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Una dovuta (parentesi)

Ogni volta che ci troviamo davanti ad un bivio, ad una scelta, cosa facciamo? Cosa siamo disposti a fare? Per quale motivo facciamo determinate scelte?
Questa scelta, è la scelta consapevole che un gruppo di persone ha preso, un impegno serio e costante a raccontare, a condividere, a diffondere quello che ognuno di noi si porta dentro. Con questo spirito, ho voluto radunare accanto a me dei talenti, persone uniche con interessi individuali e con la voglia di raccontarli e in qualche modo di raccontarsi, perché condividendo le nostre passioni condividiamo noi stessi.

Questa rivista vuole dare libero sfogo agli interessi di coloro che la scrivono, ognuno col proprio stile, a confronto col mondo in modo assolutamente unico; ognuno di noi si metterà in gioco e condividerà una parte di se.

Nei prossimi numeri vorrei presentarvi uno ad uno i membri che compongono questo più che mai eterogeneo gruppo.
Spero avrete piacere nel leggere queste storie quanto noi nello scriverle.

 

Mattia Corbetta

 

 

Gennaio 2014

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Una Lady da applausi

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Una Lady da applausi

Iniziare con un “ sono contento di questo spazio dedicatomi” credo sia più che doveroso , soprattutto pensando che ora possa definirmi critico musicale a soli 26 anni. L’obiettivo è giudicare, recensire, commentare e dare spazio ad un’arte che nella vita di tutti i giorni chiunque non può farne a meno; La musica. Siamo realistici: chi di noi non ha un brano che lo accompagna durante un particolare momento della giornata, un ricordo di un bel momento o semplicemente due minuti di follia sotto la doccia?

Per iniziare questa avventura, dunque, vorrei recensire un album fresco di stampa che sarà sicuramente oggetto regalo per i fans della seguente artista.
L’album di cui andremo a parlare è ArtPop di Lady Gaga; e già qui ne avremmo da discutere per ore.

Uscito agli inizi di novembre a due anni dal suo ultimo capolavoro Born This Way , questo disco a mio parere è sorprendente. Innanzitutto partiamo con il dire che è stato scritto a più mani con numerosi artisti del calibro di Will.I.Am, David Guetta e il giovanissimo disc jockey e produttore Zedd che ha portato una ventata di freschezza e nuovi suoni; prevede inoltre numerose collaborazioni tra cui R.Kelly. L’idea di creare un album di musica altamente sperimentale, come citato dalla stessa artista, è riuscito alla perfezione. Il singolo apripista è stato “Applause”, rilasciato il 12 agosto 2013 e capace di diventare la maggior hit radiofonica in USA di Lady Gaga, superando di gran lunga Bad Romance e la nota Poker Face.

Dieci delle quindici canzoni contenute nel disco sono ritenute altamente esplicite e questo è un nuovo record per l’artista considerando che è nuovo materiale per la critica, giornali di gossip e riviste di settore.
Da segnalare, oltre al singolo sopra citato Applause, alcuni brani che potrebbero essere le future hit che sentiremo nell’ FM a breve: Sexx dreams, Donatella e a mio avviso prima di tutte la splendida Gipsy; un cocktail di pop, dance e un pizzico di esplosività. Brani che si prestano ad essere usati nei principali dancefloor dati i loro contenuti pop\electro; ovviamente non tarderanno ad arrivare remix dai più blasonati Dj europei e d’oltreoceano.

Eccentrica e stravagante, la cantautrice italo-americana (il padre era uno statunitense di origini palermitane) è sicuramente cresciuta dal 2008 con l’album “The fame” da cui ne uscirono i singoli Just Dance e Poker face , riuscendo ad oggi a raggiungere cifre record di vendita: più di 25 milioni di album e 91 milioni di singoli venduti.

Possiamo dunque dire che è in 5 anni in continua ascesa, Lady Gaga è riuscita a raggiungere il vertice con “ArtPop” e sarà molto dura, a mio avviso, fare di meglio anche se siamo abituati a continue sorprese ogni giorno che passa; senz’altro può essere un apprezzato pacchetto da trovare sotto l’albero di Natale, sempre che il primo numero del Magazine sia puntuale con le consegne.

