Credo che il mio amore per il cinema sia nato inconsapevolmente una domenica d’inverno, mentre guardavo uno dei primi film d’animazione natalizi. Anni dopo, guardando Nuovo cinema paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988) mi sono rivista in quel bambino e nella sua bocca spalancata mentre le luci si spengono, carico di aspettative.

Ho sempre divorato film e libri allo stesso modo, affascinata dall’esplorazione di nuovi mondi, e sono cresciuta insieme ai personaggi che ho incontrato nelle centinaia di storie che affollano ancora buona parte della mia memoria. Il mio amore per il cinema, negli anni, si è quasi trasformato in una necessità: mi concedo spesso un’immersione nel buio di una sala cinematografica, convinta che sia un’occasione di crescita, di apertura a nuove prospettive.

Parlo di quel cinema intriso di vibrazioni sincere, che riesce ancora ad emozionare. Al di là di quei film che accedono meritatamente al grande schermo, esiste tutto un sommerso di cinema indipendente, che non riesce ad uscire nelle sale ma che trasuda riflessioni ed emozioni. Non sono d’accordo con il fatto che il cinema italiano sia ormai morto, che non ci siano nuovi stimoli: ne ho avuto l’ennesima prova quando ho visto in anteprima al 31° Torino Film Festival (che si è svolto dal 22 al 30 novembre 2013) l’esordio registico di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, che ha vinto il Premio del pubblico. Ho pianto, ho riso e mi sono incazzata, e mentre lo guardavo pensavo che dovevo assolutamente farlo vedere a più persone possibili.

Il percorso di Pif è incredibilmente coerente: dopo aver lavorato come aiuto regista nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana, viene conosciuto dal grande pubblico grazie al programma televisivo Le Iene, e dal 2007 realizza “Il testimone”, programma su Mtv in cui racconta la vita quotidiana di personaggi politici e dello spettacolo, con la sua caratteristica ironia tragica. Nel 2012, in commemorazione dei 20 anni dalla morte di Falcone e Borsellino, pubblica il racconto Sarà stata una fuga di gas all’interno del libro Dove eravamo. Vent’anni dopo Capaci e Via D’Amelio (AA.VV., Caracò Editore).

Il suo primo lungometraggio, La mafia uccide solo d’estate, è nelle sale italiane dal 28/11/2013. E' il racconto della Palermo degli anni Ottanta e Novanta vista attraverso gli occhi di Arturo, innamorato di Flora fin dalle elementari, sullo sfondo di un Paese che deve fare quotidianamente i conti con la mafia. Accanto a Pif, nel film uno staff d’eccezione: Cristiana Capotondi, Claudio Gioé, Ninni Bruschetta.

Chiaro omaggio a “Il divo” di Sorrentino fin dalla locandina, il film è girato in terra siciliana, la terra da cui proviene Pif e di cui è orgoglioso per le personalità che si sono opposte con fermezza alla mafia. Proprio in quella terra, dove tradizionalmente le produzioni cinematografiche pagano il pizzo, lui non ha pagato. Con la coerenza e l'ostinazione che lo contraddistinguono, e la speranza che anche questo piccolo passo possa portare ad un cambiamento.

Uscita dal cinema, sconvolta da un turbinio di emozioni, avevo voglia di parlarne a

tutti. E questo deve fare un film, per definirsi riuscito: vivere nel cuore e nella mente degli spettatori che l'hanno visto anche, e forse soprattutto, fuori dalla sala cinematografica.


Valentina D'Amelio

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