Arts No More.

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Arts No More.

Bentornati a tutti, dal primo all'ultimo.

Bentornati qui con noi, dove ogni mese abbiamo il privilegio e l'onore di raccontarvi delle nostre passioni, dei nostri sogni e delle nostre arti.

Proprio di arti voglio parlare oggi.

Quante volte, soprattutto nell'era del digitale, il mondo è stato inondato e sommerso dalle parole "capolavoro" e "opera d'arte", spesso gridata ai quattro venti, esibita e sfruttata oltre l'umana comprensione, sbandierata come unica verità insondabile ed inarrivabile?

Secondo il parere del sottoscritto, troppe. E vi spiego il perché.

Fin dall'alba dei tempi le persone hanno cercato delle vie per esprimere i propri sentimenti , in una così vasta ed incredibile scelta di mezzi comunicativi che se ci pensate lascia quasi esterrefatti: pittura, scrittura, musica, poesia, moda, fotografia, arte digitale, recitazione, regia e potrei continuare per molto. Da brividi quanto l'umanità possa essere creativa.

Ma ad ogni lato di luce corrisponde in egual misura una dose di ombra, una controparte buia e scevra di sentimenti ma votata ad altri scopi. Questa controparte si prodiga nella diffusione di tutto ciò che è facile, di tutto ciò che è immediato, di tutto ciò che è buono per la massa.

Questo sistema ci porta alle mode, alle manie, alle follie (letteralmente) che, soprattutto le nuove generazioni, stanno sperimentando sulla loro pelle; personalmente non sono totalmente contro le mode passeggere in quanto sono un sistema per smuovere l'economia e per aiutare la massa a fare un passo avanti in certi casi.

Ma devo oppormi con forza al concetto, ormai sempre più opprimente, di "se non piace alla gente, allora non è arte"; una massa può determinare il moto della marea culturale in cui siamo immersi ma non dobbiamo mai scordare quello che proviamo, sentiamo e amiamo noi stessi. Nessuno ci può o deve dire cosa amare.

Scoprite, informatevi, sperimentate, giocate, fallite, rialzatevi, ma sempre seguendo la vostra natura, anima o comunque la chiamiate.

 

Ricordate che la persona è furba, la massa no.

 

 

Mattia Corbetta

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I DETTAGLI FANNO LA DIFFERENZA!

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I DETTAGLI FANNO LA DIFFERENZA!

In ogni cosa che facciamo, se vogliamo farla bene prestiamo attenzione anche ai dettagli: che sia una sorpresa, una torta, un delitto o un vestito, i dettagli fanno sempre la differenza!!!

Definizione di dettaglio: circostanza minuta, particolarità; ogni minima parte che compone un insieme. 

Per me i dettagli sono importanti, e nel mondo moda ancor di più: un classico tubino con un dettaglio non è più un classico tubino!

Quali possono essere i dettagli in un capo d’abbigliamento e accessorio?  

·        Bordura

·        Impuntura

·        Bottone

·        Passamaneria

·        Ricamo

·        Cursore della zip

·        Taglio

·        Tessuto, materiale

·        Stampa

·        Applicazione

·        Trattamento

Per individuare i dettagli a volte bisogna aver l’occhio allenato, ce ne possono essere di evidenti e facili da individuare perché catturano l’attenzione per via del colore, spessore, stranezza, come ad esempio le impunture di colore in contrasto, ricami, bottoni particolari; altri invece sono più difficili da individuare, poiché potrebbero essere tono su tono, piccoli, e addirittura qualcuno nascosto!

Tutto ciò elencato qui sopra può diventare un dettaglio se usato diversamente dall’uso normale che si fa, o mettendoli in risalto grazie al colore, al contrasto, alla precisione; a volte il dettaglio è semplicemente una banalità rivalutata, che diventa così preziosa, per me comunque sono delle genialate!! Cambiando i normali schemi di pensiero si ottengono dei risultati preziosi!

Il dettaglio impreziosisce l’abito, non deve per forza essere piccolo, ma di sicuro la percentuale deve essere inferiore alla superficie intera dell’indumento o dell’accessorio!