Emanuele Beltrame

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Il complicato mondo dell'architetto

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Il complicato mondo dell'architetto

Vorrei iniziare con voi questa prima tappa del nostro lungo e intrigante viaggio cercando di capire che cosa significhi al giorno d’oggi saper fare Architettura.
Se qualcuno mi chiedesse in questo momento, dopo lunghi periodi passati a studiare e a preparare esami universitari, che cosa significhi veramente essere architetto, così di punto in bianco non saprei come rispondere con una breve definizione.

Con il passare degli anni mi sono sempre più convinto che la professione di architetto, il mio lavoro per intenderci, è quasi impossibile da definire in modo diretto ed immediato.
Penso che operare nel settore dell’architettura non significhi solo saper costruire quartieri urbani, edifici e organizzare spazi, bensì concepire, ideare e soprattutto progettare cose facilmente comprensibili da chi ci sta intorno.

L’architetto è il primo artefice di nuovi input di vivere e di abitare che si adattino all’evoluzione e ai cambiamenti della vita sociale. Sta alla sensibilità di ciascuno di noi captare i piccoli segnali che nascono dai colloqui con le persone che si rivolgono alla nostra professionalità per apportare modifiche, cambiamenti ed innovazioni ai loro luoghi del “vivere”.

Ascoltare e interpretare le esigenze, sia a livello di bisogni privati che di necessità collettive per servizi generali e pubblici è una componente fondamentale, a sfondo psicologico, della nostra professione.
In seguito al boom degli anni 60 per alcuni decenni è stato facile esercitare la nostra attività in quanto si trattava di costruire nuove abitazioni, scuole, asili per la prima infanzia, servizi  sanitari per una nuova popolazione, nella maggior parte immigrata, che si impiegava nelle industrie sia manifatturiere che meccaniche, in continua espansione..

Ora il livello del numero degli abitanti è stabile o in alcuni casi in decremento e si presentano nuove opportunità di vivere e di interpretare il sociale.
Pertanto il mio lavoro non riesce quasi più a ricollocarsi nella figura tradizionale del tecnico che progetta e costruisce secondo dei criteri tradizionali e consolidati.

Architettura è sinonimo di complessità, una commistione di arte e tecnica capace di dare forma ai propri pensieri; è una continua sfida con se stessi, con il proprio ingegno e con le opportunità fornite da nuovi materiali e da nuove tecnologie.
Tuttavia non possiamo prescindere dal misurarci con i problemi della vita reale e dobbiamo considerare come prioritario il rapportarci alla realtà in continua evoluzione. Come l’uomo che opera ad un’empirea altezza e osserva sospeso nel cielo la sua città, con gli edifici che lui stesso ha contribuito a realizzare ed esprime con lo sguardo la sensazione della coscienza del suo operato, anche l’architetto deve vedere quasi dall’alto e comprendere gli stimoli e i flussi di cambiamento della vita che modificano la forma, i luoghi e l’assetto naturale dell’ambiente.
Vorrei concludere questa breve introduzione citando una frase di un noto progettista italiano, Renzo Piano, la cui capacità e professionalità è riconosciuta in modo indiscusso in tutto il mondo, per comunicarvi il fondamento della nostra attività.

”Quello dell’architetto è un mestiere antico come cacciare, pescare, coltivare ed esplorare. Dopo la ricerca del cibo viene la ricerca della dimora. Ad un certo punto, l’uomo, insoddisfatto dei rifugi offerti dalla natura, è diventato architetto.”

L’architetto genovese, a cui ultimamente sono stati riconosciuti i meriti di tutta una vita dedita all’amore verso architettura, con la nomina a senatore e al quale gli è stata affidata la commissione per lo studio di un nuovo ambito urbano concernente la riqualificazione delle ex Officine Falck di Sesto S. Giovanni, sarà l’argomento del prossimo incontro.

