Prego, prego. Entrate. Accomodatevi.

Vi do nuovamente il benvenuto nel nostro salotto d'immagine; qui, in questo luogo scevro di ogni preconcetto e da ogni vanità, ci addentriamo nei paludosi terreni in cui giace l'analisi dell'immagine.

Il mese scorso siamo rimasti con un'immagine bene impressa nella retina, una fotografia iconica che ora, seguendo i punti descritti la scorsa volta, andremo a sezionare come bravi chirurghi.

Partiamo dal punto 1: osservare.

La fotografia si presenta come un ritratto dinamico, priva di colori ma piena d'azione. I soldati, intenti nel gesto di alzare la bandiera, sembrano quasi muoversi e fendere l'aria con l'asta che si solleva. I dettagli del paesaggio rivelano subito che si tratta di una zona devastata da qualcosa e le uniformi ci confermano essere una guerra sanguinosa. Tuttavia l'immagine presenta una sorta di discrepanza: la pulizia (ma ne parleremo più avanti, per ora niente preconcetti).

Il passo successivo è: contemplazione.

La fase migliore di un'analisi fotografica è sicuramente la contemplazione della fotografia. Ogni nostro pensiero si condensa da nuvole a pensieri concreti, tanto da poterli afferrare. Ognuno di noi osservatori formula la propria contemplazione su ciò che è, su ciò che sà, su ciò che prova.

Per quanto mi riguarda questa foto presenta molti canoni che rendono una fotografia tecnicamente valida: presenza di tensione emotiva, movimento, presenza di schemi geometrici tra soggetti e sfondo.

Ma qui iniziano ad incresparsi le certezze, perché ovviamente il ragionamento e la conoscenza prendono posto accanto al resto delle nozioni per dire la loro: come può una foto di guerra, scattata alla fine di quella si presume essere l'epilogo di una sanguinosa lotta per la conquista di un avamposto, essere così composta, così precisa e così pulita? Prendiamo ad esempio il lavoro di Robert Capa, forse il padre dei documentaristi fotografici di guerra, svolto proprio sul campo: nella maggior parte di queste foto la tensione è tale da sentirsi sul posto, molte foto sembrano rubate al tempo prima che i soggetti muoiano sotto i colpi nemici. La sensazione tra questi diversi scatti è palese e definitiva. Qualcosa non quadra.

Terzo punto: comprensione.

Questa fase è quella in cui ci si mette dalla parte dell'autore, per arrivare a cogliere il vero significato dell'opera. In questo particolare caso l'intento è quello di valorizzare l'impresa, l'uomo inteso come uomo americano ed il lavoro di squadra come nazione. É una foto dal forte impatto nazionalista ed auto-celebrativo americano, un vero e proprio monumento alla macchina da guerra americana stessa, tant'è che viene spesso usata come esempio di coraggio e senso di vittoria per gli americani.

Ultimo punto: critica.

Eccoci arrivati al momento più difficile perché se è vero che criticare è sempre facile, criticare con senno è invece la cosa più difficile da fare. Ovviamente le critiche sono soggettive ed io, passando attraverso i punti precedenti ne ho solo una: la falsità. In questa immagine, così pregna di nazionalismo e patriottismo che l'autore ha così sapientemente confezionato, si è perso proprio il senso del sacrificio che invece, ad onore del merito, molti americano hanno dimostrato durante i vari conflitti storici come lo sbarco in normandia fotografato dal già citato Capa.

Anni dopo la pubblicazione della fotografia, Rosenthal ammise che questa scena fu solo ricreata dai soldati allo scopo di scattare questa fotografia, in quanto il combattimento vero e proprio era già cessato e l'avamposto catturato.

 

Spero di avervi aiutato ad analizzare meglio un'opera, con un metodo che può essere applicato a molti generi di arte, ma che tuttavia rimane un mio metodo e vi esorto anche a scoprire il vostro metodo d'analisi, perché ricordate sempre che non esiste un modo giusto o uno sbagliato per vedere l'arte e questa forse è la cosa migliore di essere uomini in grado di creare qualcosa definibile tale.

Alla prossima e continuate a rimanere estasiati davanti alle fotografie. Fa bene all'anima.

 

Mattia Corbetta

Credits:

Associated Press, www.ap.org

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