Force Time!

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Force Time!

Vi devo confessare una cosa: questo numero non avrebbe dovuto chiamarsi così.

La mia riflessione del mese era difficile, travagliata e sofferta, raccontava di dolore, paura e tutto ciò che può aver scatenato in ognuno di noi gli attentati di Parigi della sera del 

13 novembre scorso.

Ho deciso volontariamente di ignorare quei pensieri, di accantonarli e lasciarli solo come mie riflessioni personali non per una forma di negazione della verità, non per nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che non sia successo, ma per ricordarmi e ricordarci che la vita deve prevalere, bisogna andare avanti e che gli eventi tragici vanno celebrati nel giusto modo, ricordati e tenuti a mente come monito ma non vanno usati, sfruttati e strumentalizzati.

Per questo ho deciso di dedicare la copertina e posticipare l’uscita del magazine in favore di un evento di portata mondiale abbastanza frivolo se vogliamo, l’uscita del settimo film della saga di Star Wars.

L’importanza di questo film è riconducibile a tre elementi chiave:

- la presenza nel mondo di una grande fan base

- l’acquisizione dei diritti di Star Wars da parte di Disney

- il fatto che questa saga sia divenuta una moda a 30 anni dalla sua uscita nei cinema

 

I soldi sono ovviamente la chiave di questa isteria di massa collettiva ed anche gente che non ha mai visto ne conosciuto la trilogia originale ora si professa fan di vecchia data, ma di una cosa devo essere grato a Disney ed alla sua massiccia campagna pubblicitaria mondiale: l’avvicinamento delle persone.

Mai prima d’ora avevo visto una tale trepidazione generale, senza che si venissero a creare due fazioni opposte agguerrite: questo film è atteso da tutti, se piacerà saranno i posteri a decretarlo ma intanto possiamo osservare come questo evento abbia avvicinato molte persone, creato gruppi, favorite nuove amicizie e riportato la gente nei cinema.

Grazie Disney e grazie George Lucas.

 

Mattia Corbetta

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May the Force be with you!

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May the Force be with you!

Non ero ancora nata, quando sul grande schermo è apparso il primo episodio della saga cinematografica che ancora oggi appassiona il pubblico di tutto il mondo. Star Wars, creatura di George Lucas, si suddivide in tre trilogie: le prime due si distinguono tra quella originale uscita tra il 1977 e il 1983 (episodi IV, V e VI) e la trilogia prequel (episodi I, II e III), uscita tra il 1999 e il 2005 e ambientata circa trent'anni prima.

Per prepararmi all'uscita del primo episodio della cosiddetta trilogia sequel, intitolato Star Wars: il risveglio della Forza (Episodio VII), qualche giorno fa mi sono intrufolata in una maratona di film organizzata da super fan della saga e da pochi minuti sono tornata dal cinema, fresca di visione dell'episodio tanto atteso.

Facile capire perché questa serie appassioni così tanto il pubblico, che ormai è arrivato a coinvolgere due generazioni: a partire dall'indimenticabile incipit, con le scritte che scorrono dal basso verso l'alto verso lo spazio, i film della saga ci trascinano in un mondo straordinariamente complesso eppure ben strutturato, che racchiude una grande varietà di lingue, razze e sistemi politici, popolato da droidi dotati di una propria personalità. Per il cinema di fantascienza degli anni Settanta fu uno choc: fino ad allora erano usciti film come La guerra dei mondi (1953) e L'invasione degli ultracorpi (1956), e solo nel 1968 Kubrick era riuscito a rivoluzionare la narrazione spaziale, con il celebre 2001: Odissea nello spazio. Il tentativo di mettere in discussione l'immagine stereotipata dell'alieno invasore era stato messo in atto anche da Spielberg con Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e E.T. l'extra-terrestre (1982), tuttavia Lucas fa un passo ulteriore, creando un mondo a sé stante, popolato da personaggi talmente iconici da essere conosciuti anche da chi non ha mai visto un film della saga.

Gli effetti speciali dell'epoca possono sembrare ridicoli oggi, eppure erano decisamente all'avanguardia e hanno condizionato il futuro del genere fantascientifico: Yoda, il maestro jedi dalla faccia verde, era un pupazzo manovrato direttamente dall'interno dal grande Frank Oz, che ne interpretava anche la voce. Un Andy Serkis ante litteram! Lucas dichiarò di aver pensato ad una versione in 3D della saga dopo aver visto il già rivoluzionario Avatar (2009), ma ne Il risveglio della forza si nota un salto incredibile nel perfezionamento della tecnica 3D.

È interessante notare come Lucas si sia ispirato ai conflitti moderni (in particolare, la filmografia di Akira Kurosawa e i combattimenti aerei della seconda guerra mondiale) e inoltre alla cavalleria medievale (per i combattimenti con le spade laser), trasponendo il tutto in un mondo fantasy parallelo che ha condizionato l'immaginario collettivo in tutto il mondo. Riguardando oggi la saga, ci si rende conto di quanti siano i richiami (omaggi?) in film usciti successivamente: un esempio su tutti, i combattimenti aerei in Top Gun (1986), ma è divertente notare anche l'incredibile somiglianza tra i Minions e i piccoli Jawa! Non si cada però nell'inganno di pensare che Peter Jackson abbia copiato Lucas, nella sua trilogia tolkeniana: le intuizioni visive riprese da Jackson nella Trilogia dell'Anello sono quasi obbligate, visto che Lucas si è spudoratamente ispirato all'immaginario dei romanzi scritti da Tolkien.