 

Tiziano Zerbo

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Turisti anonimi

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Turisti anonimi

Personalmente non avevo dubbi, ma a conferma è stato constatato da alcuni cervelloni che viaggiare fa bene, dicono sia un ottimo anti età, che ci renda persone migliori, stimoli la nostra produttività, e intelletto. Il viaggio (inteso come vacanza) secondo il Baylor College of Medicine di Houston, che fonda la sua ricerca su un’analisi della percezione del tempo da parte dell’uomo, ha scoperto che visitare posti nuovi ci rilassa a tal punto da illuderci che il giorno duri più a lungo; mentre il solo fatto di organizzare il viaggio, stimoli l’immaginazione e, una volta arrivati a destinazione, ci trasformi in esploratori capaci di provare e percepire sensazioni nuove.

Osservatori e scopritori di attimi e dettagli che non avremmo provato in altro modo, se non unicamente come spettatori!

Se esistesse un associazione si chiamerebbe: “Turisti anonimi” ed io mi presenterei in questo modo:

 - Ciao, mi chiamo Giorgia, e sono “travel addicted”!

Il cuore nomade e questa piacevole ossessione, le ho ereditate dai miei genitori. 

Alle borse firmate e ai gioielli preziosi, ho sempre preferito un semplice pezzo di carta con impresso, data e destinazione, ho affrontato la paura di volare con un primo volo di 10 ore, le colazioni che preferisco sono in autogrill, stazione e aeroporto, il posto che mi fa provare più emozioni è sopra le nuvole! Amo con tutto il cuore il “Viaggio” e ciò che rappresenta.

Questo primo articolo vuole essere una breve introduzione di quello che andrò a raccontarvi prossimamente.

Sarà un onore per me consigliare e condividere con chi vorrà leggermi, ciò che sono riuscite a trasmettermi e insegnarmi le avventure che ho avuto la fortuna di vivere,  non ho la presunzione di sostituirmi alle indispensabili guide turistiche, mie care compagne di viaggi, ma vorrei semplicemente provare a rivivere con voi, per quanto possibile, alcuni ricordi  ed emozioni vissute sulla pelle.

Voleremo dai cieli tersi di Buenos Aires,  all’affascinante e caratteristica nebbia di San Francisco, dall’oblò dell’aereo avvisteremo le dune rosse di Dubai e le verdi colline della Maremma Toscana. 

Per ogni paese farò riferimento a video, siti internet, riviste o blog che possono interessare in quanto a me sono risultati molto utili. 

Non vi consiglierò solo i tipici monumenti (che potete trovare su Wikipedia), ma  parlerò di cibo, eventi, delle cose da provare e quelle secondo me da evitare, mi addentrerò in quei piccoli posticini, a volte nascosti, conosciuti solo da chi il viaggio, non lo vive come turista ma come parte integrante di questo mondo immaginario senza confini.

“il viaggio è quella cosa che acquistandola ti rende ricco”   (Nomadi Digitali)


Giorgia Fusi

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La mafia uccide solo d'estate: l'esordio registico di Pif

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La mafia uccide solo d'estate: l'esordio registico di Pif

Credo che il mio amore per il cinema sia nato inconsapevolmente una domenica d’inverno, mentre guardavo uno dei primi film d’animazione natalizi. Anni dopo, guardando Nuovo cinema paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988) mi sono rivista in quel bambino e nella sua bocca spalancata mentre le luci si spengono, carico di aspettative.

Ho sempre divorato film e libri allo stesso modo, affascinata dall’esplorazione di nuovi mondi, e sono cresciuta insieme ai personaggi che ho incontrato nelle centinaia di storie che affollano ancora buona parte della mia memoria. Il mio amore per il cinema, negli anni, si è quasi trasformato in una necessità: mi concedo spesso un’immersione nel buio di una sala cinematografica, convinta che sia un’occasione di crescita, di apertura a nuove prospettive.

