la fotografia ha sempre avuto, a differenza di molte altre arti creative, una marcia in più per quanto riguarda la rappresentazione della realtà e della condizione umana; fermo restando che ci sarà sempre dietro la camera la sensibilità della persona che sta scattando, le fotografie riescono nel delicato compito di raccontarci gli avvenimenti in modo fedele (motivo per cui le fotografie che vanno a vincere i pulitzer o altri importanti riconoscimenti internazionali devono essere rigorosamente non modificate al computer pena pesanti multi fino anche all’annullamento del premio).

Sebbene le fotografie raccontino ogni tipo di evento, oggi vorrei soffermarmi su alcune in particolare, che raccontano però storie drammatiche e avvenimenti che si spera possano non accadere mai più.

La prima foto che vi mostro rappresenta un momento tragico e per molti versi oscuro ancora oggi: l’assassinio di John F. Kennedy a Dallas il 22 novembre del 1963.

Questa immagine racchiude uno dei momenti più tragici della storia americana: il trentacinquesimo presidente degli stati uniti viene assassinato in diretta tv durante un giro in macchina scortato. Non voglio aprire qui un dibattito su cospirazioni e teorie che ancora girano attorno a questa vicenda (ancora poco chiara) ma soffermarmi sull’immagine, così potente nel mostrare come un uomo, seppur l’uomo più influente del mondo occidentale, possa essere ucciso senza pietà davanti ad una folla attonita.

La seconda foto è diventata un’icona nel mondo come simbolo di libertà e di coraggio: il coraggioso uomo di Piazza Tienanmen, ribattezzato poi “Tank Man”.

Questa immagine simboleggia la potenza dell’uomo contro l’ingiustizia e la repressione, è simbolo di coraggio e testimonianza che un uomo solo può fare la differenza, anche contro dei potentissimi carri armati (per conoscere meglio i fatti vi invito ad effettuare una ricerca sulla protesta di Piazza Tienanmen del 4 Giugno 1989).

La foto che vi ho riportato è del vincitore di numerosi premi internazionali Jeff Widener che scattò questa immagine da una delle stanze dell’hotel Pechino. Numerose sono le immagini simili che hanno portato a vari riconoscimenti gli autori (Charlie Cole, Stuart Franklin e Arthur Tsang Hin Wah) ma questa in particolare è diventata quella simbolo e ricordata da tutti anche per via della sua migliore composizione rispetto alle altre.

La fotografia tuttavia nasconde una bugia: la foto è passata alla storia (e mi piace sia così) come segno di rivolta e di opposizione contro un governo che massacra la propria popolazione (in particolare studenti) ma la realtà dei fatti è stata appurata da tempo e racconta che quel giovane con la camicia bianca non era uno degli studenti in rivolta, ma un contadino che si trovava a Pechino per vendere la propria merce e che fermò i carri armati per chiedere al conducente da dove provenissero, dal momento che anche lui aveva fatto il carrista.

La terza immagine arriva direttamente dai giorni nostri, 14 anni fa solamente, un avvenimento che rimane per molti lati oscuro (come d'altronde ogni grande fatto che coinvolge gli Stati Uniti) e che racconta però di un istante in cui le vite di tutti gli abitanti di New York si sono gelate e l’attenzione del mondo si è rivolta a due torri di vetro e acciaio che collassavano su se stesse inondando la città di fumi e residui.

Questa foto racconta un istante spettacolare da vedere, lo schianto del secondo aeroplano sul WTC, ma terribile per ciò che rappresenta. Il fotografo che ha immortalato la scena è Lyle Owerko, un pubblicista e reporter che quel giorno era a New York dopo un viaggio in Africa per documentare lo stile di vita delle tribù; avendo con se la propria attrezzatura, dopo aver udito il primo schianto si precipitò in strada e fotografò ciò che vide, scene di terrore negli occhi dei passanti e soprattutto il momento dello schianto, che finì come copertina del TIME e raggiungendo il 25° posto nella lista delle più importanti copertine degli ultimi 40 anni dalla American Society of Magazine Editors.

Volevo includere anche una immagine della nostra patria e l’ho trovata nell’immagine di Tony Gentile, fotografo di Palermo e collaboratore dell’Agenzia Reuters.

Questa foto venne scattata il 27 marzo del 1992 al palazzo Trinacria di Palermo con soggetti i due simboli della lotta alla mafia: i magistrati Paolo Emanuele Borsellino e Giovanni Falcone.

La foto nasce durante una presentazione politica negli anni più duri che la Sicilia abbia mai affrontato e sul principio questa foto venne scartata e non pubblicata, ma a pochi mesi di distanza, in seguito alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, questa foto è stata ripresa e racconta la storia di due uomini coraggiosi, due amici che hanno condiviso il loro lavoro e la loro amicizia, trovando poi la loro fine in modo vigliacco ma diventando immediatamente degli eroi nazionali.

 

Mattia Corbetta

Fonti immagini:

Associated Press

Thomson Reuters Company

TIME MAGAZINE

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