Celebrations!

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Celebrations!

Perché Celebrations?

Magari qualcuno si sarà posto questa domanda vedendo e ragionando sul titolo e sul fatto che, a ben pensarci, questo è il numero di settembre, e non coincide con nessuna festa particolare ma anzi, ricominciano le scuole e si torna a lavoro per la maggior parte delle persone.

Giusto vi risponderei, però se notate in copertina c'è anche un numeretto accanto al titolo: 20.

20 numeri regolari del magazine pubblicati finora, 20 mesi di uscite durante le quali vi abbiamo fatto compagnia con storie, notizie curiosità ed impressioni leggendole sul magazine, ascoltandole sulla radio o vedendole su youtube.

Abbiamo superato i 1600 like sulla pagina Facebook e le 3000 view sui video di youtube; numeri piccoli se paragonati ad altri, ma dateci tempo.. Vi stupiremo.

Dopo questo preambolo vi ringrazio per la fiducia che ci regalate ogni mese e vi invito a scriverci come sempre e.. buona lettura, sempre con Forge of Talents.

Mattia Corbetta

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Celebrating the L.

Questo mese, giusto in tempo per la fine del periodo estivo, mi sono ritrovato a pormi alcune domande riguardo la fotografia in generale.

Alcune banali ed innocue come "quali accostamenti di colore scatenano quali emozioni nell'osservatore?" o ancora "chi meglio è riuscito ad innovare nel proprio genere fotografico?", altre domande invece decisamente più profonde e sicuramente più complesse nel rispondere.

Una su tutte ha vinto la mia curiosità ed attenzione:

"Cosa rende grande una fotografia?"

All'apparenza questa domanda può sembrare banale e la risposta decisamente scontata: il soggetto!

Certo, il soggetto è il traghettatore dell'attenzione, il messaggio finale diretto all'osservatore mandato dall'autore; ma il soggetto in realtà se ci pensate è solo una parte del tutto e che acquista o perde di significato, importanza e magnificenza in base ad una serie di altri elementi che compongono la fotografia (o un quadro).

Se scomponiamo una immagine in vari "piani" come fosse una torre avremo una serie di livelli di comprensione a comporla, che acquistano maggiore importanza man mano che si scende alla base; attraversando questi piani troveremo concetti cardini della fotografia quali composizione, forme, linee, contrasti, colori o meno, ecc.

Ma all'ultimo livello troviamo ciò che definisce l'insieme di queste incredibile puzzle compositivo: la luce.

La luce definisce il concetto stesso di fotografia (wikipedia: Il termine deriva dal francese photographie, proveniente dall'inglese photography, composizione di foto- (dal greco φῶςφωτός, luce) e -grafia (dal greco γραϕία, disegno)) che si riassume in disegnare con la luce. 

Questo elemento, tanto fondamentale quanto sottovalutato ed incompreso dai neofiti, è la summa di tutto quello che la fotografia è, una sorta di chiave di SOL della fotografia. Senza la fotografia non esiste.

Una lue, che sia essa artificiale o naturale o un misto di queste, metterà in risalto elementi, conferirà potenza o metterà soggezione, creerà linee e contrasti, luci ed ombre, potenza o dolcezza ad una immagine.

Quindi l'unica cosa che posso ancora dire è studiate la luce, capitela, createla e fatela vostra, dovete sentire la luce come un profumo nell'aria prima ancora di pensare allo scatto.

Non crederete ai vostri occhi.

Al prossimo mese e buona luce!

 

PS: se non l'avete ancora fatto e volete vedere e capire un autore che sfrutta la luce per raccontare il mondo vi consiglio di correre al Forte di Bard entro il 30 settembre e passarci qualche ora alla mostra Genesi di Sebastiao Salgado. Ne varrà la pena.

http://www.fortedibard.it/mostre/mostre/sebastiao-salgado-genesi-forte-di-bard-2015-expo

 

Mattia Corbetta

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Opere d'arte della natura: le Orchidee

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Opere d'arte della natura: le Orchidee

Bentornati lettori di Forge, avete trascorso bene questa calda estate?

Anche il nostro magazine torna al lavoro dopo la pausa di Agosto, e Settembre si sa che è il mese dei  buoni propositi e novità.

Nel mio caso non si tratta di una novità vera e propria, ma ho deciso di parlarvi dell’altra mia passione, i fiori.

E visto che in realtà si trattava di una vera e propria mostra di fiori, ho deciso di deliziare anche voi con queste meraviglie: ho visitato per voi “Varese Orchidea 2015 – Esposizione internazionale di orchidologia”.

Per tre giorni, dal 4 al 6 settembre, alcuni tra i più grandi coltivatori di orchidee d’Europa hanno esposto e venduto i loro esemplari.

Oltre alle varietà comuni, come laPhalenopsis, Cymbidium e Dendrobium, la manifestazione è stata l’occasione per scoprire specie rare ed insolite, tra cui l’affascinante Cambria e la misteriosa Vanda.

Sembra piuttosto strano visto che si parla di fiori così particolari e difficili da “gestire”, ma i coltivatori mi hanno confermato che negli ultimi anni sono diventate le piante d’appartamento più vendute.

Ora vi parlo un po’ della loro storia.

La maggior parte delle specie è originaria delle zone tropicali o sub-tropicali di Asia e Sudamerica, ma le Orchidaceae sono in grado di adattarsi ad ogni genere di habitat (fatta eccezione per i deserti e i ghiacciai) e proprio per questo le troviamo spesso nelle nostre case.

