Failure.

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Failure.

Ancora una volta, a pochi mesi di distanza, mi ritrovo penna in mano a scrivere del fallimento dell’umanità.

Abbiamo fallito perché ancora una volta la paura ha vinto; l’odio, l’intolleranza e l’ignoranza hanno vinto.

I fatti di Parigi hanno saputo dimostrare come le vere vittime non siano i morti ma bensì i vivi, coloro che assistono impotenti all’orrore perpetrato da pochi vili uomini che, in nome del DIO DENARO, deliberatamente hanno posto fine a delle vite.

La rabbia e la paura di ciò che è diverso o di ciò che non si conosce hanno nuovamente vinto su molti, non su tutti per fortuna, spingendo l’ago della bilancia mentale verso l’intolleranza: intolleranza verso una religione in questo caso e che, con gli orrori di Parigi, ha poco o nulla a che fare.

Voglio invitare chiunque a riflettere sul peso delle proprie parole e dei propri pensieri, ad analizzare razionalmente l’origine di tale pensieri e a capirne la vera natura dei sentimenti che ne scaturiscono, confrontandosi con persone con una visione differente, affinché l’umanità possa superare questa follia, cosa possibile solo con il dialogo.

Noi come Forge of Talents esprimiamo la nostra solidarietà alle vittime di questo ennesimo inutile massacro, sperando che la ragione, l’intelligenza e la coscienza possano sempre essere un faro di luce che cancelli l’oblio portato dall’odio.

Senza voler minimamente mancare di rispetto o sminuire questo dramma globale noi continueremo, anche in questo numero, a voler parlare delle nostre passioni perché se iniziassimo a nasconderci dietro un muro o smettendo di raccontare ciò che amiamo, falliremmo. E noi questo non vogliamo che accada mai.

 

Mattia Corbetta

 

"Encore une fois, peu de mois après, me voici mon stylo à la main pour écrire de l'échec de l'humanité.

On a échoué parce que c'est la peur qui a vaincu une fois encore; la haine, l'ignorance et l'intolérance ont vaincu.

Ce qui s'est passé à Paris démontre que ce ne sont pas les morts les victimes, mais les vivants; ceux qui assistent, impuissants, à l'horreur que de viles hommes ont perpétré, au nom du Dieu Argent, en donnant délibérément fin à des vies humaines.

La peur et la rage envers ce qui est différent ou que l'on ne comprend pas ont encore gagné sur plusieures personnes, pas sur tout le monde, heureusement, mais ça a suffi pour diriger les esprits vers l'intolérance, réligieuse dans ce cas, même si les horreurs de Paris n'ont rien à voir avec ça.

Je veux inviter tout le monde à réfléchir sur le poids de ses propres mots et de ses propres pensées, à en analyser rationellement l'origine, à explorer la vraie nature des sentiments qui en découlent, en se confrontant avec des gens qui ont un point de vue différent, afin que l'humanité puisse dépasser cette folie par un dialogue ouvert et sincère.

Forge of Talents offre sa solidarité aux victimes de cet énième, inutile massacre: nous espérons que la raison, l'intelligence et la conscience pourront être toujours la lumière qui efface l'oubli, conséquence de la haine.

Nous ne voulons pas dépriser ce drame gobale mais, dans ce numéro aussi, nous allons parler de nos passions: en fait, si on commençait à se cacher derrière un mur ou si on cessait de raconter ce que nous aimons on échouerait nous aussi. Et ça, ça ne doit pas arriver."

 

(Traduzione Anna Boggero Prin)

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Fotografie & Concerti

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Fotografie & Concerti

Bentornati amanti della fotografia e, per questo mese, della buona musica rigorosamente dal vivo.

In questo numero andremo ad esplorare insieme un mondo affascinante quanto particolare: la fotografia di concerto ed eventi.

Il concetto di base di questa tipologia di foto affonda le sue radici nel fotogiornalismo essendo, di fatto, una costola della fotografia di reportage che si occupa delle performance sul palco quanto dei backstage degli eventi dal vivo.

L'approccio a questo genere fotografico può essere variegato sia per impostazione e propensione del fotografo sia per scelte artistiche durante e successive allo scatto.

In queste prime tre fotografie è possibile osservare la prima delle scelte possibili: la scelta del formato.

Il formato landscape (o orizzontale per i neofiti) è una scelta mirata a due scopi specifici, creare un contesto includendo una maggior porzione dello stage, oppure effettuare delle close-up (foto molto ravvicinate) di dettagli come le mani, i piedi, i capelli, lo strumento o gli occhi degli artisti.

Questo formato consente di rendere maggiore giustizia ad un particolare stage o location, includendo oltre al leader o all'artista che ci interessa anche gli altri componenti della band od orchestra. Inoltre questa impostazione consente di includere un parte del pubblico rendendo la fotografia molto più coinvolgente.

Qui sopra potete osservare invece due fotografie in formato verticale (o portrait) tipiche per focalizzare l'attenzione sul soggetto principale. Il taglio può essere più o meno stretto in modo da includere o escludere più porzioni della figura.

Il taglio verticale soffre di una più difficile messa a fuoco per la lente in quanto se stiamo assistendo ad un concerto rock o pop, il musicista o cantante si muoverà lungo lo stage molto rapidamente costringendo la lente o il fotografo a rimettere a fuoco incessantemente.

In altri casi è possibile avvicinarsi maggiormente alla band o ad un cantante, in questo caso concentrate l'attenzione sull'intensità del momento, cercando di fermare un momento particolarmente intenso o un attimo di complicità tra due musicisti. Questi attimi sono abbastanza comuni negli show moderni ed è quindi molto facile riuscire a coglierli.