Il risveglio della Forza, ambientato circa 30 anni dopo gli eventi di Guerre stellari - Il ritorno dello Jedi, è incentrato su un nuovo gruppo di personaggi, per i quali i protagonisti della Trilogia Classica rappresentano una sorta di mito: Luke (Mark Hamill), Han (Harrison Ford) e Leia (Carrie Fisher) sono personaggi di cui hanno solo sentito parlare, e rivederli sul grande schermo a distanza di anni è certamente emozionante anche per lo spettatore.

Un ottimo film dal punto di vista tecnico, che fa un modesto utilizzo della computer grafica, ricorrendo ancora a set reali nell'era del digitale, per non perdere il legame con lo stile impostato da Lucas. Il tema della famiglia e delle relazioni è sempre molto presente, insieme a (forse troppi) riferimenti ai film precedenti, messi lì a fare l'occhiolino anche allo spettatore meno esperto. Senza fare spoiler, la trama è carente di elementi davvero innovativi, e nella seconda ora il film perde in parte la sua capacità attrattiva: un po' di originalità in più non sarebbe guastata, ecco. Il settimo capitolo della saga rispetta quindi in parte le aspettative dei fan, ma J.J. Abrams si dimostra all'altezza nel suo ruolo da regista, orchestrando un'opera decisamente godibile.

Da non appassionata di fantascienza, ve lo consiglio: e se siete a Torino, potete usufruire di uno sconto grazie a FriendMovie

Buona visione!

Valentina D'Amelio

CREDITS IMAGES:

http://www.magup.it/star-wars-il-risveglio-della-forza-il-nuovo-trailer-italiano-ufficiale-video/

Foto tratta da Repubblica XL

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the Broken Story

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the Broken Story

la fotografia ha sempre avuto, a differenza di molte altre arti creative, una marcia in più per quanto riguarda la rappresentazione della realtà e della condizione umana; fermo restando che ci sarà sempre dietro la camera la sensibilità della persona che sta scattando, le fotografie riescono nel delicato compito di raccontarci gli avvenimenti in modo fedele (motivo per cui le fotografie che vanno a vincere i pulitzer o altri importanti riconoscimenti internazionali devono essere rigorosamente non modificate al computer pena pesanti multi fino anche all’annullamento del premio).

Sebbene le fotografie raccontino ogni tipo di evento, oggi vorrei soffermarmi su alcune in particolare, che raccontano però storie drammatiche e avvenimenti che si spera possano non accadere mai più.

La prima foto che vi mostro rappresenta un momento tragico e per molti versi oscuro ancora oggi: l’assassinio di John F. Kennedy a Dallas il 22 novembre del 1963.

Questa immagine racchiude uno dei momenti più tragici della storia americana: il trentacinquesimo presidente degli stati uniti viene assassinato in diretta tv durante un giro in macchina scortato. Non voglio aprire qui un dibattito su cospirazioni e teorie che ancora girano attorno a questa vicenda (ancora poco chiara) ma soffermarmi sull’immagine, così potente nel mostrare come un uomo, seppur l’uomo più influente del mondo occidentale, possa essere ucciso senza pietà davanti ad una folla attonita.

La seconda foto è diventata un’icona nel mondo come simbolo di libertà e di coraggio: il coraggioso uomo di Piazza Tienanmen, ribattezzato poi “Tank Man”.

Questa immagine simboleggia la potenza dell’uomo contro l’ingiustizia e la repressione, è simbolo di coraggio e testimonianza che un uomo solo può fare la differenza, anche contro dei potentissimi carri armati (per conoscere meglio i fatti vi invito ad effettuare una ricerca sulla protesta di Piazza Tienanmen del 4 Giugno 1989).

La foto che vi ho riportato è del vincitore di numerosi premi internazionali Jeff Widener che scattò questa immagine da una delle stanze dell’hotel Pechino. Numerose sono le immagini simili che hanno portato a vari riconoscimenti gli autori (Charlie Cole, Stuart Franklin e Arthur Tsang Hin Wah) ma questa in particolare è diventata quella simbolo e ricordata da tutti anche per via della sua migliore composizione rispetto alle altre.

La fotografia tuttavia nasconde una bugia: la foto è passata alla storia (e mi piace sia così) come segno di rivolta e di opposizione contro un governo che massacra la propria popolazione (in particolare studenti) ma la realtà dei fatti è stata appurata da tempo e racconta che quel giovane con la camicia bianca non era uno degli studenti in rivolta, ma un contadino che si trovava a Pechino per vendere la propria merce e che fermò i carri armati per chiedere al conducente da dove provenissero, dal momento che anche lui aveva fatto il carrista.

La terza immagine arriva direttamente dai giorni nostri, 14 anni fa solamente, un avvenimento che rimane per molti lati oscuro (come d'altronde ogni grande fatto che coinvolge gli Stati Uniti) e che racconta però di un istante in cui le vite di tutti gli abitanti di New York si sono gelate e l’attenzione del mondo si è rivolta a due torri di vetro e acciaio che collassavano su se stesse inondando la città di fumi e residui.

Questa foto racconta un istante spettacolare da vedere, lo schianto del secondo aeroplano sul WTC, ma terribile per ciò che rappresenta. Il fotografo che ha immortalato la scena è Lyle Owerko, un pubblicista e reporter che quel giorno era a New York dopo un viaggio in Africa per documentare lo stile di vita delle tribù; avendo con se la propria attrezzatura, dopo aver udito il primo schianto si precipitò in strada e fotografò ciò che vide, scene di terrore negli occhi dei passanti e soprattutto il momento dello schianto, che finì come copertina del TIME e raggiungendo il 25° posto nella lista delle più importanti copertine degli ultimi 40 anni dalla American Society of Magazine Editors.

Volevo includere anche una immagine della nostra patria e l’ho trovata nell’immagine di Tony Gentile, fotografo di Palermo e collaboratore dell’Agenzia Reuters.

