Never Settle

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Never Settle

L'arte di accontentarsi.

Mai accontentarsi. Mai!

Ricordate quando abbiamo iniziato a dire: beh, ma a questo prezzo cosa pretendi? oppure, beh ma l'ho preso dai cinesi..

Bene, se queste parole vi suonano stranamente troppo familiari forse allora siete anche voi parte di un sistema, un enorme complesso di ingranaggi che ha portato questa società, questo mondo in cui viviamo ad "accontentarsi". Sia chiaro non mi permetto di additare nessuno di essere il colpevole dello sfacelo della società moderna, anzi mi metto bello tranquillo tra la folla di chi spesso si è accontentato.

Ma devo ammettere una cosa da quando Forge esiste: sto imparando a non accontentarmi. Non parlo del non accontentarsi inteso come voglio tutto, perché sarebbe sciocco ed infantile, ma parlo della qualità che pretendo, pur rinunciando ad alcune cose.

Questo atteggiamento mi porta ad esigere molto dai miei colleghi qui in forge, o nella vita, ma alla fine è una cosa che ripaga l'anima a molti livelli; è una continua conquista del meglio e della qualità a discapito della quantità.

Anche voi lettori di Forge vi sarete accorti della nostra crescita, in termini di qualità dei contenuti, di formato, di varietà. Questo è non accontentarsi, questo è avere fame!

Sono anche molto contento di poter annunciare una nuova entry tra le nostre file, anzi in questo caso è più giusto parlare di due new entry che daranno spettacolo insieme: Anna e Georgia che cureranno mensilmente per noi una piccola rubrica culinaria, che potrete seguire, con frequenza maggiore, su instagram con il nome di "in frigo veritas".

Vi prego di accoglierle e di amarle quanto noi amiamo loro e le loro ricette e news!

Vi auguro una buona lettura e non accontentatevi mai!

 

Mattia Corbetta

 

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Sunday Brunch

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Sunday Brunch

Tutti ne sentiamo parlare ma forse nessuno sa il vero significato. Di cosa stiamo parlando?!?

Di origine anglosassone, letteralmente è l’unione della parola breakfast + lunch : il Brunch!!!!

La domenica mattina, quando ci si alza troppo tardi per la colazione ma ancora non è ancora ora di pranzo…. è il momento del brunch.

Tipico Brunch

Tipico Brunch

È un pasto molto informale che solitamente si consuma al sabato e la domenica tra le 10 e le 12 con tutta la calma che il weekend concede.

E’ un mix dolce e salato che unisce elementi  semplici della prima colazione come caffè, cereali, frutta e biscotti a portate più consistenti come carni, salumi e uova.

Lasciatevi trasportare dalla fantasia perché tutto è concesso… non ci sono regole, possiamo cominciare con il dolce e finire con uova strapazzate e bacon.

Immancabili caffè, the, succhi, torte e marmellate fatte in casa e per rendere più internazionale la colazione dei dormiglioni: cupcake, muffin e pancake.

Per il salato via libera a frittate, salmone affumicato, arrosti leggeri, salumi e formaggi… insomma, tutto ciò che calma le voglie della prima colazione e soddisfi la fame del pranzo.

Se anche tu nel weekend ti alzi tardi e vuoi dare un tocco british alla tua colazione allora il brunch è quello che fa per te!

Immaginate di iniziare la vostra domenica assaporando una colazione diversa in una location esclusiva, immersa nel verde e nell’armonia delle prealpi Biellesi: noi di InFrigoVeritas l’abbiamo fatto per voi e vi raccontiamo la nostra esperienza.

Nel contesto di Villa Cernigliaro, la “Serra dei Leoni” ha introdotto, per noi neofiti del brunch, questa novità offrendo alla domenica un ricco buffet dolce e salato da assaporare in una cornice unica e affascinante.

Siamo state accolte in quella che una volta era una limonaia e che ora è stata trasformata in una graziosa sala ristorante.

Abbiamo potuto gustare diverse specialità: dai grandi classici(taglieri di salumi misti,uova ripiene) ad alcune piu elaborate per finire con gli immancabili pancake ricoperti di sciroppo d’acero!

Vi consigliano dunque di ripetere la nostra gustosa esperienza e vi salutiamo lasciandovi la nostra ricetta del mese:

Pancakes golosi al cioccolato

Ingredienti x 4 persone - Difficoltà facile - Tempo 1h - Kcal 450 circa

Ricetta e preparazione

  1. Prendete una ciotola e mettete le uova e lo zucchero, sbattetele bene e poi unite il burro fuso e il sale. Aggiungete quindi la farina, lievito e vanillina setacciati insieme e alternateli con il latte tiepido, sbattete con la frusta elettrica e per ultimo aggiungete il cacao amaro. Coprite la ciotola con la pastella e fatela riposare una mezz’oretta.
  2. Prendete un padellino antiaderente e mettete un pochino di burro, versate un mestolino di pastella e cuocetela, poi quando compariranno le bolle in superficie, girate la frittella e proseguite la cottura dall’altro lato.
  3. Proseguite così fino ad esaurimento della pastella.