Parlo di quel cinema intriso di vibrazioni sincere, che riesce ancora ad emozionare. Al di là di quei film che accedono meritatamente al grande schermo, esiste tutto un sommerso di cinema indipendente, che non riesce ad uscire nelle sale ma che trasuda riflessioni ed emozioni. Non sono d’accordo con il fatto che il cinema italiano sia ormai morto, che non ci siano nuovi stimoli: ne ho avuto l’ennesima prova quando ho visto in anteprima al 31° Torino Film Festival (che si è svolto dal 22 al 30 novembre 2013) l’esordio registico di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, che ha vinto il Premio del pubblico. Ho pianto, ho riso e mi sono incazzata, e mentre lo guardavo pensavo che dovevo assolutamente farlo vedere a più persone possibili.

Il percorso di Pif è incredibilmente coerente: dopo aver lavorato come aiuto regista nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana, viene conosciuto dal grande pubblico grazie al programma televisivo Le Iene, e dal 2007 realizza “Il testimone”, programma su Mtv in cui racconta la vita quotidiana di personaggi politici e dello spettacolo, con la sua caratteristica ironia tragica. Nel 2012, in commemorazione dei 20 anni dalla morte di Falcone e Borsellino, pubblica il racconto Sarà stata una fuga di gas all’interno del libro Dove eravamo. Vent’anni dopo Capaci e Via D’Amelio (AA.VV., Caracò Editore).

Il suo primo lungometraggio, La mafia uccide solo d’estate, è nelle sale italiane dal 28/11/2013. E' il racconto della Palermo degli anni Ottanta e Novanta vista attraverso gli occhi di Arturo, innamorato di Flora fin dalle elementari, sullo sfondo di un Paese che deve fare quotidianamente i conti con la mafia. Accanto a Pif, nel film uno staff d’eccezione: Cristiana Capotondi, Claudio Gioé, Ninni Bruschetta.

Chiaro omaggio a “Il divo” di Sorrentino fin dalla locandina, il film è girato in terra siciliana, la terra da cui proviene Pif e di cui è orgoglioso per le personalità che si sono opposte con fermezza alla mafia. Proprio in quella terra, dove tradizionalmente le produzioni cinematografiche pagano il pizzo, lui non ha pagato. Con la coerenza e l'ostinazione che lo contraddistinguono, e la speranza che anche questo piccolo passo possa portare ad un cambiamento.

Uscita dal cinema, sconvolta da un turbinio di emozioni, avevo voglia di parlarne a

tutti. E questo deve fare un film, per definirsi riuscito: vivere nel cuore e nella mente degli spettatori che l'hanno visto anche, e forse soprattutto, fuori dalla sala cinematografica.


Valentina D'Amelio

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Just Fashion.

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Just Fashion.

Come primo articolo penso sia doveroso scrivere che cosa sia la Moda.

La prima risposta che puoi trovare è la seguente: 

il termine moda indica uno o più comportamenti collettivi con criteri mutevoli. Questo termine è spesso correlato al modo di abbigliarsi.

Il termine moda deriva dal latino modus, che significa maniera, norma, regola, tempo, melodia, ritmo, tono, moderazione, discrezione.

Rileggiamo cosa significa modus: maniera, norma, regola, tempo, melodia, ritmo, tono, moderazione, discrezione, si passa da termini che possiamo considerare rigidi come regola ad altri più morbidi come melodia fino ad arrivare a discrezione; già si può intuire quante sfaccettature diverse abbia la moda e quanto sia in grado di adattarsi a ogni tipo di personalità.

La moda - detta anche, storicamente costume - nasce solo in parte dalla necessità umana correlata alla sopravvivenza di coprirsi con tessuti, pelli o materiali lavorati per essere indossati. In realtà l'abito assunse anche precise funzioni sociali, atte a distinguere le varie classi e le mansioni sacerdotali, amministrative e militari.

Le donne, che ne erano escluse, non per questo rinunciavano a vestirsi con cura estrema. Più legato alla psicologia è l'aspetto del mascheramento. Gli abiti possono servire a nascondere lati della personalità che non si vogliono far conoscere o, viceversa, a mostrarli. Si pensi, ad esempio, al proverbio: "l'abito non fa il monaco".

Potrei andare avanti ad annoiarvi su cosa i libri e internet dicano a riguardo, invece vi lascio un mio punto di vista su cosa sia per me la moda!

