Carissimi appassionati di architettura, scommetto che in questa seconda puntata vi sareste immaginati un articolo riguardante lafigura di Renzo Piano… e invece no! Vorrei dedicare questo episodio al 27 Gennaio, giorno di commemorazione alle vittime del Nazismo portandovi per caotiche vie di Berlino, in modo da rivelarvi un progetto che nel corso degli anni è divenuto uno dei luoghi più visitati della città tedesca.

Vorrei parlarvi di un edificio profondamente radicato nelle vicende storiche della cultura berlinese del XX secolo, ideato dal famoso architetto statunitense (ma di origini polacche) Daniel Libeskind: il Berlin Jüdisches Museum, meglio conosciuto come il museo Ebraico berlinese. 

"L’ Architetto Daniel Libeskind"

L’anno passato ho avuto modo di visitare quest’incredibile edificio e posso affermare di esserne rimasto a dir poco estasiato, sia dalla particolare bellezza estetica e funzionale dell’involucro edilizio e sia per il modo in cui il fabbricato riesce a risaltare l’antico contesto barocco della capitale tedesca.

A mio avviso, non è il classico museo monumentale che orienta da tutto il mondo i pellegrinaggi culturali di milioni di persone e neanche il solito prodotto architettonico decostruttivista che apre la consueta battaglia fra antico e nuovo , ovvero la costante lotta tra le menti ostinatamente attaccate al passato e quelle che vedono nella sperimentazione l’unica possibilità di avanzamento culturale.

Rappresenta qualcosa di più, in primo luogo è un segno evidente, una traccia che serve ad insegnare a non dimenticare un passato che per nulla al mondo deve essere scordato, in secondo luogo è un teorema progettuale che sottolinea quel forte legame fra la stessa città di Berlino, l’ebraismo e la modernità.

Sembra strano dirlo ma da bambino, il progettista statunitense, non fantasticava di divenire architetto, infatti, tutti si aspettavano che in futuro diventasse un famoso musicista; all’epoca era considerato una sorta di bambino prodigio, un grandissimo suonatore di fisarmonica, talmente bravo da ricevere una borsa di studio dalla prestigiosa America - Israel - Cultural Fondation. 

Libeskind in un’intervista afferma che gli sarebbe tanto piaciuto imparare a suonare il pianoforte, ma la sua famiglia era una delle poche famiglie ebree rimaste in Polonia ed i suoi genitori temevano che avere un figlio così bravo nello strimpellare il pianoforte potesse diventare facile bersaglio degli antisemiti; così terminate tutte le possibilità che poteva dargli la fisarmonica cercò di coltivare la sua seconda passione: il disegno.

Ma come nascono i progetti di Libeskind? Il suo approccio non è per niente facile da spiegare, la maggior parte delle volte resta pensieroso sullo stesso schizzo per settimane, tracciando migliaia di linee che non hanno né capo e né coda, fino a quando d’improvviso, senza nessun preavviso scocca la scintilla, quell’idea geniale che fa apparire qualcosa di più profondo; in questo modo prende vita quella forma perfetta che diventa simbolo distinguibile del suo progetto. Possiamo affermare quindi che riflessione e pazienza diventano due elementi fondamentali del suo approccio alla progettazione e senza di esse non sarebbe potuto diventare un architetto di fama internazionale. Libeskind sostiene che lavorare in questa professione, per la maggior parte delle volte, significa prendere strade che non necessariamente conducono da qualche parte, ma è proprio da queste false partenze che bisogna imparare ad ascoltare se stessi, cogliere le cose più importanti che ci stanno attorno cercando di costruire ponti verso il futuro scrutando con occhio lucido il passato. 

Ritornando a noi e al Berlin Jüdisches Museum possiamo quindi affermare che l’impianto del nuovo edificio è basato su un segno duro, ma allo stesso tempo innovativo, i suoi bruschi cambiamenti di direzione a zig-zag, definiscono una geometria incontrollabile soggetta a continue e dolorose fratture proprio come quelle che caratterizzano la vita dell’uomo.

L’elemento generatore della pianta risulta essere l’esagono, che diviene nelle mani di Libeskind metafora della stella di David ( simbolo imposto a tutti gli ebrei al di sopra dei 6 anni di età da ReinhardHeydrich ovvero il capo della Gestapo tedesca). La stella, in un secondo momento, viene distorta, decostruita ed infine connessa ai luoghi più importanti di Berlino che hanno legato la cultura dell’ebraismo alla storia della città. 

