueen racconta una storia e dipinge dei ritratti, sullo sfondo dei loro pensieri: il contrasto tra questo stile e le tematiche scelte, spesso violente, è la sua cifra stilistica. Questo può causare un eccessivo distacco emotivo dalla storia, a mio parere, ma su questo punto conta molto anche la scelta dell'attore, e secondo me Chiwetel Ejiofor non era ancora pronto per un ruolo del genere. Scene molto più riuscite, sullo stesso tema, le ho viste in The Butler (Lee Daniels, 2013) che purtroppo non ha preso nemmeno una nomination. Peccato per la colonna sonora realizzata da Hans Zimmer, talmente simile a quella che lui stesso aveva realizzato per Inception da distogliere l'attenzione dalla storia. 

Passiamo poi a Captain Phillips, diretto da Paul Greengrass: un adattamento del romanzo autobiografico dello stesso capitano Phillips che racconta il dirottamento del suo mercantile da parte di un gruppo di pirati somali. Un buon film, con un bravissimo Tom Hanks e una sorpresa nel “pirata” Barkhad Abdi, ma l'alta qualità degli altri film in concorso lo fa quasi scomparire nel mucchio e lo  rende non indimenticabile.

Ha fatto molto parlare di sé American Hustle, diretto da David O. Russell, regista dello splendido The Fighter (che ha valso a Christian Bale e Melissa Leo l'Oscar come migliori attori non protagonisti) e de Il lato positivo (Oscar come migliore attrice non protagonista a Jennifer Lawrence). Un grande cast: il trasformista Christian Bale, un Bradley Cooper quasi irriconoscibile, Amy Adams tremendamente attraente, Jennifer Lawrence in un personaggio dalle mille sfaccettature, e addirittura una comparsata di Robert De Niro. Gli attori superano loro stessi e si dimostrano capaci di stravolgere l'idea che ci eravamo fatti di loro, il ritmo è incalzante, la storia intrigante e piena di colpi di scena.  Consigliato!

Dallas Buyers Club è stato il mio colpo di fulmine di quest'anno, l'ho amato dal primo all'ultimo minuto. Ha ribaltato la percezione che avevo nei confronti di Matthew Mc Conaughey e mi ha fatto scoprire un meraviglioso Jared Leto, che non conoscevo ma che spero di vedere ancora sul grande schermo. Ispirato ad una storia vera, il film racconta della nascita di questo Club creato dal protagonista malato di AIDS per permettere ad altri malati come lui di usufruire di cure alternative. Dolce e amarissimo, violento e carezzevole, un regalo davvero inaspettato che spero farà il pieno  di Oscar. 

Ambientato in un futuro non troppo lontano, Her immagina una surreale (ma neanche troppo) storia d'amore tra un uomo e il sistema operativo del suo pc. Joaquin Phoenix ci dona una grandissima performance attoriale, riuscendo a tenere la scena da solo. Una storia sull'importanza dei sentimenti e sulla difficoltà di reale comunicazione, che non stupisce provenga dall'autore di Essere John Malkovich e Nel paese delle creature selvagge. Da vedere!

Philomena, diretto da Stephen Frears (The Queen, Cheri) e retto da una Judi Dench perfetta come solo lei può essere, è una storia vera colma di dolore e una forte critica alle ingiustizie subite da molte giovani donne nei conventi irlandesi di quel periodo. Frears è una garanzia, e il film vale decisamente la visione.

Nebraska mi incuriosiva perché diretto da Alexander Payne (regista dello splendido, e sottovalutato, Paradiso Amaro), e se possibile ha superato le mie aspettative. La scelta del bianco e nero, un meraviglioso Bruce Dern, e una sceneggiatura allo stesso tempo tenera e pungente lo rendono un gioiellino.

Gravity, diretto da Alfonso Cuaròn, con protagonisti George Clooney e Sandra Bullock, osannato da pubblico e critica, con le sue dieci nomination è destinato a fare il pieno di Oscar. Un nuovo modo di vivere lo spazio, o forse il ritorno ad una visione kubrickiana: tanti silenzi, molti dialoghi e poca azione. Però, mi spiace per Clooney e la Bullock, ma qui il protagonista è decisamente lo spazio.

E infine, last but not least, con The Wolf of Wall Street troviamo nuovamente l'accoppiata Scorsese-Di Caprio, in un film maestoso tratto da un romanzo autobiografico, con l'inarrestabile Leo in splendida forma che nelle vesti del broker Jordan Belfort libera tutta la sua energia senza inibizioni, potendo contare su una splendida spalla in Jonah Hill. 

Detto questo, la mia speranza è che l'Oscar come Miglior film vada a Nebraska, oppure in seconda battuta a The Wolf of Wall Street. In realtà è quasi doloroso fare una scelta, e non invidio i membri dell'Academy che quest'anno hanno un compito difficilissimo.

Per la categoria Miglior regista, anche se il favorito sembra essere Cuaròn con Gravity, io faccio il tifo prima per Alexander Payne (Nebraska) e poi per Martin Scorsese (The Wolf of Wall Street), rispetto agli altri nominati David O. Russell (American Hustle) e Steve Mc Queen (12 anni schiavo). 

