Vi siete mai fermati a guardare una fotografia?

No, no.. non intendo quei 15 secondi malcontati che perdete di fronte ad una foto mentre navigate stanchi ed annoiati nel web. Intendo quella sensazione di perdersi dentro una vera foto, la foto di qualche grande artista o, perché no, una vostra foto. Quella sensazione di entrare nella carta, farsi rapire nel tempo e nello spazio della composizione per poi riemergere nel mare dei colori, venendo poi ripescati nella normalità ed accorgersi che è passato almeno un quarto d'ora.


Proprio questa sensazione.


Se la risposta è sì, potete anche smettere di leggere e andare a bervi un tè caldo o un caffè (ovviamente scherzo!), se invece la risposta è no, è mio piacere parlare con voi di questo: osservazione, contemplazione, comprensione, critica.


Di immagini come detto, online o meno, il mondo ne è pieno, ma forse proprio a causa di questo sovraffollamento, la fotografia ha perso parte del suo significato artistico per entrare più in un ottica di business.

Tuttavia è importante osservare come l’avanzamento delle tecniche fotografiche abbia permesso ad un pubblico sempre più vasto, l’accesso a questo mondo e di conseguenza, lo “scovare” nuovi talenti.


Ma partiamo nel nostro percorso, il nostro viaggio dentro la fotografia. Ecco la nostra immagine: si tratta della famosa scena dei soldati americani a Iwo Jima durante la seconda guerra mondiale, scattata dal vincitore del premio Pulitzer Joe Rosenthal nel 1945. 

 

  1. Una fotografia, che sia bella o brutta, va prima di tutto osservata e per fare ciò occorre porsi in uno stato di quiescenza; l’osservatore deve approciarsi all’opera scevro di ogni concetto o pregiudizio. Il primo impatto deve essere come una cascata di colori che riempie una tela bianca nel silenzio assordante ed assoluto. Solo in questo modo si può osservare davvero un’immagine.
  2. La fase della contemplazione secondo me è una parte molto soggettiva, forse la più soggettiva in assoluto. L’osservatore, con gli occhi ormai pieni della fotografia, inizia a formulare i propri pensieri e le proprie idee relative all’opera. In questa fase, si vengono ad instaurare tutti i meccanismi base della comprensione, che si basano non solo sull’osservazione, ma anche sulle nostre capacità, esperienze, competenza e processi mentali propri. La contemplazione di un’opera è quindi un fatto personale, non quantificabile scientificamente e porta inequivocabilmente ad un unico verdetto: ogni persona arriverà a conclusioni diverse o simili, ma mai uguali tra loro.
  3. Comprensione. Un momento in cui si scavalcano le proprie inclinazioni, le proprie idee, per arrivare a capire davvero un’opera. In pratica è il momento in cui si cerca di arrivare al pensiero dell’autore. Un’opera degna di questo nome trasmette emozioni, sensazioni, impressioni proprie per ciascuno di noi, a partire da quelle dell’autore in un fondersi le une con le altre.
  4. L’ultima fase è sicuramente la più apprezzata da tutti: la critica.

 

Vorrei soffermarmi solo un secondo su questo punto per spiegare con poche parole perché questa fase, che da tanto da mangiare ai cosiddetti esperti, i critici d’arte: perché è la più facile.

Tutto qui il trucco, non esiste nulla di più semplice di una critica, perché se è tanto facile accusare qualcuno (chi non l’ha mai fatto?) senza magari aver capito l’opera o a volte paradossalmente, senza mai neanche averla vista, è decisamente difficile schierarsi con l’artista, seppur controverso, perché si apprezza il lavoro, l’idea, il coraggio. Si sta dalla parte dei più numerosi e disfattisti. Siamo solo umani.

 

Spero che questo viaggio nel primo impatto con una fotografia vi sia piaciuto e ci rivedremo più avanti con altri momenti intimi di fotografia e per continuare assieme l’analisi di questa particolare fotografia.

 

Mattia Corbetta

 

Credits:

Associated Press, www.ap.org

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