Provate ad osservare i vostri vestiti e quelli delle persone che incontrate, troverete dei dettagli affascinanti! Spesso quando viaggio, in mancanza di un buon libro o di matita e fogli osservo come sono vestite le persone, andando a scannerizzare i vestiti e a scovare dei particolari che magari non avevo mai visto o pensato! Provateci! In metropolitana è il top... Divertimento assicurato!

 

Tatiana Fusi

 

immagini from pinterest

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Un lussuoso chalet tra le Alpi

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Un lussuoso chalet tra le Alpi

L’inverno è quasi finito, tra pochi giorni è primavera!!! Questo mese vorrei comunque portarvi in montagna, per la precisione a Megève, uno splendido paesino dell’Alta Savoia,  situato sulle pendici del Monte Bianco.

Megèvee, Veduta d'insieme

Megèvee, Veduta d'insieme

In questo posto meraviglioso gli architetti, Alexandre Cousin Rollet e Nicolas Perrin decidono di progettare uno Chalet molto particolare e all’avanguardia  posto a strapiombo sul versante della montagna senza tradire la tradizione dei sistemi costruttivi in legno.

Possiamo dire che l’edificio si trova in una posizione strategica, infatti oltre ad essere situato nei pressi del centro, allo stesso tempo risulta essere collegato da una seggiovia che conduce alle numerose piste da sci.

Lo Chalet Oropa è un’ opera dallo stile moderno e accattivante completamente costruito in legno lamellare; esso è pensato su 4 livelli; al piano terra troviamo un accogliente soggiorno riscaldato da un caminetto centrale e sorretto da massicce travi in abete; molto interessante è lo spazio cucina che comunica direttamente con la sala da pranzo e dà modo ai commensali di osservare tutta la preparazione delle portate.

La seconda cosa che sicuramente cattura l’attenzione sono le enormi vetrate; esse danno su un lungo terrazzo da cui si può ammirare il panorama mozzafiato delle Alpi dell’Alta Savoia.

Procedendo lungo le scale arriviamo al primo piano dove vengono predisposte: una stanza da letto padronale con un bagno pertinenziale, arredato con un letto “King size” per soddisfare i piaceri delle coppie più esigenti; una grande camera per 4 persone con la possibilità di aggiungere altri letti a castello e una saletta studio  progettata con un arredo semplice e funzionale.

Negli altri 2 piani sovrastanti invece, vengono dislocate 5 stanze con bagno pensate con un proprio stile personale, elegante  e raffinato.

All’interno dell’edificio, se si desidera di un'ulteriore relax si può beneficiare di una lussuosa  piscina riscaldata; essa è stata studiata in modo da poter scomparire nel solaio in modo da trasformare lo spazio in un’ area flessibile adatta alle esigenze dei clienti. La stanza è dotata di grosse finestrature che aprono verso a un grazioso cortile in stile inglese che conduce a una riposante sauna svedese. Molto interessante è il sistema Aqualfit adottato per il pavimento, questa tecnologia permette di regolare la profondità della piscina da un massimo di1,60 m fino a svanire completamente tramite a un sapiente impianto idraulico.

Trovo che lo Chalet sia in perfetta armonia con la natura circostante,sia per quanto riguarda il sistema costruttivo che per i materiali impiegati, infatti il legno di abete, sapientemente levigato e spazzolato assume una colorazione grigiastra tipica delle baite in pietra della zona. Quindi, in conclusione se avete un weekend libero, se siete amanti delle escursioni ad alta quota e siete appassionati di  frenetiche discese sugli sci vi consiglio vivamente di impostare il navigatore su 550 Route de Lady les Granges, 74120 Megève, (Francia) e di visitare questa splendida località.

TIZIANO ZERBO

 

FONT IMMAGINI

http://www.megeve.com/

http://www.chalet-oropa.com/

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Questione di .... Grammy

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Questione di .... Grammy

E’ passato giusto un mese dall’assegnazione di uno dei premi più ambiti negli Stati Uniti nel settore musicale. Stiamo parlando dei Grammy Awards. Stiamo parlando di un premio equivalente all’Oscar per il cinema e la statuetta è rappresentata da un grammofono che viene assegnata da un team di esperti del settore nonché membri della Recording Academy.