Questa foto venne scattata il 27 marzo del 1992 al palazzo Trinacria di Palermo con soggetti i due simboli della lotta alla mafia: i magistrati Paolo Emanuele Borsellino e Giovanni Falcone.

La foto nasce durante una presentazione politica negli anni più duri che la Sicilia abbia mai affrontato e sul principio questa foto venne scartata e non pubblicata, ma a pochi mesi di distanza, in seguito alle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, questa foto è stata ripresa e racconta la storia di due uomini coraggiosi, due amici che hanno condiviso il loro lavoro e la loro amicizia, trovando poi la loro fine in modo vigliacco ma diventando immediatamente degli eroi nazionali.

 

Mattia Corbetta

Fonti immagini:

Associated Press

Thomson Reuters Company

TIME MAGAZINE

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Nerdate under the Xmas Tree

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Nerdate under the Xmas Tree

Weeeeeeeeelcooomeeeee baaaaaaack cari nerd che leggete questa rubrica Nerd, dicembre, freddo, neve (forse), cene, Natale e quindi…REGALI o GIFTS che dir si voglia!

 

Molto bene, allora questo mese, con circa ancora 9 giorni di tempo se siete dei ritardatari nel fare i regali, proverò a darvi qualche spunto nella scelta del presente da portare al pranzo o cena del 25 a casa sua di lui e/o lei facendo una figura mica da ridere, sempre che il vostro lui/lei sia un NERD!

 

Comincio da qualcosa di molto basilare e altamente poco impegnativo, come su suggerimento della mia amica Giulia, le classiche gift card da 10/20/50€ di LoL, Heroes of the Storm per potersi comprare skin dei personaggi e personaggi, sono sempre regalo ben gradito, oppure un Season Pass di un videogioco, ce la caviamo con 30€ in media e facciamo una porca figura!

 

Ok ok ok ok ok non scherziamo…eretici uscite pure dal mio articolo, stiamo entrando in qualcosa di altamente sacro…dicembre ha un evento di portata storica e mondiale…domani uscirà nelle sale Star Wars the Force Awakens, ovvero l’episodio 7…quindi quale miglior regalo di battlefront ad un nostro amico fanatico di questa stupendevole saga cinematografica???60 pleuri e passa la paura!

 

Non poteva mancare un boardgame, a me poi che piace infinito il giappone mi sento di consigliarvi Shinobi Wat-Aah, tematico sui samurai con disegni di Naiade (stesso di Seasons) molto veloce da imparare e veramente super divertente oltre che appunto ottime grafiche e anche un pizzico di strategia che non guasta mai!30 euri su amazon e ci togliamo il dente del giappofilo mangaka!

 

Sempre restando in tema boardgame, visto che giusto il 13 ci siamo laureati Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo di Magic (DAI CAZZOOOOOOOOOOOOOOOOO GRANDI RAGA!!), uniamo l’utile al dilettevole e giochiamoci questo Arena of the Planeswalker, in cui impersoniamo uno dei 5 viandanti dimensionali a disposizione, e con magie, creature e artefatti dobbiamo combattere contro gli altri giocatori( prossimo acquisto).Siamo un po più altini a budget, 50 sacchi!

 

Siete degli amanti di Tolkien e dei suoi indefinibilitalmentenonesistonoaggettiviperdescriverli libri???Il vostro boy o la vostra girl stravedono per la Terra di Mezzo?Bene, eccovi serviti: Trilogia Extended edition dello Hobbit in blu ray 3D con 6 Dischi Blu ray 3D + 9 DVD+ la Digital Copy per la miseria di 55€…bring it in boooooooooyyyyyyyyy!!!

 

Saliamo di livello: torniamo indietro agli anni quando la Polaroid dominava il mondo della fotografia, Fujifilm ci propone la Instax Mini, fotocamera a sviluppo istantaneo molto carina cn display lcd e batteria al litio per 125€, pensateci se avete un amico fotografo, vero Johnny?!

 

Andiamo sul pesante qui, parliamo di ciò che sarà il mio autoregalo di Natale quest’anno, ovvero il Motorola Moto360 2nd generation, smartwatch americano compatibile con Android 4.3 con funzionalità di cardiofrequenzimetro, contapassi, oltre che riceve messaggi con possibilità di rispondere dettando il testo all’orologio, un po’ comefaceva Michael Knight con Kit negli anni 80!Salendo di livello sale anche il prezzo, 290€..e sticazzi…

 

Dulcis in fundo, uno degli smartphone migliori del momento, soprattutto per chi vuole scattare foto fantastiche, vi propongo LG G4, hexacore con camera posteriore da 16 Mpixel e frontale da 8Mpixel, con scatto manuale come solo le vere reflex sanno fare, il tutto con le funzionalità di uno smartphone! Il tutto a euro più euro meno, siamo sui 499!


Ok, credo di avervi dato almeno una via da seguire se state ancora brancolando nella nebbia, molte idee low cost e qualcuna un po’ più dispendiosa ma decisamente performante, da qui in avanti il futuro dei vostri regali dipende solo da voi…

Come direbbe un mio amico, che la Forza sia con voi, giovani Padawan…

Merry Xmas and Happy Nu Year fellas!


Lorenzo Ferrari

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BremgARTEn: il vero spirito natalizio

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BremgARTEn: il vero spirito natalizio

Buon Natale forgini!!!!!

Sono ancora elettrizzata per la mia gita della scorsa domenica, dopo anni sono finalmente riuscita a realizzare un desiderio: vedere un “vero” mercatino di Natale.

Tantissime destinazioni disponibili, tanti luoghi diversi, ma alla fine la scelta è stata una ridente cittadina svizzera: Bremgarten.

Bremgarten è situata nella parte settentrionale della Svizzera ed è costellata di torri antiche e abbracciata da una cinta muraria possente.