L'orchidea è anche stata da sempre considerata una pianta capace di allontanare le influenze nefaste ed in particolare la sterilità tanto è vero che nel Medioevo si usava per fare filtri d'amore.

Anche la letteratura ne ha spesso parlato, a partire da quella cinese e giapponese per poi arrivare all’Europa, dove fu citata nell’Amleto di Shakespeare e in alcune opere di Ruskin e Oscar Wilde.

E’ indubbiamente un fiore molto particolare e affascinante ed è stato un vero spettacolo vederne tante specie raccolte in una mostra.

Vi lascio in ammirazione delle mie foto della mostra (Mattia non essere troppo critico!) , a presto!

 

Valentina Poerio

 

 

Il corpo è come un giardino, e la mente è il suo giardiniere. Sta a noi decidere se in esso piantarvi orchidee o lattuga.

William Shakespeare                                                  

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Musica sotto l'ombrellone

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Musica sotto l'ombrellone

Ormai è giunto settembre, c'è chi è tornato a lavorare e chi sta facendo i bagagli per le tanto sospirate vacanze!(TIPO ME! :)) percui noi di Forge vogliamo farvi compagnia con un po' di buona musica in modo da accompagnarvi nelle vostre giornate, belle o brutte che siano.

Questa rubrica musicale vi elencherà 10 titoli musicali delle canzoni più suonate in questa calda estate (e magari anche odiate) così da poterle mettere nel vostro Mp3 o magari farvi un Cd da ascoltare in macchina mentre siete in viaggio per raggiungere la vostra meta preferita.

 

  • Nicky Jam feat. Enrique Iglesias – El Perdón

[https://www.youtube.com/watch?v=hXI8RQYC36Q]

  • J-Ax feat. Il Cile – Maria Salvador

[https://www.youtube.com/watch?v=Yrtpl9aDDrk]

  • Alvaro Soler – El Mismo Sol

[https://www.youtube.com/watch?v=aNHwNreDp3A]

  • David Guetta feat. Nicki Minaj, Bebe Rexha & Afrojack – Hey mama

[https://www.youtube.com/watch?v=uO59tfQ2TbA]

  • Major Lazer feat. MØ & DJ Snake – Lean On

[https://www.youtube.com/watch?v=YqeW9_5kURI]

  • Maroon 5 – This Summer’s Gonna Hurt Like A Motherf****

[https://www.youtube.com/watch?v=Wa64gOwuIyE]

  • Jovanotti – L’estate addosso

[https://www.youtube.com/watch?v=VHcAusNO3L4]

  • Deorro feat. DYCY & Adrian Delgado – Perdoname

[https://www.youtube.com/watch?v=0w1-nDJ7vw8]

  • Kygo – Firestone

[https://www.youtube.com/watch?v=9Sc-ir2UwGU]

  • Baby K feat. Giusy Ferreri – Roma-Bangkok

[https://www.youtube.com/watch?v=GCPQ6_F-xfo]

 

Emanuele Beltrame

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Ricordi ...

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Ricordi ...

Lettori di Forge, sapete di cosa vorrei parlare oggi?! Di ricordi..

 

Belli o brutti che siano i ricordi popolano la nostra mente, a volte in maniera persistente, ripetendosi sempre nello stesso modo oppure, per pura casualità, lasciandoci disorientati..

 

Personalmente i ricordi che preferisco sono quelli legati alla musica..

Quante volte vi sarà capitato di sorridere o piangere se passa una certa canzone alla radio o se in un locale il dj sceglie proprio quel brano x voi così importante?!

Essendo io “music addicted” ogni occasione speciale, nella mia mente, viene associata a una canzone e ogni volta che riascolterò quelle note vivrò esattamente quella scena. Molti di voi, sicuramente, hanno una colonna sonora della propria vita..

Il problema sorge quando una canzone scelta con un' altra persona diventa insopportabile, perché risveglia in noi un sentimento che ormai é finito..

Io stessa non riesco più a sentire certi brani, perché connessi a momenti del passato che cerco di accantonare.. Ma anche un ricordo negativo ha il suo valore e può essere superato, o sfruttato per superare i nostri ostacoli.

 

Un altra sfera sensoriale per me molto sensibile é quella dell’ olfatto..

Adoro percepire un profumo a me familiare e ricordare un episodio della mia infanzia , magari legato a qualcuno che non fa più parte della mia vita.

Anche a voi capita?! Per esempio, se vi passa accanto una persona che usa lo stesso profumo di qualcuno a voi caro non vi girate per vedere se é lui/lei?!

Quante volte ho fatto i salti di gioia da piccola quando entravo in casa dei nonni ed ero avvolta dal profumo di torta appena sfornata.

Ancora oggi ogni volta che preparo un dolce sorrido e mi tornano in mente momenti stupendi, che allora erano soltanto ordinari, mentre adesso comprendo quanto siano stati significativi.

Ovviamente anche i profumi, come le canzoni, possono risvegliare in noi emozioni negative, ma é giusto portare con noi quanti più ricordi la nostra menteriesce a ospitare.

La capacità della nostra mente non credo abbia limiti.. e se così fosse perché non cercare di superarli e andare oltre?! Non abbiate paura di portare con voi mille ricordi, per affrontare il presente è fondamentale imparare dalle esperienzepassate. 

 

Provate a fermarvi un attimo in più ad ascoltare le note di un brano o annusare l’ aria..