Parlando invece a livello tecnico è possibile portare a casa ottimi risultati, sia che si utilizzi uno smartphone sia che si utilizzi una fotocamera da migliaia di euro.

Per quanto riguarda le impostazioni da gettare sulla macchine, queste dipendono ovviamente dal vostro apparecchio: per gli smartphone o le fotocamere compatte, che quindi magari privi della possibilità di fare una regolazione fine, le modalità automatiche possono venire in vostro aiuto o, in alcune macchine, è possibile trovare la modalità foto party o eventi, che vi aiuterà a catturare gli attimi irripetibili sul palco. Questa è ovviamente la situazione più semplice in cui lavorare e se vi ci doveste trovare, preoccupatevi di realizzare al meglio la composizione, al resto penserà la vostra fotocamera.

Per le fotocamere più evolute si passa ora a lavorare su regolazioni più fini; ci si può sbizzarrire con la modalità manuale (generalmente indicata come M) nella quale ogni settario è lasciato a noi operatori oppure a giocare con le modalità di priorità tempo o diaframma (della quale vi consiglio l'uso della prima perché il tempo è il fattore chiave in questi eventi molto veloci e frenetici).

Le possibili impostazioni manuali o semi manuali si possono riassumere in due gruppi a parer mio:

  • con uno stage luminoso è possibile mantenere la velocità di scatto tra i 100 ed i 250/s e di salire di 3 stop rispetto alla massima apertura di diaframma.
  • con uno stage buio occorre aprire al massimo il diaframma e si può correre qualche rischio abbassando la velocità di scatto a 50 o 80/s (cercando di tenere più ferma possibile la macchina o sperando di avere uno stabilizzatore integrato nell'ottica)

Per quanto riguarda i valori di ISO personalmente preferisco sempre lavorare con i valori bloccati, generalmente intorno agli 800/1250 (ma molto dipende dalla situazione di scatto) al fine di ottenere un livello di luminosità globale accettabile ed uniforme su tutte le immagini ed evitando di lavorare su di ogni singola foto in post produzione.

Infine come ultima nota personale, cercate sempre di ottenere dei risultati soddisfacenti includendo qualche elemento scenografico come riflettori, stage, pubblico, ecc in modo da dare maggior carattere alle vostre immagini e far si che possiate esserne soddisfatti nel momento in cui andrete a rivederle. La musica dal vivo è appassionante e va trattata come tale, seguendo la musica, assecondando gli eventi o anticipandoli e soprattutto seguendo con il cuore ciò che accade in quel mondo a se stante che è la musica dal vivo.

Mattia Corbetta

 

PS: vorrei esprimere la mia solidarietà a tutte le vittime, uccise durante l'evento live degli Eagles of Death Metal a Parigi durante il quale più di 80 persone sono state giustiziate.

La paura non vincerà mai sulla musica.

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Eat Dreaming

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Eat Dreaming

Amici lettori di Forge, avete impegni per cena stasera?!

Perché noi di Infrigoveritas questo mese vi porteremo alla scoperta di alcuni dei ristoranti più spettacolari del Mondo!

Mangiare è già di per sé una delle attività umane per cui vale la pena vivere ma immaginate di poterlo fare godendovi, proprio mentre cenate, la vista su alcuni dei paesaggi più belli del mondo che si incontrano con arte, design e genio creativo.

Ecco la nostra mini carrellata di ristoranti da sogno, selezione che richiede un budget “mooolto interessante” (e a leggere le recensioni non sempre il palato viene ripagato quanto gli occhi...) ma sognare non costa nulla = D. Buona lettura!

Ithaa Undersea Restaurant, Maldive

Ithaa Undersea Restaurant, Maldive

Ithaa Undersea Restaurant, Maldive

Da una scalinata che parte dalla spiaggia dell’Hilton Conrad Maldives, un lussuosissimo resort sull’isola di Rangali, si scende di cinque metri e si arriva all’Ithaa (perla, in maldiviano) Undersea Restaurant, il primo locale completamente sott’acqua, immerso nelle limpidissime acque dell’arcipelago. Mentre si cena a base di grigliate e carpacci di pesce, si possono ammirare al di là delle lastre di vetro trasparenti esemplari multicolori dell’Oceano. La prenotazione, va da sé, è da effettuare con largo anticipo e i prezzi si aggirano attorno ai 250 euro per persona.

Molto Wow, da togliere il fiato, per tipi subacquei!

Ngorongoro Crater Lodge, Riserva naturale di Ngorongoro, Tanzania

Ngorongoro Crater Restaurant, Tanzania

Ngorongoro Crater Restaurant, Tanzania

Il resort sorge sulla cresta del vulcano e ha un'architettura di design perfettamente integrata all'ambiente della savana africana. La terrazza del ristorante offre una vista mozzafiato.  Occhi aperti, mentre si mangia, su leoni e rinoceronti!

Molto Wild, per tipi selvaggi!

Snow Village, Finlandia

Snow Village Restaurant, Finlandia

Snow Village Restaurant, Finlandia

Ogni dicembre, apre le sue porte in Finlandia lo Snow Village, un complesso disposto su oltre 20000 metri quadrati completamente ricavato nel ghiaccio che comprende lo SnowHotel, l’IceBar e l’Igloo Disco. Tutto è costruito con la neve, dai muri alle colonne fino alle statue e ogni anno è edificato con forme diverse rispetto all’anno precedente. Un capolavoro multiforme intagliato nel ghiaccio. Siamo nel cuore della Finlandia, a soli 200 chilometri dal circolo polare artico e le temperature – fuori e dentro – sono abbondantemente al di sotto dello zero.