 

Georgia Rivelli & Anna Perucca

 

 

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In viaggio per "ritrovarsi": Wild

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In viaggio per "ritrovarsi": Wild

Sono innumerevoli i film sui viaggi in solitaria di giovani avventurosi, dai famosi Into the wild (Sean Penn, 2007) e 127 ore (Danny Boyle, 2010) fino al recente Tracks (John Curran, 2013), che racconta il viaggio di una donna attraverso il deserto in compagnia di quattro dromedari. Un film che ha fatto parlare di sé, nonostante i bassi incassi, proprio perché a compiere quel viaggio così difficoltoso era una donna sola: con una storia simile e uscito nelle sale italiane da pochissimo, Wild è invece già campione di incassi.

wild-cheryl-strayed.jpg

Sarà per la protagonista intepretata da Reese Whiterspoon (candidata all'Oscar come migliore attrice), per la mano di Nick Hornby alla sceneggiatura (tratta dalle memorie di Cheryl Strayed), oppure per il regista Jean Marc Vallée che aveva già diretto il fortunato Dallas Buyers Club: un mix che rende piacevole un film di quasi due ore basato praticamente su un solo personaggio senza perdere in ritmo e scorrevolezza. Presente e passato sono mixati e dosati sapientemente in maniera da non confondere lo spettatore ed anzi, donargli maggiori elementi per comprendere la storia senza spezzare il ritmo narrativo, aprendo un varco nella mente e nei ricordi di Cheryl.

Cheryl Nyland, ribattezzatasi Strayed (smarrita), ha effettivamente percorso in solitaria 1600 chilometri lungo il Pacific Crest Trail (una via che parte dal confine tra Messico e California per arrivare fino al Canada) in un viaggio durato 94 giorni in preda alla fatica, al coraggio e alla voglia di ritrovarsi. Il regista ha scelto volutamente di adattarsi agli splendidi scenari naturali non utilizzando luci artificiali e scegliendo spesso di mantenersi ad una certa distanza dalla protagonista, in modo da mostrarne l'umana piccolezza rispetto ai paesaggi sconfinati che la circondano lungo l'intero film.

Wild racconta un viaggio “fisico” con una grande carica metaforica: modificare la velocità e la prospettiva con cui si è abituati ad osservare il mondo può realmente portare ad un cambiamento tangibile o meglio, ad un “riconoscimento” delle proprie reali esigenze di vita. Meravigliarsi per un'alba o un tramonto, trovarsi faccia a faccia con una natura non sempre accondiscendente, misurarsi con le proprie capacità e la propria resistenza sapendo di non poter contare su nessun altro è qualcosa che in un modo o nell'altro porta all'esplorazione di se stessi. È un viaggio che forse tutti dovremmo fare una volta nella vita, per scoprire il nostro ritmo e renderci conto che “ciò che conta è continuare ad avanzare, anche se tutto quello che puoi fare è un passo”, prendendo spunto dalle parole di Cheryl.


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Storia dell'High Line di New York

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Storia dell'High Line di New York

Oggi vorrei parlarvi di un progetto che mi sta molto a cuore, un motore vivente costituito da un gruppo di persone che con costanza, voglia di fare e tanta buona volontà sono riuscite a ridare energia a un quartiere ormai degradato. Tutto è nato da un sogno, da un frammento di un' idea che sapeva fin dall'inizio guardare avanti e che con il passare del tempo da semplice visione nella mente di pochi è riuscita a concretizzarsi e diventare realtà.

Ho avuto l’occasione di visitare la ” Grande Mela” nel lontano 2007, il progetto era ancora in fase di cantiere e purtroppo  non posso descrivervelo con la visione completa di chi ha visto con i propri occhi quest’opera d’arte urbana , ma ci provo ugualmente perché le emozioni che provo ogni volta che leggo o sento notizie riguardanti l’ High Line sono tali da farmi battere forte il cuore.

L’High Line di New York è un progetto complesso e singolare che richiede da parte mia un’attenzione particolare, quindi in questo numero preferirei raccontarvi un po’ di vicissitudiniche hanno portato alla formazione di questo esemplare parco urbano, prima di soffermarmi in modo più dettagliato sulle linee progettuali vere e proprie.

Sperando di non essere troppo noioso, mi piacerebbe ripercorrere con voi le tappe più importanti; facciamo un piccolo balzo nel passato intorno agli anni ’30 del  1900, quando la 10th  Avenue nel West Side di Manhattan era soprannominata “La strada della morte”.

In quel periodo i treni che trasportavano le merci alle varie industrie intersecavano il regolare traffico urbano mietendo ogni anno un numero spropositato di vittime, così la città di New York fu costretta ad approvare  un piano di miglioramento urbano che prevedeva la realizzazione dell’ Henry Hudson Parkway, l‘espansione del Riverside Parke la costruzione dell’High Line,  una ferrovia sopraelevata che doveva correre a 8 m di altezza dalla strada attraversando 2 edifici e connettendo  contesti urbani differenti come: magazzini, fabbriche, quartieri operai e piccoli servizi.