I Grammy sono assegnati per ben 105 diverse categorie che vanno a prendere ben 30 generi musicali e la canditatura del disco deve essere entro il 30 settembre di due anni prima.

Dopo questo breve epilogo, andiamo a vedere i premi più importanti assegnati alla 57° edizione svoltasi l’8 febbraio al gremito Staples Center di Los Angeles.

Di seguito i 4 premi più ambiti e più importanti di tutti i Grammy

*I nero e grassetto il vincitore

 

(Record of the Year)

  • Sam Smith - Stay With Me (Darkchild Version)

·         Iggy Azalea feat.Charli XCX - Fancy

  • Sia - Chandelier
  • Taylor Swift – Shake it off
  • Meghan Trainor – All about that bass

 

(Song of the Year)

  • Sam Smith - Stay With Me
  • Hozier – Take me to the church
  • Sia - Chandelier
  • Taylor Swift – Shake it off
  • Meghan Trainor – All about that bass

 

(Album of the Year)

  • Beck - Morning Phase
  • Beyoncè - Beyoncè
  • Ed Sheeran - Sing
  • Sam Smith – In the lonely hour
  • Pharrell Williams – G I R L

 

(Best New Artist)

·         Sam Smith

·         Iggy Azalea

·         Bastille

·         Brandy Clark

·         Haim

Sam Smith , 4 Grammy Awards per lui

Sam Smith , 4 Grammy Awards per lui

 

 

*Di seguito tutti gli altri premi senza le nomination ma solo con il vincitore

Best Pop Duo/Group Performance - A Great Big World with Christina Aguilera - Say Something

Best Traditional Pop Vocal Album - Tony Bennett & Lady Gaga - Cheek To Cheek

Best Pop Solo Performance - Pharrell Williams - Happy

Best Pop Vocal Album - Sam Smith - In The Lonely Hour

Best Rock Performance - Jack White - Lazaretto

Best Rock Album: Beck - Morning Phase

Best Rock Song: Paramore - Ain't It Fun

Best Alternative Rock Album - St. Vincent - St. Vincent

Best Metal Performance - Tenacious D - The Last In Line

Best Rap Performance - Kendrick Lamar - I

Best Rap/Sung Collaboration - Eminem Featuring Rihanna - The Monster

Best Rap Song - Kendrick Lamar - I

Best Rap Album - Eminem - The Marshall Mathers LP2

Best R&B Performance - Beyoncé Featuring Jay Z – Drunk In Love

Best Traditional R&B Performance - Robert Glasper Experiment featuring Lalah Hathaway & Malcolm-Jamal Warner - Jesus Children

Best R&B Song - Beyoncé Featuring Jay Z - Drunk In Love

Best Urban Contemporary Album - Pharrell Williams - Girl

Best R&B Album - Toni Braxton & Babyface - Love, Marriage & Divorce

Best Contemporary Instrumental Album - Chris Thile & Edgar Meyer - Bass & Mandolin

Best Dance/Electronic Album - Aphex Twin – Syro

Best Remixed Recording - John Legend – All Of Me (Tiesto’s Birthday Treatment Remix)

Best Dance Recording - Clean Bandit featuring Jess Glynne - Rather Be

Best Compilation Soundtrack for Visual Media - Frozen

Best Score Soundtrack for Visual Media - The Grand Budapest Hotel

Best Song Written for Visual Media - Let It Go from Frozen

Best Country Album - Miranda Lambert - Platinum

Best Country Solo Performance - Carrie Underwood - Something In The Water

Best Country Duo/Group Performance - The Band Perry - Gentle On My Mind

Best Country Song - I'm Not Gonna Miss You

Best Bluegrass Album - The Earls Of Leicester - The Earls Of Leicester

Best American Roots Performance - Rosanne Cash - A Feather's Not A Bird

Best American Roots Song - Rosanne Cash - A Feather's Not A Bird

Best Americana Album - Rosanne Cash - The River & The Thread

Best Folk Album - Old Crow Medicine Show – Remedy

Best Music Video - Pharrell Williams - Happy

 

Tiesto. Grammy per lui con il remix di John Legend

Tiesto. Grammy per lui con il remix di John Legend



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And the winner is... Birdman!