Molto.. brrrr, non per tipi freddolosi!

Yellow Treehouse Restaurant, Nuova Zelanda

Yellow Treehouse Restaurant, Nuova Zelanda

Yellow Treehouse Restaurant, Nuova Zelanda

Un vero ristorante sull'albero, una sequoia alta 40 metri, è un vero e proprio capolavoro dell’architettura verde. La costruzione di legno a forma di goccia sospesa nel vuoto perfettamente integrata con l’ambiente circostante. Inoltre, grazie ad alcune coperture termiche, anche in caso di pioggia si potrà salire a cenare all’asciutto.

Molto fiaba, per eterni PeterPan!

The Jane, Anversa

The Jane, Anversa

The Jane, Anversa

Questo ristorante è stato costruito in una vecchia chiesa sconsacrata di un ospedale militare. Ambiente molto scenico che lo rende un luogo dove design e cucina sono portati a un livello davvero “divino”. Nella nostra selezione è degno di nota perchè si è appena aggiudicato il primo premio del “Restaurant & Bar Design Awards 2015”  prestigioso concorso a livello internazionale dedicato al design dell’ospitalità, che ogni anno individua le migliori location al mondo.

Molto cool… per tipi alla moda!

ATMosfera, Milano

ATMosfera, Milano

ATMosfera, Milano

L'Azienda Trasporti Milanesi (ATM) ha avuto la brillante idea di ristrutturare due tram e trasformarli in veri e propri ristoranti su rotaia, ATMosfera 1 e ATMosfera 2. Ventiquattro coperti per ogni tram e si mangia attraversando i luoghi più belli di Milano per vivere in maniera diversa la Città.

Molto Urban Style Retrò... per gli amanti della Città.

Solo per Due, Rieti

Solo per Due, Rieti

Solo per Due, Rieti

Come suggerisce il nome "Solo per Duie" è il più piccolo ristorante del mondo. Ha un solo tavolo e accetta solo due persone a pasto. Il menu è basato su una scelta di ingredienti freschi selezionati ogni giorno in base alla stagione. Cucina rigorosamente italiana accompagnata dai vini delle migliori cantine.

A lume di candela, per tipi estremamente romantici!

 

Questa è la selezione dei nostri ristoranti da sogno, i vostri quali sono e voi che tipi siete?! Fateci sapere!

Al prossimo mese!

Infrigoveritas

Anna & Georgia

 

 

font immagini

http://www.andbeyond.com/ngorongoro-crater-lodge

www.ilgiornaledelcibo.it

http://www.soloperdue.it/risto.htm

http://www.redwoodstreehouse.co.nz

http://restaurantandbardesignawards.com

http://conradhotels3.hilton.com

 

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Accidentally in words

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Accidentally in words

Ciao amici e amiche di Forge!

Oggi vorrei parlarvi di una situazione particolare che ho visto coi miei occhi, ovviamente qui in Inghilterra.

Dunque, pochi giorni fa è iniziato quello che a scuola chiamano half-term, ovvero una settimana di vacanza durante la quale gli alunni non hanno lezioni e i professori si riuniscono per fare programmazione e organizzare il bimestre successivo.

Detto tra noi, apprezzo questo tipo di organizzazione.  I bambini non devono affrontare periodi troppo lunghi di scuola senza pause e gli insegnanti hanno la possibilità di seguire meglio l' andamento della classe e predisporre le attività successive, in maniera efficace e produttiva.

La parte interessante della mia avventura arriva adesso..

 La mamma delle bambine presso cui lavoro ha deciso di sfruttare dei giorni ferie per stare a casa e ospitare i nonni, sia italiani che inglesi.

A me ovviamente ha fatto piacere conoscere i nonni italiani e sto aspettando con ansia il pranzo con i parenti inglesi, ma per le bambine si sta rivelando una realtà un po’ complicata.

Tante emozioni concentrate in un breve periodo e troppe differenze dalla routine quotidiana!

L’aspetto che piu mi ha colpito è il modo dei bambini di relazionarsi di persona con individui che generalmente vedono solo su Skype.

È proprio di questo che vorrei parlare oggi.

Oltre al mio , al giorno d’oggi è pieno di bambini che si trovano catapultati in situazioni analoghe; a causa di separazione dei genitori oppure perché madre o padre devono spostarsi per lavoro. La tecnologia odierna offre innumerevoli metodi di comunicazione : il più diffuso, come tutti avrete sperimentato, è Skype, poiché è gratuito e permette di connettersi e vedere chi vogliamo ovunque.

Sicuramente comodo e utile, ma cosa ne pensano i piccoli?

Quasi ogni sera vedo la bambina che accende l’i-pad e chiama i nonni e gli zii e per lei è normale mettersi a giocare con i cuginetti online..

Un mese fa abbiamo persino celebrato il compleanno della sorellina su Skype, in diretta Bergamo - Welwyn!

Capisco che sia l’unico modo che hanno per mantenere i contatti e per le bambine è fondamentale, però visto da fuori è avvilente. Non voglio sembrare insensibile, ma vi assicuro che è stato molto difficile abituarsi a queste telefonate interattive.

 Venerdì sera finalmente i nonni bergamaschi sono arrivati qui. Pensavo che sarebbe stata una gioia per le bambine , ma la più grande secondo me ha avuto tre giorni molto stressanti.