Fate una pausa e godetevi il vostro flashback..

La capacità di ricordare é una delle caratteristiche più affascinanti della mente umana: sfruttiamola!!

 

Silvia Sissy Castello

 

Crediti

http://img15.deviantart.net/605b/i/2011/303/3/2/old_memories_by_bettytox-d4egywl.jpg

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Kaizoku Ou Ni Ore Wa Naru!!!

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Kaizoku Ou Ni Ore Wa Naru!!!

Ed eccoci qua dopo la pausa estiva di Agosto, pronti a raccontare uno dei tanti giochi che l’inverno videoludico ci appresta a portarci, ovvero One Piece Pirate Warriors 3, titolo tratto dall’omonima saga di Eichiiro Oda, ( per i pochi profani che ancora non sanno, google vi sta aspettando ) vestito come da tradizione da musou, ovvero un ammazza quanti più nemici riesci girando per lo stage o il livello e cerca di portare a termine diversi obiettivi per ottenere una valutazione più alta, genere che in Giappone la fa da padrone e diverte un sempre più ampio bacino di utenza ( si sa, loro hanno gusti particolari ^_^ ).

 

Il gioco ripropone paro paro tutti gli eventi conosciuti da quando Rufy incontra Shanks per la prima volta, passando per tutti i compagni della ciurma che raccoglie lungo il suo viaggio per diventare il Re dei Pirati, ovviamente non si sofferma troppo sulle singole saghe altrimenti diventerebbe davvero troppo lungo e pesante da giocare, fino alla attuale saga di Dressrosa, anche se gli sviluppatori hanno optato per un capitolo finale totalmente inventato e slegato dal resto della trama originale del videogioco.

Tutto questo viene vissuto nella prima modalità, ovvero Diario dei Pirati, mentre in Gioco Libero potremo rivivere con diversi obiettivi gli stessi livelli giocati nella precedente modalità.

In Diario dei Sogni invece affronteremo una serie di isole tra loro collegate in cui certe volte potremmo trovare un Boss diciamo, da sconfiggere per poterlo utilizzare nelle altre 2 modalità, dato che finita la storia non tutti i personaggi sono da subito disponibili, almeno così aumentiamo abbastanza la longevità, e a parer mio, questi personaggi segreti diciamo sono davvero delle bombe,troppo spanati.

 

Sostanzialmente il gameplay è molto easy, abbiamo due tasti per gli attacchi rapidi e quelli potenti, un tasto per scattare e uno per le special o caricare le special più potenti, più un altro tasto per riposizionare la telecamera dietro al nostro personaggio dato che gli scontri saranno moltie molto frenetici.

Dalla sua il lore del gioco è praticamente uguale al manga, stessa cosa per le combo e le special move di ogni personaggio; in più una volta caricato il4 livello dei personaggi di supporto si può scatenare un Kizuna Rush, ovvero ogni combo che terminiamo tutti i personaggi con cui precedentemente abbiamo effettuato un Kizuna, ci verranno in aiuto per infliggere ulteriori danni ai nemici su schermo, ed è una delle poche ventate di novità rispetto ai 2 capitoli precedenti.

 

Come già detto, si rischia di incorrere nella ripetitività una volta finita la main quest, ma per questo c’è il diario dei sogni e la parte online; possiamo anche chiedere soccorso agli altri utenti se non riusciamo a portare a termine una determinata missione o una quest della trama principale, cooperando online ovviamente ci sono meno fronzoli dal lato estetico e diventa più difficile raggiungere gli obiettivi dato che si è in 2 e quindi i nemici che affronteresti da solo vengono praticamente smezzati tra te e il socio, quindi ottenere un rank S nei KO è impresa ardua,ma almeno ti fa passare il dannatissimo livello in cui ti sei inchiodato.

 

Considerazioni finali?A prescindere, a me piace infinito sono un fanboy quindi non potrei mai parlare male di OP, poche novità rilevanti, struttura sempre stessa medesima da 3 anni a questa parte, quando poi Omega Force si sveglierà a fare un picchiaduro,allora si, che li ne vedremo delle belle...


Sintonizzatevi su Forge tra 30 giorni mi raccomando, sarà una bomba!


Sayonara


Lorenzo Ferrari

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Inside Out: una Pixar tra Up and down

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Inside Out: una Pixar tra Up and down

--Attenzione: in questo articolo sono presenti alcuni spoilers!--

Cerco spesso di andare al cinema senza sapere quasi nulla del film che sto per vedere: non amo essere influenzata da trailer o da altre informazioni che potrebbero frustrare le mie aspettative. In questo caso, tuttavia, era inevitabile non sapere che Inside out fosse prodotto dalla Pixar, e le mie aspettative erano altissime.