 

L' High line, da "Strada della morte" a Sopraelevata

Purtroppo  l’investimento di  125 milioni di dollari non venne per niente ripagato, i trasporti su rotaia diminuirono progressivamente e vennero pian piano sostituiti dai mezzi gommati, in questo modo iniziò un lento e inesorabile declino che trasformò la nostra High Line in un relitto urbano fatiscente.

 La natura in pochi anni prese il sopravvento, piante spontanee ed infestanti sorsero piano piano creando una riserva naturale nascosta agli occhi degli stessi abitanti; nessuno avrebbe mai pensato che questo enorme scheletro di ferro e cemento potesse ridare nel nuovo millennio  nuova linfa vitale per la città. Nel corso degli anni 80-90, più e più volte l’infrastruttura rischiò di essere smantellata, ma furono gli enormi costi di demolizione a fermare le operazioni; durante gli anni novanta i New Yorkesi iniziarono a intravedere  lo straordinario splendore selvaggio della sopraelevata, grazie alla formazione dell’associazione friends  of High Line, che nasceva con lo scopo di raccogliere fondi per poterla restaurare e soprattutto grazie al magnifico lavoro fotografico di Joe Sternfeld (famoso fotografo paesaggista americano) che riuscì ad immortalarne la naturale e spontanea bellezza.

Egli in una vecchia intervista disse:

“Vedere l’High line per la prima volta fu come per Alice entrare nel Paese delle Meraviglie;  mi trovai davanti a un panorama incantevole e selvaggio costituito da una vegetazione folta e rigogliosa tanto da rimanere io stesso senza respiro.”

Le foto di Sternfeld, fin da subito suscitarono un forte interesse da parte di tutta la popolazione che cercò in tutti i modi di rimboccarsi le maniche e prendersi cura di questo enorme tesoro nascosto; uno di questi fu proprio Edward Norton che dopo esserne venuto a conoscenza prese il suo telefono e contattò la Friends of High Line dicendo solo una frase: “ Ditemi di cosa avete bisogno per dare immagine alla vostra idea e io darò il mio contributo!”. L’attore americano capì subito le potenzialità dell' intervento di risollevare le sorti finanziarie della città; da quel momento in poi diventò un forte promotore  facendo campagne pubblicitarie ed eventi a favore della divulgazione del progetto.

Gli anni 2003 - 2004 furono molto importanti infatti si bandirono dei concorsi di idee per sollecitare la riqualificazione della sopraelevata; la cosa particolare è che non era necessario essere un architetto, o un ingegnere o un qualsiasi professionista del settore, il bando  era aperto a tutti! Ogni cittadino del mondo poteva esprimere liberamente un proprio parere o una proposta di intervento  senza avere una precisa qualificazione; così l’anno successivo venne selezionato il progetto vincitore che doveva tener conto di 4 importanti  fattori ovvero:

1)       Definire una visione d’insieme

2)      Garantire l accesso a tutti, anche ai portatori di handicap

3)      Connettere l’High Line con l’esistente

4)      Ideare un'idea che tenga conto di nuove piantumazioni, alla formazione di giardini e spazi destinati allo svago e a usi artistici e ricreativi.

Al team vincitore fu subito chiesto di condurre un processo di progettazione partecipata che doveva interessare tutte le comunità che vivevano in prossimità dell’High Line; così si organizzarono Workshop comunitari in modo da raccogliere idee informazioni, obiettivi da parte degli abitanti in modo da avere un quadro completo per l'organizzazione dei successivi lavori. A mio avviso questa è una cosa importante ed essenziale per redigere le basi di un progetto su larga scala, in questo modo esso non è scagliato violentemente dall’alto verso il basso da un urbanista o un architetto ma è creazione collettiva che prende forma giorno dopo giorno con la collaborazione di tutti gli interessati; credo che sia un momento di condivisione dove il risultato del lavoro  è di tutta la comunità composta da professionisti, che in questo caso assumono il ruolo di facilitatori e da tutta la gente che vive all'interno della città visto che sarà proprio questa comunità poi  a godere dei futuri servizi e a mantenere il progetto  integro nel tempo.

Parteciparono all’evento più di 300 persone, e si decise di conseguenza che l’ High line doveva:

1)  Rispettare il paesaggio naturale e selvatico che lo contraddistingueva,

2) Far percepire la forte presenza industriale,  

3) Essere viva e attiva grazie ad eventi, attività e programmi che dovevano essere diversificati in base agli spazi e all’interesse delle persone.

Come avete avuto modo di capire l’High Line è un Signor progetto ed è stato aperto al pubblico nel 2011, il costo di gestione e amministrativo si aggira più o meno attorno ai 4.5 milioni di dollari annui  e richiama ogni anno più di un milione e mezzo di visitatori.