Come Miglior attore protagonista, tifavo per Di Caprio, finalmente nominato dopo anni, ma la performance di Matthew Mc Conaughey in Dallas Buyers Club ha completamente stravolto l'idea che avevo nei suoi confronti, di attoruncolo sbruffone e fastidioso. La verità è che quest'anno deve vincere proprio Mc Conaughey. Peccato davvero per Di Caprio, che quest'anno si è trovato con una concorrenza spietata, ma sono certa che farà altri capolavori per i quali sarà finalmente premiato. Gli altri in lizza sono Christian Bale per American Hustle, Bruce Derne per Nebraska (notevole anche lui), e Chiwetel Ejiofor per 12 anni schiavo che, come dicevo prima, a mio parere non è all'altezza degli altri. Mi spiace notare la mancanza di Forest Whitaker per The Butler, ottima prova attoriale, e di Joaquin Phoenix per Her  (ma il film ha già altre 5 nominations).

Per la Miglior attrice protagonista non ho dubbi: Cate Blanchett in Blue Jasmine è splendida, Woody Allen è riuscito a scomparire dietro la macchina da presa lasciando spazio all'attrice per una delle sue migliori prove attoriali. Recita con il corpo, con gli occhi, con tutta se stessa esprimendo il disagio profondo, la follia e la fragilità della protagonista.

Al secondo posto metterei la bravissima Amy Adams (American Hustle), poi Judi Dench (Philomena), Meryl Streep sulla fiducia (purtroppo non ho visto I segreti di Osage County) e infine Sandra Bullock (Gravity). Sento però la mancanza di una nomination ad una bravissima Emma Thompson per Saving Mr Banks (film sulla vera storia di Mary Poppins, nominato come migliore colonna sonora).

Nella categoria Miglior attore non protagonista, con assoluta certezza dico Jared Leto (Dallas Buyers Club). Gli Oscar agli attori di questo film sono assolutamente dovuti! Gli altri in lizza sono tutti splendidi, da Barkhad Abdi (Captain Phillips) a Jonah Hill (The Wolf of Wall Street), Michael Fassbender (12 Anni Schiavo), Bradley Cooper (American Hustle), ma la performance di Jared non lascia dubbi sulla scelta.

Mentre per quanto riguarda la Miglior attrice non protagonista ho qualche difficoltà in più: non so come se la sia cavata Julia Roberts (I segreti di Osage County), e tra  Sally Hawkins (Blue Jasmine), Lupita Nyong’o (12 Anni Schiavo), June Squibb (Nebraska) e Jennifer Lawrence (American Hustle), purtroppo credo vincerà proprio quest'ultima. Non nego che sia un'ottima attrice, ma dal primo film in cui l'ho vista sul grande schermo (Winter's bone, Debra Granik, 2010), non ho visto un'evoluzione artistica da parte sua: ovviamente, spero di sbagliarmi alla grande.

Passiamo alla categoria che ci riguarda più da vicino, ovvero quella per il Miglior Film Straniero.

Quest'anno, complice anche l'autoesclusione de La vita di Adèle, in concorso troviamo La grande bellezza di Paolo Sorrentino, accanto al danese Il sospetto (Thomas Vinterberg), al belga Alabama Monroe (Felix Van Groeningen), al franco-cambogiano The missing picture (Rithy Panh) e al palestinese Omar (Hani Abu-Assad). Ammetto di non aver visto gli ultimi tre, ma Il sospetto, che ha già vinto numerosi premi (tra cui, a Cannes, quello come miglior attore a Mads Mikkelsen), è meraviglioso, tratta un tema pesantissimo con una dose di realismo che lo rende ancora più  amaro e si fissa a lungo nella memoria dello spettatore. 

La nomination a La grande bellezza mi fa provare sentimenti contrastanti: da una parte sono felice che un film italiano possa vincere un premio così prestigioso (ricordiamo che l'ultimo  risale al 1999, con La vita è bella di Benigni), dall'altra sono infastidita dal fatto che a rappresentarci sia un film che fa l'occhiolino allo spettatore americano, attingendo a piene mani dall'atmosfera felliniana de La dolce vita, entrata a far parte dell'immaginario collettivo e quindi immediatamente riconoscibile dallo spettatore straniero. E' eccessivo e sfiancante, e forse così voleva essere, ma sebbene io non possa dire che non sia un buon film, devo ammettere che questa nomination non mi entusiasma. Peccato che La migliore offerta di Tornatore, per questioni linguistiche, non potesse essere candidato.

Per concludere con una nota di spensieratezza, nella categoria Miglior film d'animazione abbiamo Si alza il vento, ultimo film di Hayao Miyazaki che purtroppo non ho ancora visto, ma a cui do la mia preferenza sulla fiducia (se non avete visto nulla di Miyazaki, vi consiglio di incominciare con lo splendido Princess Mononoke). Non avendo visto Ernest & Celestine, al secondo posto metto Frozen, contro I Croods (passabile, ma assolutamente non da Oscar) e il pessimo Cattivissimo me 2.

Ora non resta che attendere, e vedere se le mie (e le vostre) previsioni si avvereranno o meno. Buona visione!

 

Valentina D’Amelio

 

Fonti immagini:

12 years slave: http://www.telegraph.co.uk/culture/film/baftas/10556745/Bafta-nominations-2014-the-awards-season-gets-serious.html

Her: http://filmmakermagazine.com/75540-spike-jonzes-her-to-close-2013-new-york-film-festival/ 

Dallas Buyers Club: http://filmmakermagazine.com/75540-spike-jonzes-her-to-close-2013-new-york-film-festival/ 

American Hustle: http://www.artspecialday.com/american-hustle-un-inganno-contemporaneo/ 

Nebraska: http://filmint.nu/?p=10215 

The Wolf of Wall street:  http://theshelternetwork.com/wolf-wall-street/ 

BlueJasmine/Cate Blanchett: http://blogs.lexpress.fr/mon-cinema/ 

La grande bellezza: http://www.movieplayer.it/film/la-grande-bellezza_32975/

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