Oggi vorrei parlarvi di un progetto che mi sta molto a cuore, un motore vivente costituito da un gruppo di persone che con costanza, voglia di fare e tanta buona volontà sono riuscite a ridare energia a un quartiere ormai degradato. Tutto è nato da un sogno, da un frammento di un' idea che sapeva fin dall'inizio guardare avanti e che con il passare del tempo da semplice visione nella mente di pochi è riuscita a concretizzarsi e diventare realtà.

Ho avuto l’occasione di visitare la ” Grande Mela” nel lontano 2007, il progetto era ancora in fase di cantiere e purtroppo  non posso descrivervelo con la visione completa di chi ha visto con i propri occhi quest’opera d’arte urbana , ma ci provo ugualmente perché le emozioni che provo ogni volta che leggo o sento notizie riguardanti l’ High Line sono tali da farmi battere forte il cuore.

L’High Line di New York è un progetto complesso e singolare che richiede da parte mia un’attenzione particolare, quindi in questo numero preferirei raccontarvi un po’ di vicissitudiniche hanno portato alla formazione di questo esemplare parco urbano, prima di soffermarmi in modo più dettagliato sulle linee progettuali vere e proprie.

Sperando di non essere troppo noioso, mi piacerebbe ripercorrere con voi le tappe più importanti; facciamo un piccolo balzo nel passato intorno agli anni ’30 del  1900, quando la 10th  Avenue nel West Side di Manhattan era soprannominata “La strada della morte”.

In quel periodo i treni che trasportavano le merci alle varie industrie intersecavano il regolare traffico urbano mietendo ogni anno un numero spropositato di vittime, così la città di New York fu costretta ad approvare  un piano di miglioramento urbano che prevedeva la realizzazione dell’ Henry Hudson Parkway, l‘espansione del Riverside Parke la costruzione dell’High Line,  una ferrovia sopraelevata che doveva correre a 8 m di altezza dalla strada attraversando 2 edifici e connettendo  contesti urbani differenti come: magazzini, fabbriche, quartieri operai e piccoli servizi.

 

L' High line, da "Strada della morte" a Sopraelevata

Purtroppo  l’investimento di  125 milioni di dollari non venne per niente ripagato, i trasporti su rotaia diminuirono progressivamente e vennero pian piano sostituiti dai mezzi gommati, in questo modo iniziò un lento e inesorabile declino che trasformò la nostra High Line in un relitto urbano fatiscente.

 La natura in pochi anni prese il sopravvento, piante spontanee ed infestanti sorsero piano piano creando una riserva naturale nascosta agli occhi degli stessi abitanti; nessuno avrebbe mai pensato che questo enorme scheletro di ferro e cemento potesse ridare nel nuovo millennio  nuova linfa vitale per la città. Nel corso degli anni 80-90, più e più volte l’infrastruttura rischiò di essere smantellata, ma furono gli enormi costi di demolizione a fermare le operazioni; durante gli anni novanta i New Yorkesi iniziarono a intravedere  lo straordinario splendore selvaggio della sopraelevata, grazie alla formazione dell’associazione friends  of High Line, che nasceva con lo scopo di raccogliere fondi per poterla restaurare e soprattutto grazie al magnifico lavoro fotografico di Joe Sternfeld (famoso fotografo paesaggista americano) che riuscì ad immortalarne la naturale e spontanea bellezza.

Egli in una vecchia intervista disse:

“Vedere l’High line per la prima volta fu come per Alice entrare nel Paese delle Meraviglie;  mi trovai davanti a un panorama incantevole e selvaggio costituito da una vegetazione folta e rigogliosa tanto da rimanere io stesso senza respiro.”

Le foto di Sternfeld, fin da subito suscitarono un forte interesse da parte di tutta la popolazione che cercò in tutti i modi di rimboccarsi le maniche e prendersi cura di questo enorme tesoro nascosto; uno di questi fu proprio Edward Norton che dopo esserne venuto a conoscenza prese il suo telefono e contattò la Friends of High Line dicendo solo una frase: “ Ditemi di cosa avete bisogno per dare immagine alla vostra idea e io darò il mio contributo!”. L’attore americano capì subito le potenzialità dell' intervento di risollevare le sorti finanziarie della città; da quel momento in poi diventò un forte promotore  facendo campagne pubblicitarie ed eventi a favore della divulgazione del progetto.