Come detto all’ inizio dell’articolo l High Line è un vero è proprio motore, grazie ad essa  si sono risollevate le sorti economiche della città portando un numero spropositato di persone provenienti da tutto il mondo, ma non solo grazie a questo  intervento  si è potuto effettuare un rinnovamento urbano  e allo stesso tempo si è potuto pensare alla formazione di nuovi posti di lavoro per la comunità.

Sono convinto che un intervento di questo genere possa essere preso d’esempio da tutte quelle città in cerca di una nuova linfa vitale e di un rilancio economico attraverso l’architettura  e il paesaggio.

A presto! Ci vediamo per la seconda parte dove andremo a definire nel particolare il progetto!!!!

 

TIZIANO  ZERBO

 

 

FONTI IMMAGINI:

http://www.newyork.com

http://i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/01382/new-york-high-line_1382380c.jpg

http://www.nycgovparks.org/photo_gallery/full_size/14432.jpg

http://www.architettopojero.it/images/senza_titolo-1.jpg

https://nycairporterguide.files.wordpress.com/2013/01/western_electric_complex_nyc_1936.jpg?w=820

http://www.dxv.com/inspiration/decade-15-magazine/veronika-miller/2014/08/11/highline-park-nyc-masterpiece-of-urban-planning

Matteo Zambelli, Henrique Pessoa Alves, La High Line di New York, 2012 Mimesis , 2012

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Do you remember? RIDE OR DIE

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Do you remember? RIDE OR DIE

 

 

Da questo incipit molte cose si possono capire, una sicuramente viene alla memoria essendo molto fresca..

Questo mese esulo da quello che è solitamente il mio campo di riferimento, per un evento, si così si può definire, un evento che ha avuto proporzioni mondiali ad inizio aprile, ovvero l'uscita nelle sale italiane di Furious 7 ( ebbene si, userò il titolo originale della pellicola) in quanto sono un fan da tempo, 14 anni, quando tutto ebbe inizio nel lontano 2001 in quella Città degli Angeli vista con occhio più underground rispetto ad ora.

 

Voglio partire con il mio pensiero antecedente la visione del film, ovvero quello stato d'animo misto di malinconia e tristezza miscelate ad entusiasmo ed elettricità per quello che sicuramente non mi avrebbe potuto deludere in nessunissima maniera.

Perchè faccio questa prefazione; perchè come tutti o la quasi totalità di tutti sanno, Paul Walker ci ha lasciato in quel 30 novembre 2013, andandosene come penso avrebbe voluto se avesse potuto avere una scelta, ovvero morendo in macchina in un incidente stradale, come lui disse tempo addietro "se un giorno la velocità dovesse uccidermi, non piangete, stavo sorridendo".

Questo per quanto riguarda i primi due stati d'animo, penso di aver visto il film con un occhio totalmente diverso rispetto al solito, quasi come un senso di commozione e compassione, essendo probabilmente condizionato psicologicamente da quanto successo ormai 2 anni fa, che mi ha portato a vivere con maggiore enfasi le scene dialogate di Brian e quelle d'azione in compagnia di suo fratello Dom, mentre come ovviamente ogni buon fan non potrà non ammettere, ogni episodio a partire dal trailer riscuote sempre un successo globale, e questo settimo ed ultimo capitolo non è stato da meno.

Ho cercato e ho sentito di farlo mio il più possibile,come se fosse un tratto della mia vita, come se a mancare fosse stato un caro amico.

 

Da amante dell'hiphop, non posso che essere rimasto stupefatto dalla colonna sonora che hanno ricamato, dai pezzi di Kid Ink e Tyga fino alla classica coppia di pezzi latino americani quali Meneo e My Angel, per passare alle tamarrate marcate DJ Snake e Lil Jon, ce n'è da sbizzarrirsi per tutti i gusti, e doppia menzione a Six Days di Mos Def remixata e ovviamente, non poteva mancare il pezzo tributo a Paul, See You Again; vorrei che vincesse qualche premio, giusto per onorare quello che è stato fatto in questi 14 anni alla sua memoria.

 

Il film sostanzialmente riprende da dove eravamo rimasti al sesto capitolo, ovvero dalla caccia a Owen Shaw a Londra, il fratello, Deckard comincia a cercare e uccidere tutti i membri della banda di Toretto per vendicare ciò che è stato fatto al fratello.

Il primo a finire sotto terra è il povero Han, raggiunto a Tokyo proprio da Deckard e ucciso a bordo della sua RX-7, come ben ricorderete nel controverso ( ma che mi era piaciuto moltissimo) terzo capitolo della saga.

Dopo il funerale di Han, è un tripudio di inseguimenti in strada, distruzione di macchine, esplosioni e proiettili, ben lontani da quello che fu il primo titolo, ma che ultimamente con attori del calibro di Statham e The Rock non poteva essere altrimenti.