Innanzi tutto ha dovuto ricominciare a parlare italiano, dato che i nonni non capiscono nulla di inglese, e questo l’ha resa più stanca e facilmente irritabile. Inoltre abbiamo condensato un sacco di uscite, giornata a Londra, pranzi fuori e ovviamente le bambine si sono stancate troppo.

Gestire i rapporti a distanza non è assolutamente semplice per la famiglia; i genitori fanno del loro meglio, ma quando le bambine devono controllare le loro emozioni si trovano in difficoltà.

Come è giusto che sia io mi sono fatta da parte, per permettere ai nonni di godersi la compagnia delle nipotine. Purtroppo la bimba più grande ha continuato ad avere un atteggiamento assolutamente diverso dal solito , era molto nervosa, facilmente irritabile e il clima spesso era irrespirabile. Non l' ho mai vista così quando passa tempo insieme.

Martedì mattina ha voluto addirittura stare a casa a giocare con a me, invece che uscire coi nonni. D' altro canto lei é troppo ingenua per capire che doveva sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione coi nonni, dato che io sono sempre lì con lei.

 Ma a sei anni non é proprio un concetto automatico: lei preferiva stare a casa agiocare, punto!

Anche la sorellina ha avuto delle reazioni inaspettate: ha dormito meno del solito, ha pianto spesso ed era irritabile. La favolosa e pratica daily routine che ha con me ogni giorno é stata completamente rivoluzionata, a suo sfavore. Personalmente credo che mantenere gli stessi orari con bambini cosi piccoli sia assolutamente necessario.

Tutto questo per spiegarvi quanto possa essere complesso, per dei bambini, affrontare le situazioni che a noi adulti sembrano scontate.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, quale é il vostro punto di vista a riguardo.

Credete sia giusto coltivare un rapporto a distanza attraverso mezzi di telecomunicazione ? Pensate che per i bambini sia positivo passare cosi tanto tempo su Skype? Come credete che possano reagire quando finalmente avranno occasione di trascorrere del tempo con le persone che solitamente vedono in webcam?

Condividete le vostre opinioni cari followers e

 se avete consigli da darmi non esitate a commentare.

Grazie in anticipo :)

 

Silvia Sissy Castello

 

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ZERO ZERO SPECTRE

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ZERO ZERO SPECTRE

Un mese di assenza per la rubrica musica che riordina le idee e le tematiche da affrontare dopo 2 settimane vacanze. D’ora in poi non sarà più solo una coincidenza ma una vera e propria collaborazione tra due rubriche strettamente collegate tra loro, ovvero la sezione musica e quella di cinema.

Già qualche mese scrissi sull’importanza della colonna sonora nel ruolo cinematografico ma ora vogliamo andare più a fondo. Parleremo proprio delle ultime uscite in concomitanza con Valentina che si occupa della sezione cinema.

Come non parlare dunque della soundtrack dell’ultimo capitolo dell’agente segreto più famoso al mondo? Si esatto proprio di 007 – Spectre che è da poco nelle sale italiane con la licenza di uccidere ancora una volta. La colonna sonora è stata affidata ad una vecchia conoscenza della saga, ovvero Thomas Newman, che collaborò ad alcune tracce di Skyfall tra l’altro.

Partiamo dall’apertura del film e dai titoli di testa con la canzone cantata da Sam Smith  “Writing’s on the wall” già ai primi posti delle classifiche mondiali.

La colonna sonora di Thomas entra nel vivo subito dalle prime scene ambientate in Messico durante la festa del giorno dei Morti; un salire di perscussioni, tamburi e chitarre che danno molto ritmo al susseguirsi delle scene.

Passando all’inseguimento automobilistico per le vie di Roma, la soundtrack è un tutt’uno con le immagini che ha un ottimo impatto sul film e ci catapulta all’interno dello schermo. Stessa cosa per l’inseguimento sulla neve sulle montagne Austriache.

C’è anche una parte più debole se così possiamo dire, con chitarrine e inserimenti di arpe e archi che conferiscono un tratto di mistero alla nuova bond girl.

Sul finale , tracce come “Tempus Fugit” e “Safe House” fanno letteralmente battere il cuore allo spettatore in platea che creano una fortissima tensione e un forte attaccamento allo schermo.

Concludendo, una buona riuscita soundtrack, con forse qualche punto debole ma che sa il fatto suo; l’agente Bond sarebbe soddisfatto del risultato.

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L'Arte nel paese delle Meraviglie

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L'Arte nel paese delle Meraviglie

Tutte le strade portano a Roma. No, nel nostro caso tutte le strade portano a Pievesciata. In realtà esattamente quattro strade diverse.

Infatti dopo circa 40 minuti di auto pensando che il navigatore facesse lo spiritoso, arriviamo in questo piccolo paese immerso tra le colline del Chianti.

Lo riconosciamo subito perchè due immense figure, una maschile e una femminile, ci accolgono a loro modo anche se non ci guardano perché hanno la testa in un cipresso.

Poi vediamo due cabine telefoniche inglesi in cui due manichini comunicano con chissà chi, ed un cavallo che scorrazza felice.

Così inizia l’avventura, e credetemi, sembra di essere arrivati nel paese delle meraviglie.

La giornata è meravigliosa, ci sono 20 gradi e sembra primavera, ma tutto è arricchito dai caldi colori dell’autunno.

Ci siamo solo noi, il parco è tutto nostro.