Gli anni 2003 - 2004 furono molto importanti infatti si bandirono dei concorsi di idee per sollecitare la riqualificazione della sopraelevata; la cosa particolare è che non era necessario essere un architetto, o un ingegnere o un qualsiasi professionista del settore, il bando  era aperto a tutti! Ogni cittadino del mondo poteva esprimere liberamente un proprio parere o una proposta di intervento  senza avere una precisa qualificazione; così l’anno successivo venne selezionato il progetto vincitore che doveva tener conto di 4 importanti  fattori ovvero:

1)       Definire una visione d’insieme

2)      Garantire l accesso a tutti, anche ai portatori di handicap

3)      Connettere l’High Line con l’esistente

4)      Ideare un'idea che tenga conto di nuove piantumazioni, alla formazione di giardini e spazi destinati allo svago e a usi artistici e ricreativi.

Al team vincitore fu subito chiesto di condurre un processo di progettazione partecipata che doveva interessare tutte le comunità che vivevano in prossimità dell’High Line; così si organizzarono Workshop comunitari in modo da raccogliere idee informazioni, obiettivi da parte degli abitanti in modo da avere un quadro completo per l'organizzazione dei successivi lavori. A mio avviso questa è una cosa importante ed essenziale per redigere le basi di un progetto su larga scala, in questo modo esso non è scagliato violentemente dall’alto verso il basso da un urbanista o un architetto ma è creazione collettiva che prende forma giorno dopo giorno con la collaborazione di tutti gli interessati; credo che sia un momento di condivisione dove il risultato del lavoro  è di tutta la comunità composta da professionisti, che in questo caso assumono il ruolo di facilitatori e da tutta la gente che vive all'interno della città visto che sarà proprio questa comunità poi  a godere dei futuri servizi e a mantenere il progetto  integro nel tempo.

Parteciparono all’evento più di 300 persone, e si decise di conseguenza che l’ High line doveva:

1)  Rispettare il paesaggio naturale e selvatico che lo contraddistingueva,

2) Far percepire la forte presenza industriale,  

3) Essere viva e attiva grazie ad eventi, attività e programmi che dovevano essere diversificati in base agli spazi e all’interesse delle persone.

Come avete avuto modo di capire l’High Line è un Signor progetto ed è stato aperto al pubblico nel 2011, il costo di gestione e amministrativo si aggira più o meno attorno ai 4.5 milioni di dollari annui  e richiama ogni anno più di un milione e mezzo di visitatori.

Come detto all’ inizio dell’articolo l High Line è un vero è proprio motore, grazie ad essa  si sono risollevate le sorti economiche della città portando un numero spropositato di persone provenienti da tutto il mondo, ma non solo grazie a questo  intervento  si è potuto effettuare un rinnovamento urbano  e allo stesso tempo si è potuto pensare alla formazione di nuovi posti di lavoro per la comunità.

Sono convinto che un intervento di questo genere possa essere preso d’esempio da tutte quelle città in cerca di una nuova linfa vitale e di un rilancio economico attraverso l’architettura  e il paesaggio.

A presto! Ci vediamo per la seconda parte dove andremo a definire nel particolare il progetto!!!!

 

TIZIANO  ZERBO

 

 

FONTI IMMAGINI:

http://www.newyork.com

http://i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/01382/new-york-high-line_1382380c.jpg

http://www.nycgovparks.org/photo_gallery/full_size/14432.jpg

http://www.architettopojero.it/images/senza_titolo-1.jpg

https://nycairporterguide.files.wordpress.com/2013/01/western_electric_complex_nyc_1936.jpg?w=820

http://www.dxv.com/inspiration/decade-15-magazine/veronika-miller/2014/08/11/highline-park-nyc-masterpiece-of-urban-planning

Matteo Zambelli, Henrique Pessoa Alves, La High Line di New York, 2012 Mimesis , 2012

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