Come suggerisce il titolo originale (orrendamente storpiato, in italiano, ne I toni dell'amore), l'amore è strano: non ha età né regole ed è capace di sopravvivere anche alle situazioni più ostiche. Lo sanno bene Ben e George (John Lithgow e Alfred Molina), solida coppia che dopo ben 39 anni di relazione decide di sposarsi, ufficializzando un amore gay che di colpo diventa “scomodo” per la scuola cattolica in cui insegna George, licenziato in tronco da un giorno all'altro.

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Uno stipendio che viene a mancare, unito alla difficoltà di reinserirsi nel mondo del lavoro in età avanzata dà una svolta inaspettata alle loro vite costringendoli, a pochi mesi dal matrimonio, a vivere separati in attesa di trovare una nuova sistemazione: George viene ospitato dalla coppia di poliziotti gay che vive nel loro stesso condominio ritrovandosi in mezzo a ragazzi che hanno la metà dei suoi anni in un salotto trasformato in discoteca, mentre Ben si trasferisce nel difficile ambiente familiare del nipote Elliot con un pro-nipote in piena crisi adolescenziale che mal sopporta la nuova presenza.

Ira Sachs, regista ebraico dichiaratamente gay, dipinge una rete di affetti inaspettatamente fragile, che sembra ignorare le esigenze della coppia agée. Dopo anni di vita insieme, i due uomini si ritrovano a dover condividere spazi e modus vivendi di altre persone, sentendosi estranei e decisamente fuori posto, in un'età in cui sentirsi di troppo è decisamente facile. È così semplice, oggi, perdere le proprie certezze in uno schiocco di dita: per questo, ciò che vediamo appare profondamente intriso di realtà e crea una immediata empatia tra protagonisti (notevole l'interpretazione di entrambi) e spettatore, intenerito ma non impietosito da questi uomini che vivono una quotidianità tragica senza tuttavia scadere nel melodramma.

Sachs riesce nel difficile compito di raccontare l’amore gay in una maniera nuova rispetto a quella a cui siamo abituati: l'amore nella tranquillità della terza età, l'amore quotidiano, che traspare dalle piccole e grandi cose. Impossibile non pensare alle difficoltà affrontate per raggiungere quella serenità, alle lotte intraprese per far valere i propri diritti che tuttavia non vengono mostrate e nemmeno ricordate: il regista non intende fare un film militante, anche se esprime chiaramente la sua opinione sulla chiesa attraverso il testo della lettera che George invia ai suoi ex allievi.

Il film è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival ed è uscito nelle nostre sale a fine novembre: l'impressione (e la speranza) è che Love is strange sia un'ottima occasione per tenere aperta la discussione sui matrimoni omosessuali e sull'estensione dei diritti alle coppie di fatto.

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