Ho sempre seguito con fiducia ed entusiasmo le produzioni Pixar, capaci di raggiungere il giusto equilibrio tra capacità tecnica e una buona scrittura, proponendo storie originali e spesso fuori dagli schemi: nel 1995, con Toy Story, John Lasseter ha inaugurato un nuovo modo di intendere il cinema d'animazione, sfruttando le potenzialità del digitale e prendendo le distanze dalla più tradizionale Disney, elevando il cinema d'animazione ad un genere per tutti, non più rivolto solamente alla fascia infantile. Pochi anni dopo nacque la Dreamworks, che rimase sempre un gradino indietro, con un minor numero di produzioni, quasi sempre adattamenti di fiabe o racconti già esistenti (non che questo costituisca necessariamente un difetto, ma bisogna dare merito al maggiore estro creativo pixariano). Se dall'inarrestabile Pixar arrivavano titoli come Monsters & co., Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, Ratatouille, Wall-E, Up, Ribelle The Brave, i maggiori successi Dreamworks rimangono Shrek, Kung Fu Panda e Dragon trainer. Lo stile Pixar è sempre apparso vincente perché, oltre ad un buon apparato di contorno (tecnica, colonna sonora), ha sempre offerto originalità, un'ottima caratterizzazione dei personaggi e una sceneggiatura spesso inattaccabile. Sto parlando al passato, perché l'acquisto di Pixar da parte della Disney nel 2006 ha creato inevitabili (e visibili) cambiamenti. Per questo, se non avessi saputo che Inside out fosse prodotto dalla Pixar, probabilmente non l'avrei mai indovinato.

La trama è decisamente originale: Riley si trova a dover affrontare grandi cambiamenti, fuori e dentro di sé. Alle soglie dell'adolescenza, la sua famiglia si trasferisce a causa del lavoro del padre: la vicenda è raccontata dal punto di vista di cinque personaggi (Gioia, Paura, Tristezza, Rabbia e Disgusto) che abitano la mente della ragazzina e ne governano le emozioni. Una grande metafora sul tema della crescita e in particolare sul delicato passaggio dalla semplicità dell'infanzia alla complessità dell'adolescenza, che coglie del tutto impreparati sia Riley che i personaggi-emozioni dentro di lei. Un viaggio emotivo che chiunque ha dovuto affrontare, costruendo la propria personalità a partire dalle esperienze vissute, e a questo punta Inside Out: avendo avuto tutti un'infanzia, durante la visione si empatizza inevitabilmente con la protagonista, ritornando indietro con i ricordi.

Tuttavia torniamo alla questione delle aspettative: mesi di recensioni positive inevitabilmente creano non poche attese, soprattutto perché si parla della Pixar che ha abituato lo spettatore ad un certo standard di qualità. Innanzitutto, l'idea non è poi così nuova: Inside Out presenta una serie di personaggi fantastici che vivono in ragione di un bambino che sta crescendo, proprio come in Toy Story. Eppure si perde una delle caratteristiche principali dei film Pixar: dei cinque protagonisti presentati da locandina e trailer, in realtà solamente due (Gioia e Tristezza) intraprendono il “viaggio dell'eroe”, mentre Paura, Disgusto e Rabbia rimangono al “quartier generale” in preda alle loro debolezze. Un vero peccato che non si sia pensato di sviluppare meglio la storia anche per questi personaggi più “deboli”, perdendo così il carattere corale pixariano a cui ci avevano abituato i film precedenti.

Alcune intuizioni tuttavia sono geniali, come il fatto che i sogni vengano “girati” in studi televisivi, la visionaria e originale rappresentazione della psiche umana, il personaggio di Bing Bong che strapperà più di una lacrima agli adulti, l'idea che la tristezza sia fondamentale tanto quanto la felicità per la formazione dell'individuo, e proprio per questo è un peccato trovare in generale dei personaggi più piatti rispetto alle produzioni precedenti, sia a livello grafico (è intuibile la necessità di utilizzare tratti essenziali, ma ciò rischia di trasformare i vari personaggi in vere e proprie “macchiette”) sia a livello narrativo. Colpisce anche il ritorno ad un tipo di famiglia tradizionale (potremmo dire “disneyana”), che precedentemente sembrava sorpassata da proposte più coraggiose.

Per dire, mi ha "intrattenuto" di più Home, che non è certo un film indimenticabile: sembra che la Dreamworks, memore degli errori compiuti in passato, in quel film abbia compiuto un salto di qualità (che già si intravedeva con Dragon trainer) offrendo un'ottima caratterizzazione dei personaggi e proponendo modelli meno tradizionali (la famiglia composta solo da madre e figlia, l'incontro con il diverso). Interessante il parallelismo tra i due film: in Home, l'adolescente Tip (coetanea della protagonista di Inside Out) incontra l'alieno Oh, che esprime le proprie emozioni (!) cambiando il colore della propria pelle. È curioso che entrambe le case di produzione abbiano scelto il tema dell'adolescenza, trattandolo in maniera non del tutto differente: tuttavia, se la produzione Dreamworks è stata una piacevole sorpresa, mi aspettavo qualcosa di più dai realizzatori di Toy story, di Up e di Wall-E. Lo ammetto, sono severissima nei confronti di tutto ciò che riguarda la Pixar, perché ho grandissime aspettative e sono certa che una bella storia nelle mani di questa casa di produzione possa diventare qualcosa di indimenticabile. In questo film, pur molto interessante e evocativo, a mio parere manca qualcosa.

Non voglio pensare che l'estro creativo si stia esaurendo, ma sia Pixar che Dreamworks hanno in programma una miriade di sequel. Dopo Inside Out, in uscita il 16 settembre nelle sale italiane, la Pixar ha già in cantiere Alla ricerca di Dory (sequel di Alla ricerca di Nemo), Toy Story 4, Cars 3 e Gli incredibili 2, mentre la Dreamworks si prepara a lanciare Kung Fu Panda 3, Dragon trainer 3 e I Croods 2. 