Se pensate che la storia sia finita vi sbagliate...perchè si inserisce un terzo elemento nella lotta tra Dom e Shaw, ovvero l'hacker Ramsey che ha progettato l'Occhio di Dio, un software capace tramite qualsiasi videocamera fotocamera e microfono sulla faccia della Terra, di intercettare e tracciare movimenti e riconoscimento facciale di un bersaglio, cambiando il volto della caccia all'uomo.

Il governo americano chiede a Toretto di recuperare software ed hacker, in cambio avranno la possibilità di usufruirne per rintracciare Deckard Shaw e metterlo in gabbia definitivamente.

Non sto a raccontarvi il finale altrimenti vi rovino la sorpresa, ma per certo vi posso dire che a scene toccanti (magari soggettiva la cosa) si alternano delle americanate veramente esagerate, questo giro si sono superati nel fare gli stunt o per girare scene di esplosioni durante gli inseguimenti.

Si vede poco The Rock rispetto al film precedente, se non erro non avrebbe dovuto nemmeno esserci in questo capitolo finale, ma quando compare porta la sua sana dose d'ignoranza.

Mentre per finire il film, hanno scritturato i fratelli Cody e Caleb Walker come attori, e hanno poi messo il volto di Paul sopra il loro tramite CGI.


Vi consiglio di andare a vederlo se siete fan, se vi piacciono le macchine veloci, se vi piacciono le belle donne (nel pezzo delle race wars sono esagerate), avete sempre sognato una Lykan Hypersport da 3,4 milioni di $ ,390 km/h di velocità massima e da 0-100 in meno di 3 secondi, o anche solo per vedere l'ultimo capolavoro di Paul Walker.

 

Vi lascio con il video di See You Again e la dedica voluta da Vin Diesel al suo defunto "fratello" :

No matter where you are, whether it's a quarter mile away of halfway across the world, you'll always be with me and you'll always be my brother.

 

CREDITS

 

http://www.film.it/fileadmin/mediafiles/film/generici/201504/images/1280x720/fast7.jpg?n=0.5023473494220525

https://www.youtube.com/watch?v=RgKAFK5djSk

https://www.youtube.com/watch?v=X7rdg_tKzKQ

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Accidentally In Words

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Accidentally In Words

Buongiorno Lettori di FORGE!!

Questo mese facciamo un po’ gli intellettuali e parliamo di lettura, che ne dite?!

Spero che non stiate già pensando “ufff,che noia, non arriverò nemmeno alla fine di questa pagina..”  Vi prego,affrontiamo l’ argomento con lo spirito  giusto.

Vorrei esprimere il mio punto di vista riguardo all’ importanza dei libri, già dai primi anni di vita, poiché sto sperimentando personalmente come e quanto i bambini possono mostrare interesse per i libri, se vengono stimolati nel modo giusto.

Poche persone sanno che ancor prima i iniziare a leggere i bambini possono utilizzare libri cartonati illustrati, che li aiutano a familiarizzare con le immagini e ad associare oggetti conosciuti alle figure.

Inoltre, oggi esiste una vasta gamma di libri tattili, le cui pagine presentano inserti di materiali diversi (come stoffa, plastica,sughero, gomma..), che permettono di sviluppare la sfera sensoriale e aiutano che stimolano la partecipazione attiva.

Il mio consiglio è di iniziare fin da subito a frequentare la biblioteca per scoprire insieme ai bambini il mondo dei libri e interessarli fino al momento in cui sapranno leggere autonomamente.

Successivamente la lettura potrà diventare un favoloso strumento di conoscenza e divertimento; leggere non dovrebbe essere considerato un noioso obbligo scolastico, ma un piacere. 

Purtroppo nelle scuole vengono spesso assegnati romanzi poco attuali, che a mio avviso non accendono l’interesse dei giovani e non li stimolano a leggere. Se gli insegnanti accettassero di modernizzare la scelta delle opere, forse gli alunni sarebbero più motivati.

Trovo giusto e fondamentale conoscere certi classici , ma dovrebbero essere intervallati con romanzi più recenti, più vicini alla vita odierna e al mondo degli adolescenti.

A casa è raro che i giovani si interessino ai libri, solitamente preferiscono passare il loro tempo libero davanti al computer, giocando con il tablet, massaggiando col cellulare.. quindi è fondamentale che la scuola si sforzi di indirizzarli verso la lettura. Per esempio organizzando visite in biblioteca e attività a tema dopo l’analisi di determinati testi, con lo scopo di rendere maggiormente interessante e utile la lettura.

Se l’introduzione a questo affascinante mondo venisse gestita con cura, l’ interesse personale dei giovani si svilupperebbe in modo naturale.

Spero, quindi, che sia i genitori che i professori si rendano conto dell’importante ruolo che ricoprono e continuino a stimolare bambini e ragazzi in modo efficace.

 

Silvia SISSY Castello

 

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I mattoncini che cambieranno il mondo.

