Una delle particolarità che mi ha spinto a scegliere il mestiere dell’Architetto è la possibilità di poter costruire per persone che hanno veramente bisogno di un luogo dove poter abitare, lavorare, studiare o semplicemente divertirsi;  è da qualche tempo ormai che penso di intraprendere per un certo periodo un viaggio verso luoghi dove la figura dell’Architetto è indispensabile per poter  migliorare le condizioni di vita di una comunità. Per ora tutto questo è solo un sogno non ancora divenuto realtà, ma non è detto che in futuro questo piccolo pensiero possa  piano piano realizzarsi.

Ho scritto questa breve introduzione così da poter raccontare la storia di un Architetto contemporaneo che amo particolarmente, che grazie ai suoi sacrifici è riuscito a seguire una moltitudine di lavori nel suo paese d’origine: l'Africa.

In poche parole sto parlando di Diabédo Francis Kéré, un giovane architetto proveniente dal Burkina Faso che, attraverso a una borsa di studio, ha potuto studiare in Germania, presso la Tecnishe Universitat di Berlino in modo da poter aiutare, in un secondo momento,  la sua popolazione nel lento processo di sviluppo.

Personalmente non sono mai stato in Burkina, ma proverò lo stesso a raccontarvi qualcosa; forse non tutti sanno che il nome Burkina Faso significa letteralmente: Paese degli uomini integri; esso è considerato uno tra gli Stati più poveri al mondo, a causa, sia delle guerre civili che da lungo tempo piegano il territorio e sia dalle desolanti e aride condizioni climatiche; bisogna dire, infatti che il Paese è soggetto ad una forte e continua degradazione del suolo dovuta a frequenti periodi di siccità: la stagione secca interessa un periodo molto lungo che va da ottobre a maggio (più della metà dell’ anno) e i rimanenti giorni dell'anno invece sono caratterizzati da intense piogge. Geograficamente parlando il Burkina non ha sbocchi sul mare, ma a sud è attraversato da due rami del fiume Volta; il nord è una zona semi-desertica, al centro troviamo la Savana  e a sud  le foreste.

Da questi dati sembrerebbe un posto dimenticato da Dio, un luogo inospitale per chiunque, (e chi ci vorrebbe vivere in un posto così?), ma purtroppo la realtà è ben diversa, il Burkina è popolato da ben 12 milioni di abitanti e conta una delle più alte densità dell’intera Africa;

Ed è proprio qui che nasce Kéré, più precisamente a Gando, un villaggio di 3.000 abitanti dove non esiste alcun tipo di istruzione, così per poter imparare al leggere e a scrivere il nostro futuro architetto ha dovuto trasferirsi dagli zii che vivevano in un paesino limitrofo.

Comunità di Gando ( Burkina Faso)

Comunità di Gando ( Burkina Faso)

Una volta vinta la borsa di studio alla T.U. DI Berlino si è impegnato a finire al più presto l’Università in modo da trovare i fondi necessari ed il consenso del governo per costruire una vera scuola nella sua terra nativa in modo che migliaia di bambini potessero finalmente avere la giusta educazione.(Kéré risulta essere il primo studente di Gando a trasferirsi in Europa, un grande onore per lui e la e per la sua comunità)

Ne 2001 iniziano i lavori per la nuova scuola elementare, l’edificio è parte di un progetto più complesso che include, poi in un secondo momento: le case per i maestri, un pozzo per l'acqua potabile, spazi esterni per piantare essenze vegetali ed ortaggi ed infine campi per praticare sport; tra gli obiettivi sostenibili troviamo quello di utilizzare materiali locali e di sviluppare tecniche e principi costruttivi tradizionali e già noti alle comunità africane.

Affrontiamo insieme il progetto!

L’edificio deve essere in grado di sopportare le torride condizioni climatiche che caratterizzano il Paese e allo stesso tempo deve essere a basso costo in modo da utilizzare le poche risorse del territorio; l’involucro, che comprende muri e copertura, viene pensato in terra cruda essiccata al sole secondo la conoscenza tecnica dei costruttori che avrebbero poi dovuto realizzarlo. Questo materiale è essenziale perché oltre ad essere di facile utilizzo nella posa, ha anche grandi proprietà massive;  una grande massa termica è essenziale in questi frangenti perché è in grado di ridurre gli apporti di soleggiamento dall’ esterno verso l’interno e di conseguenza creare condizioni di comfort all'interno del fabbricato. Le murature perimetrali sono prive di vetri, infatti non essendoci impianti di riscaldamento/ raffrescamento sono praticamente inutili in questo caso; si vedono però solo delle grosse aperture protette da schermature metalliche in grado di far passare la luce e l’aria in quantità diverse a seconda delle ore del giorno.

Il tetto è un elemento indispensabile ai fini di questo progetto, esso  è formatoda un doppia copertura: la prima è costituita da un solaio in cemento rinforzato mentre la seconda è composta da travi reticolari in acciaio che sorreggono un foglio di lamiera grecata. Questo secondo strato funge da cappello così da fornire ombra ai muri e di conseguenza aumentare la differenza di temperatura tra interno ed esterno e di facilitare l’aerazione interna per convezione in modo da potersi difendere dal calore. 

Ciò che trovo straordinario, è il totale coinvolgimento delle comunità locali sia in fase di progettazione (idee, prime ipotesi progettuali ecc..) che in quella di realizzazione (fasi di cantiere e futura manutenzione), ognuno ha avuto il suo ruolo preciso, per esempio: i fabbri del villaggio hanno realizzato la copertura, i bambini hanno aiutato a portare i mattoni e le donne hanno trasportato l’acqua per molti km e battuto il pavimento. In poche parole è stato un momento in cui tutta la comunità si è ritrovata ha lavorato insieme per realizzare qualcosa di concreto rafforzando di conseguenza il proprio senso di comunità.

Grazie alla nuova scuola si è potuto anche realizzare in un secondo momento, un quartiere residenziale che ora ospita i maestri con le loro famiglie provenienti da città vicine; le case si sviluppano in moduli ed ogni modulo organizzato per accogliere una famiglia composta da 3-4 persone; in questo caso, oltre a tutti gli elementi costruttivi visti in precedenza viene introdotto l’utilizzo di linee curve; i volumi, infatti  sono formati da solide volte in mattoni in terra cruda per favorire ulteriormente il passare dell’aria.

Ho trovato questo metodo di lavoro molto curioso ed innovativo, credo che non sia facile capire realmente i bisogni della gente  soprattutto in queste condizioni estreme; idee, riflessioni, dialoghi e dibattiti sono indispensabili per la giusta realizzazione di un progetto; 

Questi edifici hanno un enorme valore perché sono parte integrante della comunità ed allo stesso tempo un richiamo per quelle vicine; anche in questo caso (come per esempio nel nel caso dell’High line di New York) si è creato un motore vivente, opportunità di lavoro e di aggregazione,scelte distributive, metodi di lavoro, materiali e tecnologie impiegati sono caratteri distintivi dell’Africa e di tutti gli abitanti del Burkina che andranno a viverci, oppure a insegnare o  ad imparare.

“ …se non avessi studiato a Berlino sarebbe stato tutto più difficile e più lento, ma credo che avrei fatto tutto lo stesso perché ciò che progetto, propongo e mi sforzo di realizzare lo faccio per la mia gente.”

TIZIANO ZERBO

 

FONT IMMAGINI:

http://www.kere-architecture.com/

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