Bentornati a tutti, dal primo all'ultimo.

Bentornati qui con noi, dove ogni mese abbiamo il privilegio e l'onore di raccontarvi delle nostre passioni, dei nostri sogni e delle nostre arti.

Proprio di arti voglio parlare oggi.

Quante volte, soprattutto nell'era del digitale, il mondo è stato inondato e sommerso dalle parole "capolavoro" e "opera d'arte", spesso gridata ai quattro venti, esibita e sfruttata oltre l'umana comprensione, sbandierata come unica verità insondabile ed inarrivabile?

Secondo il parere del sottoscritto, troppe. E vi spiego il perché.

Fin dall'alba dei tempi le persone hanno cercato delle vie per esprimere i propri sentimenti , in una così vasta ed incredibile scelta di mezzi comunicativi che se ci pensate lascia quasi esterrefatti: pittura, scrittura, musica, poesia, moda, fotografia, arte digitale, recitazione, regia e potrei continuare per molto. Da brividi quanto l'umanità possa essere creativa.

Ma ad ogni lato di luce corrisponde in egual misura una dose di ombra, una controparte buia e scevra di sentimenti ma votata ad altri scopi. Questa controparte si prodiga nella diffusione di tutto ciò che è facile, di tutto ciò che è immediato, di tutto ciò che è buono per la massa.

Questo sistema ci porta alle mode, alle manie, alle follie (letteralmente) che, soprattutto le nuove generazioni, stanno sperimentando sulla loro pelle; personalmente non sono totalmente contro le mode passeggere in quanto sono un sistema per smuovere l'economia e per aiutare la massa a fare un passo avanti in certi casi.

Ma devo oppormi con forza al concetto, ormai sempre più opprimente, di "se non piace alla gente, allora non è arte"; una massa può determinare il moto della marea culturale in cui siamo immersi ma non dobbiamo mai scordare quello che proviamo, sentiamo e amiamo noi stessi. Nessuno ci può o deve dire cosa amare.

Scoprite, informatevi, sperimentate, giocate, fallite, rialzatevi, ma sempre seguendo la vostra natura, anima o comunque la chiamiate.

 

Ricordate che la persona è furba, la massa no.

 

 

Mattia Corbetta

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