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And the winner is... Birdman!

Ha trionfato agli Oscar l'ultimo film di Alejandro Gonzalez Inarritu con quattro tra i premi più ambiti: Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Sceneggiatura Originale e Migliore Fotografia. Puntavo fortemente sulla vittoria di Birdman (o l'imprevedibile virtù dell'ignoranza), come potete leggere nelle mie previsioni di febbraio: film di apertura alla Mostra del Cinema di Venezia, dove non aveva avuto molta considerazione, è la storia di Riggan Thompson (Michael Keaton), attore in declino in cerca di riscatto, "perseguitato" dal personaggio che lo ha portato al successo: un supereroe alato.

Riferimenti metacinematografici a parte (Keaton ha effettivamente raggiunto il successo interpretando Batman), Birdman è una black comedy che si rivolge direttamente a Hollywood, rivelandone il lato oscuro dietro il palcoscenico, attraverso un uomo ossessionato dal giudizio nei confronti della sua "arte", dominato da una immensa paura di fallire e che tuttavia tenta il riscatto di "stella cadente" con un adattamento teatrale del racconto di Raymond Carver Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, diretto ed interpretato in prima persona insieme alla figlia Sam (Emma Stone), l'amante Laura (Andrea Risenborough), l'amico produttore (Zach Galifianakis). Manca poco alla prima, l'attore protagonista della commedia si infortuna e Riggan è costretto a sostituirlo in corsa con Mike (Edward Norton), attore molto apprezzato dal pubblico ma con un pessimo carattere, amico della co-protagonista Lesley (Naomi Watts).

Inarritu usa il piano sequenza come cifra stilistica, facendo recitare gli attori come se si trovassero su un palcoscenico teatrale, senza interruzioni. Un movimento continuo tra interno ed esterno del teatro e tra il palco e i corridoi del backstage, tanto da dare l'impressione di essere totalmente privo di montaggio. Un esperimento coraggioso, forse al limite dell'arroganza formale ma assolutamente funzionale alla narrazione: Birdman riflette sulle fragilità e ossessioni umane, focalizzandosi su quell'innato bisogno di approvazione che nutre l'ego dell'artista, incatenandolo tuttavia al giudizio degli altri. Se il film vi è piaciuto, date uno sguardo a Il cigno nero (2010, Darren Aronofsky), con cui Birdman condivide molti elementi: entrambi ambientati a New York, con un artista (e un rivale) alle prese con una prima teatrale. Peccato per l'Oscar mancato di Keaton (a mio parere maggiormente meritato rispetto a Eddie Redmayne), che con questa intepretazione può dire di essersi riscattato da anni di snobismo da parte del mondo dello spettacolo.

Inarritu ha dedicato il premio "ai miei amici che vivono in Messico, prego affinché possiamo costruire il governo che ci meritiamo. E alle persone che vivono in questo paese e fanno parte dell'ultima generazione di immigrati, che possano essere trattati con uguale dignità delle altre generazioni che sono arrivate qui prima di loro e che hanno creato questa fantastica nazione di immigrati".

Credits images:

http://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/02/1423499018_la-et-mn-alejandro-g-inarritu-birdman-20141031.jpg

http://www.hollywoodreporter.com/sites/default/files/2014/12/birdman_still_a_l.jpg

http://static.velvetcinema.it/wp-content/uploads/2015/02/birdman.jpg

http://www.hollywoodreporter.com/sites/default/files/2014/07/birdman_a.jpg

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Accidentally in Words

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Accidentally in Words

Cari lettori,

Questo mese voglio dedicare la mia rubrica al lavoro che amo e che ha cambiato la mia vita..

Nel 2009 ebbi la “folle” idea di inviare il mio curriculum ad una importante agenzia di animazione e , quando ormai la speranza era perduta, fui chiamata per un colloquio.