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I mattoncini che cambieranno il mondo.

Bentornati  lettori di Forge, anche questo mese voglio porre alla vostra attenzione una forma d’arte diversa, qualcosa di veramente strabiliante che mi fa pensare che forse non siamo ancora riusciti ad inventare tutto, la mente umana ha ancora un grande margine di esplorazione.

Nel cuore di Londra, tra il vetro e l'acciaio della moderna City, una mostra più di tutte stupisce il pubblico: i mattoncini LEGO per la prima volta utilizzati per creare sculture uniche. Non a caso forse è stata scelta proprio Brick Lane come luogo dell'esibizione. La via londinese, già famosa e frequentata per il suo mercato domenicale, è il luogo ideale per le opere di Sawaya : la "via di mattoni" accoglie "l'arte del mattoncino". Un’accoppiata  perfetta  tra luogo della mostra e arte esposta: lo spazio espositivo interno che si fonde con il mondo esterno. Vi presento “The Art of the Brick”.

Questa spettacolare mostra è allestita negli ambienti del vecchio birrificio Truman, la cui ciminiera ancora spunta fiera tra i palazzi dell'alta finanza londinese.

La prima sala sintetizza la capacità di Sawaya di reinventare opere del passato dell'uomo attraversando ogni epoca. Ecco quindi che ci si trova di fronte l'Augusto di Prima Porta, L'Urlo di Munch, per poi passare alla Venere di Milo, La Vittoria di Samotracia, Il Bacio di Klimt, La ragazza col turbante di Vermeer.

Si passa poi agli oggetti di vita quotidiana: matite giganti, mele e perfino un nodo. Ci sono pure un dinosauro T-Rex e i Beatles, dovuto omaggio dell'artista alla musica inglese.

 Dove Sawaya esprime il meglio, però, è nella rappresentazione delle emozioni umane.

Yellow è solo uno dei tanti. Attraverso la geometria dei mattoncini LEGO, l'artista statunitense crea forme uniche e vive capaci di stupire ed emozionare.

Qualche notizia sull’artista.

Statunitense di New York, Nathan è laureato in Legge. Ha abbandonato la professione di avvocato nel 2004 per dedicarsi a tempo pieno a quella di artista di mattoncini LEGO nel suo art studio di New York City. Nonostante abbia lavorato per qualche mese con la compagnia danese, Nathan è un artista totalmente indipendente. La LEGO Group lo ha certificato come "Costruttore di LEGO professionista". La sua prima esibizione personale risale al 2007 ed ebbe subito un enorme successo. A oggi le sue opere sono già parte di alcune collezioni di arte contemporanea di musei del Nord America.

Nathan Sawaya si è guadagnato una posizione di vertice nel mondo dell'arte contemporanea e ha creato una nuova dimensione unendo Pop Art e Surrealismo. La sua arte consiste nel giocare con il materiale, il colore, il movimento, la luce e la prospettiva.

L'allestimento di The Art of the Brick rimarrà aperto al pubblico fino al 12 aprile 2015 presso la Old Truman Brewery.

Manca ancora qualche giorno: perché non prendere un volo last minute e correre a vederla?

O se non riuscite… provate a creare qualcosa voi!

E’ sempre bello tornare bambini.

Valentina Poerio

 

Credits:

www.flickr.com

www.macaronmagazine.com

rogersinkc.blogspot.com

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AMO CREARE!

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AMO CREARE!

Voglio condividere con voi un pensiero che ho espresso ad alta voce qualche giorno fa:

“che bello è creare, che bello è creare abiti!”.

Partendo da una fibra vegetale o animale che viene poi trasformata in filato che successivamente viene intrecciato per formare un tessuto che viene poi tagliato nelle parti che compongono l'abito, cucite insieme, et voilà ed ecco che il tutto si trasforma in un oggetto 3D.

 

Ho la fortuna di poter far parte di questo procedimento, ogni volta che sono in un negozio di tessuti per me è come essere dal gioielliere, i colori mi inebriano gli occhi, le mie mani scorrono sulle varie pezze e posso distinguere le varie morbidezze, gli spessori, le rigidità, le increspature, chiudo gli occhi per qualche secondo e la fantasia inizia a giocare ad elaborare ciò che posso creare con la stoffa che sto toccando. Da lì a passare alla cassa per pagare i miei gioielli è un istante, soffro della sindrome di shopping compulsivo per i tessuti!!!!

Adoro vedere le persone contente e soddisfatte quando l'abito è finito e lo indossano!!

Mi piace realizzare i sogni e sono onorata di poter creare gli abiti dei vostri sogni!


Concludo lasciandovi alcune informazioni tecniche che magari possono esservi utili quanto leggete un'etichetta:

LINK: http://www.liber-rebil.it/wp-content/uploads/2012/01/simboli_lavaggio.jpg

LINK:

http://www.liber-rebil.it/wp-content/uploads/2012/01/simboli_lavaggio.jpg

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Blend, Feel, MUSIC and Enjoy!

