E' difficile spiegare ad un giovane spettatore di oggi l'impatto che ventidue anni fa ebbe Jurassic Park sul pubblico internazionale. Basato su un romanzo di Michael Crichton e diretto da Steven Spielberg, fu il primo grande film ad utilizzare la CGI (Computer Generated Imagery), dando vita ad un mondo giurassico assolutamente credibile, tanto da vincere 3 Premi Oscar ed entrare a far parte dei cinquanta film di maggiore incasso nella storia del cinema. Era il 1993 e io avevo solo undici anni. In sala c'era un senso di trepidazione e attesa, ripagata dalla meraviglia di tante bocche spalancate nel vedere quegli animali mastondontici muoversi agilmente sul grande schermo.

Eppure sembra che Jurassic World, diretto da Colin Trevorrow e seguito da vicino da Spielberg in qualità di produttore esecutivo, sia all'altezza di quel primo film tanto sorprendente. Il quarto episodio della serie giurassica si propone infatti come un seguito diretto del primo film, rendendo dimenticabili i due episodi centrali (Il mondo perduto e Jurassic Park III) e giocando con autocitazioni apprezzatissime dai fan, che potranno riconoscere luoghi e oggetti provenienti direttamente dal film capostipite.

Il film si svolge esattamente ventidue anni dopo Jurassic Park ed è ambientato su Isla Nubar, dove il miliardario Masrani (interpretato da Irrfan Khan, già visto in Vita di Pi) ha realizzato un parco tematico sulla scia del precedente fondato da John Hammond.

Tuttavia il pubblico va costantemente intrattenuto, quindi oltre alle attrazioni più “conosciute” come il recinto del T-rex (lo stesso di Jurassic Park), vengono introdotte alcune novità come lo show del Mosasauro, un enorme rettile marino che spunta dall'acqua per divorare il suo pasto come le orche nei tradizionali parchi acquatici, e la possibilità per i visitatori di esplorare autonomamente l'habitat di grandi erbivori all'interno di veicoli speciali a forma di sfera in vetro infrangibile. Masrani sfodera inoltre la sua carta vincente creando un nuovo ibrido di dinosauro geneticamente modificato, dall'altisonante nome Indominus Rex: un mix di vari dinosauri e animali contemporanei, che dà vita ad un animale letale e molto intelligente.

È decisamente interessante il discorso sulla sperimentazione genetica applicata al mero guadagno senza riflettere troppo sulle conseguenze, etiche o di semplice sicurezza, quasi ci si sentisse in dovere di spingere il piede sull'acceleratore “perché è il pubblico che ce lo chiede”: e in parte Jurassic World sembra risentire di questo imperativo, forzando la mano in alcuni momenti (in particolare nelle scene finali, che possono anche trappare un sorriso per il loro tono surreale), ma questo non toglie forza ad un thriller con un buon ritmo che riesce a trascinare lo spettatore al di là dello schermo, grazie anche ad ottimi interpreti come l'affascinante Bryce Dallas Howard (nei panni della genetista Claire Dearing), Vincent D'Onofrio (Vic Hoskins, ex militare e responsabile della sicurezza) e il duo Omar Sy e Chris Pratt (Owen Grady e Barry, guardiani e addestratori di raptor).

Sui social network hanno spopolato divertenti meme su Owen Grady, che studiando le interazioni sociali tra i raptor ha stabilito un rapporto esclusivo con loro: è interessante sapere che per la realizzazione digitale dei raptor è stata utilizzata la tecnica della motion capture, che non era mai stata utilizzata finora per i film della serie. Le musiche sono state inoltre composte dal Premio Oscar Michael Giacchino, che ha rivisitato il tema classico di John Williams divenuto firma musicale di Jurassic Park.

Jurassic World è uscito nelle nostre sale l'11 giugno 2015, ma resterà in programmazione ancora per un po': nel primo mese di uscita ha già raggiunto la quinta posizione nella classifica dei film di maggiore incasso nella storia del cinema. Un film da non perdere, in quanto pieno di spunti di riflessione che, insieme all'ottimo intrattenimento visivo e a molta autoironia, lo rendono adatto ad un pubblico davvero vario.

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