Il termine moda rappresenta non solo l’abbigliamento, ma anche il design, cibo, fotografia, stili di vita e così via, quindi io definirei moda tutto ciò che può essere espresso da una o poche persone inizialmente sottoforma di arte o espressione artistica che poi conquista la massa e diventa così per un periodo di tempo più o meno lungo parte della nostra vita, direttamente o indirettamente! Inoltre va a soddisfare dei bisogni primari e non, di cui l’essere umano necessita!

La moda è arte essendo espressione e comunicazione di un’ idea o un concetto da cui inizialmente è partita, derivando da tutto ciò che ci circonda e per quanto venga considerata da molti effimera e superficiale può esprimere e comunicare messaggi politici ed economici. Il cambiamento della moda segue pari passo quello della società, Anatole France scrittore francese e premio Nobel per la letteratura nel 1921, scrisse: “ Se mi fosse permesso di scegliere uno dei libri che verranno pubblicati cento anni dopo la mia morte, sapete quale sceglierei? Non prenderei certo un romanzo da quella biblioteca futura, ma una rivista di moda per sapere come si vestiranno le donne un secolo dopo la mia dipartita. Questi stracci, in fondo, mi diranno dell’umanità futura più di tutti i filosofi, i romanzieri, i profeti e gli studiosi.”

Avremo modo di conoscerci meglio nei prossimi articoli parlando di questo grande mondo chiamato Moda!


Tatiana Fusi

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Cooper, the Ph!

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Cooper, the Ph!

Avrei davvero voluto cominciare a scrivere il mio primo articolo rispettando le tradizioni, parlando e pontificando di argomenti definibili “classici”.
La fotografia vanta, tra gli innumerevoli pezzi che ne costellano la sua storia, grandi autori e momenti indimenticabili, fissati in modo perenne nell’immaginazione collettiva, stampate, condivise. Sarebbe stato facile attingere a piene mani da questa abbondanza. Invece No!

Sicuramente verrà il momento di scrivere riguardo al passato, di raccontare e diffondere storie perdute nel tempo, ma per questo primo numero, voglio lasciare le rigide mura della gloriosa storia per addentrarmi nel caotico e fragoroso presente.

La fotografia moderna è un calderone immenso, di fatto, chiunque possieda uno smartphone o una compatta è potenzialmente un fotografo; quindi come fare a tirare fuori una storia degna di essere raccontata, da un pulviscolo di 7 miliardi di granelli, tutti possibili artisti?

Semplice! Piccole, geniali idee.

Vorrei parlarvi di Cooper..
Cosa differenzia questo artista da ogni altro fotografo? Cooper non sa emettere parole, non cade mai di schiena e ama dormire ovunque. Cooper è un gatto. Per essere precisi, è il primo gatto fotografo al mondo, con un profilo Flickr e mostre intitolate a suo nome.
La storia è quantomai divertente e singolare: i due filmmakers Michael Benjamin e Deirdre Cross hanno piazzato una piccola fotocamera al collo del loro animale domestico; questo apparecchio automatico scatta una foto ogni due minuti; ciò consente di esplorare una nuova dimensione, di aprire le porte sulla vita segreta di un gatto e soprattutto dimostra, come chiunque, possa essere un fotografo.
Il piccolo felino, che al momento attraversa il suo sesto anno di età, “scatta” dalle 200 alle 400 fotografie al giorno, permettendo ai due proprietari di raccogliere una grande quantità di immagini, riportate sul blog dedicato (www.photographercat.com) e sul profilo Flickr (the CAT CAM).
Siete un amante dello stravagante e dell’eccentrico? Allora potreste aver voglia di acquistare il libro, in vendita su Amazon, le simpatiche magliette o i mug direttamente dal blog.
Se invece siete alla ricerca di qualcosa di più, allora potreste desiderare di possedere una stampa originale delle foto del gatto Cooper, anch’esse acquistabili direttamente da blog, ma preparatevi a sborsare non meno di 130$ (di cui una parte viene  data in beneficenza).

Tirando le somme, un gatto può essere un artista? Assolutamente si e, anche senza che ne abbia coscienza, rende più interessante questo mondo!


Mattia Corbetta

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