Bentornati lettori di Forge, questo mese ho deciso di seguire le orme del mio amico e collega nonché caporedattore Mattia, e parlare di Street......ma nel mio caso di Street Art.

E' una forma d'arte che ci appartiene da molto tempo ormai, e se non parliamo di imbrattare treni e muri a caso, affermo con decisione che ci sono opere che lasciano senza fiato.

Potrei parlare di molte città, ma come spesso capita (e come avrete ormai capito), Milano mi regala sempre ispirazione per parlare delle sue mille sfaccettature.

Quando parli di murales a Milano inevitabilmente rischi di toccare uno dei grandi nervi scoperti della città, sommersa com’è da una marea di graffiti, tag e imbrattature di ogni genere.

Ma se per decenni si è faticato a distinguere le molteplici sfaccettature del fenomeno, accontentandosi di etichettare la cultura underground del writing come semplice vandalismo urbano, oggi appare evidente il tentativo di fare un po’ di chiarezza sul tema, tracciando una doverosa linea di demarcazione tra ciò che è inutile e idiota deturpamento di strade, muri e monumenti e ciò che nel migliore dei casi è “arte” con la A maiuscola e, nel peggiore, ha comunque il merito di abbellire e colorare le vie di una città che troppo spesso ha fatto del “grigio degrado” la sua tonalità predominante.
Nata come movimento di controcultura delle periferie, oggi a Milano la street art sta infatti vivendo un inedito sdoganamento pubblico che ha assunto i contorni di un piccolo rinascimento: se da una parte il Comune ha da poco firmato un patto con i writer mettendo a loro disposizione più di cento muri liberi dove dare sfogo alla propria creatività (dichiarando al tempo stesso guerra aperta a chi non rispetta le regole), dall’altra sono sempre di più i negozi, le associazioni – e persino le chiese – che decidono di concedersi un po’ di colore “armando” direttamente i writer di bomboletta spray.

Da Nord a Sud, dal centro alle periferie, è oggi possibile tracciare un vero e proprio itinerario dei murales milanesi, un percorso turistico alternativo alla scoperta della street art di casa nostra, dai luoghi di culto per i graffitari come il Leoncavallo, i cui muri sono un inno visuale alla cultura del writing, ai nuovi templi della cultura milanese come la Fabbrica del Vapore, con il suo recente murale dedicato a Mandela e ai vent’anni della democrazia in Sud Africa, trionfo di colore e stili differenti a firma di Pao, Nais, Orticanoodles e Ivan.
Partendo dal centro, la zona tra i Navigli e le Colonne di San Lorenzo si presenta come una lunga e coloratissima tela di cemento che, dai roboanti colori dell’Elicrisio – storica casa autogestita milanese, oggi spaccio popolare di prodotti biologici – passa attraverso i murales della Darsena e dello Zam di via Santa Croce, stendendosi su fino ai graffiti di Corso di Porta Ticinese e alle serrande dipinte dei suoi negozi alla moda, che intrecciano cultura, ironia e impegno sociale, per poi esplodere nella spettacolare ricostruzione storica di “Milan Street Hi-story”: commissionato da don Augusto Casolo per un muro di 40 metri appartenente alla Basilica di San Lorenzo, il murale ripercorre due millenni di storia milanese, ritraendone volti celebri e momenti salienti, dagli Sforza e i Visconti a Sant’Ambrogio, da Leonardo Da Vinci a Napoleone, Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi (autori: Acme 107, Encs, Gatto Nero, Gatto Max, Gep, Gianbattista Leoni, Kasy 23, Luca Zammarchi, Mr. Blob, Neve e 750ml).

Per chi invece vuole spingersi un po’ più in là, abbandonando le vie del centro per gli ampi spazi della periferia, è possibile fare tappa al Parco della Martesana, dove tra i tanti murales e disegni presenti, si può fare la conoscenza dei famosi ‘panettoni pinguino’ di Pao, avvistati peraltro, assieme ad alcuni supereroi, anche presso WOW Spazio Fumetto, il museo di viale Campania dedicato alla nona arte, in cui non mancano ovviamente graffiti e decorazioni degni di nota, così come presso l’associazione Fermo Immagine di via Gluck, il cui muro esterno fa rivivere la magia di alcuni grandi classici del cinema. 

Oppure potrete incamminarvi lungo i muri dell’Ippodromo, dove il Comune in collaborazione con l’associazione Stradearts  ha promosso la realizzazione di un grande murale a tema equestre; o ancora, stupirvi di quanta piccola bellezza quotidiana possa emergere anche in aree decentrate come viale Jenner, Corvetto o Molino Dorino.
E sebbene sia forse proprio la periferia a offrire gli squarci di colore più nascosti e inattesi, conoscerne e catalogarne tutti i lavori risulta una ricerca imponente quanto vana: è infatti qui, più che altrove, che la street art mantiene ancora intatti i suoi valori di controcultura graffiante e impetuosa, spesso tanto sfuggente quanto sostanzialmente effimera.


Vi aspetto lettori, per una gita controcorrente tra le strade della “City”.


Valentina Poerio


Credits:

www.norikei.com

www.goldenviewopenbar.com

www.stradearts.it

www.art-vibes.com


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