Lo scenario che mi accoglie è a dir poco incantevole: le strade sono costeggiate dalle tipiche case in legno, con le decorazioni in stile montanaro e i tetti appuntiti, mentre aldilà del paese si scorgono le montagne.

E’ questa la cornice incantata che accoglie ogni anno il mercatino natalizio più grande e più bello di tutta la Svizzera, il cosiddetto “Weihnachts und Christchindli Märt”.

Come una bambina sono stata rapita dalle luci delle bancarelle, dal profumo di dolci e di vin brulé, dalle musiche natalizie che riempiono l’aria e dalla serenità che pervade tutti i visitatori.

Sì, perché nonostante ci siano più di 300 bancarelle e tantissime persone, tra le vie della città non c’è ressa né impazienza, tutti hanno tempo e modo di osservare con calma i meravigliosi oggetti o gustare una delle specialità tipiche. Questo è il potere della Svizzera, mondo lontano anni luce da noi anche se fisicamente a pochi chilometri.

Ho ovviamente scovato un po’ di arte anche qui, tantissimi infatti erano gli espositori che promuovevano oggetti fatti a mano con i più svariati materiali.

Per non parlare dell’architettura della città, una vera perla medievale che ci porta indietro nel tempo.

Torno a casa ancora sognante e ancora più amante dello spirito natalizio, con mille idee per decorare la casa (per la felicità dei miei gatti che distruggeranno tutto!)

Dopo tutti questi elogi non posso fare altro che consigliare una visita a questi mercatini per l’anno prossimo, segnatelo già sul calendario!


Valentina Poerio


“Il Natale, bambini, non è una data. E' uno stato d'animo!”

(Mary Ellen Chase)

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...E fu così che la sabbia del Sahara divenne Architettura

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...E fu così che la sabbia del Sahara divenne Architettura

Cari amanti dell’Architettura, questo mese vorrei sottoporvi un progetto davvero ambizioso, intraprendente ed affascinante che va ben oltre la costruzione di un semplice edificio; un’idea stravagante, ma allo stesso tempo talmente particolare che non poteva passarmi sotto agli occhi senza destare la mia curiosità.

Una delle più grosse minacce che da parecchi anni, coinvolge il nostro Pianeta è il fenomeno della desertificazione, un processo bioclimatico che porta a un continuo ed inesorabile degrado delle terre aride-secche e alla progressiva riduzione delle superfici boscate, dei pascoli e delle praterie.

Naturalmente è  grazie alla nostra non curanza del problema e all’uso non sostenibile delle nostre risorse che questo cambiamento ha preso piede diventando sempre più inarrestabile. Si può dire che esso trovi il suo apice nella fascia a sud del Sahara, nell’area  denominata Sahel (A bordo del deserto), ed è proprio in questa zona che negli anni 70 han trovato la morte più di 250 mila persone a causa di fame e siccità.

Sahara in arabo significa territorio desolato, in questo luogo difatti regnano solamente un sole implacabile e venti secchi che, di continuo soffiano su queste terre prive di pioggia; e così la sabbia, trasportata dal vento, scorre via sibilando sul terreno fino a comporre le cosiddette  dune; esse sono molto pericolose perché instabili, mobili, precarie e a causa della loro disordinata configurazione possono essere una grande insidia per l’uomo.

Molto singolare risulta essere un progetto di cooperazione di qualche anno fa, in cui 23 Paesi Africani collaborarono per creare la Great Green Wall Belt: una cintura verde di vegetazione autotrofa sistemata lungo tutto il Continente nord-africano: dalla Mauritania a ovest  fino lo Stato del Gibuti a est, in modo da realizzare un vero e proprio muro di contenimento per il deserto. L’idea seppur molto interessante fu poco sostenibile, proprio perché in queste Regioni le piante risultavano essere utilizzate unicamente per la produzione di legname per il sostentamento delle popolazioni.

Attualmente esiste un’altra idea altrettanto interessante proposta da Magnus Larsson, un giovane architetto di origine svedese e formatosi alla Brookes University di Oxford e all’ Architectural Association School di Londra. Egli pensa, assieme al suo team di progettazione di contrastare questa lenta e pericolosa minaccia attraverso la realizzazione di un’imponente barriera naturale, che si estende per 6000 km su tutto il deserto del Sahara.

Questo muro è composto da dune solidificate in sculture di arenaria, così facendo, attraverso un processo di calcificazione, i granelli di sabbia si legherebbero tra di loro fino a formare una superficie esterna ruvida e stabile in grado di frenare l’espansione del deserto.

In poche parole il concetto che sta alla base del ragionamento di Larsson è:

 Ma perché invece di piantare solamente una lunga distesa di alberi, per contrastare il fenomeno della desertificazione non proviamo in qualche modo a rendere le dune di sabbia degli ambienti stabili e allo stesso tempo confortevoli per gli esseri umani?

Si, lo riconosco l’idea sembrerebbe a prima vista surreale e fantasiosa, ma aspettate che vi racconti nel dettaglio il progetto!

 

La prima domanda che ci viene spontanea chiedere è: ma come si può solidificare una duna di sabbia?

La soluzione è un piccolo batterio chiamato Bacillus pasteurii, un microrganismo che vive e si riproduce all’interno di zone umide e paludose, che è in grado di velocizzare il processo di calcificazione della sabbia; (essi praticamente, vanno a occupare gli spazi vuoti tra un granello e l’altro creando dei forti legami chimici in modo da formare la calcite).

In questo modo si formerebbero degli spazi solidi e robusti all’interno delle dune che potrebbero essere utilizzati per piantare nuove piante, creare percorsi in ombra riparati dal sole e dal vento e soprattutto bloccare l’inesorabile avanzamento del deserto.

Come si può progettare una struttura di questo tipo?