Ricordo di essere uscita saltellando dall’ hotel di Milano dove si era tenuto il colloquio, con in mano il bollettino per pagare lo stage di formazione a Djerba, sotto lo sguardo scettico di mia madre.

Né io ne lei potevamo sapere che da quel momento la mia vita sarebbe radicalmente cambiata, fino al 2013!!

Ma non desidero improntare tutto l’articolo sulla mia carriera , vorrei piuttosto riuscire a dare consigli ai nuovi futuri animatori e a chi è appena entrato a far parte di questo favoloso mondo.

Purtroppo, molte persone (soprattutto i clienti) ritengono che l'animazione sia solo divertimento e vacanza tutto l’ anno..

Il mio scopo è quello di sfatare questo falso mito, insieme a tutti coloro che avranno voglia di supportarmi e lasciare un commento a riguardo..

Personalmente ho sempre cercato di dare il massimo per creare programmi interessanti per i bambini del mio miniclub, adatti a soddisfare le esigenze dei loro genitori.

Quando mi affiancavano nuovi animatori, facevo il possibile per trasmettere loro tutta l’esperienza che avevo maturato negli anni precedenti e apprezzavo molto chi aveva il coraggio di mettersi in gioco a sua volta, dimostrandomi di avere carisma e inventiva.

Come dissi più volte ai miei assistenti miniclub (ma vale per ogni animatore), questo lavoro richiede impegno e sacrificio: occorre dedicarsi totalmente al benessere degli ospiti della struttura, sottraendo tempo a se stessi.

Non intendo spaventare i lettori che vorrebbero cimentarsi nel campo dell’animazione, ma mettervi in guardia, dato che pochi di voi sono realmente pronti a faticare così tanto.

Questo lavoro riesce a dare immense soddisfazioni, ma al contempo, non concede molto tempo libero e non sempre è ben remunerato.

È fondamentale che sappiate in tutta sincerità ciò che vi attenderà: solo così potrete superare le rime settimane e vedere, poi, i lati positivi.

Gli ingredienti segreti per diventare bravi animatori sono indubbiamente passione e vitalità.

Con questa base e la fortuna di essere affiancati da animatori esperti, che abbiano voglia di insegnarvi i trucchi del mestiere, sicuramente vivrete emozioni indimenticabili.

Riflettete, preparatevi ad accettare “situazioni scomode” (orari indecenti, abitazioni inguardabili, colleghi insopportabili….), ma utilissime per affrontare a testa alta la vita.

Se supererete la prima stagione il resto sarà in discesa 

Ah, Oltre a questi consigli di cui ho parlato fino ad ora sarei felice di chiarire dubbi e perplessità di tutti coloro che sono attratti da questo mondo e vorrebbero farvi parte!

Vorrei concludere con i ringraziamenti: uno speciale va alla mia prima responsabile miniclub, la mia guru, per avermi trasmesso la passione per questo lavoro, se non avessi avuto lei al mio fianco durante la prima stagione non sarei mai diventata responsabile a mia volta e per tutti quegli anni.. 

Un altro “grazie” va a tutti coloro che mi hanno aiutata a far sorridere i bambini e a realizzare i miei strampalati e super esigenti progetti!!  Conservo un favoloso ricordo di ognuno di voi e sono felice di avervi incontrati: grazie di cuore!

PS : il motivo che per me ha sempre reso speciale questo lavoro era buttarmi sul letto alle 4 del mattino, fissare il soffitto e addormentarmi prima di aver elencato tutte le soddisfazioni della giornata.. devo essere sincera, fino ad ora non ho trovato altri mestieri così..

Silvia SISSY Castello

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National Geographic.

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National Geographic.

National Geographic. Alzi la mano chi non conosce questo giornale storico.

Una delle colonne portanti dell’editoria cartacea ed uno dei massimi esponenti nell’ambiente fotografico.

 

Ma facciamo un passettino indietro.