Una piccola introduzione, la comodissima applicazione che ci spiegherà tutte le opere e siamo pronti ad attraversare il cancello fatto di foglie di tiglio che custodisce il parco.

 

THE BLUE BRIDGE : URSULA REUTER-CHRISTIANSEN

 

Quest’opera era esposta alla Biennale di Venezia del 2001 e nel parco non è ancora stata collocata. Evoca i canali della città che l’ha ospitata ed i ponti che l’attraversano.

 

L’ANFITEATRO

Ricavato da una pendenza naturale del terreno, ospita concerti e rappresentazioni.

Spettatori d’eccezione: Stanlio e Olio, Alfred Hitchcock, Federico Fellini e Charlie Chaplin.

 

L’ISOLA – KIM HAE WON

Quest’opera ricorda uno scoglio nero circondato dall’oceano, ma in questo caso il suo sfondo sono alberi e foglie.

 

ENERGIA – COSTAS VAROTSOS

E’ un’opera alta 8 metri, formata da 800 strati di vetro che pesano ben 16 tonnellate. Nonostante ciò si staglia con molta leggerezza verso il cielo e il sole provoca giochi di luce sempre diversi.

 

LA PIETRA SOSPESA – MAURO BERRETTINI

Composta da travertino, è un omaggio alla terra senese. Dalla panchina posta di fronte si vedono due braccia che escono dal terreno e sorreggono la pietra grezza.

EQUILIBRIO – CHRISTOPH SPATH

Opera di granito e vetro, forza e fragilità, ombra e luce.

 

IL PENSATORE – ICHWAN NOOR

Si trova in un’area picnic, ci si può soffermare a pensare accanto a lui.

 

DIVERGENZA ARMONICA – JAYA SCHURCH

Una V di granito si erge tra le piante, sembra cadere ma è sorretta dall’acciaio.

 

FEDE E ILLUSIONE – DOLOROSA SINAGA

La sagoma di una donna si trova in mezzo a due grattacieli immaginari, impossibilitata a trovare una via d’uscita dai suoi problemi. Quest’opera trasmette molto, nonostante la sua semplicità.

 

LIMES – JOHANNES PFEIFFER

Pietre sospese come metafora di un muro che divide il bosco dal sentiero e per l’artista simboleggia il vero muro che divideva la sua nazione, la Germania.

 

FOGLIA CHE CADE – JASMINA HEIDAR

Un’enorme foglia di quercia di vetro che sprigiona stupendi giochi di luce.

 

LA CHIGLIA – KEMAL TUFAN

La chiglia di una nave arenata nel bosco. E’ davvero imponente.

 

EDIFICIO INCOMPIUTO – COR LITJENS

Un portale ci permette di entrare nella seconda parte del percorso.

 

IL SALTO DELLA CAVALLINA – DOMINIC BENHURA

Quattro bambini si divertono con questo antico gioco, e per un attimo sembra che si muovano davvero.

 

DIALOGO – ANITA GLESTA

Due piattaforme che permettono di guardare il cielo e sentire i suoni del bosco.

 

IL PONTE – JOHANNES PFEIFFER

Un bellissimo gioco di colori fa sembrare i piloni di ferro dei tronchi di legno, integrandosi perfettamente con il bosco.

 

COSTRUZIONE PER FERMARE IL TEMPO – PILAR ALDANA

Entrando nella scultura ci si vede riflessi nel granito e tutto intorno sembra scomparire.

 

CHIANTI – ROBERTO CIPOLLNE

Una spirale verso il cielo dalla quale pendono vari utensili da lavoro utilizzati dai contadini del territorio.

 

LABIRINTO – JEFF SAWARD

L’opera per cui avevo più aspettative, e non sono state deluse.

Si cammina tra i riflessi prodotti dalla luce che attraversa il vetrocemento, si arriva al centro dopo un percorso silenzioso e uno specchio permette di vedere noi stessi. Viaggio fino al centro dell’Io.

 

PER LA LIBERTA’ DI STAMPA – BARRERA FONTENLA

Opera in memoria del fotoreporter ucciso Josè Luis Cabezas, segno di ricordo e sfida.

 

COME ERAVAMO – PIERO GIADROSSI

Nove tronchi di alberi morti abbracciati ad alberi ancora vivi, per ricordare e promuovere il rispetto per la natura.

 

ANGOLO DI BOSCO BIANCO – NICOLAS BERTOUX

Proseguendo attraverso il sentiero si hanno percezioni diverse di questi tronchi di marmo, fino ad intravedere un triangolo tra gli alberi.

 

 

ARCOBALENO SPEZZATO – FEDERICA MARANGONI

Un arcobaleno a metà, simbolo di precarietà. Un’opera colorata che svetta nel bosco.

 

TRONCHI PIETRIFICATI

Tronchi di 20 milioni di anni provenienti da una foresta del Bormio. L’artista è la natura.

 

LONTANO DAL SENTIERO BATTUTO – WILLIAM FURLONG

Attraversando la fotocellula inizia un percorso uditivo che ripropone i suoni del centro di Siena.

 

TWIST – NEAL BARAB

Due figure sinuose spuntano dal terreno e salutano lo spettatore dopo il suo percorso nel parco.

 

LA CASA NEL BOSCO

Usata come biglietteria fino a qualche anno fa, ora fa attendere soltanto delle figure a cui magari per sbaglio ci si accoda.


Tornando verso la galleria d’arte ci sono le ultime opere, Fabbrica di Latte di Vincent Leow , Xaris di Adriano Visintin e Omaggio a Brancusi di Benbow Bullock.