L’architetto svedese afferma che ci sono 2 possibilità: la prima è quella di creare delle strutture a “Palloncino” in cui sono contenuti i batteri, lasciare che la sabbia la ricopra ed infine bucare l’involucro in modo da liberare i microrganismi che di conseguenza inizieranno a lavorare; finito il loro operato ( si contano 2 anni prima di poter usufruire di questi nuovi spazi) si utilizzano tecniche legate alla permacultura in modo da bonificare e rendere fertili le aree interessate ( gestione di spazi antropizzati in modo da essere in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione. Se vi ricordate avevo citato questa tecnica nell’articolo sulle case di paglia CLICCA QUI).

Il secondo metodo invece è quello di utilizzare dei pali ad iniezione che vengono spinti verso il basso fino ad arrivare alla base della duna in modo da creare una superficie batterica iniziale; naturalmente i pali saranno disposti  secondo un certo criterio in modo da determinare la forma prefissata usando la sabbia come stampo mano a mano che si sale fino alla sommità ( si possono creare una moltitudine di geometrie differenti).  Magnus Larsson, nel disegnare le possibili soluzioni abitative si è ispirato alle cavità dei tafoni, sovradimensionandoli e portandoli a misura d’uomo in modo da ricreare soluzioni abitative confortevoli interne. ( il Tafone, per chi non lo sapesse, è un alveolo della roccia tipica delle rocce arenarie, esso si forma a causa della continua erosione della roccia, dovuta dal vento oppure dal sale).

Qualcuno potrebbe pensare che questi batteri potrebbero sfuggire al controllo di chi li ha lasciati nel terreno , “cementificando” più del dovuto e uccidendo qualsiasi cosa trovino sul loro passaggio, Larsson a questo proposito afferma che tutto questo è impossibile perché i bacilli muoiono appena si smette di nutrirli per cui la loro attività può essere benissimo regolata dall’esterno.

Che dire, come ho anticipato all' inizio l’idea mi piace parecchio, la trovo  affascinante e allo stesso tempo innovativa; credo che poter accelerare il processo di solidificazione della sabbia per creare spazi fruibili dalle persone lungo tutta la superficie del Sahara è qualcosa di davvero stupefacente se un giorno si potesse attuare! E non solo  allo stesso tempo, un progetto del genere potrebbe creare un’accesa collaborazione tra diverse Comunità in modo da dettagliare ulteriormente il progetto.

Purtroppo per ora il concept  è solo a una prima fase embrionale, infatti ci vorrebbero molti più dettagli tecnici, etici, politici e soprattutto economici in modo da capire se la spesa può essere sostenuta da tutti gli Stati coinvolti nell’operazione (magari con il supporto di altri Continenti). Detto ciò il progetto di Larsson mi sembra un ottimo sistema per tenere viva la discussione in modo da non lasciarci mettere la testa sotto la sabbia ed evitare inevitabilmente il problema.  A tal proposito concludo con una bellissima citazione di Larsson:

“Il mio progetto è un inizio, un' idea, una visione anzi è sabbia, ed è giunto il momento di tramutarla in pietra”.

TIZIANO ZERBO

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Chi ha "Vestito" Babbo Natale?

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Chi ha "Vestito" Babbo Natale?

Scrive il New York Times nel 1927:

“Un Babbo Natale standardizzato appare ai bambini. Altezza, peso, statura, sono ormai standard in modo preciso, come i vestiti rossi, il cappuccio e la barbona bianca. Il sacco pieno di giocattoli, le guancione e il naso rossi, le ciglia cespugliose e l’effetto panciuto sono parti inevitabili per un make up perfetto.”

La storia di Babbo Natale è un intrecciarsi di leggende, culture e tradizioni europee che hanno contribuito alla nascita di quello moderno.
Nel nostro immaginario Babbo Natale è un simpatico vecchietto vestito di rosso e bianco con una lunga barba, tutte le versioni di Babbo Natale che si sono susseguite nel tempo derivano dallo stesso personaggio storico: il vescovo Nicola della città di Myra, un’antica città della Turchia che iniziò a recarsi nelle case portando con sé un dono per ogni bambino, mentre i parroci trasportavano i doni su una slitta trainata da cani.

Gli abiti di Santa Claus richiamano quelli di un vescovo; porta una mitra (un copricapo liturgico) rossa con una croce dorata e si appoggia ad un pastorale. Il richiamo al vescovo di Mira è ancora evidente, ha un cavallo bianco con il quale vola sui tetti; i suoi aiutanti scendono nei comignoli per lasciare i doni (in alcuni casi nelle scarpe dei bambini, lasciate vicino al caminetto). Una parte essenziale nella trasformazione di san Nicola in Babbo Natale spetta a Clement Clarke Moore, scrittore e linguista di New York, il quale nel 1823 scrisse la poesia A Visit from Saint Nicholas nella quale rappresentò il santo di origine anatolica come un elfo rotondetto, con barba bianca, vestiti rossi orlati di pelliccia, alla guida di una slitta trainata da renne e portatore di un sacco pieno di giocattoli. Per il Natale del 1862 l'illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense "Harper's Weekly, Babbo Natale con giacca rossa, barba bianca e stivali.

Secondo molte persone a portare nella mente collettiva l'immagine che abbiamo oggi di Babbo Natale sarebbe stata la Coca Cola, che negli anni 30 usò per la pubblicità natalizia una versione di Babbo Natale con barba bianca, pancia, e abito bianco e rosso. Si può pensare che sia una leggenda, e che la figura di Babbo Natale era bianco e rosso ben prima che la Coca-Cola lo impiegasse nelle sue pubblicità. Esistono esempi di Babbo Natale in bianco e rosso di gran lunga più antichi. Risalgono al 1906, 1908 e 1925. I disegni di Haddon Sundblum, l’artista impiegato dall’azienda di Atlanta, risalgono invece al1931. Inoltre Babbo Natale, vestito di rosso e bianco, fu impiegato per una pubblicità di una bibita già nel 1923, dalla White Rock, un’altra marca di bibite gassate. Cioè otto anni prima che lo facesse la Coca-Cola.