Il National Geographic nasce negli stati uniti il 13 gennaio del 1888 dalla mente di 33 esponenti scientifici nella città di Washington. L’anno successivo venne stampato il primo numero fisico, riguardante il Nicaragua e con allegata una cartina (novità per l’epoca e poi entrata nella routine della rivista).

Durante il secolo appena concluso il National Geographic è cresciuto in modo esponenziale, arrivando ad essere pubblicato, nel 2014 in 40 lingue diverse e con una diffusione di quasi 7 milioni di copie mensili.

 

Bene, ora accantoniamo la storia per avvicinarci alla parte che più ci interessa: la fotografia!

Questa rivista è molto legata al mondo fotografico e si è imposta per la qualità delle foto pubblicate, per l’innovazione e per l’enorme archivio di cui ormai dispone (altri grandi sono il Magnum Archive o il defunto LIFE Magazine).

Il National Geographic si distingue principalmente per alcune categorie fotografiche, che ovviamente sono legate al mondo che ci circonda e che si può dividere in tre categorie: animali, luoghi e uomo.

Essendo questa rivista nata attorno all’idea di condivisione delle idee e delle conoscenze sul nostro mondo, ovviamente le fotografie che vi vengono pubblicate sono incredibili e raccontano storie, emozioni e luoghi spettacolari e magari poco conosciuti e pubblicando alcune delle più iconiche fotografie (qualcuno ha nominato “ragazza afghana” di Steve McCurry?).

La qualità delle foto pubblicate su questa rivista è di livello veramente alto e non parlo solamente della parte tecnica, ma anche di quella sottile linea che contorna una foto con un'anima. Le foto scelte per le pubblicazioni mensili arrivano da tutto il mondo ma solo poche, in proporzione a quante ne vengono inviate, hanno l'onore di essere pubblicate. Queste poche fortunate vengono scelte da esperti e valutate da molti aspetti non solo, come già detto, tecnico ma anche empatico, sociologico, visivamente spettacolare o semplicemente incentrato su di un concetto che viene trasmesso.

 

Ogni anno inoltre la rivista ospita un concorso internazionale di fotografia, diviso in numerose categorie, aperto a tutti senza distinzioni e che prevede poi la pubblicazione cartacea delle foto vincitrici.

Qui potete vedere alcune delle ultime vincitrici del contest.

Ogni anno vengono inviate migliaia di foto da tutto il mondo, perciò la giuria (formata dai migliori fotografi, editori ed esperti) ha l'arduo compito di selezionare le poche vincitrici e le molte menzioni d'onore.

Qui potete vedere le vincitrici e le menzioni speciali del contest 2014.

Siamo arrivati in fondo a questo brevissimo viaggio riguardo a questa rivista storica, sperando di avervi ispirato quel tanto che basta da guardare alla copertina di giallo bordata con occhi nuovi o magari di avervi fatto scoprire rivista che per molti versi è una istituzione.

Al prossimo Click.

 

Mattia Corbetta

 

Fonti immagini:

www.nationalgeographic.com

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Dragons Of Tarkir

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Dragons Of Tarkir

Moooolto bene, per il mese del mio compleanno torniamo a parlare di Magic, con l'upcoming set in uscita il 27 marzo, ovvero Dragons of Tarkir!

Un po di lore: Sarkhan dopo essere tornato indietro nel tempo e aver salvato il drago planeswalker Ugin, ricompare in un piano diverso dal Tarkir che aveva lasciato per salvare il suo amico alato, ovvero i clan non hanno più sterminato i draghi, ma anzi cooperano insieme ad essi, ognuno dei 5 clan ha un drago antico a capo, alcuni lo sono diventati con la forza(Silumgar e Kolaghan), altri perchè il clan ha deciso di sottomettersi al potere del drago(Ojutai, Atarka e Dromoka).

Ora che i clan non hanno più bisogno di uccidere i draghi, impiegano le loro risorse nel combattersi a vicenda per avere la supremazia territoriale del piano, le tempeste draconiche non sono finite ( con la morte di Ugin nel vecchio passato, erano finite, e con la cessazione si estinsero i draghi, che nascevano da queste tempeste) e Sarkhan finalmente riesce a coronare il suo sogno, ovvero quello di poter vivere insieme ai draghi sul suo piano natio.