Un viaggio inaspettato, una mostra a cielo aperto lontana dai rumori della città, le sensazioni che solo la natura e la luce del sole possono regalare e sono loro a rendere uniche queste opere, perfettamente collocate e meravigliosamente autentiche.

Consiglio a tutti di visitarlo, magari in un periodo come questo in cui si può avere la fortuna di essere da soli e godere ancor di più di questa perla incastonata in mezzo all’Italia.

Ho provato tante emozioni e spero di averne trasmesse anche a voi, lettori di Forge.


Valentina Poerio


Scolpire non è scavare una pietra, è trovare il respiro della vita in essa e rivelarlo.

(Anonimo)


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Residenze da sogno

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Residenze da sogno

Sono sicuro che, almeno una volta nella vita abbiate provato a fantasticare sulla vostra casa ideale. Ho indovinato vero? Chiudete gli occhi per qualche minuto... come la state immaginando? Preferireste abitare in una spaziosa residenza in collina con una bella piscina con acqua riscaldata? O in un bell’attico open space con vista sull’intera città? O magari in un cottage sperduto in mezzo alla campagna inglese? Vi dico chiaramente, a me capita molto spesso di pensarci, così oggi ne approfitto per darvi qualche piccola suggestione in modo da liberare la vostra fantasia.

Ho deciso di proporvi 10  progetti di tipologia unifiamiliare che, grazie alla loro idea di concept e soprattutto grazie all'alto livello di qualità progettuale e paesaggistica, mi hanno notevolmente colpito e fatto emozionare più  e più volte durante il corso dei miei studi. (Ve lo dico già! Non è stato semplice sceglierne solo 10, purtroppo ho dovuto fare un’ardua selezione!).

 

10_ Alberto Campo Baeza, Càdiz (Spagna), 2014

THE HOUSE OF INFINITE

 

The House of Infinite è una new entry nella mia classifica personale (occupa solo il decimo posto ma tra qualche anno  si posizionerà sicuramente più in alto); è sempre stato il mio sogno fin da bambino avere una casa tutta per me a stretto contatto con le acque dell’Oceano; poter cenare seduto sulla sabbia e guardare le stelle sdraiato sul tetto. Campobaeza in questo progetto pensa a una piattaforma di pietra che sembra quasi protendersi  all’infinito, instaurando così un profondo legame tra acqua e terra, tra oceano e montagna. Una grossa scatola in travertino scavata nella roccia in modo da sviluppare al suo interno l’intero spazio abitativo.

 “Abbiamo voluto progettare questa casa, per farla rimanere impressa nella mente di ogni persona”

La domanda sorge spontanea... ma la legge Galasso (legge dove si delineano distanze da mantenere e vincoli di inedificabilità) non esiste in Spagna?

9_ Louis Kahn, Philadelphia (Stati Uniti), 1961

MARGARET ESHERICK HOUSE

Semplicità, luce e geometria diventano gli elementi caratterizzanti di casa Esherick; ho sempre desiderato avere un soggiorno a doppia altezza ed una vetrata continua che mi illumini tutta la zona giorno; la sala da pranzo ha una vista completa sul giardino circostante e  l'utilizzo del vetro fa quasi scomparire i pieni dati dalle murature perimetrali. Legno, cemento armato ed intonaco dialogano alla perfezione trovando un equilibrio a dir poco stupefacente.

8_ Alvaro Siza, Mallorca (Spagna), 2004/2007

HOUSE IN MALLORCA

Il progettista di ville unifamiliari per eccellenza, qui nelle Baleari disegna dei volumi frastagliati, irregolari che assumono diverse inclinazioni in base all'orografia del terreno, cercando allo stesso tempo di non sconvolgere il paesaggio circostante. Quello che lascia di stucco è la capacità dell' Architetto portoghese di delineare gli spazi con angoli non sempre retti e di nascondere, mediante una scelta architettonica, tutti i serramenti che danno direttamente sul mare. Trovo delicata la scelta della vegetazione per il tetto a giardino pensile,  essenze ed aromi tipici del clima mediterraneo ne fanno da padrone. 

 

7_ Richard Neutra, Los Angeles (Stati Uniti), 1959

SINGLETON HOUSE

Gli anni '50 del '900 sono un periodo in cui vi è una continua ricerca di forme nuove richiamando i principi del Movimento Moderno. Neutra trova così,  grazie alla leggerezza di linee  e alla semplicità di materiali quali acciaio e vetro, una propria espressione e un forte legame tra uomo e natura.  La  forma rettangolare dello specchio d'acqua esterno sembra quasi una prosecuzione del soggiorno verso il giardino circostante. Ah tra parentesi se ci avete fatto un pensierino il proprietario la mette in vendita per 18 milioni di dollari! Pensateci su!

 

6_ Alvar Aalto, Normarkku (Finlandia), 1938-1941

VILLA MAIREA

Alvar Aalto, colui che è riuscito a far dialogare le sue opere con l'ambiente circostante in modo armonioso e sublime. La villa nasce su una collina all’interno della grande proprietà di famiglia Mairea,  tutt'attorno è circondata da un fitto bosco di conifere, ed e situata poco distante una segheria che veniva azionata dalla corrente del fiume. Ogni prospetto è caratterizzato da una disposizione differente delle finestrature in modo da caratterizzare tutti i lati dell'edificio.  Gli interni sono articolati in grandi spazi giorno con ampie vetrate da cui entra una piacevole luce e da rivestimenti in legno, pietra e intonaco.Il committente era un amante di libri, percui nel soggiorno prende vita una funzionale libreria a tutt' altezza.

