Ha trionfato agli Oscar l'ultimo film di Alejandro Gonzalez Inarritu con quattro tra i premi più ambiti: Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Sceneggiatura Originale e Migliore Fotografia. Puntavo fortemente sulla vittoria di Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza), come potete leggere nelle mie previsioni di febbraio: film di apertura alla Mostra del Cinema di Venezia, dove non aveva avuto molta considerazione, è la storia di Riggan Thompson (Michael Keaton), attore in declino in cerca di riscatto, "perseguitato" dal personaggio che lo ha portato al successo: un supereroe alato.

Riferimenti metacinematografici a parte (Keaton ha effettivamente raggiunto il successo interpretando Batman), Birdman è una black comedy che si rivolge direttamente a Hollywood, rivelandone il lato oscuro dietro il palcoscenico, attraverso un uomo ossessionato dal giudizio nei confronti della sua "arte", dominato da una immensa paura di fallire e che tuttavia tenta il riscatto di "stella cadente" con un adattamento teatrale del racconto di Raymond Carver Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, diretto ed interpretato in prima persona insieme alla figlia Sam (Emma Stone), l'amante Laura (Andrea Risenborough), l'amico produttore (Zach Galifianakis). Manca poco alla prima, l'attore protagonista della commedia si infortuna e Riggan è costretto a sostituirlo in corsa con Mike (Edward Norton), attore molto apprezzato dal pubblico ma con un pessimo carattere, amico della co-protagonista Lesley (Naomi Watts).

Inarritu usa il piano sequenza come cifra stilistica, facendo recitare gli attori come se si trovassero su un palcoscenico teatrale, senza interruzioni. Un movimento continuo tra interno ed esterno del teatro e tra il palco e i corridoi del backstage, tanto da dare l'impressione di essere totalmente privo di montaggio. Un esperimento coraggioso, forse al limite dell'arroganza formale ma assolutamente funzionale alla narrazione: Birdman riflette sulle fragilità e ossessioni umane, focalizzandosi su quell'innato bisogno di approvazione che nutre l'ego dell'artista, incatenandolo tuttavia al giudizio degli altri. Se il film vi è piaciuto, date uno sguardo a Il cigno nero (2010, Darren Aronofsky), con cui Birdman condivide molti elementi: entrambi ambientati a New York, con un artista (e un rivale) alle prese con una prima teatrale. Peccato per l'Oscar mancato di Keaton (a mio parere maggiormente meritato rispetto a Eddie Redmayne), che con questa intepretazione può dire di essersi riscattato da anni di snobismo da parte del mondo dello spettacolo.

Inarritu ha dedicato il premio "ai miei amici che vivono in Messico, prego affinché possiamo costruire il governo che ci meritiamo. E alle persone che vivono in questo paese e fanno parte dell'ultima generazione di immigrati, che possano essere trattati con uguale dignità delle altre generazioni che sono arrivate qui prima di loro e che hanno creato questa fantastica nazione di immigrati".

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