Narset nel frattempo, che l'avevamo lasciata morente nella prima espansione i Khan di Tarkir, ritorna come planeswalker, in quanto la scintilla si è accesa in punto di morte, e sempre nell'espansione incontriamo Zurgo, colui che uccise la nostra amica dei Jeskai,il vecchio Khan dei Mardu ora retrocesso a semplice suonacampane nel futuro alternativo.

Ormai i Khan non esistono più in quanto i draghi hanno vietato anche solo di pronunciare la parola Khan, in quanto hanno lottato e vinto per ottenere il comando dei clan.

 

Finita la storia passiamo a quello che ci porta in dote questa nuova espansione:

  • - ritorna la meccanica morph con una variante, ovvero Megamorph( lol che fantasia alla Wizards), e consiste nel pagare il costo di megamorph ottenendo un segnalino +1/+1 aggiuntivo quando si gira una creatura

  • ritorna la meccanica rebound, che consiste nel lanciare una spell una seconda volta nel mantenimento del turno successivo esiliandola in fase di risoluzione

  • la nuova meccanica Exploit, che consiste nel sacrificare una creatura quando entra in gioco per ottenere un certo effetto in cambio

  • la meccanica Formidable, ovvero quando controlliamo creature con un totale di forza di 8 o più, abbiamo la possibilità di fare delle situazioni , a volte non indifferenti

 

Ovviamente oltre alle gia conosciute Dash e Bolster dai set precedenti.

 

Per ora lo spoiler non è ancora completo, ma le peculiarità di questo set a primo acchito sono il ciclo dei Command, uno per ogni drago, un ciclo di draghi per ogni clan e un ciclo di spell che bersagliano i colori nemici con certi effetti, oltre ad appunto come dicevo prima personaggi dei set precedenti con ruoli e quindi caratteristiche totalmente nuove.

 

Personalmente la ritengo finora un'ottimo nuovo set in ottica Standard, per il Modern hanno già sparato qualche bomba assurda, mentre per Legacy e Vintage c'è ben poca roba, ma da ormai 2 anni a questa parte è risaputo che Wizards of the Coast sta spingendo per lo Standard ( per ch non mastica magic, significa le ultime 6 espansioni uscite circa) rispetto al Modern, cosa che negli Stati Uniti e molto meno giocata vuoi per i costi pazzeschi delle carte, vuoi perchè anche soggettivamente giocare Standard è più divertente.

 

Sperando che vi abbia stimolato la curiosità nel giocare Draghi again, vi lascio al video ufficiale del set!

 

Stay Tuned

 

Lorenzo

CREDITS

 

www.mtgsalvation.com

www.gatherer.wizards.com

www.magicspoiler.com

www.mythicspoiler.com

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Where the streets have.... Street Art!

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Where the streets have.... Street Art!

Bentornati lettori di Forge, questo mese ho deciso di seguire le orme del mio amico e collega nonché caporedattore Mattia, e parlare di Street......ma nel mio caso di Street Art.

E' una forma d'arte che ci appartiene da molto tempo ormai, e se non parliamo di imbrattare treni e muri a caso, affermo con decisione che ci sono opere che lasciano senza fiato.

Potrei parlare di molte città, ma come spesso capita (e come avrete ormai capito), Milano mi regala sempre ispirazione per parlare delle sue mille sfaccettature.

Quando parli di murales a Milano inevitabilmente rischi di toccare uno dei grandi nervi scoperti della città, sommersa com’è da una marea di graffiti, tag e imbrattature di ogni genere.