 

 

Bene, è giunto il momento di salutarci! Non pensavate che vi avrei svelato tutto in questa puntata vero??? Lascio qualche mese d'attesa in modo da creare un po' di suspance per le posizioni calde della classifica! Intanto, se avete domande, chiarimenti (visto che per mancanza di spazio non ho potuto scavare troppo in profondità  nel descrivervi ciascuna abitazione), o se volete interagire con me raccontandomi qual è la vostra casa ideale, potete farlo scrivendo qui sotto nei commenti!

Alla prossima!

TIZIANO ZERBO

 

 

FONT IMMAGINI:

http://www.dezeen.com/2008/04/03/esherick-house-by-louis-kahn/

http://www.ronenbekerman.com/

http://www.archdaily.com/

http://coolboom.net/architecture/house-in-mallorca-by-alvaro-siza/

Foto di Giseppina Bemonte, Politecnico di Salerno

http://la.curbed.com/archives/2012/11/vidal_sassoons_richard_neutra_house_asking_17995_million.php#50982d0785216d01c7005b96

https://ripullulailfrangente.wordpress.com/tag/architettura-2/

 

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Quasi al capolinea...

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Quasi al capolinea...

Già…come da titolo, siamo quasi arrivati alla fine, alla fine di un percorso iniziato nel  lontano 1999 in Giappone, quando Masashi Kishimoto ebbe la lungimiranza di mettere nero su bianco,retini e china, uno che sarebbe diventato forse il più famoso tra gli shonen manga in tutto il mondo, ovvero Naruto.

Faccio una premessa: non sarà la solita recensione del volume X, perché è stato un fumetto molto importante per me, siamo cresciuti insieme e quindi questa volta voglio dare un punto di vista molto soggettivo dell’argomento, perché, credo che se lo meriti tutto.

Non vi nascondo amici miei che è con un velo di malinconia che mi accingo a scrivere questo articolo: è stata un’opera divenuta parte integrante della mia adolescenza, un’opera, che lacrime agli occhi, ha trasmesso dei valori, ha fatto vivere attimi di spensieratezza intrisi a momenti di tristezza. Naruto ha sdoganato il mondo giapponese oltreoceano più di quanto qualsiasi altro avesse fatto, lungo quello che sono questi (con il prossimo) 72 capitoli lungo questi 16 anni di pubblicazione.

Valori.. Si proprio quelli che Kishimoto ha deciso di inserire dall’inizio alla fine nascosti tra le righe, che poi possono essere captati o meno dal lettore, dalla triste storia di un ragazzino senza genitori, snobbato e trattato come un mostro da tutti quelli del suo villaggio, perché dentro di se porta la forza di un mostro che anni prima distrusse quello stesso villaggio, ma con un grande sogno nel cassetto, quello di diventare Hokage, ovvero il capovillaggio, se così possiamo definirlo, nonostante tutte le avversità che si troverà ad affrontare nella sua storia, prima di tutte, quel velo di solitudine e pregiudizio che sinceramente ai giorni nostri mi sembra di rivedere sempre più spesso verso chi non è conforme a quella che la massa definisce giusto essere.

Uno su tutti, l’amicizia: è un concetto veramente molto forte, espresso con insistenza, il creare un legame indissolubile nel tempo, un legame tra individui simili, leggi Naruto e Sasuke, etrambi delle specie di reietti per diversi motivi, Naruto, per quello che ho scritto prima, Sasuke in quanto ultimo rimasto del suo clan, dopo che il fratello li ha sterminati.

Legame che il nostro protagonista non dimenticherà mai e che cercherà di salvare nonostante il suo amato nemico/amico cercherà più e più volte di tagliare, due visioni differenti, due obiettivi differenti nella storia dei due shinobi di Konoha, ma legati da questo fil rouge invisibile che riuscirà sempre a farli ricongiungere nel bene e nel male. Ma il vero valore celato dall’autore è questo ossia lo spirito di sacrificio prevale su qualsiasi male. Sacrificare la propria vita per salvare un compagno, una persona che si ama, un figlio o addirittura il villaggio, questo è il tema ricorrente del manga, oltre al valore dei legami personali.

Genitori che muoiono per salvare il figlio, un maestro che si sacrifica per far si che la sua volontà venga tramandata e portata a vanti dai suoi allievi e per salvarli, un membro della casata Hyuga che salva la vita di una sua consaguinea pagando con la sua per evitare il peggio, questi sono stati giusto pochi esempi di quello che a livello emozionale per me è stato veramente appagante, soddisfacente nel riuscire a provare qualcosa attraverso dei fogli di cellulosa inchiostrati, provare la magia delle emozioni attraverso la carta, è un qualcosa che sta andando in via d'estinzione, il sentimentalismo sta pian piano scomparendo, quanti tra voi potrebbero dire di essersi emozionati o coinvolti emotivamente attraverso la storia di un fumetto o manga? Quanti tra voi possono dire di essersi lasciati trasportare dalle emozioni leggendo?A molti sembrerà strano, ma questa è una dichiarazione d'amore verso un'opera,e insieme uno struggente ma cosciente addio, come quei casi dove si sa già che la separazione sarà forzata e imminente nonostante alla base della storia il sentimento è ancora vivo e ardente, un tentativo di rendere meno amara la pillola da ingerire...