Non riesco e non voglio immaginare un Babbo Natale con altri vestiti o di altri colori, il rosso è un colore che mi piace e diciamocelo ci piace così e ci rassicura!

Consiglio per l’outfit del giorno di Natale e o capodanno.. non abbiate paura ad osare! Vestitevi di rosso, o usate degli accessori come collant, orecchini, borse: il rosso scalda i cuori.

Buon Natale a tutti!


Tatiana Fusi


Link

http://www.linkiesta.it/it/article/2014/12/11/i-colori-di-babbo-natale-non-li-ha-decisi-la-coca-cola/23857/

http://www.sapere.it/sapere/pillole-di-sapere/costume-e-societa/storia-babbo-natale-leggenda-tradizione.html

http://www.diregiovani.it/rubriche/fotogallery/35974-babbo-natale-leggenda-origini-mito-nicola.dg

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Accidentally in words

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Accidentally in words

Cari amici di Forge,

oggi parlerò di un argomento che sicuramente accenderà un dibattito.

Ma é proprio per questo che noi scriviamo, in attesa dei vostri commenti e delle vostre opinioni.

Ho deciso di condividere con voi il mio pensiero riguardo alla vita da figlia unica, rispetto a quella condivisa con fratelli e sorelle.

Personalmente, giuro di essere totalmente felice e soddisfatta come figlia unica e di non aver mai avvertito la necessità di avere accanto fratelli o sorelle, né maggiori né minori.

Ma, ovviamente, ci saranno molti di voi che penseranno esattamente l'opposto.

L'idea di parlare di questa situazione mi é venuta in mente osservando il rapporto tra le due sorelline di cui mi occcupo qui in Inghilterra.

La più grande frequenta la scuola elementare, mentre la piccola va all’ asilo nido, quindi hanno circa 5 anni di differenza.

Questo gap é abissale al momento.

La povera grande deve rinunciare alla sua privacy e condividere la stanza con la piccola, in più si é trovata catapultata in una realtà completamente nuova, dopo 5 anni che la sua vita scorreva in un certo modo.

Per tutti quegli anni era stata lei al centro dell'attenzione e ora, invece, la sorellina é sempre attaccata alla madre e prima o poi la gelosia emerge, come é naturale che sia.

Dopo tutto, a 5 anni un bambino non è abbastanza grande per comprendere quanto tempo richieda un neonato.

Non é facile per lui vedere la madre che tiene sempre il piccolo e che trascorre la maggior parte del suo tempo col fratellino.

Con ciò non voglio accusare nessun genitore lettore di Forge, anzi!

Vorrei solo far notare quanto possa essere complicato per i fratelli maggiori abituarsi alla presenza dei nuovi arrivati, sconvolgendo le proprie abitudini.

Il problema della gelosia si manifesta in varie occasioni, non solo per quanto riguarda il gioco, ma anche per altre attività. Spesso con l' arrivo di un secondogenito il primo bambino deve rinunciare a hobby e passatempi che prima poteva fare.

Comprendo perfettamente che i genitori debbano arrangiarsi come meglio possono e che provvedere a due o più figli è impegnativo, ma negare determinate cose a un figlio dicendo che non si può fare perché c'è il bambino piccolo é decisamente negativo.

Agli occhi del primo genito il neonato appare come un peso, un impedimento per colpa del quale non si possono più fare certe attività e si deve rinunciare alle abitudini precedenti.

Proprio qui entrano in gioco i genitori! 

Io ho la fortuna di avere come amici una favolosa coppia di persone con due figlie adorabili. Loro sono gli unici genitori che conosco che fin da subito hanno gestito alla perfezione le bambine, creando un rapporto stupendo tra le due sorelle, che tutt'ora si adorano e vanno d'accordo. Sicuramente ogni tanto ci saranno state manifestazioni di gelosia, non lo nego, ma hcontinuo a fare loro i miei complimenti per aver trovato il modo di dividere l'attenzione tra le due figlie, così da farle sempre sentire ugualmente importanti.

Ma tornando alla situazione generale..

So che quello che sto per scrivere sembrerà decisamente assurdo, ma é il mio pensiero e oggi sarò sincera e trasparente come sempre. Credo che non sia giusto da parte degli adulti decidere di avere un secondo figlio obbligando il primo genito ad avere fratello/sorella..

Se davvero una coppia desidera il secondo figlio potrebbe attendere qualche anno in più e cercare di capire se il bambino desidera un fratellino. La maggioranza di voi dirà che sono insensibile, esagerata ecc.

Personalmente ringrazio i miei genitori, in particolare mia mamma, per avermi chiesto all'epoca se desideravo un fratellino e aver accettato la mia risposta negativa.

Fin da piccola ho sempre detto che non desideravo né fratelli né sorelle e, ad oggi, la mia opinione non é cambiata. Grazie mamma e papà per aver rispettato la mia scelta, ve ne sarò per sempre grata!

Ammetto con tutta me stessa di essere stata viziata sotto certi aspetti, essendo figlia unica ho goduto di molti privilegi che non avrei avuto se fossimo stati in due o più. e

ovviamente sono un po' egoista. Però, se riflettete, due adulti che decidono di avere un secondo figlio e sconvolgere la vita del primogenito senza nemmeno chiedere il suo parere, non sono egoisti?!