Il fabbricato sorge poco lontano dalla Mehringplatz, piazza storica di Berlino e celebre nodo di intersezione fra la Lindenstrasse, la Wilhelmstrasse e la Friedrichstrasse nel quartiere di Kreuzberg; l’altezza del nuovo museo non supera la vecchia preesistenza del Kollegienhaus (ovvero il vecchio museo ebraico costruito nel 1735); una delle tante particolarità di questo edificio è il suo ingresso, infatti esso non è su strada, ma il visitatore per poter accedere al complesso di Libeskind deve per forza passare attraverso il vecchio stabile settecentesco; 

E’ la prima architettura della storia a non avere entrate dirette dall’esterno infatti per accedervi bisogna prima sottoporsi a un rito di purificazione ovvero bisogna passare nell’antico Kollegienhaus, discendere sottoterra ed infine risalire all’interno del nuovo museo Ebraico. 

Si aprono al pubblico tre possibili percorsi intersecati fra di loro denominati assi che simboleggiano i diversi destini del popolo ebraico: l’asse dell’Olocausto che conduce ad una torre che è stata lasciata vuota, denominata la Torre dell’Olocausto; l’asse dell’Esilio che porta ad un giardino quadrato esterno, denominato Giardino dell’Esilio, racchiuso fra 49 colonne ed infine l’asse della continuità, collegato agli altri due corridoi, che rappresenta il permanere degli ebrei in Germania nonostante l’Olocausto e l’Esilio.

Mi ricordo che una volta aperta la pesantissima porta della torre dell’Olocausto ho provato una sensazione di vuoto agghiacciante, un profondo smarrimento che mi fa battere forte il cuore ancora adesso che lo descrivo; è uno spazio completamente buio, vuoto, freddo ed angusto che viene illuminato da una piccola fessura posta in alto quasi a simboleggiare una ferita.

Al suo interno solo un inquietante silenzio rotto dal rumore lontano della quotidianità della città che continua a vivere al suo esterno; è evidente il significato che Libeskind vuole trasmettere ovvero vuole in qualche modo ricreare la condizione degli ebrei deportati che spaventati e smarriti non sapevano in quale luogo si trovavano e quale fine avrebbero fatto.

Purtroppo per problemi legati alla manutenzione non ho potuto visitare il Giardino dell’esilio ma provo a descrivervelo lo stesso; è composto da 48 colonne che simboleggiano l’anno di nascita dello stato di Israele, e da una centrale che rappresenta la città di Berlino; sulla sommità dei 49 elementi verticali sono posti alberi di Olivagno che alludono alla speranza di un possibile ritorno in patria. Anche qui il percorso che deve affrontare il visitatore è molto tortuoso infatti il piano di calpestio è leggermente inclinato in modo da creare quella sensazione di disagio che avevano provato gli ebrei.

L’ultima cosa che vorrei raccontarvi che mi ha toccato notevolmente si trova all’interno del Memory Void del museo ed è l’installazione Shalechet, che in ebraico significa foglie cadute, dell’artista Menashe Kadishman. Proprio come foglie staccate da un ramo e precipitate per terra così giacciono sparsi sul pavimento nudo di cemento più di diecimila dischi di ferro con visi intagliati e la bocca spalancata in segno di dolore; I visitatori possono camminare sui volti e ascoltare il suono straziante prodotto dai tondini di metallo che sbattono l’una contro l’altro e contro le persone che passano.

Se decidete di fare un viaggio in Germania vi consiglio di programmare qualche giorno nella capitale e, oltre che gustare i famosi pretzel, visitare la futuristica PotsdamerPlatz, l’antica porta di Brandeburgo e tutte le altre attrazioni che può offrire la città vi consiglio vivamente di ripercorrere

 la storia e le vicende della II Guerra Mondiale attraverso questo straordinario edificio.

 

Tiziano Zerbo

foto aerea museo berlinese - http://www.scuolamediabramante.it/yesIcan/blog/2011/01/26/come-una-saetta/
foto libeskind - http://followingyourpassion.wordpress.com/tag/libeskind/
foto stanza olocausto - http://www.scrical.it/viaggi/estero/berlino/berlinebrei-photo.html
foto giardino dell'esilio - http://farm3.staticflickr.com/2453/3867896732_0bfbdaeb94_o.jpg
foto installazione shalechet - http://morethaneyecandy.nl/wp-content/uploads/2013/03/JewishMuseumBerlin-001.jpg

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