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Blend, Feel, MUSIC and Enjoy!

Questo mese vorrei parlarvi ovviamente di musica ma vista da un prospettiva diversa. Mi piacerebbe portarvi in un posto dove ogni pensiero e vostra preoccupazione vengono accantonati per un attimo, lasciando spazio a quella pace interiore che ognuno ha dentro di se!

Benvenuti alla Serra dei Leoni, splendida Location all’interno di “Villa Cernigliaro” e circondata dalle colline Biellese nel ridente paesino di Sordevolo. La Villa, risalente al XVII secolo, vanta di un immenso giardino e numerose sale interne con le sue innumerevoli opere d’arte e i suoi stucchi francesi da lasciare tutti con il fiato sospeso.

La breve intro era necessaria per farvi immaginare questo fantastico luogo ma rischierei di essere condannato a morte dai nostri redattori di architettura e design. Mi vorrei dunque soffermare sulla location adiacente alla Villa, ovvero una vecchia Limonaia (luogo riparato dove venivano riposti le piante di agrumi durante l’inverno) trasformata nell’attuale “Serra dei Leoni” e che prende il nome dalla fontana adiacente alla struttura con raffigurante tre teste di leone.

In questa particolare location prende vita un cocktail bar con ristorante annesso e le serate sono uno dei punti di forza della “Serra”. Non parliamo di discoteca, o musica commerciale di sottofondo durante la cena o la serata. Si parla di un’accurata selezione musicale che rende speciale ogni secondo trascorso nel locale.

Summer nigth

Summer nigth

Mi è capitato più volte di frequentare il posto dopo cena e in tarda serata; si passa da uno swing rilassante ad una nu-disco e funk\house più ritmata per concludere con un Jazz maginifico. Il tutto mentre sorseggi uno dei cocktail di ottima qualità preparati dallo staff (e soprattutto un eccellente Moscow Mule).

D’estate vengono organizzati concerti e jam session all’esterno del locale, con un piccolo palco al centro del giardino e contornato da divanetti e cuscini disposti sul prato.. un’atmosfera unica, da provare per credere.

Consiglio il posto per tantissimi motivi, dalla cucina al bar, dalla location a come già detto l’atmosfera unica , ma assolutamente per la musica. Una ricerca molto minuziosa di come abbinare tutto quello che la “Serra” propone con una colonna sonora indimenticabile per la vostra serata.

Per spiegarvi ancora meglio di che posto si tratti, ho intervistato per voi il fondatore della Serra dei Leoni, nonché uno dei Barman che lavorano all’interno e che coordina il tutto nei minimi particolari.

 

 

Ciao Teo, grazie per averci accolto “In Serra” con te.

 

Grazie a Voi per essere qui, benvenuti alla Serra dei Leoni!

 

Com’è nata la serra l’abbiamo già accennato ad inizio articolo; volevo sapere da quale idea è partita la sua realizzazione e se ti sei ispirato a qualcosa in particolare.

 

In origine il locale è stato aperto esclusivamente come cocktail bar in stile "American".

Con il mio arrivo nel febbraio del 2012 è iniziata una ricerca in continua evoluzione riguardante l'arte della miscelazione, specializzandoci nell'utilizzo delle spezie e delle erbe aromatiche.

Il luogo in cui ci troviamo, una serra degli anni '30 immersa nel verde parco di una villa ottocentesca, dove l'ispirazione arriva solamente assaporando l'aria, ha reso possibile una particolare dedizione all'hospitality. Il nostro locale è fatto da persone che manifestano in ogni ruolo la cura e la passione per ciò che fanno.

Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo voluto inserire la cucina tenendo fede al mood legato ai cocktail e ricercando nei sapori genuini di una volta un tocco moderno giocando anche qui con spezie e sapori esotici. Non sono da meno le nostre pizze, lavorate con lievito madre in un impasto di cinque farine, portato a lievitazione fino alla fine in modo da renderle leggere e super digeribili.

Vi posso assicurare che non smetteremo mai di sorprendere!

 

Un luogo indubbiamente magico, accogliente e con un po’ di …..mistero !

Eggià…

 

Cosa proponete in Serra che le altre location non offrono?

 

Innanzitutto la location stessa.

Inoltre, il connubio tra una così grande attenzione al beverage e la cucina è cosa rara sul territorio; altrettanto si può dire dello staff, preparato e competente ma la cui età media non supera i 25 anni.

Sottolineerei anche l'aspetto artistico, che si manifesta nei dettagli, quali possono essere le suppellettili e la musica di sottofondo; in Serra spesso vengono organizzati eventi culturali e vernissage di mostre.

 

Ma veniamo al mio ambito vero e proprio, ovvero la musica. È vero che svolge un ruolo fondamentale durante tutti gli eventi e  nell’apertura annuale?

 

Sì. La selezione dei brani che avvolgono l'ambiente è sempre molto ricercata e si adatta alla situazione del momento.