Obiettivamente avere un neonato in casa non é una realtà facile da vivere. Stare svegli la notte a causa di pianti e urla, svegliarsi all'alba anche durante il weekend, non poter far rumore perché il piccolo dorme, dover rinunciare a tante attività perché il piccolo non può uscire o sconvolgere i suoi orari.

Agli occhi del fratello maggiore il neonato diventa una "calamita di attenzione" e i genitori sembrano concentrarsi sempre su di lui.

Questo é quello che vivo ogni giorno qui e sono davvero dispiaciuta, perché la povera bambina grande sta soffrendo parecchio e nessuno sembra rendersene conto.

Nella speranza che qui la situazione migliori attendo con ansia i vostri commenti e le vostre opinioni.

Spero di accendere l'interesse di followers figli unici, lettori con fratelli e sorelle e anche genitori. Fatevi avanti e ditemi come la pensate!

A presto

Silvia Sissy Castello

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SAMX YPPAHAPPY XMAS

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SAMX YPPAHAPPY XMAS

Siamo giunti a dicembre, ultimo mese dell’anno, ricco di neve e clima rigido. Beh, forse non è proprio così in effetti ma di una cosa siamo sicuri ovvero che il Natale è alle porte. La magia dello spirito Natalizio è presente in ognuno di noi, chi di più chi di meno, e alla fin fine non aspettiamo altro che aprire i pacchettini regalo posati accuratamente sotto l’albero decorato di mille lucine colorate.

Prendo dunque la macchina e mi reco in città per i regali alle persone a me più care, sapendo già che comprerò tutto il giorno prima del 25 dicembre, e tra un colpo di clacson e qualche imprecazione ad un automobilista indisciplinato accendo l’autoradio per distrarmi un po’ alla guida.

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Le playlist dei vari network dell’FM cambiano totalmente allo scoccare della mezzanotte del 1° dicembre; eccole qua, le tanto attese canzoni di Natale.

Parliamo del classico coro rispolverato per l’occasione o del jingle radiofonico creato appositamente per l’occasione, dal jazz\swing mai obsoleto all’ultima trovata che va molto di moda negli ultimi anni: la caozne di Natale cantata dai Vip\djs\speakers\tecnici\ e che più ne ha ne metta\ della stazione radiofonica di turno.

Ma vi siete mai domandati da dove derivano le canzoni natalizie?

Un vero e proprio periodo di inizio non è preciso ma si pensa che derivino già dall’antichità, quando l’uomo cercò di ringraziare in qualche maniera le divinità per l’arrivò dell’inverno. La nascita di Gesù Cristo fece in modo che che questi canti divennero un Inno al Bambin Gesù e l’usanza divenne prettamente Cristiana.

Tra i canti popolari più famosi possiamo non citare “Tu scendi dalle stelle”, Adeste Fidelis” e “Astro del Ciel” ,nella versione inglese “Silent Night”, che fu tradotto dalla versione austriaca “Stille Nacht”.

Per ultimo ma non per importanza ricordiamo anche “O Tannenbaum”,famoso canto popolare tedesco che inneggia e loda lo status di sempreverde dell’Abete.

Esistono canzoni famose Natalizie che non riguardano nello specifico la religione e la Nascità di Gesù Cristo.

Tra le più famose ricordiamo “Jingle Bells”, “Santa Claus is coming to town”, “We wish you a merry Christmas”, “Happy Xmas” di John Lennon e “All I want for Christmas is you” di Mariah Carey”.

Una tradizione Americana da non perdere assolutamente è la messa Natalizia cantata dal coro Gospel della diocese d’appartenenza o dai gruppetti di persone che si formano ai bordi delle strade di quartiere riscaldando d’emozione e gioia tutti i passanti.

Il bello di un magazine online è che posso postare tutti i link che voglio per cui vorrei augurarvi un felicissimo Natale e un augurio di Buon Anno da parte mia e dalla redazione di Musica con una canzone a me particolarmente cara……….

https://www.youtube.com/watch?v=z1rYmzQ8C9Q

 

Emanuele Beltrame

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It's XMas TiMe!!!

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It's XMas TiMe!!!

Cari Forgini, il Natale è alle porte! Strade e vetrine si riempono di luci, rosso e oro diventano i colori dominanti, si preparano albero e presepe, si corre a caccia dei regali giusti per i nostri cari e si pensa al menù. Perché Natale è soprattutto stare tutti assieme, magari davanti ad una bella tavola imbandita, per condividere un momento di gioia e passare del tempo con chi amiamo.

Negli ultimi giorni è diventato virale lo spot di una catena di supermercati tedesca, dove il nonnino riunisce con un drammatico escamotage la famiglia e recupera la tradizione omai persa del pranzo di Natale. Guardatelo e commuovetevi!

 

Una magia che si ripete ogni anno in tutto il mondo, noi di Infrigoveritas, in questo numero, vi portiamo alla scoperta di alcune ricette tipiche natalizie, famose e non, che potrete riproporre nei vostri menù delle feste.

Merry Xmas! - U.S.A

Dall’america abbiamo scovato l’eggnog, una tipica bevanda natalizia americana che si serve, calda o fredda accompagnata da shortbread, dal 25 dicembre e per tutto il periodo dell’avvento. Ecco la ricetta:

6 uova
600 ml di panna fresca (non montata)
480 ml di latte intero
225 grammi di zucchero
120 ml di brandy
120 ml rum
1/2 cucchiaino di estratto di vanilla
1/2 cucchiaino di noce moscata

Conservare tutti gli ingredienti al fresco, sbattere le uova fino a quando non diventano spumose. Aggiungere lo zucchero e continuare a sbattere sempre a mano quindi versare anche l’estratto di vaniglia e la noce moscata grattata fresca.
Versare a filo prima la panna fresca non montata continuando a sbattere poi fare la stessa cosa con il latte. Alla fine aggiungere, ancora a filo e ancora continuando a sbattere con la frusta a mano, il brandy e il rum fino a quando non si è ottenuta una crema non troppo liquida nè troppo ferma. Scaldare a bagnomaria per un paio di minuti.