 

Valentina D'Amelio

 

CREDITS IMAGES 

http://www.wired.it/play/cinema/2014/11/07/toy-story-4-in-arrivo/

http://www.dailymail.co.uk/tvshowbiz/article-2869021/Hilarious-trailer-new-Pixar-film-Inside-takes-peek-little-people-inside-heads.html

http://ochan.altervista.org/inside-out-siamo-fatti-cosi-la-nostra-recensione/

http://www.pixarpost.com/2015/04/world-premiere-of-inside-out-to-take.html

http://cinema.fanpage.it/home-a-casa-il-trailer-italiano-la-trama-e-i-personaggi/

http://www.curiositadisney.it/recensione-belle-e-sebastien/

http://www.underthemaskonline.com/the-psychology-of-inside-out-a-beautiful-lesson-in-emotional-intelligence/

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La pizza... orgoglio tricolore in Italia e nel Mondo.

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La pizza... orgoglio tricolore in Italia e nel Mondo.

La pizza ha una storia lunga, complessa e incerta e sul suo conto si sono dette e scritte molte cose, scopriamo assieme alcuni cenni sull’affascinante percorso di un piatto nato povero e sempre più ricco di storia, di ingredienti, di gusti e di passione.
La sua vera origine resta avvolta nel mistero, ai tempi degli antichi greci e romani era una normale focaccia cotta al forno, creata dall'unione di ingredienti base come acqua, farina e sale.
La sua evoluzione avvenne con la scoperta dell’America e la diffusione del pomodoro in Italia, e si arricchisce con il lievito che unito agli ingredienti di base le daranno vita.
Secondo la tradizione, la pizza fu creata agli inizi del XIX secolo dal cuoco napoletano Raffaele Esposito della pizzeria Pietro…e Basta Così(fondata nel 1780,ancor oggi esistente con il nome di pizzeria Brandi): grazie al verde del basilico, al bianco della mozzarella e al rosso del pomodoro, la pizza voleva essere una composizione patriottica in omaggio alla Regina Margherita e fu battezzata Pizza Margherita in suo onore.

La nostra visita a Napoli

Ma esistono anche pareri contrastanti infatti alcuni sostengono che lapizza margherita venisse servita ben prima del 1889 e che il suo nome derivi proprio dall’omonimo fiore.
L’Associazione Verace Pizza Napoletana", fondata nel 1984, riconosce solo la Marinara(pomodoro, aglio, olio e origano) e la Margherita verace(pomodoro, mozzarella a listelli o cubetti, basilico e olio) ed ha stabilito le regole molto specifiche che devono essere seguite per un'autentica pizza Napoletana.
Queste includono che la pizza deve essere cucinata in un forno a legno, alla temperatura di 485 °C per non più di 60-90 secondi; la pasta deve essere fatta esclusivamente con acqua, farina, sale, olio e lievito, la base deve essere tirata a mano (e non deve essere utilizzato il mattarello o comunque non è consentito l'utilizzo di mezzi meccanici per la sua preparazione) i pizzaioli fanno la forma della pizza con le loro mani facendola "girare" con le loro dita, e che la pizza non deve superare i 35 cm di diametro o essere spessa più di un terzo di centimetro al centro.

Dal 5 febbraio 2010 è stata ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita dell’Unione europea e nel 2011 è stata presentata dall’Italia come candidata al riconoscimento UNESCO.

Se siete a Napoli, un modo di tradizionale di consumare la pizza è quello di acquistare versioni “mignon” e mangiarle per strada passeggiando tra le vie storiche della città. La pizza viene piegata insieme a un foglio di carta per alimenti in quattro e questa modalità viene detta a “libretto” o “portafoglio”.

Ecco alcune famose pizzeria di Napoli dove potrete gustare questa fantastica prelibatezza: la Pizzeria Michele presso il Rettifilo, la Pizzeria Sorbillo nei pressi del Decumano maggiore e l’Antica Pizzeria dell’Angelo, famosa per il caratteristico cornicione(bordo) ripieno di ricotta.

E adesso un po’ di curiosità sulla pizza…

A Expo Milano 2015 l'Italia si aggiudica il record per la pizza più lunga del mondo 1595 metri per 5 tonnellate.
Ci sono volute quasi due tonnellate di impasto, altrettante di mozzarella, una e mezza di pomodoro, 150 litri di olio extravergine d'oliva, 30 kg di lievito di birra, cinque forni mobili, 40 addetti al loro spostamento, 80 pizzaioli della NIP-Nazionale Italiana Pizzaioli e 200 volontari. Nel contempo, si è riavviata la raccolta firme con l'obiettivo di raggiungerne un milione a sostegno della candidatura dell'arte dei pizzaioli napoletani come Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.

 

Il 4 agosto 2014 il giapponese Takeru Kobayashi ha stabilito in nuovo record al “let’em eat”, la più grande gara di mangiatori di pizza del Canada, mangiando 62 spicchi di pizza in 12 minuti. 

 

La pizza più grande del mondo si chiama “Ottavia” ha 40 metri di diametro ed è fatta con 9000 kg di farina, 4500 kg di acqua e 135 di lievito. La maxi pizza ha coperto un area di 1200 mq e composta da 5234 lastre d’impasti assemblati sul piatto e cotti insieme sul posto (nel padiglione 12 della nuova Fiera di Roma, all’interno della manifestazione Arti&Mestieri). Per condirla ci sono voluti 4000 kg di pomodoro e altrettanti di mozzarella, 190 di olio, 675 di margarina, 250 di sale marino, 100 di rucola, 125 di parmigiano e 25 di aceto balsamico DOP.