Ma se per decenni si è faticato a distinguere le molteplici sfaccettature del fenomeno, accontentandosi di etichettare la cultura underground del writing come semplice vandalismo urbano, oggi appare evidente il tentativo di fare un po’ di chiarezza sul tema, tracciando una doverosa linea di demarcazione tra ciò che è inutile e idiota deturpamento di strade, muri e monumenti e ciò che nel migliore dei casi è “arte” con la A maiuscola e, nel peggiore, ha comunque il merito di abbellire e colorare le vie di una città che troppo spesso ha fatto del “grigio degrado” la sua tonalità predominante.
Nata come movimento di controcultura delle periferie, oggi a Milano la street art sta infatti vivendo un inedito sdoganamento pubblico che ha assunto i contorni di un piccolo rinascimento: se da una parte il Comune ha da poco firmato un patto con i writer mettendo a loro disposizione più di cento muri liberi dove dare sfogo alla propria creatività (dichiarando al tempo stesso guerra aperta a chi non rispetta le regole), dall’altra sono sempre di più i negozi, le associazioni – e persino le chiese – che decidono di concedersi un po’ di colore “armando” direttamente i writer di bomboletta spray.

Da Nord a Sud, dal centro alle periferie, è oggi possibile tracciare un vero e proprio itinerario dei murales milanesi, un percorso turistico alternativo alla scoperta della street art di casa nostra, dai luoghi di culto per i graffitari come il Leoncavallo, i cui muri sono un inno visuale alla cultura del writing, ai nuovi templi della cultura milanese come la Fabbrica del Vapore, con il suo recente murale dedicato a Mandela e ai vent’anni della democrazia in Sud Africa, trionfo di colore e stili differenti a firma di Pao, Nais, Orticanoodles e Ivan.
Partendo dal centro, la zona tra i Navigli e le Colonne di San Lorenzo si presenta come una lunga e coloratissima tela di cemento che, dai roboanti colori dell’Elicrisio – storica casa autogestita milanese, oggi spaccio popolare di prodotti biologici – passa attraverso i murales della Darsena e dello Zam di via Santa Croce, stendendosi su fino ai graffiti di Corso di Porta Ticinese e alle serrande dipinte dei suoi negozi alla moda, che intrecciano cultura, ironia e impegno sociale, per poi esplodere nella spettacolare ricostruzione storica di “Milan Street Hi-story”: commissionato da don Augusto Casolo per un muro di 40 metri appartenente alla Basilica di San Lorenzo, il murale ripercorre due millenni di storia milanese, ritraendone volti celebri e momenti salienti, dagli Sforza e i Visconti a Sant’Ambrogio, da Leonardo Da Vinci a Napoleone, Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi (autori: Acme 107, Encs, Gatto Nero, Gatto Max, Gep, Gianbattista Leoni, Kasy 23, Luca Zammarchi, Mr. Blob, Neve e 750ml).

Per chi invece vuole spingersi un po’ più in là, abbandonando le vie del centro per gli ampi spazi della periferia, è possibile fare tappa al Parco della Martesana, dove tra i tanti murales e disegni presenti, si può fare la conoscenza dei famosi ‘panettoni pinguino’ di Pao, avvistati peraltro, assieme ad alcuni supereroi, anche presso WOW Spazio Fumetto, il museo di viale Campania dedicato alla nona arte, in cui non mancano ovviamente graffiti e decorazioni degni di nota, così come presso l’associazione Fermo Immagine di via Gluck, il cui muro esterno fa rivivere la magia di alcuni grandi classici del cinema. 

Oppure potrete incamminarvi lungo i muri dell’Ippodromo, dove il Comune in collaborazione con l’associazione Stradearts  ha promosso la realizzazione di un grande murale a tema equestre; o ancora, stupirvi di quanta piccola bellezza quotidiana possa emergere anche in aree decentrate come viale Jenner, Corvetto o Molino Dorino.
E sebbene sia forse proprio la periferia a offrire gli squarci di colore più nascosti e inattesi, conoscerne e catalogarne tutti i lavori risulta una ricerca imponente quanto vana: è infatti qui, più che altrove, che la street art mantiene ancora intatti i suoi valori di controcultura graffiante e impetuosa, spesso tanto sfuggente quanto sostanzialmente effimera.


Vi aspetto lettori, per una gita controcorrente tra le strade della “City”.


Valentina Poerio


Credits:

www.norikei.com

www.goldenviewopenbar.com

www.stradearts.it

www.art-vibes.com


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