S Rozdestvom! - Russia

In Russia si è tornati a festeggiare il Natale dopo la caduta dell’URSS, la data ufficiale per loro è il 7 gennaio ma il 25 dicembre comunque lo si vive come pseudo-festa per via delle varie influenze provenienti dall'esterno. Vi proponiamo questi vol au vent alla vodka, antipasto facile e veloce, una variante ai soliti ripieni!

12 vol au vent
150 gr maionese
1 cucchiaino senape dolce e 1di ketchup
1 cucchiaio di vodka
50 gr di uova di lompo

30 gr di panna fresca
1 rametto di aneto
Mettete la maionese in una ciotola e mescolate con lo sbattitore elettrico, aggiungete la senape e il ketchup. Aggiungete la vodka, in una ciotola a parte montate la panna a neve ben ferma, poi unitela al composto molto delicatamente e lasciate riposare la salsa in frigorifero per circa 20 minuti. Disponete i vol au vent in una pirofila e fateli scaldare per 5 minuti in forno già caldo a 150°C. Poi farciteli con la salsa di maionese e decorate con le uova di lompo e qualche ciuffetto di aneto.

Joyeux Noel! - Francia

Il Tronchetto di Natale o Buche de Noel è un dolce tradizionale francese che si prepara durante il Natale. Come indica il nome, il dolce  è preparato e decorato in modo da apparire come un ceppo  pronto per il fuoco, questo per ricordare la vecchia usanza in cui si usava conservare un grosso ceppo di una particolare pianta da frutto, che per le sue caratteristiche assicurava una combustione lenta che veniva posto nel focolare alla vigilia di Natale e avrebbe dovuto ardere fino a  Capodanno.

Per la ricetta di lasciamo il link dove troverete tutti i passaggi per preparare il vostro delizioso tronchetto!!

http://ricette.giallozafferano.it/Tronchetto-di-Natale-Buche-de-Noel.html

Lloista Joulua! -  Finlandia

I piparkakut sono dei biscotti di natale tipici della Finlandia. Il loro gusto speziato ben si accompagna con una tazza di cioccolata calda o con un bicchiere di latte ma sono buonissimi anche da soli!

600 g farina
200 g burro
200 g zucchero
1 uovo
1 dl sciroppo di acero
2 cucchiaini cannella in polvere
2 cucchiaini zenzero in polvere
1 cucchiaino chiodi di garofano in polvere
2 cucchiaini buccia d'arancia grattuggiata
2 cucchiaini bicarbonato sciolti in 1 dl di acqua

Unite burro, zucchero, sciroppo d'acero, cannella, zenzero chiodi di garofano e la buccia d'arancia in una casseruola. Mescolate tutto su fuoco dolce finché il burro si è sciolto, dopodiché lasciate raffreddare il tutto. Aggiungete il bicarbonato sciolto in acqua, l'uovo e la farina. Impastate bene il tutto e lasciate riposare per una notte in un luogo fresco. Infine, dalla pasta stesa sottilissima, ricavate le forme desiderate (cuoricini, fiori, pupazzetti...) e cuocetele in forno a 175° C per 8-10 minuti.

Happy Holidays! - England

Il Christmas Pudding è buonissimo budino cioccolatoso e invitante. Dolce tipico della tradizione inglese. Leggete come prepararlo!

75 grammi di farina
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
175 grammi di zucchero di tipo muscovado
3 uova
175 grammi di burro a temperatura ambiente
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di noce moscata
1 cucchiaino di spezie miste (chiodi di garofano, anice, pepe nero, noce moscata)
175 grammi di pangrattato
25 grammi di farina di mandorle
un pizzico di sale
225 grammi di uva passa
225 grammi di uvetta sultanina
125 grammi di canditi misti
125 grammi di ciliegie dolci
1/2 mela grattata
1 bottiglia di birra scura (tipo Guinness)
Brandy
Panna fresca da montare/Gelato

Sbattere il burro e lo zucchero con una forchetta fino a quando non si ottiene una crema densa quindi aggiungere le 3 uova leggermente sbattute e mescolare per bene.
Setacciare all’interno di questo composto la farina, l’eventuale bicarbonato, il sale, la cannella, la noce moscata e le spezie miste quindi, dopo aver mescolato per bene, aggiungere anche l’uva passa, l’uva sultanina, i canditi, le ciliegie, la mezza mela grattata e la farina di mandorle. Mescolare per bene ottenendo così un composto molto scivoloso quindi aggiungere il pangrattato e l’intera bottiglia di birra. Dare l’ultima mescolata quindi coprire con un panno e lasciar amalgamare per una notte. La mattina dopo accendere il forno a 150° e trasferire tutto il composto dentro uno stampo da pudding (o dentro uno stampo da budino) completamente oliato/imburrato quindi metterlo direttamente in forno a bagnomaria con la superficie coperta da alluminio in modo che non si bruci. Lasciar cuocere per 5-7 ore ovvero fino a quando, togliendo la carta stagnola, il colore del pudding non diventa scuro (più resta in forno e più, per via della reazione chimica della birra, si scurisce e acquista sapore!).
Togliere dal forno, mettere su un piano resistente al calore e, una volta raffreddato, capovolgere su un piatto da portata e servire aggiungendo del brandy sulla superficie e panna montata o del gelato alla vaniglia.

E voi con che ricette delizierete i vostri cari a Natale?! Fateci sapere!!

InfrigoVeritas vi augura Buon Natale e un felice 2016 e... Buon Appetito!

Anna & Georgia

 



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