Vorrei iniziare con voi questa prima tappa del nostro lungo e intrigante viaggio cercando di capire che cosa significhi al giorno d’oggi saper fare Architettura.
Se qualcuno mi chiedesse in questo momento, dopo lunghi periodi passati a studiare e a preparare esami universitari, che cosa significhi veramente essere architetto, così di punto in bianco non saprei come rispondere con una breve definizione.

Con il passare degli anni mi sono sempre più convinto che la professione di architetto, il mio lavoro per intenderci, è quasi impossibile da definire in modo diretto ed immediato.
Penso che operare nel settore dell’architettura non significhi solo saper costruire quartieri urbani, edifici e organizzare spazi, bensì concepire, ideare e soprattutto progettare cose facilmente comprensibili da chi ci sta intorno.

L’architetto è il primo artefice di nuovi input di vivere e di abitare che si adattino all’evoluzione e ai cambiamenti della vita sociale. Sta alla sensibilità di ciascuno di noi captare i piccoli segnali che nascono dai colloqui con le persone che si rivolgono alla nostra professionalità per apportare modifiche, cambiamenti ed innovazioni ai loro luoghi del “vivere”.

Ascoltare e interpretare le esigenze, sia a livello di bisogni privati che di necessità collettive per servizi generali e pubblici è una componente fondamentale, a sfondo psicologico, della nostra professione.
In seguito al boom degli anni 60 per alcuni decenni è stato facile esercitare la nostra attività in quanto si trattava di costruire nuove abitazioni, scuole, asili per la prima infanzia, servizi  sanitari per una nuova popolazione, nella maggior parte immigrata, che si impiegava nelle industrie sia manifatturiere che meccaniche, in continua espansione..

Ora il livello del numero degli abitanti è stabile o in alcuni casi in decremento e si presentano nuove opportunità di vivere e di interpretare il sociale.
Pertanto il mio lavoro non riesce quasi più a ricollocarsi nella figura tradizionale del tecnico che progetta e costruisce secondo dei criteri tradizionali e consolidati.

Architettura è sinonimo di complessità, una commistione di arte e tecnica capace di dare forma ai propri pensieri; è una continua sfida con se stessi, con il proprio ingegno e con le opportunità fornite da nuovi materiali e da nuove tecnologie.
Tuttavia non possiamo prescindere dal misurarci con i problemi della vita reale e dobbiamo considerare come prioritario il rapportarci alla realtà in continua evoluzione. Come l’uomo che opera ad un’empirea altezza e osserva sospeso nel cielo la sua città, con gli edifici che lui stesso ha contribuito a realizzare ed esprime con lo sguardo la sensazione della coscienza del suo operato, anche l’architetto deve vedere quasi dall’alto e comprendere gli stimoli e i flussi di cambiamento della vita che modificano la forma, i luoghi e l’assetto naturale dell’ambiente.
Vorrei concludere questa breve introduzione citando una frase di un noto progettista italiano, Renzo Piano, la cui capacità e professionalità è riconosciuta in modo indiscusso in tutto il mondo, per comunicarvi il fondamento della nostra attività.

”Quello dell’architetto è un mestiere antico come cacciare, pescare, coltivare ed esplorare. Dopo la ricerca del cibo viene la ricerca della dimora. Ad un certo punto, l’uomo, insoddisfatto dei rifugi offerti dalla natura, è diventato architetto.”

L’architetto genovese, a cui ultimamente sono stati riconosciuti i meriti di tutta una vita dedita all’amore verso architettura, con la nomina a senatore e al quale gli è stata affidata la commissione per lo studio di un nuovo ambito urbano concernente la riqualificazione delle ex Officine Falck di Sesto S. Giovanni, sarà l’argomento del prossimo incontro.

 

Tiziano Zerbo

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