 

Esistono addirittura delle teorie sulla personalità in base al modo in cui una persona mangia la pizza. Se la mangi con le mani, sbrodolando sul piatto tutto il condimento sei un tipo rilassato, che non si preoccupa del giudizio della gente. Se hai l’accortezza di piegarla in due evitando il crollo della mozzarella per te mangiare è questione di sopravvivenza. Se invece usi coltello e forchetta sei un tipo scrupoloso, preciso e che ama l’ordine.


Dopo tutte queste curiosità e storie sulla pizza sarebbe ora di assaggiarla per davvero e noi di InfrigoVeritas vogliamo proporvi un posticino in centro Biella dove poter assaporare un assaggio di Napoli e della sua favolosa pizza.
Al numero 2 di Via Cesare Battisti, da «Acqua e Farina» sarete attirati dal buon profumo di pizza e da una musica di sottofondo d'autore, la lista delle possibili varianti sul tema è vastissima e scritta a mano su un’enorme lavagna.
 L'ambiente è piccolino ma la musica jazz lo fa sembrare più grande, i coperti occupabili sono davvero pochi (non arrivano a più di dieci persone) ma non importa, perché questa pizza, il cui impasto è stato lasciato a riposare e lievitare due giorni, non ha fretta di essere divorata in pochi minuti sul posto. Questa pizza cuoce più del doppio di una classica «Napoletana verace», ma a temperatura un poco più bassa, e quindi la cottura è omogenea e duratura. La si può trasportare a casa senza problemi e conserverà tutto il suo sapore e la sua fragranza, provare per credere!!!

Anna Perucca, Georgia Rivelli

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GIOCARE CON L'ARCHITETTURA

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GIOCARE CON L'ARCHITETTURA

E siamo giunti a Settembre! E' tempo per molti di voi di ritornare al lavoro, perciò questo mese,  per non farvi dimenticare troppo le vacanze appena passate, mi è venuto in mente di scrivere un articolo un po' fuori dalle solite righe; ho pensato così di non raccontarvi nessun progetto in particolare, ma di presentarvi alcuni Maestri dell’Architettura in un modo MOLTO speciale! 

Vi propongo, infatti di giocare con me!!!

 Queste poche righe sono dedicate a tutti gli amanti dell’Architettura (mi piacerebbe che si mettessero alla prova anche i miei colleghi redattori!!! Ahimè, ammetto che sarà un po’ noioso per tutti quelli che hanno in testa ogni singola pagina del “Curtis”* stampata nella mente).

*famoso libro di storia dell’Architettura Contemporanea, ogni studente l’ha letto almeno un centinaio di volte!!!!
 
 

Bene, siete pronti??? Allora iniziamo! Munisciti di carta e penna, segnati i punteggi a mente o con il cellulare e alla fine del gioco scoprirai se l'architettura è veramente pane per i tuoi denti.

GIOCO 1 ACCHIAPPA L’INTRUSO

Ecco il primo GIOCO! Vi propongo 4 famosi Architetti: Frank O. Gehry,  Herzog & De Meuron , Daniel Libeskind  e Renzo Piano. Ogni immagine è composta da 4 edifici ma solo 3 sono realmente progettati dall’architetto di riferimento. Sapreste trovare l’opera intrusa?

Mi raccomando non barate usando Wikipedia( vi concedo solo di consultare riviste specializzate di Architettura!), altrimenti è troppo facile! Anche se non conoscete gli edifici che vi presento provate lo stesso ad indovinare in base agli indizi che vi darò!

GIOCANO CON NOI OGGI:

Frank O. Gehry:

Architetto classe 1929, canadese naturalizzato statunitense .E’ uno fra i più influenti progettisti contemporanei.

Caratteristiche della sua Architettura:

  • Approccio decostruttivista e scultorio
  • Rifiuto dei vincoli della geometria
  • Esaltazione dei volumi in forme frastagliate e tondeggianti
  • Contatto con il contesto in maniera provocatoria.

 

 

 Herzog & De Meuron:

Studio di architetti fondato a Basilea nel 1978 da Jacques Herzog e Pierre de Meuron; oltre che progettisti sono insegnanti del Politecnico di Zurigo, Università nella quale hanno precedentemente studiato.

 

 

 

 

 

Caratteristiche della loro Architettura

  • Importanza e sperimentazione di nuove tecnologie.
  • Effetti particolari dei materiali che ingannano l’occhio umano
  • Luce utilizzata soprattutto come forma di comunicazione
  • Interpretazione in chiave organica e a volte minimalista

 

Daniel Libeskind: 

Sono buono, vi dò una mano con un mio vecchio articolo (clicca qui per leggere).

Architetto polacco (nato a Łódź 1946), naturalizzato statunitense nel 1965. 

 

 

 

Caratteristiche della sua Architettura:

  • Approccio decostruttivista e scultorio
  • Rifiuto dei vincoli della geometria
  • Volumi con linee nette e ben marcate
  • Rottura fisica e mentale degli schemi umani

 

 

 

 

Renzo Piano

Architetto genovese con studio a Parigi e a Genova (Il famosissimo Renzo Piano Building Workshop), massimo esponente italiano diventato famoso nel panorama internazionale grazie al Beaubourg di Parigi progettato assieme all’architetto Richard Rogers.

 

 

 

 

 

 

Caratteristiche della sua Architettura:

  • Volumetrie semplici e razionali
  • Espressione della tecnologia in modo timido e pacato
  • Armoniosità con il contesto circostante
  • Leggerezza e verticalità

 

BENE!!! ADESSO TOCCA A VOI!!!!!!!! IN BOCCA AL LUPO!