Non mancheranno poi le storie d’amore, ripensamenti, verità taciute e venute a galla, un mix veramente esplosivo di emozioni, i lutti e le tragedie, ma come ogni GRANDE opera non tutto è rose e fiori, e sono passaggi che servono ad aumentare gradatamente lo spessore narrativo della storia, oltre che a farla crescere di interesse a livello esponenziale.

Più e più volte mi sono trovato a dire “Hey, ma cosa capiterà nel prossimo volume? Non posso aspettare ancora 3 mesi per saperlo!” talmente era trascinante, soprattutto verso la fine, la struttura narrativa del manga.

Ma come tutte le cose belle e meravigliose, prima o poi, arrivano a una fine ed è quasi giunto il momento anche per noi, purtroppo, di non avere più le tavole del Ninja della Foglia tra le mani, questione di pochi mesi credo, magari verso febbraio periodo in cui uscirà anche il titolo videoludico per console next gen, avremo tra le mani il volume 72, la conclusione.

Vi dico giustamente di cosa parla questo 71, quindi se non volete anticiparvi nulla, saltate questo pezzo:

Naruto e Sasuke si trovano a fronteggiare la Madre di tutti i ninja, ovvero Kaguya Otsutsuki, colei che ha creato il chakra e l'ha diviso tra tutti gli uomini, determinata a riprenderselo e a ricreare un’altra volta un mondo perfetto con l’aiuto dello tsukuyomi infinito, una tecnica di ipnosi globale sotto cui tutti soccombono mentre i nostri 2 hanno il potere, loro e nessun altro, di poter sconfiggere questo tremendo nemico che pare al livello di un Dio; la Squadra 7 al completo, ovvero Naruto, Sasuke, Sakura e Kakashi riusciranno finalmente dopo tanti anni a sconfiggerla tutti insieme e a confinare colei che voleva distruggere il mondo (e qui viene fuori un altro di quei famosi valori ovvero che uniti nulla è impossibile).

Spero che questa mia riflessione vi sia piaciuta, sia riuscita anche solo a trasmettere quello che le tavole del manga hanno trasmesso a me in questi 16 anni di felice convivenza e spero vi abbia fatto scendere una lacrima come ha fatto con me, se siete dei fan di Naruto…

 

Alla prossima

Lorenzo Ferrari

 

CREDITS

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L'amore offline ai tempi del social

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L'amore offline ai tempi del social

A volte capita di incrociare sulla propria strada film che ne ricordano altri e che provocano sensazioni simili. Man Up (Ben Palmer, 2014) e Before we go (Chris Evans, 2014) sono due commedie uscite nello stesso anno che raccontano l'incontro casuale ed improbabile tra persone profondamente differenti, con due protagonisti maschili non avvezzi alle commedie romantiche. Simon Pegg, attore e sceneggiatore britannico diventato famoso con la “trilogia del cornetto” (L'alba dei morti dementi, Hot Fuzz, La fine del mondo) ha quasi sempre interpretato il ruolo del cosiddetto loser, mentre Chris Evans è conosciuto per aver interpretato vari supereroi, soprattutto negli ultimi anni (Capitan America, la Torcia Umana).

Man Up, diretto da Ben Palmer, è una commedia che vede protagonista Nancy (Lake Bell), una trentaquattrenne single che per uno scambio di persona si ritrova in un appuntamento al buio con Jack (Simon Pegg). Before We Go è invece il debutto alla regia di Evans, e racconta di Brooke (Alice Eve) che si ritrova sola e senza soldi nella stazione dove incontrerà Nick (Chris Evans), un musicista di strada che si offre di aiutarla.

Due incontri, entrambi avvenuti in una stazione, non-luogo per eccellenza dove appunto può capitare qualsiasi cosa: Before We Go si apre sul famoso atrio della Grand Central Station di New York, con Nick che osserva i viaggiatori mentre compone la loro colonna sonora. Un luogo di incontri e di separazioni, di timing sbagliati ma in realtà perfetti perché forieri di nuove occasioni: qualcuno potrebbe trovare similitudini con la trilogia di Linklater (Before Sunrise, Before Sunset, Before Midnight) e in fondo non sbaglierebbe. Anche in questo caso, si tratta di due persone che attraversano una città raccontandosi scelte di vita, amori finiti, segreti e paure: probabilmente è proprio di fronte ad uno sconosciuto che ci si può mostrare per come si è realmente. Parlando faccia a faccia, ritornando offline e lasciando gli smartphone in tasca.

La trama di entrambi non è certo originale, non ci sono effetti speciali e le location si perdono dietro i due personaggi, eppure ciò che funziona sono proprio loro, i protagonisti. Sebbene Man Up spinga di più sul lato ironico mentre Before We Go più sul lato romantico, si tratta di due “piccoli” e preziosi film che non hanno ancora un distributore italiano ma che meriterebbero di essere conosciuti dal grande pubblico in quanto scorrono piacevoli senza perdere il loro carattere intimista, grazie ad un'ottima e misurata sceneggiatura.

Due pellicole che si assomigliano alla lontana, senza perdere la propria identità e di cui certamente non rimpiangerete la visione.

Valentina D'Amelio

Credits images:

http://www.thetimes.co.uk/tto/multimedia/archive/00452/135523441_simonpegg_452357c.jpg

http://www.ultimatemovierankings.com/wp-content/uploads/2015/10/evans22222.jpg

http://www.finalreel.co.uk/wp-content/uploads/2015/03/Simon-Pegg-Lake-Bell-in-Man-Up-slice.jpg

http://images.latinpost.com/data/images/full/65916/before-we-go-alice-eve-chris-evans.jpg

 

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