Cari Amici BUON ANNO!

Questo mese vorrei partire a bomba provando a farvi riflettere riguardo a un grave problema che affigge da decenni il nostro territorio ovvero: il dissesto idrogeologico.

Bisogna dire che la nostra penisola è sempre più tormentata da forti calamità naturali come alluvioni, frane e smottamenti che comportano ogni anno un prospetto economico assai terrificante, ancor più pesante se a rimetterci è la vita umana.

Dal dizionario si può rintracciare il vero significato di dissesto: esso è l'insieme dei processi morfologici che hanno un'azione fortemente distruttiva in termini di degradazione del suolo e quindi indirettamente nei confronti dei manufatti. Esso comprende tutti quei processi a partire dall'erosione superficiale e sotto la superficie fino agli eventi più catastrofici quali frane e alluvioni.

Le cause che stanno alla base di questo drammatico processo non sono prodotte solamente dalle variazioni climatiche dovute al riscaldamento globale, ma devono essere ricercate alla base di fenomeni di natura antropica che hanno portato, con il passare del tempo agli allarmanti risultati odierni.

In Italia le aree considerate ad elevato rischio idrogeologico sono il 9,8% della superficie nazionale e i Comuni interessati sono circa il 90%; questo fa capire il drammatico scenario in cui ci troviamo ed è evidente un maggior interesse riguardo a questo problema da parte dello Stato italiano. Bisogna darsi una mossa, incrementando gli investimenti sia riguardo la messa in sicurezza delle zone più pericolose e sia rispetto a una gestione del territorio più giusta e consapevole apportando, di conseguenza, un cambiamento generale di mentalità.

Questa particolare e odierna fragilità della nostra penisola è da ricercare alla radice di un’inconsapevole e scellerata cementificazione del suolo avvenuta negli ultimi trent’anni; i dati riscontrati da Legambiente hanno dell’incredibile, si è riscontrato che il cemento avanza a ritmo incontrollato anno dopo anno fino a raggiungere una superficie di 2.350.000 ettari, un’estensione che può essere paragonata a una superficie equivalente a quella di Puglia e Molise pari al 7,6% dell’intera superficie nazionale (dati presi da: Il consumo di suolo in Italia, annuario di Legambiente); nell’ultimo ventennio che si è registrato un forte aumento del costruito privilegiando sistemi insediativi sbagliati che hanno portato a un' inevitabile espansione a macchia d’olio delle periferie, a quartieri residenziali confusi e disordinati, a enormi e dispersivi centri commerciali e soprattutto a arterie stradali frammentarie e per la maggior parte dei casi inutili e non utilizzate; per esempio mi viene da pensare alla famosa “Brebemi”, collegamento autostradale Brescia-Bergamo-Milano inaugurata a luglio dello scorso anno, sul quale erano previsti forti smaltimenti di traffico dall’esistente tessuto lombardo, che naturalmente non sono stati ottenuti. Da un certo punto di vista mi ha fatto sorridere il video di provocazione di alcuni ragazzi che dopo essersi fermati sulla corsia di emergenza  hanno disputato un’avvincente partita di calcio sulla carreggiata in direzione Milano, sicuri di non correre alcun pericolo grazie all’inesistente flusso di mezzi sia pesanti che utilitari.

Un altro punto a sfavore è l’elevato numero di abitazioni realizzate, circa 4 milioni solo nell’ultimo ventennio e 1 milione di immobili sfitti o inutilizzati a causa dell’impossibilità economica di chi realmente ne avrebbe bisogno; per cui da architetto mi chiedo: “ Perché costruire ancora edifici ex novo inaccessibili alla maggior parte della popolazione ,collocati in luoghi ad alto rischio senza pensare di eliminare e riqualificare ciò che già esiste?”

Credo che il consumo del suolo sia un grave problema che inevitabilmente porta ad altre complicazioni, il dissesto idrogeologico è una delle tante conseguenze, bisogna anche considerare l’aumento dell’inquinamento e dell’eccessiva emissione di CO2 nell’ ambiente ed infine la perdita di valore e di qualità di una moltitudine di bellissimi e affascinanti paesaggi italiani.  

A mio parere, bisognerebbe valorizzare  e preservare le zone agricole e la natura spontanea preservando con leggi ancora più restrittive quelle aree ad alto interesse comune  punendo con sanzioni più severe gli illeciti ambientali.

In secondo luogo bisogna investire sulla difesa del suolo; il primo promotore di questa accurata gestione del territorio dovrà essere soprattutto il Governo italiano che dovrà impiegare le risorse economiche necessarie per soddisfare questo importante bisogno di primaria necessità, e non dimezzare gli interventi come nelle finanziarie passate.

Un altro punto fondamentale, riguarda l’istruzione della popolazione, ovvero applicare una politica attiva di convivenza con il rischio, applicando piani di protezione aggiornati e conosciuti testati premeditatamente da tutti i cittadini, L' importante è garantire una progettazione interdisciplinare che metta in evidenza competenze diverse che vanno dall’ingegneria all’architettura, dall’ idrogeologia all’ecologia, dalle scienze forestali all’ agronomia.

E soprattutto effettuare un’accurata manutenzione del nostro territorio con interventi mirati  che tengano  conto degli importanti aspetti ambientali.

Beh, c’è da dire che le cifre in gioco, ora come ora sono inaccessibili, infatti servirebbero circa 11 miliardi per salvaguardare le aree ad alto rischio idrogeologico; un piccolo passo in avanti è stato fatto mediante la proposta di stanziare 500 milioni all’anno per i prossimi tre anni nella dotazione di Piani straordinari di intervento; purtroppo, secondo il mio parere i numeri in gioco sono ancora troppo bassi per poter in qualche modo alleviare ai disagi di questo allarmante problema.

 

Tiziano Zerbo

 

FONT IMMAGINI

http://www.legambiente.it/temi/territorio/dissesto-idrogeologico

http://www.greenstyle.it/storie/dissesto-idrogeologico

http://www.lastampa.it/medialab/data-journalism/dissesto-idrogeologico

 

 

 

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