 

 

BENVENUTI NELLO STUDIO DI GEHRY:

 

1) Ora tocca a te, sei capace di indovinare i tre edifici di Gehry? (Riguarda bene tutte le caratteristiche dell'architetto e prova a capire quale edificio è quello intruso).  Bene, se hai indovinato guadagni 2 punti altrimenti 0 Pnt.

2) Di chi è l’edificio “intruso”: è quello di Herzog & De Meuron, Daniel Libeskind, o Renzo Piano? Guadagni 3 punti sei hai indovinato!! 

 

 

ECCOCI ORA A BASILEA NELLO STUDIO DI HERZOG E DE MEURON:

1)      Quali edifici hanno costruito Herzog ede Meuron? ( 2 punti)

2)      Di chi è l’opera intrusa? Gehry , Daniel Libeskind, Renzo Piano? ( 3 punti)

 

 

ENTRATE PURE NELL' ATELIER, ECCO I PROGETTI DI LIBESKIND

1) Sei in grado di indovinare i tre edifici di Libeskind?  (guadagni 2 punti altrimenti 0 se hai sbagliato)

2) Di chi è l’edificio “intruso”: Gehry ,Herzog & De Meuron o Renzo Piano? (Guadagni 3 punti sei hai indovinato!!)

 

 

GENOVA, WORKSHOP BUILDING AND PARTNERS DI RENZO PIANO

1)      Hai trovato i tre edifici di Piano? ( Guadagni 2 punti se indovini!)

2)      Qual è l’edificio intruso? Chi l’ha costruito: Gehry ,Herzog & De Meuron o Libeskind? (3 punti al vincente).

 

 

GIOCO 2: CAMMINO VERSO VILLE SAVOYE

Torniamo indietro nel tempo! Stiamo per essere catapultati, intorno agli anni ‘30 del ‘900 e dovremo aiutare Le Corbusier, uno dei più grandi Maestri dell’Architettura Razionalista di questo secolo, a completare la sua opera più famosa: La Ville Savoye. Dovete partire, dalla figura del nostro Le Corbusier (freccia verde) passate per i 3 elementi architettonici ovvero:  pilotis, finestre a nastro e scala a chiocciola (non necessariamente dovete seguire l’ordine sopraelencato) ed infine raggiungere l’edificio completo, mi raccomando! Arrivate prima che sopraggiunga il 1931!!(anno di ultimazione dei lavori!)  3 PUNTI IN PALIO!

 

DATI TECNICI:

I Pilotis :                                               

 sono degli elementi verticali in grado di sostenere il peso dei solai sovrastanti, sostituiscono i setti in muratura portante; questi esili pilastri, sono elementi che si trovano comunemente nell’Architettura del nostro Le Corbusier.

La Fenêtre en longueur: 

detta anche finestra a nastro, è una particolarità dell’avvento dell calcestruzzo armato; per la prima volta si utilizzano nelle facciate finestre progettate con massimo sviluppo in lunghezza e non in altezza.

Scala a chiocciola:              

elemento a spirale che con la sua leggerezza e verticalità  accompagna l’ospite ai piani superiori; La spirale, simbolo di accrescimento infinito è un elemento ricorrente nell’architettura di Le Corbusier.

 

 

TEST FINALE: HAI UNA MENTALITA' DA ARCHITETTO? ( Tra parentesi trovi i punteggi da sommare a quelli che hai accumulato)

 

A -Sei in grado di ascoltare gli altri?

1)      Si, sono quasi sempre interessato a sentire l’opinione degli altri, interrompo il mio interlocutore solo per porre ulteriori domande.(2)

2)      SI, cerco di interessarmi ai discorsi degli altri, ma poi mi perdo nei miei pensieri. (3)

3)      No, non ascolto mai gli altri. Alla fine faccio sempre di testa mia. (1)

 

B -Come ti poni di fronte a un problema?

1)      Chiedo consiglio a qualcuno che abbia avuto il mio stesso problema. (3)

2)      Agisco istintivamente senza pensare. (1)

3)      Penso a tutte le possibili soluzioni e cerco di risolvere il problema da solo. (2)

 

C -Come ti comporti di fronte a una critica?

1)      Non accetto critiche da nessuno, sono molto permaloso! (1)

2)      Accetto critiche, ma solo da persone amiche. (2)

3)      Le critiche, se costruttive fanno migliorare le proprie capacità. (3)

 

D -Sei capace di esporre le tue idee ad altre persone?

1)      Si, riesco sempre a far capire quello che penso, potrei vendere la sabbia agli sceicchi; (3)

2)      Si, ma qualche volta vengo frainteso. (2)

3)      No, faccio sempre confusione, la gente non capisce mai quando esprimo un concetto! (1)

 

E –Sei in grado di lavorare con gli altri?

1)      Direi di si, ma non rispettiamo mai le scadenze prefissate. (2)

2)      Ho un buon metodo di lavoro, riesco sempre a dividere bene il lavoro all’interno di un team. (3)

3)      Ho sempre lavorato da solo, chi fa da sé fa per tre. (1)

 

F -Come ti comporti davanti a un foglio bianco?

1)      Ci scrivo i miei pensieri e disegno cose che capisco solo io (3)

2)      Beh, che domande scrivo nome e cognome (2)

3)      Aiutoo!!Mi viene l’ansia! Mi sa che resta bianco (1)

 

G -Come te la cavi con il disegno a mano?