Organizziamo tutto l'anno serate dal vivo e dj-set acustici di qualità, mai banali e differenti da quello che possiamo trovare in altre situazione nella provincia.

 

La ricerca del suono, il fondere ambiente e miscelazione del cocktail hanno per te un significato profondo da quanto vedo.

 

La musica accompagna la mia vita in ogni momento fin da bambino, quando già a ogni genere associavo un sentimento. Credo che all'interno di un ambiente umano la musica svolga una missione che va al di là del lavorare bene.

 

 

Dunque, che eventi, dj, band e acoustic session proponete solitamente?

 

Nei live, spaziamo fra i generi mantenendo l'originalità.

I dj-set invece sono improntati su uno stile elettronico di qualità strizzando l'occhio al jazz.

 

Possiamo consigliare dunque la Serra a tutti  lettori di Forge of Talents? [ride..]

 

Ma certamente!!! Vi aspettiamo!

Blend, Feel, Enjoy!

 

Grazie Teo per il tuo tempo.

 

Grazie a voi! Alla prossima.

 

Aspetta un attimo! E' vero che organizzate delle feste esclusive all'interno della Villa chiamate Gramophone?

 

Ve lo dico nell'orecchio, ma mi raccomando… shhh!

 

Emanuele Beltrame

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L'amante di Paris.

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L'amante di Paris.

“Le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l'inatteso che si incontra per le strade.”
Quella che avete appena letto è solo una delle tante frasi che ha pronunciato uno dei più grandi fotografi al mondo, un uomo che ha dedicato la propria vita alla scoperta più pura, quasi fanciullesca, delle strade e della vita moderna urbana; Parigi sboccia davanti all’obiettivo di Doisneau come un girasole in estate, risplendendo di vita e meraviglia.


Questo mio articolo non vuole essere una sterile analisi della vita di Robert, per quella esiste wikipedia e mille altri siti. No, quello che voglio più di ogni altra cosa è immedesimarci in questo uomo, illuminato dalla sua visione della vita e che ha passato oltre un quarantennio sulle strade a carpirne l’inaspettato.
Uno degli aspetti che i critici apprezzano di più su Doisneau, è la sua particolare sensibilità verso la vita soprattutto infantile: egli è il responsabile di alcune delle più belle fotografie sui bambini mai realizzate, che si contraddistinguono non solo per l’ironia dettata dalle loro azioni, ma anche per l’innocenza con cui egli stesso li fotografa, quasi fosse esso stesso un bambino. Celebri sono le sue foto (che vedete nella galleria qui sotto) dei bambini che attraversano la strada o che giocano sui marciapiedi o ancora il fanciullo che copia l’andatura degli adulti.

Ma è sull’umorismo genuino che Robert tira fuori il meglio di se, collaborando con un suo amico di lunga data, tale Maurice Baquet, un musicista e attore di teatro abbastanza noto all’epoca, con il quale Doisneau instaura una salda amicizia e che porterà i due a “giocare” con le situazioni creando una serie di scatti in cui Baquet si sposta in secondo piano per far posto al vero protagonista: il suo Violoncello. Quello che scaturisce dalla mente dei due talenti artistici è qualcosa di irripetibile, un sottile umorismo al limite del ridicolo mentre il violoncello domina situazioni al limite del reale (vedi gallery qui sotto).

Una nota dolente purtroppo c’è ed è grossa quanto un elefante e altrettanto ingombrante.. Parliamo infatti del famoso scatto “Le kaiser de l’Hotel de Ville”.

Questa fotografia in bianco e nero, scattata nel marzo del 1950, fa parte di un lavoro, commissionato dalla rivista “life” per un reportage sugli innamorati parigini.
Per anni questa fotografia ha emozionato e scaldato il cuore a più di una generazione, finchè il suo stesso successo ha rotto quel meraviglioso incantesimo: nel 1992 una coppia francese (di cui non citerò il nome perché odio chi si approfitta delle opere altrui) ha denunciato il fotografo parigino per l’utilizzo della loro immagine portando anche come prova il diario dell’epoca con la descrizione dell’abbigliamento indossato quel giorno dalla ragazza raffigurata nella foto che corrisponde a quello della foto. Inutile dire che non vinsero la causa perché quella particolare immagine era un “teatro”, una messa in scena abbellita della vita come Doisneau stesso ha spiegato: egli ha chiamato due suoi amici per “interpretare” quel ruolo, due reali innamorati che però posarono per quello scatto.
La vera protagonista dello scatto, Françoise Bornet, si presentò dal giudice con una delle prime stampe di quella fotografia, regalatale proprio dallo stesso Doisneau come ringraziamento e firmata dallo stesso; quella stessa foto è stata poi in seguito venduta all’asta per quasi 200.000 euro e i ricavati sono andati in borse di studio per giovani artisti.

Un vero artista non muore, vive attraverso le sue opere e le menti di chi ha influenzato per sempre.
Mattia Corbetta

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