1)      Il disegno non fa per me, ho la mano disconnessa dal cervello. (1)

2)      Ho sempre disegnato, disegnare mi aiuta a liberare la mente (3)

3)      Più o meno, a volte disegno fuori proporzione però sono un mago con Autocad. (2)

 

H –Come te la cavi con il PC?

1)      Sono un imbranato cronico; ho imparato ieri ad accenderlo (1)

2)      Il PC è il mio migliore amico. Siamo inseparabili (3)

3)      Cosi così, dovrei fare un bel corso. (2)

 

Ora conta il tuo punteggio complessivo! Se non sei sicuro delle tue risposte vai in fondo alla pagina e guarda le soluzioni! Ed infine preparati a leggere il tuo profilo!

 

Da 37 a 47 punti: L’ARCHISTAR

 Hai la stoffa del vero Architetto!!!!Scommetto che stai già compilando il modulo di iscrizione per la Facoltà di Architettura più vicina a te!! Preparati a vivere cinque anni intensi, ricchi di studio, stress e ancora stress; però non  preoccuparti, avrai sicuramente qualche momento bello e indimenticabile che ricorderai per tutta la vita e porterai sempre con te! (naturalmente li passerai con il tuo migliore amico: Il Computer!); stai tranquillo!! Finita l’Università sarai catapultato nel complesso mondo del lavoro! ti aspetteranno: un bellissimo ufficio, un contratto a tempo indeterminato e naturalmente soldi a palate!(Seeee ti piacerebbe!!! magari In Nicaragua!!!) Scherzi a parte, se sei davvero convinto di intraprendere la strada dell'architetto ti consiglio di pensarci 2 volte. Fatto? Sei ancora convito? Sicuro sicuro? Allora OK! In bocca al lupo!  Consiglio: punta in alto e pensa di acquisire almeno un' esperienza all'estero; gira il mappamondo e scova un posto dove è veramente necessaria la professionalità di un architetto (magari un paese in via di sviluppo? che dici?). 

Da 21 a 36: IL GEOMETRA TUTTOFARE.

L’edilizia è ciò che fa per te! Rispetto a un Architetto hai l’arte della praticità,  in poche parole dici le cose come stanno senza troppi giri di parole e senza vendere fumo e "fuffa" ai tuoi clienti! La tua vita è regolata da calcoli, rilievi e disegni geometrici.  e sai quale sarà la tua gioia più grande? No? Te la dico io! Sarà quella di poter schernire quei poveri studenti di Architettura, che si appresteranno sorridenti a firmare il modulo di iscrizione alla della loro Facoltà preferita ignari del futuro che li aspetta !!!! Ricorda però:  Geometri, Architetti e Ingegneri hanno un enorme potenziale! se sapranno collaborare ed essere un team affiatato (senza  prendersi troppo in giro)  batteranno ogni possibile concorrente sul lavoro.

Da 8 a 20 IL FORUNATO!!!!

Ebbene si, SIGNORI E SIGNORE UDITE UDITE, abbiamo un VINCITORE!!!!! Abbiamo capito che l’Architettura non fa per te!!! E questo è un bene! Potrai ambire a un lavoro giustamente remunerato! Non dovrai fare colloqui di lavoro, in cui ti sentirai dire: “ Bel CV, e gran Portfolio! ma per questo progetto non c’è budget, mi spiace però se vuole può svolgere un periodo di prova nel nostro rinomato studio naturalmente AGGRATIS!” oppure: “ La ringrazio Architetto le faremo sapere al più presto!”…

Ma sai qual è la cosa più bella? No??? Beh semplice: potrai vivere senza dover fare nottate per finire tavole di consegna,  non dovrai sporcarti le scarpe nuove in noiosi sopralluoghi o in giro per cantieri, ma soprattutto non dovrai girare con altri amici architetti e parlare in continuazione di Architettura. Eh si, perché noi abbiamo un brutto vizio! Infatti non avendo vita sociale, lavorando in continuazione (A volte anche al sabato e alla domenica), l’unico argomento di cui sappiamo bene parlare è proprio: l’Architettura! Naturalmente NON SMETTIAMO MAI di discutere, anche durante a una festa, o a un aperitivo o durante una semplice uscita!!!! E non solo, siamo talmente pazzi da usare questo argomento anche come arma di baccaglio per conquistare una ragazza! Per cui, per farla breve, complimenti! hai tutta la mia approvazione per non aver scelto questa bruttissima strada!

 

 

 

Beh, forse sono stato un po’ troppo drammatico, amo la mia professione e mi piace molto ironizzare sulla nostra situazione attuale, anche perché altrimenti bisognerebbe far che chiudere "i battenti" e far altro, consapevoli di avere una Laurea utile solo per essere solo appesa a un muro (naturalmente quello che vi ho raccontato non è una fiaba ma è tutto vero, ma spero in cuor mio che le cose prima o poi cambino anche per noi!)

E infine spero vi siate divertiti quanto me nel pensare a questo stravagante articolo, naturalmente scrivete pure nei commenti il  punteggio ottenuto!

 

TIZIANO ZERBO

 

FONT IMMAGINI:

http://www.standard.co.uk/

https://www.ndr.de

http://apocalisselaica.net/

 

Qui di sotto trovate le soluzioni... in rosso gli intrusi con il rispettivo progettista.



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